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“U Cinemittu”. Dove arte e comunità si incontrano. Intervista a Luca Marinelli

Un pomeriggio a Longone Sabino

Arrivare a Longone Sabino è un viaggio indietro nel tempo. Ci si arrampica per le montagne della Sabina su strade strette e tortuose con viste che si estendono tra la valle del Salto e quella del Turano, attraversando boschi e paesaggi di un verde che sorprende lo sguardo. Qualche chilometro prima di arrivare a Longone, il segnale telefonico scompare, un presagio di ciò che ci aspetta. Longone Sabino è, infatti, isolato sia sulla cartina geografica che sulla mappa delle telecomunicazioni.
Eppure, appena posteggiata l’auto ed entrati nella piazza, il senso di isolamento scompare. Si percepisce una vibrante eccitazione che serpeggia per il minuscolo borgo. La piazza, affacciata sulle montagne, ospita l’unico negozio di alimentari che serve anche da caffè. È popolata da uomini e donne di ogni età seduti ai tavolini sparsi. Chiacchierano, chi con una sigaretta in mano, chi con un libro, chi seduto in silenzio a godersi il sole, una signora intenta all’uncinetto. I bambini corrono tutto intorno o fanno cerchi con le loro biciclette; cani e gatti circolano in libertà. Un intero universo vitale pulsa intorno a questo luogo dove incontrerò Luca Marinelli oggi pomeriggio per una chiacchierata.
Marinelli è un noto attore italiano che ha ricevuto premi prestigiosi dalla critica. Molte le interpretazioni note al grande pubblico, la più recente nella serie “M. il figlio del secolo” in cui interpreta il ruolo di Mussolini.  Lo ricordiamo in “La solitudine dei numeri primi”, “Lo chiamavano Jeeg Robot”, “Diabolik”, e “Le Otto Montagne”, solo per citarne alcune. Ma cosa possono mai avere in comune i miei interessi accademici nella cultura italiana e negli apprendimenti interculturali, con un attore così lontano dai miei abituali ambiti di ricerca? Perché Luca Marinelli? E Perché Longone Sabino?
La risposta sta tutta nell’idea di comunità e appartenenza, nel fascino di un luogo denso di storia e tradizioni, e nel potere dell’arte di raccontare, ma anche promuovere e far rinascere. Marinelli e il suo progetto di creazione di U Cinemittu, un cinema con soli 12 posti realizzato nel vecchio ufficio postale di Longone Sabino, incarnano perfettamente questo intreccio tra passato e presente, tra radici e possibilità future. Longone Sabino non è solo un luogo che rappresenta le radici, ma è anche il simbolo di un legame profondo tra identità, territorio e creatività.

Nel fermento della piazza, Luca si muove con disinvoltura tra gli abitanti del posto, preso come tutti, dalla preparazione per l’inaugurazione de U Cinemittu. Quella sera del 31 agosto, il piccolo cinema (il più piccolo d’Italia si dice) avrebbe ufficialmente aperto le porte con la proiezione dei cortometraggi candidati agli oscar 2024. Luca (lo chiamerò così perché lui stesso mi ha invitato a questa confidenza) in pantaloncini e maglietta, per niente divo, si dà da fare come tutti. Trasporta tavoli, sedie, vettovaglie; prepara Longone Sabino ad accogliere gli ospiti serali. In questo fermento, trova anche un po’ di tempo per parlare con me di cosa significhi tutto questo per lui, delle sue speranze, e di cosa abbiano a che fare lui e il cinema con Longone Sabino.
Ci sediamo su una panchina, al riparo del rumore e delle chiacchiere, raggiunti solo dal vociare dei bambini, che ci sfrecciano attorno in bicicletta, che sarà la nostra colonna sonora per l’intera intervista. Longone appartiene a loro, più che a noi, dopotutto.
Luca mi racconta, con parole dirette, scelte con semplicità, ma anche grande precisione, tutto ciò che avrei voluto chiedergli prima ancora che io riesca a farlo.  E così molte delle domande che avevo preparato per lui vengono archiviate come inservibili, per far spazio ad altre che nascono direttamente dal suo racconto.
Quando erroneamente mi riferisco al piccolo cinema come lu cinemittu. Luca educatamente ma con fermezza, mi corregge. U cinemittu.  Scandisce per me la “U” a indicare il suono corretto. È importante – mi dice – è il nostro dialetto. E ha ragione. Quel dialetto, quell’ essere locali e radicati nella tradizione che difende con quel suo semplice, ma diretto gesto di correzione, è perfettamente coerente con il suo animato racconto del progetto di cui parlerà come un atto d’amore e di resistenza. 

Luca, ci vuoi raccontare come è nata l’idea del Cinemittu? 

Cominciamo col dire che io amo questo posto. La mia bisnonna, che io ho conosciuto, è nata qui. Mia nonna era già nata a Roma, ma io venivo a Longone tutte le estati, a Pasqua, per anni e anni. È un posto dove ho fatto tantissime esperienze. Un posto che mi ha amato e che ho amato moltissimo. Poi un giorno mi sono svegliato e ho realizzato che in paese non c’era più niente. Non c’era l’ufficio del comune, non c’era più il bar, ed era rimasta una sola attività gestita da due persone del luogo che vende praticamente di tutto ed è l’unico posto dove ci si può aggregare. Ho pensato che tra qualche anno, a questo ritmo, anche Longone sarebbe sparito. In concomitanza con questo pensiero, Gabriella, Alice e Federico della Biblioteca verde, mi hanno contattato chiedendomi di organizzare una proiezione del film “Le otto montagne”, che a loro parere, avrebbe sposato l’etica del Cincia Festival, alla sua prima edizione.  Mi chiedevano di presentare il film partecipando a un Q& A in un paese della zona. MI sembrò un’idea meravigliosa ma rilanciai proponendo di proiettarlo a Longone Sabino perché il solo pensiero della proiezione di un film a me così caro in un luogo per me così importante era l’esplosione di un’emozione gigantesca. E così ci siamo ritrovati tutti qui (io, Alessandro Borghi e un pubblico grandissimo) a proiettare “Le otto montagne” con le mie montagne a fare da sfondo. Uno scenario perfetto.
E da lì mi sono detto: ma perché non continuare questa follia? Perché non provare proprio sul filone dell’arte, della comunicazione che ci lega tutti (perché l’arte è condividere, stare insieme) a portare qui il cinema? Il cinema più o meno lo conosco perché mi dà da vivere, come forza vitale in quanto arte che mi riempie ogni mattina. E allora, perché non portare qui questa forza?
Sapevo che in paese c’erano degli spazi che erano stati conservati da una persona del posto nel loro stato di origine. Quando mi hanno fatto vedere la vecchia posta, è stato come fare un salto indietro nel tempo.  Era come se si fosse congelata negli anni Cinquanta. Ho visto questo luogo meraviglioso, minuscolo e ho pensato: qua ci facciamo un cinema. Un piccolo cinema. Proviamoci! Questo è stato il pensiero da cui è partita la nostra follia mossa dal desiderio di vedere se, da una scintilla d’amore per questo posto, potessimo, tutti insieme, riuscire a smuovere altro, altre attività, altre energie, altre idee. E da lì, con l’aiuto della Pro Loco, si è mossa tutta la comunità a darci una mano. Abbiamo iniziato a svuotare altri locali, come la vecchia osteria e l’antico forno, e da quando abbiamo cominciato c’è stato un fermento di persone che hanno iniziato a credere nella nostra follia. Perché per fare queste cose ci vuole un po’ di follia. La ragione ce l’abbiamo tutti ed è necessaria, indispensabile, ma è anche importante che ognuno si distingua attraverso la sua follia. Ed è proprio la follia di questo posto che ci accomuna. Siamo noi, come Biblioteca Verde, ma anche la Pro Loco e tutta la gente del posto, e la nuova sindaca che è una donna meravigliosa e poi la capacità di entrare in comunicazione con tutti gli altri comuni con la speranza di tenere insieme queste zone, di farle continuare a vivere. La frase banale che “l’unione fa la forza” è molto vera. La cosa più bella dell’essere umani è proprio lo stare assieme. Siamo belli e belle quando siamo insieme. Quando condividiamo, quando ci ascoltiamo e quando ci vediamo.

Qual è il tuo sogno per U Cinemittu? Che cosa speri? Dove lo immagini?

Io lo vedo qui, in questo posto, con le persone del luogo, circondato dalle comunità dei paesi vicini. Secondo me aprire qualcosa è relativamente semplice, ma la vera sfida è mantenerlo, portarlo avanti, che è soprattutto un lavoro di cooperazione e di collaborazione. È importante che tutto quello che facciamo sia fatto tutti insieme, e quando dico insieme intendo con le persone di qua perché solo in questo modo può davvero funzionare.  Mi piace l’idea di aprire una cosa piccola e mantenerla così. Mi fa piacere sapere cosa la gente vuole vedere, che speranze e idee ha.

Speri che questa iniziativa in qualche modo possa aiutare a ripopolare il paese?

Certamente. Il commento che ho sentito più frequentemente era: “ma tanto chi ci viene?” che significava che questo è un posto abbandonato, dove non c’è più neanche un bar.  Chi vuoi che venga qua? Ogni volta che sento queste parole la mia reazione è: “tu non ti preoccupare, perché vedrai che ci vengono”. Se vogliamo aprire U Cinemittu è perché sentiamo e sappiamo che qua c’è una forza vitale umana gigantesca. È comprensibile che standoci dentro, vivendo nel paese e vedendo come tutto piano piano si è andato sgretolando ci si sia demoralizzati, disillusi. Eppure, noi ci vediamo una grande illusione d’amore dentro e cerchiamo di condividerla.  La gente questo amore lo sente ed è bello perché tutti qui danno una mano senza nessuno scopo di profitto. C’è gente che aiuta in ogni modo, anche sollevando e trasportando cose pesantissime, e lo fa perché sente questa grande energia, sente che noi lo facciamo semplicemente perché vogliamo stare assieme, perché abbiamo un progetto di comunità che ci lega.

Che programmazione hai in mente per U Cinemittu. Immagini che le persone verranno da fuori? 

Abbiamo accesso a vari cataloghi e questa è una gran cosa bella. Con noi ci sono la Cineteca di Bologna, MUBI, l’UCCA. Mi piacerebbe proiettare i film che ci piacciono. Credo che quando un film è bello è bello per tante persone quindi comincerei a decidere i film che ci piacciono. All’inizio facemmo un cartellone chiedendo alle persone di indicare film che avrebbero voluto vedere. Apparirono una trentina di titoli e quei titoli erano tutti i titoli di film che anch’ io avrei voluto vedere.  Poi tutto andrà regolato sulle reazioni delle persone.
L’idea è di proiettare film il sabato per i più grandi e la domenica per i piccoli, ma vedremo come funziona. Lo decideremo insieme. Se spero che la gente arrivi anche da fuori? Perché no? Il cinema più vicino è a Rieti. Se per alcuni comuni ci vogliono 40 minuti per arrivare qui, per altri basta una passeggiata a piedi. Sono solo 12 posti quindi si riempirà velocemente. L’attrazione poi forse non è solo il film ma anche il luogo in sé.

Quanto investi di te in questo progetto?

Aiuta sicuramente il fatto che ci sia il mio nome legato al progetto, almeno un minimo. Perché c’è un richiamo, perché la gente forse ha una fiducia diversa, perché mi conosce. Sarei ingenuo a pensare che questo non abbia influito. Ma diciamo che in questo progetto c’è soprattutto Luca. C’è una battuta bellissima di Martin Eden (il personaggio del film che ho interpretato) che dice: “Martin Eden non esiste”. Ecco, mi verrebbe quasi da dire, Luca Marinelli non esiste, esiste Luca.  In tutto questo c’è Luca e a volte non so davvero chi sia Luca Marinelli. Poi qualcuno me lo spiegherà.

Comunità, identità e condivisione

Le parole di chiusura dell’intervista la dicono lunga sull’investimento emotivo e personale di Luca Marinelli nel progetto.  Il suo racconto, aperto e disarmante, parla di un progetto che ha al centro le radici e l’identità e il profondo desiderio di restituire forza ed energia ad una comunità a cui Luca è profondamente legato attraverso ciò che meglio conosce: l’arte, il cinema.
Dal 31 agosto 2024, data della nostra chiacchierata, grazie al coordinamento della Biblioteca Verde, U cinemittu è stato attivo oltre ogni aspettativa con molteplici proiezioni per grandi e piccoli programmate ogni sabato e domenica. Ha offerto una programmazione decisa democraticamente dal basso ricca nei generi, temi e periodi. aprendo anche le sue porte alle scuole con proiezioni e attività educative.
Ho vissuto personalmente l’esperienza di visione nella piccola sala. Godere della magia della proiezione, dell’energia condivisa nell’intimità di U Cinemittu è stato un privilegio. Vi invito a visitarlo e a scoprire, come ho fatto io, la bellezza dell’incontro tra arte, comunità e luoghi del cuore.

tania.convertini@dartmouth.edu

Intervista condotta il 31/8/2024 a Longone Sabino. Un grazie a Luca Marinelli e alla Biblioteca Verde di Rocca Sinibalda, in particolare a Gabriella Guido.

 

 

 

 

 

L'autore

Tania Convertini
Tania Convertini directs the Italian Language Program at Dartmouth College. Her research focuses on digital pedagogy, language pedagogy, cinema and media studies, and intercultural education. She has published essays on the cinematic representation of childhood, the pedagogical use of cinema and technology, and critical analyses of films and literary texts. Her recent book, L’ABC di Alberto Manzi, maestro degli italiani (Edizioni Anicia, 2024), explores the work of educator, humanist, and television host Alberto Manzi, as well as the role of Italian educational television in the 1960s. She is currently working on several projects including fiction and nonfiction works.