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La “tredicesima ora”: tempo, morte e rinnovamento in “Artémis” di Gérard de Nerval

Nel cuore della poesia simbolista di Gérard de Nerval, il concetto della “tredicesima ora” assume una valenza enigmatica: essa funge da soglia tra due totalità temporali e, al contempo, rappresenta una dimensione sospesa al di fuori del tempo stesso. Il verso di apertura di Artémis, “La treizième revient… c’est encore la première”, introduce immediatamente l’idea di un ciclo infinito, dove la fine si confonde con l’inizio e il tempo sembra annullarsi nell’eterno ritorno.

L’aggettivo “pivotale”, che Nerval appone come glossa in uno dei manoscritti del sonetto, rende particolarmente efficace la duplice natura di quest’ora speciale: essa non solo collega due gruppi di sei elementi, ma si configura anche come un centro attorno al quale tutto ruota. Nel vasto universo numerico e simbolico di Nerval, il numero dodici assume un valore sacro, rappresentando le dodici ore canoniche, i mesi dell’anno e gli dèi dell’Olimpo. Il tredici, tuttavia, introduce una dissonanza, un’interruzione che segna l’inizio e la fine di un nuovo ciclo.

Il numero dodici, simbolo sacro in molte tradizioni culturali, rappresenta l’ordine cosmico e naturale. Tuttavia, come sottolinea Françoise Constans, le ore sono solo frammenti di una realtà che il nostro spirito può percepire solo parzialmente. Il tredici, invece, si fa carico del significato di “ricominciare”, un numero che per Nerval rappresenta il principio di rinnovamento, l’immagine di un amore universale che si manifesta in molteplici forme, ma che riconduce sempre a un unico principio. Il verso iniziale di Artémis trova spiegazione nel titolo provvisorio del sonetto, “Ballet des Heures”, e in una nota che fa riferimento alla “XIII Heure” (ora “pivotale”). L’ora tredicesima, segnando l’inizio di un nuovo ciclo, diventa così il perno del tempo, la porta di accesso a un nuovo inizio.

È possibile che Nerval si sia ispirato a un’incisione presente nel trattato De electione gratiae di Jakob Böhme, autore che ha frequentemente influenzato il suo pensiero. In questa incisione, l’orologio mostra un quadrante inusuale, dove la dodicesima ora è spostata verso sinistra e al suo posto compare la lettera “A” all’interno di un cerchio, simbolo presumibilmente di un nuovo inizio.

Inoltre, la tredicesima ora sembra evocare un simbolismo che concerne la morte, così come la XIII carta dei Tarocchi, che rappresenta la Morte come principio di trasformazione e rinnovamento. Del resto, Nerval si dedicava frequentemente a calcoli complessi per stabilire cicli precisi nella sua vita. L’idea dell’ora pivotale si lega anche ad altri motivi che affascinano il poeta, come l’ottavo giorno, primo della nuova settimana, e l’ottava musicale, simboli che esprimono un ritorno ciclico e un principio di rinnovamento. Il suo sonetto, come osservato da Jean Richer, affascina per il suo movimento circolare, che sembra rispecchiare quello di un rosone fiammeggiante di una chiesa. Questo movimento non si limita a generare un senso di inquietudine, ma si trasforma, alla fine, in una sorta di risoluzione che evoca l’immagine di un rogo celeste da cui piovono simbolici fiori inghiottiti da un abisso, rendendo così tangibile l’idea di una trasformazione eterna e ciclica.

Nerval stabilisce inoltre un legame profondo tra il numero tredici e il principio lunare. Nelle corrispondenze simboliche tratte da Athanasius Kircher (il cui Oedipus aegyptiacus è tra le fonti privilegiate di Nerval), il tredici viene associato alla Luna, e il nome di Diana-Artémis occupa il centro di una sequenza di tredici nomi divini. Ciò conferisce alla figura di Artémis un ruolo centrale nell’universo cosmico, capace di unire il mondo della luce e quello delle ombre.

Il legame tra la tredicesima ora e la Luna si palesa anche nel mito della triplice Ecate, che ingloba in sé le figure di Artemide (la vergine cacciatrice), Selene (la Luna celeste) e Persefone (la regina degli Inferi). La Dea lunare appare così come una figura sincretica che abbraccia la vita, la morte e la rinascita, in una danza ciclica che richiama il “Ballet des Heures” poc’anzi evocato. L’ora tredicesima, come “ora pivotale”, diventa dunque il punto di transizione tra il ciclo che volge al termine e quello che ha inizio. Il “Ballet des Heures” richiama una danza cosmica dove ogni ora è un passo, ma è la tredicesima ora quella che rappresenta il momento in cui il ciclo si rinnova, il primo passo di una nuova danza. L’ora tredicesima non è soltanto un passaggio, ma il centro di un movimento che continua all’infinito, come il balletto delle ore. Questo movimento circolare si intreccia con l’idea di un sincronismo divino, dove tutte le fasi del tempo sono connesse in un flusso eterno.

Nel pensiero nervaliano, ampiamente influenzato dal pitagorismo orfico, il tempo non appare come una linea retta, ma come un cerchio, un ritorno continuo. L’idea della reincarnazione e della persistenza delle anime nell’eternità trova naturale espressione nella tredicesima ora, che segna il punto di congiunzione tra passato e futuro, tra vita e aldilà.

Nella prefazione alla terza edizione del Faust di Goethe (1840), Nerval scrive: “Sarebbe consolante pensare che nulla muore di ciò che ha colpito l’intelligenza, e che l’eternità conserva nel suo seno una specie di storia universale, visibile agli occhi dell’anima”. La tredicesima ora, quindi, non è solo il momento della fine, ma anche il varco attraverso cui l’anima si affaccia sull’eternità. In questo senso, si potrebbe richiamare l’idea del bardo tibetano, quel passaggio tra le esistenze in cui l’anima si prepara alla sua prossima reincarnazione. Questo concetto viene ulteriormente rafforzato in Aurélia, dove il protagonista attraversa esperienze visionarie che sembrano sospenderlo in un tempo mitico, parallelo alla tredicesima ora.

Il tempo, nella poetica di Nerval, non è solo un fluire lineare, ma un fenomeno denso di mistero, capace di aprire porte verso altre dimensioni. La tredicesima ora, in questo contesto, può essere letta come una soglia tra la coscienza ordinaria e lo stato visionario. Se, come sostiene Gaston Bachelard nella Poetica dello spazio, il tempo dell’anima è discontinuo, fatto di attimi di rivelazione, allora la tredicesima ora potrebbe essere intesa come quell’istante supremo in cui il velo della realtà si squarcia, rivelando una verità più profonda.

La morte, nella visione di Nerval, non è più il termine inevitabile di tutte le cose, ma diventa uno strumento attraverso cui si realizza un ricongiungimento eterno con gli esseri e le cose amate. In questo contesto, essa è soltanto il momento in cui un ciclo si conclude per lasciare spazio a uno nuovo, un passaggio che, come l’ora tredicesima, segna il confine tra l’ultima ora di un ciclo e la prima di quello successivo. Quest’ora, capace di trascendere il tempo, simboleggia l’eternità stessa, come si evince dal sonetto Artémis, dove il cerchio rappresenta il principio senza fine della perpetuità. È una visione consolante, che si estende anche alla contemplazione di periodi antecedenti la nascita individuale. Questo pensiero non è altro che la naturale conclusione della filosofia pitagorico-orfica che ha alimentato Nerval sin dalla giovinezza. Egli avverte la sensazione di aver vissuto un’esistenza precedente, un’intuizione che lo conduce a un ragionamento confortante: il mondo presente, figlio di un’epoca passata, non si esaurisce in sé stesso, ma continua oltre la morte. Non vi è, quindi, una fine definitiva, ma solo un perpetuo rinnovamento dei principi spirituali e vitali, che prosegue anche oltre la morte. Con tale consapevolezza, ogni dubbio e ogni ansia si dissolvono, poiché l’anima immortale trova conforto nell’idea di una continuità che abbraccia anche la carne e i valori intellettuali dell’individuo.

La figura di Artémis, che corrisponde alla Diana greca, appare qui sotto una forma sincretica, identificandosi con Iside, Ecate e Persefone, come emerge dal contesto. Constans suggerisce un legame tra l’immagine polivalente di Artémis e il concetto dell’“ora tredicesima”, un’ora che simboleggia la ricomparsa di un ciclo e che, nel pensiero di Nerval, rappresenta un sincronismo divino. Questo concetto di sincronismo, in cui tutti i momenti si intrecciano nell’eternità, viene ripreso – come si è visto – nella prefazione alla terza edizione del Faust (1840), dove esprime la speranza che nulla di ciò che ha toccato l’intelletto possa morire, e che l’eternità custodisca una storia universale, visibile solo agli occhi dell’anima, dove si realizza una conoscenza divina che abbraccia passato e futuro.

La tredicesima ora, in Artémis, non è un semplice elemento poetico, ma una chiave interpretativa dell’intera visione nervaliana del mondo. Essa incarna il paradosso di un tempo che si rinnova incessantemente, pur rimanendo al contempo fuori dal tempo. È la soglia oltre la quale si apre il mistero dell’essere. Simbolo di morte e rinascita, di perdita e ritrovamento, essa ci ricorda che ogni fine è solo l’inizio di un nuovo ciclo, e che la vita, come la poesia di Nerval, si muove in un eterno girotondo di luce e ombra, di speranza e disillusione, di sogno e realtà. Come scrive Nietzsche in Così parlò Zarathustra, “Tutto ciò che è stato ritorna eternamente”. E nella tredicesima ora, questa eterna danza del tempo si fa poesia.

info@giuseppebalducci.it

Bibliografia

Françoise Constans, Artémis ou les Fleurs du désespoir, in «Revue de Littérature comparée», avril-juin 1934, pp. 337-371.
Gérard de Nerval, Le chimere, a cura di Alessandro Parronchi, Fussi, Firenze 1946.
Jean Richer, Gerard de Nerval et les doctrines esoteriques, Editions du Griffon d’or, Paris 1947.
Gérard de Nerval, Prosa e poesia, a cura di Maria Luisa Belleli, Giappichelli, Torino 1968.
Jacques Geninasca, Analyse structurale des «Chimères» de Nerval, La Baconnière, Neuchâtel 1971.
Roland Chollet, Nerval et le temps. Le thème de l’horloge, in «Revue italienne d’études françaises», 6, 2016, <journals.openedition.org/rief/1299>.

 

 

L'autore

Giuseppe Balducci
Giuseppe Balducci è critico e traduttore letterario. Ha studiato presso l'Università di Bari, dove si è laureato in lettere con una tesi su Mario Praz. In ambito editoriale, ha curato, tra gli altri, i seguenti volumi: M. Proust, Soggiorno a Venezia (Luni, Milano 2022), P. Loti, Uomo di mare (Robin, Torino 2023), N. Douglas, Capri. Annotazioni Antiquarie (La nave di Teseo, di prossima uscita). Ha inoltre condotto un lavoro di riscoperta dello scrittore e saggista italiano Mario Praz, curando, per Aragno, i seguenti volumi: Misteri d’Italia (2022), Omelette soufflée à l’antiquaire (con Giovanni Balducci, 2023), Collezionare libri (2023), Alcibiade. Gli scritti di "Paese Sera" 1960-1972 (di prossima uscita). È autori di saggi scientifici, apparsi sulle riviste “Illuminazioni”, “Studium”, “Studi Francesi”.