[L’articolo è frutto della collaborazione tra Leonardo Ascatigno e Domenico Caputo]
Nel mondo antico, il nuoto era considerata un’abilità fondamentale per la sopravvivenza, soprattutto per i popoli “marinari”, come i Greci. Omero aveva in grande considerazione il nuoto, a tal punto da trasformarlo in elemento poetico e mitico, in un crescendo spiazzante e foriero di ulteriori riflessioni e approfondimenti. Innanzitutto, il nuoto diviene la metafora della capacità dell’uomo di valicare il guado del pericolo, di adattarsi e di trasformarsi, e, inoltre, il nuoto elegge l’eroe a simbolo di non arrendevolezza, in grado, cioè, di affrontare la natura avversa con coraggio e intelligenza [https://www.treccani.it/enciclopedia/nuoto_%28Il-Libro-dell%27Anno%29/].
In questo contesto, il nuoto non si configura come un’attività con finalità economiche, ma per la formazione fisica degli adolescenti e degli atleti, avente finalità militare, o sportiva (Maniscalco, 1995); ma come un elemento aggiuntivo, capace di soffiare sul fuoco del mito. Nel poema omerico [L’edizione consultata è la seguente: Omero, Odissea, Einaudi ET Classici, 2014], il nuoto si eleva in tutta la sua importanza, in quanto capacità vitale, essenziale, per poter sopravvivere; infatti, Ulisse, durante il suo lungo viaggio, sovente si ritrova in situazioni estreme, e in quei casi, l’attività natatoria è l’unica via per conquistare la salvezza. Appare quindi interessante constatare come, nella Grecia Antica, dove lo sport ricopriva un elemento essenziale, soprattutto nella sua declinazione agonistica (Angeli Bernardini, 1988), uno sport olimpico come il nuoto riesca a valicare i consueti confini prettamente sportivi, per calarsi in una realtà esperienziale. Ulisse, infatti, dopo aver “imparato finalmente che non bisogna mai mettere a confronto i sogni con la realtà” (Malerba, 1997), dopo la distruzione della sua nave a opera di Poseidone (Odissea, Libro V), si tuffa in mare per raggiungere un’isola protetta. Ed è proprio questo il passo in cui il nuoto si scolla dal mero gesto fisico, per diventare un privilegiato mezzo per scampare da un pericolo mortale, raggiungere una via di salvezza, e quindi gettare le basi per “rinascere”. Il nuoto diventa, dunque, simbolo di forza, di capacità di superare le difficoltà, e queste sono le caratteristiche imprescindibili di un eroe [per approfondire questo argomento, si legga l’importate opera L’Eroe dai mille volti, di Joseph Campbell].
Dopo l’ira di Poseidone, la nave di Ulisse viene distrutta da una tempesta e l’eroe si ritrova in mare aperto, e deve nuotare per salvarsi:
«[…] E allora Ulisse, con l’animo coraggioso, si lanciò in mare, nuotando per tutta la notte, aggrappato a un tronco, contro le onde che si frangevano sulla riva dell’isola di Ogigia […]»
(da Odissea, libro V)
Il nuoto diventa una prova di resistenza, coraggio, volontà di sopravvivere. L’acqua minaccia l’uomo di farlo annegare, ma diventa contestualmente l’elemento da sfruttare per potersi salvare, perché nuotare è l’unica abilità per farlo transitare da una situazione di sicura morte, verso quella di una concreta speranza e rinascita. Ulisse quindi attraverso la pratica del nuoto subisce una trasformazione interiore, in grado di trasportarlo da una condizione di vulnerabilità, a una di pieno controllo del proprio destino. In più, il suo corpo viene inizialmente minacciato dall’acqua, ma poi viene rigenerato, e, dopo ogni fatica, risulta più forte [https://metismagazine.com/2016/08/12/viaggio-ulisse-metafora-della-conoscenza/].
Da questa breve analisi, emerge quindi che il nuoto per Ulisse simboleggi la lotta eroica, la trasformazione, e la metamorfosi, la forza e la rinascita. In questo episodio emerge una forza “titanica” dell’eroe omerico, che, guardando nel tempo e nello spazio, lo vedrà in ottima compagnia, se si considerassero anche le vicende di: Achille, Prometeo, Frankenstein, Faust, e via dicendo.
L’Odissea omerica è un classico capace di muovere sentimenti ed emozioni universali, ma risulta piuttosto peregrino pensare che Omero, abbia potuto mettere in conto, durante la scrittura, che i significati del passo fin qui analizzato, potessero trovare un corrispettivo in una vicenda agonistica del XXI secolo. Tra il 2000 e il 2016, si consuma la storia agonistica di Anthony Ervin, classe 1981, nuotatore statunitense, nato da madre ebrea e padre sudafricano, che, inconsapevolmente, mette in scena una “sceneggiatura” lontana finanche dai pensieri più temerari e spinti del più grande genio visionario abitante il globo terracqueo. Ervin è un nuotatore specializzato nello stile libero, che ha fatto incetta di medaglie ai Mondiali, ai Mondiali in vasca corta, ai Giochi Panpacifici, ma la sua storia sportiva la scolpisce nel cielo della leggenda ai giochi Olimpici di Sydney 2000, e a quelli di Rio de Janeiro del 2016 [https://www.olympics.com/en/athletes/anthony-ervin].
Lo sport è un’arte, il nuoto è un’arte, e queste forme artistiche colorano storie esemplari di rinascita e di riscatto, esattamente come se l’Ulisse omerico avesse attraversato tempi e spazi, per riproporsi in chiave contemporanea. Ervin appartiene a quella categoria di atleti che si perdono, ma che poi hanno la forza di ritrovarsi (e lui riesce grazie al possesso di una forza “titanica”), e, quindi, di ritornare alla ribalta, dopo essere stati dati per finiti. Quindi, quando si parla di Ervin, si può parlare di un uomo hitchcockianamente in grado di “vivere due volte”. A 19 anni, Anthony Ervin diventa il nuotatore più veloce del pianeta, e il più giovane campione olimpico della specialità, vincendo in 21”98 la medaglia d’oro nei 50 metri stile libero alle Olimpiadi di Sidney 2000 (risultato ottenuto ex aequo con Gary Hall Jr, un altro nuotatore la cui storia è tutta da raccontare). L’anno successivo, ai mondiali di nuoto di Fukuoka, si conferma ancora come il nuotatore più veloce, vincendo le gare dei 50 e dei 100 metri stile libero. Qui, Ervin si posiziona in zona mito, le sue gare, cioè, sono emozionanti, tutte da seguire, e tutte tali da prendere appunti. Ervin mette punti fermi nella storia della disciplina, e nella sua particolare esistenza, perché, in questa circostanza, inizia a disegnare un diagramma le cui curve sono un ipnotico giro tra deviazione e baratro oscuro. Nonostante stia nel suo zenith, Ervin è inquieto, e nel 2023/2024 si ritira clamorosamente dall’attività agonistica, sostenendo di sentirsi ingabbiato, e che volesse dare concretezza al suo sogno, e cioè fare il musicista. Dirà:
“Sento che quella parte della mia vita, come atleta competitivo, è finita […] Sto passando a cose nuove, nuovi obiettivi, nuove ambizioni” [Kelly B., “Olympic Gold Medalist Anthony Ervin Gives Up Swimming, Fame and Money”, The Daily Californian, 6 luglio 2004].
Il nuoto l’aveva appagato:
“Molte persone non riescono a capire perché non nuoto più. Non è una passeggiata. Alla fine, avevo degli obiettivi quando sono entrato al college, e li ho raggiunti” [Ibidem].
Ervin intraprenderà effettivamente la carriera da musicista (alternando questa attività con quella di meccanico, mettendosi pure a studiare materie classiche e letterarie), suonando la chitarra in una rock band chiamata “Weapons of Mass Destruction”. La musica stimola il suo interesse a tal punto da studiare addirittura musica classica:
“Voglio diventare un musicista, alla fine. Spero di riuscire ancora a far impazzire la gente, ma in un modo diverso” [Ibidem].
Il destino gli riserverà ben altro. Gli anni successivi, infatti, saranno una rovinosa e vertiginosa discesa verso l’inferno, e la faccenda assumerà aspetti perversi, e inattesi, con eventi che drammaticamente diventano spie di una fase inimmaginabile della sua vita. Abbandona, cioè, la sua casa, e i suoi genitori, e finisce per vivere in alloggi di fortuna, o addirittura per strada, senza fissa dimora; conosce il carcere, a seguito di furti e di spaccio; si fa trascinare nella tossicodipendenza, e, ormai ridotto sul lastrico, vittima della depressione, tenta il suicidio. La sua vita è ormai l’esemplificazione della disperazione e del disagio, una vita ferita e sfregiata, ma, nonostante questo, riesce ad avere un moto di attenzione verso il mondo, allorquando, spinto da un impulso di altruismo e di generosità, vende all’asta (su Ebay) la medaglia d’oro vinta a Sidney, indirizzando i 17.000 dollari ricavati alla Croce Rossa Internazionale, per aiutare le popolazioni colpite dal terrificante tsunami del 2004, che aveva sferzato le coste del sud-est asiatico.
Tutto ormai sembra compromesso, irrecuperabile, perduto, ma per lui, in un futuribile scenario da Odissea in chiave moderna, la mano tesa, pronta a tirarlo fuori dalle sabbie mobili della vita, gli viene allungata proprio dal nuoto. Nel 2010, ottiene un lavoro a New York, come istruttore di nuoto per bambini. Inizia così una nuova fase della sua vita, dove è richiesto un supplemento d’orgoglio, una reazione caratteriale, una vigorosa spallata, per dare il segnale che il mondo del nuoto attendeva da lui. Ervin riprende senza alcuna velleità agonistica, ma solo per recuperare quella fisicità che gli anni avevano minato. Il tempo però fa il suo dovere, e lui decide di stringere i denti, tirar fuori tutto sé stesso e provare a ricostruire l’ultimo e dannato match della sua carriera. Non è più soltanto questione di vincere ancora qualcosa, ma di dimostrare al mondo come un campionissimo fosse ancora capace di scrivere i capitoli finali di una carriera che avrebbe potuto dare ancora molto. Qualche esperienza intermedia [parteciperà ai trials olimpici di Omaha, e, inaspettatamente, si qualificherà per Londra 2012, dove, poi, otterrà il quinto posto nella finale dei 50 metri stile libero] si rivelerà come indizio foriero di novità: alle Olimpiadi di Rio de Janeiro, infatti, nel 2016, esattamente dopo 16 anni, vincerà ancora la medaglia d’oro nei 50 metri stile libero [https://web.archive.org/web/20160820185344/http://af.reuters.com/article/commoditiesNews/idAFL8N1AU00H]. La sfida con il francese Manadou si risolverà in un centesimo di secondo: Anthony
Ervin chiude la gara in 21”40, Florent Manadou in 21”41 [https://www.olympics.com/en/athletes/anthony-ervin]. Strano il destino: Anthony Ervin, che a Sidney 2000 era stato il più giovane vincitore di sempre, nei 50 metri stile libero, all’età di 35 anni, risulterà il nuotatore più vecchio a conquistare l’oro olimpico in questa specialità. Esattamente 16 anni dopo l’oro di Sydney, dopo aver vissuto mille altre vite, dopo essere precipitato negli abissi più profondi, Ervin, bracciata dopo bracciata, esattamente come Ulisse, ritorna, ritrovandosi sul tetto del mondo, dopo una sorprendente metamorfosi.
Ervin, dunque, vanta una storia sportiva quasi bipersonale, intensissima e ramificata, e il senso di tutto ciò va ricercato nella voglia “titanica” di voler cambiare le sorti della propria esistenza, sublimandola con un altro risultato sportivo, ma anche umano, dal sapore eroico.
Bibliografia e Sitografia di riferimento:
Angeli Bernardini P. (a c. di), “Lo sport in Grecia”, Editori Laterza, 1988
Campbell J., “L’Eroe dai mille volti”, trad. a c. di Piazza F., Lindau, 2016
https://metismagazine.com/2016/08/12/viaggio-ulisse-metafora-della-conoscenza/ (consultato il 30/08/2025)
https://web.archive.org/web/20160820185344/http://af.reuters.com/article/commoditiesNews/idAFL8N1AU00H (consultato il 31/08/2025)
https://www.olympics.com/en/athletes/anthony-ervin (consultato il 30/08/2025)
https://www.treccani.it/enciclopedia/nuoto_%28Il-Libro-dell%27Anno%29/ (consultato il 29/08/2025)
Kelly B., “Olympic Gold Medalist Anthony Ervin Gives Up Swimming, Fame and Money”, The Daily Californian, 6 luglio 2004
Malerba L., “Itaca per sempre”, Mondadori, 1997
Maniscalco F., “Il nuoto nel mondo greco-romano”, Massa Editore, 1995
Omero, “Odissea”, Einaudi ET Classici, 2014
L'autore
- Leonardo Ascatigno è docente di «Storia dello Sport», presso l’Università degli Studi di Bari «A. Moro», e ricercatore MEDS-24/B – «Igiene Generale e Applicata», presso l’Università degli Studi di Foggia. Autore di numerose pubblicazioni a carattere scientifico, è anche dirigente della Federazione Italiana Nuoto – Comitato Regionale Pugliese – ed è segretario del Consiglio della Federazione Italiana Nuoto – Comitato Regionale Pugliese – e Coordinatore Regionale SIT (Settore Istruzione Tecnica), sempre per la Federazione Italiana Nuoto –Comitato Regionale Pugliese -. Stella di Bronzo al Merito Sportivo del CONI.


