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Camilleri pop

Esiste un Camilleri pop, che va adeguatamente segnalato (e celebrato). Forse, nessun altro autore del nostro Novecento letterario, al pari di Andrea Camilleri, può essere considerato autenticamente pop, per aver praticato generi letterari e codici espressivi diversi tra loro (molto probabilmente, con la sola eccezione di Pier Paolo Pasolini, e di pochissimi altri). Esiste dunque un Camilleri comics, nel senso che il suo Montalbano, nel 2013, vestì i panni Disney, dando vita al Commissario Topalbano (albo n° 2994, di «Topolino», uscito in edicola il 16 aprile 2013), con il titolo «Topolino e la promessa del gatto», soggetto e sceneggiatura di Francesco Artibani, disegni di Giorgio Cavazzano, colori di Mirka Andolfo, e, naturalmente, supervisione di Andrea Camilleri. Lo scrittore, infatti, non si preoccupò per nulla del rischio di essere de-rubricato, dai suoi colleghi scrittori, da autore di serie A, in autore di serie B (se non di serie C), per aver scelto, per le sue storie, anche la via del fumetto. Anzi, al contrario, in una intervista, Camilleri ricordò, con soddisfazione e con orgoglio, un passaggio di una vecchia intervista di Pier Paolo Pasolini a Ezra Pound: «Mi piace ricordare un’intervista alla televisione molto emozionante in cui Pier Paolo Pasolini chiese al grande Ezra Pound qual era secondo lui il personaggio letterario più importante degli Stati Uniti. E lui rispose “Mickey Mouse”. Senza la minima esitazione!».

La storia d’esordio del commissario Topalbano è ambientata a «Vigatta», geografia del cuore e della letteratura, al pari del «vigatese» (che nell’albo, ovviamente, diventa «vigattese»), la lingua d’invenzione (e del cuore) di Andrea Camilleri, con un giusto dosaggio tra elementi narrativi attinti dal giallo, dalle storie d’azione, e dall’attualità (la mafia dell’acqua). Il progetto di una collaborazione con la Disney risaliva agli anni 2009-2010, con Camilleri che, a quel tempo, aveva già seri problemi di vista, e che lasciò cadere nel vuoto, forse proprio in ragione di questi acciacchi fisici. Nel 2010, però, la proposta Disney si raffinò, offrendo a Camilleri l’ipotesi di una avventura vigatese di Topolino. Questa volta, Camilleri accolse subito e con grande entusiasmo l’idea che fosse Topolino a venire a Vigata, e non Montalbano ad andare a Topolinia. Dinanzi alla primissima stesura della sceneggiatura, elaborata da Francesco Artibani, Camilleri lesse con divertimento, e prestò molta attenzione a tutti i dettagli, compresa la scelta dei nomi, per i diversi personaggi della storia, che, di fatto, nelle pagine di Artibani (e nelle tavole di Cavazzano), stavano transitando dalla sua Vigata, verso la Vigatta disneyana (con l’arrivo di Topolino e Minni): Fazio diventava «Strazio»; Balduccio Sinagra, diventava «Totò Sinatra», e così via per tutti gli altri. Le prime grandi tavole colorate della storia, con i disegni di Giorgio Cavazzano, poté vederle con gioia, nonostante i problemi alla vista, approvandole una per una, con suoi preziosi commenti e suggerimenti. Gli incontri con gli altri attori dell’impresa editoriale (i «Toporeporter»), furono momenti preziosi; ma, soprattutto, per Camilleri, l’incontro e la conoscenza con Vincenzo Mollica si tramutò subito in grande amicizia. Andrea Camilleri, che avrebbe compiuto, di lì a pochi giorni, 85 anni, fanciullescamente, andava ripetendo a tutti che quel regalo della Disney, di accogliere Montalbano nel suo universo fumettistico-letterario, valesse ben più di un premio Nobel. C’era (e c’è) molta vicinanza tra l’universo letterario di Camilleri, e quello Disney. Come è già stato sottolineato, il personaggio di Catarella (che nell’albo diventa Quaquarella), appare così contiguo al disneyano Pippo; ebbene, l’uno non imparerà mai ad aprire correttamente una porta, e l’altro, Pippo, non smetterà mai di essere sbadato e inopportuno. Come pure, Livia (che nell’albo diventa Lidia) resterà sempre (e soltanto) una eterna fidanzata, proprio come Minni, l’eterna fidanzata di Topolino (bella e desiderabile): entrambe sospettose, entrambe indagatrici, entrambe innamorate.

L’inizio della storia «Topolino e la promessa del gatto» prende il via nella Valle dei Templi di Agrigento, con Topolino che sta immortalando Minni con uno scatto fotografico, nell’area archeologica, a conclusione del viaggio in Sicilia (durante il quale, manco a dirlo, hanno rigorosamente alloggiato in stanze separate), e che, loro malgrado, tra quelle eterne meraviglie, saranno spettatori involontari di una furibonda lite tra Topalbano e la sua Lidia, che gli rimprovera di non dedicarle tempo e attenzioni dovute (e desiderate), come ciascun uomo innamorato, invece, dovrebbe fare con la propria fidanzata. L’indomani mattina, il giorno stabilito per la partenza, cioè, per il ritorno a Topolinia, Minni misteriosamente scompare dalla sua stanza d’albergo. Topolino, temendo un rapimento, dà l’allarme, e quindi re-incontra il commissario Topalbano, già conosciuto il giorno prima in veste di bizzarro fidanzato litigioso, il quale, però, adesso, benché sia in vacanza, prende a cuore la denuncia e comincia ad indagare sul caso della scomparsa di Minni.

Anche in questa storia, gli autori (con l’approvazione di Andrea Camilleri) hanno giocato con la lingua, inserendo vocaboli o espressioni in vigattese: inzertare (per indovinare); mutànghero (per muto); grannissima camurrìa (per grandissima presa in giro, fastidio); tuppiare (per bussare); tacimaci (per di nascosto); macari (per anche), e altre. Così pure, a livello linguistico, in tutte e tre queste storie di Topalbano, non solo nella prima, la componente “sensoriale” della lingua di Camilleri, aperta agli odori, ai rumori, etc., è stata ottenuta ricorrendo ad uno stratagemma utilizzato dagli sceneggiatori Disney, e cioè facendo ricorso alla “grammatica” espressiva dei fumetti (emoticons, balloon di diversa tipologia, disegni onomatopeici, etc.).

Una lettera anonima rivela a Topalbano il motivo del rapimento di Minni, e cioè si tratta di una ritorsione nei suoi confronti, visto che i maldestri rapitori hanno scambiato Minni per Lidia, e, rapendola, hanno creduto, in un primo momento, di colpire Topalbano, e poterlo ricattare. In questa storia, un personaggio, il proprietario della locanda Tatò, a Vigatta, dove Topolino prende una stanza in affitto, con la speranza di collaborare nelle indagini, e, quindi, di dare il suo contributo a ritrovare e a liberare Minni, ha le sembianze fumettistiche proprio di Andrea Camilleri. Si tratta, dunque, di un gesto doveroso di cortesia, nei confronti del grande scrittore, con l’inserimento di passaggio di questo personaggio. Del resto, il signor Patò, proprietario della pensione omonima, rinvia a uno dei più noti romanzi storici di Camilleri, La scomparsa di Patò (Mondadori, 2000), particolarissimo per contenuto (il nome Patò, in Sicilia, da Sciascia in poi, è diventato proverbiale, per dire che qualcuno è scomparso per sempre), e per stile (romanzo costruito come u dossier, composto dall’assemblaggio di lettere, documenti, articoli di giornali, e altro). Le citazioni letterarie e pop, o i semplici rinvii, non si esauriscono al solo personaggio di Patò, ma si allargano, nelle diverse avventure di Topalbano, anche a Luigi Pirandello (al Fu Mattia Pascal, per il personaggio di Antonino Meis, già Matteo De Pasquale, che ricordano, appunto, Mattia Pascal e Adriano Meis di pirandelliana memoria), all’attore Totò (il cognome dell’impiegato coinvolto in loschi affari, nella terza avventura di Topalbano, Guardalaquaglia, risulta essere, come cognome, la sintesi di due cognomi di rispettivi personaggi simpaticissimi di Totò: Guardalavecchia e Posalaquaglia), a un altro romanzo di Camilleri stesso (La moneta di Akragas), in una girandola, appunto, pop di ri-uso di oggetti, di situazioni, di azioni, di personaggi, di situazioni. Gli stessi due sgherri del boss Sinatra, nella prima avventura di Topalbano, Prorunaso e Facciesantu, che tanto divertirono Camilleri, al momento della prima stesura della sceneggiatura, in realtà, sono un omaggio, in forma di citazione, tratti dalla commedia musicale Rinaldo in campo di Garinei & Giovannini, nella fattispecie, i nomi dei due briganti che, in quell’opera, facevano da spalla a Rinaldo (nell’edizione del 1961, interpretati, rispettivamente, dal celeberrimo duo comico siciliano di Ciccio Ingrassia e di Franco Franchi). Non svelo tutta la trama dell’avventura «Topolino e la promessa del gatto», come pure delle altre due avventure di Topalbano, per lasciare il piacere della scoperta a quanti volessero leggerla (questa, con le altre due storie, è nell’albo «I gialli del Commissario Topalbano», Panini Comics, 2023).

L’incontro tra Camilleri, per il personaggio di Montalbano, e l’universo Disney, comunque, era già avvenuto nel 2012, con l’uscita, nel mese di dicembre di quell’anno, per la casa editrice Sellerio, dell’antologia Capodanno in giallo, al cui interno, il racconto Una cena speciale, raccontava, appunto, di Montalbano e della sua bella Livia presenti a una cena a tema i cui partecipanti dovevano indossare una maschera Disney. I due fidanzati indossarono, in quella circostanza, le maschere, rispettivamente, di Topolino e di Minni. Nel caso delle avventure di Topalbano, Francesco Artibani, che ne ha curato tutte e tre le sceneggiature, ha puntato non già a una parodia, come è sempre stato per le altre ri-scritture disneyane di opere letterarie famose, o di personaggi letterari o storici. No, in questo caso, Topalbano non è la parodia di Montalbano. Piuttosto, Artibani ha realizzato un incontro, rispettivamente, tra Topolino, che nel fumetto ha mantenuto la sua identità disneyana; e il commissario Montalbano (alias Topalbano), che ha mantenuto la sua (forte) identità camilleriana. Detto diversamente: Topolino non veste i panni di Montalbano, ma lo incontra, e con lui condivide le indagini (due in Sicilia, a Vigatta, la prima e la terza; e una a Topolinia, la seconda). Questo cambio di prospettiva, rispetto alle altre celebri parodie Disney, ha intrigato Andrea Camilleri, dall’inizio, fino a convincerlo ad accettare con entusiasmo l’idea complessiva del progetto Topalbano. Protagonisti entrambi, dunque, Topolino e Topalbano, fianco a fianco, e non uno la caricatura dell’altro. Le trame di queste avventure sono, decisamente, più crude e realistiche, rispetto alle classiche storie di Topolino; ma l’incontro tra i due universi letterari, non ha rappresentato né la perdita di piacevolezza e divertimento, come, da sempre, tutti i lettori di Topolino si aspettano; né, d’altro canto, la perdita di suspence e di concretezza, come, di rimando, gli affezionati lettori di Camilleri si aspettano.

Topolino, all’inizio della storia, non comprende alcune espressioni in «vigattese», che utilizza Topalbano; e, da parte sua, il commissario Topalbano non intende accettare l’intrusione, nelle sue indagini, di questo dilettante, che si professa detective, e che, addirittura, gli confida l’intenzione di voler collaborare alle indagini, dalle quali, invece, a giudizio di Topalbano, egli deve restare fuori, lasciandone l’esclusiva competenza a lui. Ed allora, il punto di incontro tra Topolino e Topalbano, lo sceneggiatore lo ha realizzato, sapientemente, proprio su questo terreno di duplice e reciproca diffidenza, portando, l’uno, Topolino, a comprendere (e, addirittura, a utilizzare) il vigattese, con grande stupore di Minni; l’altro, Topalbano, ad accogliere alcune proposte investigative, rivelatesi vincenti, provenienti da Topolino. Adeguato spazio trova, in queste storie, il cibo, anche se, talvolta, in semplice forma di accenno (o di affaccio), che è elemento ricorrente e semanticamente pregnante  nei romanzi di Camilleri. Il commissario Montalbano, infatti, è un grande estimatore della cucina siciliana, con tutte le sue specialità e prelibatezze, goloso a tutti gli effetti. Così pure si rivela essere Topalbano, che, anche nel bel mezzo della sua indagine, non può non fare una sosta golosa in trattoria, per gustare, in religioso silenzio, in compagnia di un inappetente Topolino, un piatto di pasta con le sarde (anzi, due).

Le altre due avventure di Topalbano sono: «Topolino e lo zio d’America», uscito sul n° 3067 di «Topolino», del 9 settembre 2014, sempre con soggetto e sceneggiatura di Francesco Artibani, e con i disegni di Giampaolo Soldati; e «Topolino e la giara di Cariddi», uscito sul n° 3223 di «Topolino», del 30 agosto del 2017, con soggetto e sceneggiatura di Francesco Artibani, e con i disegni di Paolo Mottura.

L'autore

Trifone Gargano
Trifone Gargano
Trifone Gargano è professore presso l’Università degli Studi di Bari, con l’insegnamento «Lo Sport nella Letteratura». Ha insegnato «Linguistica italiana» al Corso di Laurea Magistrale in «Scienze della Mediazione Linguistica», e «Didattica della lingua italiana» per l’Università degli Studi di Foggia, e «Storia della lingua italiana» in Polonia (Università di Stettino). È autore di numerose pubblicazioni e collabora con la Enciclopedia Treccani, con il quotidiano «Corriere del Mezzogiorno» («Corriere della sera»), e con diversi blog letterari. Realizza lezioni-spettacolo sui Classici della Letteratura italiana, ed è commentatore televisivo e radiofonico.