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Luca Serianni, Grammatica italiana. Suoni forme costrutti

LUCA SERIANNI (Con la collaborazione di ALBERTO CASTELVECCHI), GRAMMATICA ITALIANA. SUONI FORME COSTRUTTI. NUOVA EDIZIONE a cura di GIUSEPPE PATOTA

INDICE

INTRODUZIONE. La Grammatica italiana di Luca Serianni dal 1988 al 2025, di Giuseppe Patota

PRESENTAZIONI EDIZIONI PRECEDENTI – GRAMMATICA – GUIDA ALLA CONSULTAZIONE:

INDICE DELLE ABBREVIAZIONI BIBLIOGRAFICHE – INDICE DEI FENOMENI E DELLE FORME NOTEVOLI – GLOSSARIO DEI TERMINI LINGUISTICI – DUBBI di Giuseppe Patota

Giuseppe Patota, La Grammatica italiana di Luca Serianni dal 1988 al 2024

«Mettere in rapporto la norma linguistica con le reazioni della comunità dei parlanti è, secondo me, uno dei compiti essenziali del grammatico. Compito difficile e ingrato, ma non eludibile per chi non si contenti dell’adeguamento puro e semplice alle prescrizioni della tradizione grammaticale o, viceversa, irrida a qualunque intervento normatore, bensì cerchi di individuare di volta in volta ciò che può considerarsi “norma”. Compito tanto più delicato, inoltre, per una lingua come l’italiano nella quale, a differenza di altre lingue europee, il confine e la definizione stessa di norma hanno dato luogo a secolari discussioni e puntualizzazioni a cui ha preso parte, in passato, gran parte del ceto intellettuale.

In tale tentativo, il grammatico non è solo il depositario di un certo sapere specialistico, ma è in qualche modo l’interprete della società di parlanti (e di scriventi) di cui fa parte: non per inseguire le mode del momento, ma per coglierne i processi di lunga gittata e per aggiustare su di essi il tiro dei propri interventi».

Questa riflessione, che nel 1989 Luca Serianni affidò a un saggio intitolato La lingua italiana tra norma e uso, oggi si presenta come il resoconto di un periodo di lavoro intenso: quello, compreso fra il 1986 e il 1988, in cui il grande linguista scrisse e pubblicò la prima edizione della sua Grammatica italiana, una delle più ricche e documentate dell’intera storia della nostra lingua e della nostra cultura;  un lavoro che, come ha osservato recentemente il Presidente dell’Accademia della Crusca Paolo D’Achille, «costituisce tuttora la grammatica di riferimento dell’italiano (standard) di fine millennio, per la ricchezza dei dati (a tutti i livelli di analisi linguistica, compresa la grafia ed esclusa solo parzialmente la testualità), la quantità di esempi (non solo letterari) di cui è corredata, la chiarezza del dettato».

Serianni impegna le molte pagine di cui l’opera si compone raccogliendo informazioni da oltre duecentosettanta libri, saggi e articoli di studiosi italiani e stranieri che coprono un arco temporale che va dal 1847 al 1987 (ma la maggior parte degli studi da lui utilizzati si concentra fra gli anni settanta e ottanta del secolo scorso, che immediatamente precedono la pubblicazione dell’opera, di cui dunque documenta l’alto livello di aggiornamento); assumendo o filtrando indicazioni provenienti da sedici grammatiche storiche, generali o scolastiche dedicate all’italiano da autori italiani e stranieri in un arco temporale che va dal 1737 al 1983; presentando e discutendo indicazioni provenienti da sette raccolte di dubbi grammaticali che coprono un arco temporale che va dal 1855 al 1985; assumendo materiali da quindici vocabolari storico-etimologici, generali, dei sinonimi e settoriali; e infine corredando la descrizione dei tratti costitutivi dell’italiano con un altissimo numero di esempi, a volte costruiti, molto più spesso tratti da testi autentici, letterari e non letterari. In più luoghi dell’opera sono presenti elementi di grammatica contrastiva: in particolare, l’autore istituisce confronti tra italiano e latino, greco antico e indiano antico, albanese, arabo, armeno, catalano, ceco, cinese, danese, ebraico, finnico, francese, georgiano, giapponese, inglese, lingue amerindiane e sino-tibetane, nauhatl, neogreco, olandese, persiano, polacco, portoghese, rumeno, russo, slovacco, sloveno, spagnolo, tailandese, tedesco, turco e ungherese. L’elenco dei prosatori (che sono la maggioranza) e dei poeti da cui sono attinte le forme, i costrutti e gli esempi che li accompagnano è ricchissimo, e va dal primo Duecento (gli esempi più remoti sono assunti dai versi di due poeti della cosiddetta Scuola siciliana, Giacomo da Lentini e Giacomino Pugliese) all’ultimo quarto del Novecento (gli esempi più vicini all’anno della pubblicazione della grammatica sono presi dal romanzo di Giorgio Montefoschi Lo sguardo del cacciatore, del 1987, e dal romanzo di Giampaolo Rugarli La troga, del 1988). Serianni cita direttamente o indirettamente le opere di 264 autori, 125 dei quali – quasi la metà – sono prosatori e poeti del pieno Novecento. La lista dei testi letterari da cui sono tratti gli esempi che accompagnano le indicazioni grammaticali è completata dai libretti d’opera musicati da Gaetano Donizetti, Pietro Mascagni, Wolfgang Amadeus Mozart, Giacomo Puccini e Giuseppe Verdi; quella dei testi non letterari comprende un numero consistente di quotidiani e periodici, guide di vario genere, testi d’argomento scientifico o filosofico, manuali di storia dell’arte, di storia della musica, di storia letteraria e di storia generale,  e inoltre include testi liturgici come il Messale festivo dei fedeli della Conferenza Episcopale Italiana nella sua versione del 1984 e testi giuridici come i codici civile, penale, di procedura civile e penale e quella Costituzione della Repubblica Italiana che in séguito lo studioso avrebbe evocato nella memorabile ultima lezione del 14 giugno 2017 e in un articolo pubblicato nel 2021,  giusto un anno prima della sua tragica morte. Questa impegnativa grammatica di riferimento dell’italiano di fine millennio assume e descrive non solo la lingua alta, ma anche e soprattutto la lingua comune, con frammenti tratti da canzoni cantate da Lucio Battisti (Una donna per amico, 1978), Lucio Dalla (4 marzo 1943, 1971), Rita Pavone (La partita di pallone, 1962), Giorgio Gaber (La ballata del Cerutti, 1960), Enzo Jannacci (Vengo anch’io. No tu no, 1968), Domenico Modugno (Nel blu dipinto di blu, 1958), Gianni Morandi (C’era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones, 1966), Gino Paoli (Che cosa c’è, 1963) e Donatella Rettore (Splendido splendente, 1979); sfrutta come esempi i titoli di alcuni film di Roberto Benigni e Massimo Troisi (Non ci resta che piangere, 1984), Luigi Comencini (Tutti a casa, 1960), Elio Petri (Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto, 1970), Franco Rosi (Uomini contro, 1970), Ettore Scola (Ballando ballando, 1983) e non si lascia scappare, trattando di suffissi alterativi accrescitivi, il Wojtilaccio che nel 1980 Roberto Benigni riferì a papa Giovanni Paolo II. Serianni racconta, citando un resoconto giornalistico, che «ne seguì una denuncia, ma Benigni si difese affermando: “In Toscana, aggiungere accio a un nome o a un cognome non ha senso offensivo, ma piuttosto familiare, affettuoso”» (cap. XV par. 76). Ho scritto «Serianni racconta» perché volevo adoperare proprio questo verbo: raccontare. In quale categoria collocare l’opera che qui si ripresenta: nella casella della grammatica descrittiva (cioè che descrive i meccanismi di funzionamento di una lingua) o in quella della grammatica normativa (che dà precise indicazioni su come usarla)? Simone Fornara ha rilevato che uno dei suoi pregi maggiori «è il tentativo, ottimamente riuscito, di conciliare l’aspetto descrittivo con quello normativo», e non si può che concordare con questo giudizio. Ma se potessi arricchirlo ricorrendo a un terzo aggettivo non tecnico, allora definirei quella di Luca Serianni una grammatica narrativa, perché dà conto dei tratti costitutivi dell’italiano dell’ultimo quarto del Novecento raccontandone la storia, ora partendo dalle origini latine ora rappresentandone le vicende nella tradizione dell’italiano scritto; descrive i suoni, le forme, le strutture sintattiche e la formazione delle parole dell’italiano partendo da zero; illustra fatti linguistici e nozioni anche complesse in modo estremamente chiaro, senza dare mai nulla per scontato: mentre descrive la lingua contemporanea, l’autore fa continui riferimenti al passato «non  solo  per  illustrare istituti  linguistici  arcaici – come lui stesso ebbe a scrivere nell’Introduzione alla prima edizione, che qui si ripropone alle pp. 000-000 –, ma anche per mostrare la continuità di molti fenomeni grammaticali dell’italiano di Dante o di Machiavelli con l’italiano contemporaneo».

La centralità di quest’opera nella storia della grammaticografia italiana recente è dimostrabile anche attraverso alcuni dati numerici. Nel 1988 uscirono quasi contemporaneamente il libro di cui stiamo parlando, il primo volume della Grande grammatica italiana di consultazione curata da Lorenzo Renzi, Giampaolo Salvi e Anna Cardinaletti e la Grammatik der italienischen Sprache di Cristoph Schwarze, poi tradotta in italiano nel 2009, tre opere che nel 1989 spinsero un grande italianista tedesco, Harro Stammerjohann, a scrivere che, grazie ad esse, la lingua italiana era diventata, in un colpo solo, quella meglio descritta del mondo. Forse è stato anche per l’inedita rilevanza che hanno assunto nell’ultimo scorcio del secolo scorso che Giuseppe Antonelli, Matteo Motolese e Lorenzo Tomasin, trent’anni dopo, hanno pensato di dedicare alle Grammatiche un intero volume della Storia dell’italiano scritto curata da loro. In gran parte di questo libro otto specialiste e specialisti spiegano a lettori e lettrici come i grammatici, dal terzo decennio del Quattrocento al secondo del Duemila, abbiano descritto e presentato o prescritto e codificato le regole di funzionamento dell’italiano. Ebbene, nelle 267 pagine impegnate da queste disamine, i riferimenti alla grammatica di Serianni sono 56, i riferimenti alla grammatica curata da Renzi, Salvi e Cardinaletti sono 6 e altrettanti sono i riferimenti alla grammatica di Schwarze nella sua versione in italiano.

L’opera di Serianni si colloca nel solco della grande tradizione grammaticale italiana, ma è fortemente aperta a tante novità che essa stessa ha contribuito a diffondere: fa riferimento alle nozioni fondamentali della linguistica testuale (testo, tema e rema, coerenza e coesione, anafora e catafora testuali, demarcativi e segnali discorsivi: cfr. capp. VII par. 125, IX parr. 4-13, XI par. 400a, XII par. 60); alla teoria degli atti linguistici e alla competenza pragmatica (cap. II par. 17); al baby talk (cap. XV par. 73); all’ opposizione fra “noto” e “nuovo” (capp. IV par. 2, XIV parr. 254 e 259); al ci attualizzante (cap. VII par. 50); alla cosiddetta “risalita” del pronome atono (cap. VII parr. 74-75); al che polivalente (cap. XIV par. 82); alla frase scissa (cap. XIV par. 81) e al periodo ipotetico dell’irrealtà nel passato con doppio indicativo (tipo «Se me lo dicevi, venivo prima»: cfr. cap. XIV par. 151).

Questa nuova edizione, che ripropone integralmente il testo originale del 1988, è completata da un’inedita Guida alla consultazione che si pone tre obiettivi: a) presentare in ordine alfabetico tutti gli argomenti relativi alla fonetica, all’ortografia, alla morfologia, alla sintassi e al lessico della lingua italiana descritti nell’opera; b) spiegare il significato di tutti i termini tecnici che vi compaiono; c) dare una prima risposta a quasi 3000 dubbi linguistici rinviando, dopo la soluzione, al capitolo e al paragrafo in cui sono illustrate e documentate le ragioni che l’hanno determinata.

È sorprendente rilevare come quest’opera, pubblicata per la prima volta nel 1988, consenta di risolvere tanti dubbi ancora attuali, che a distanza di quasi quarant’anni non poche delle persone che parlano e scrivono in italiano continuano a porsi: qual è il passato remoto di cuocere? Bisogna dire e scrivere antropologi o antropologhi?  E come si scrive po’: con l’accento o con l’apostrofo?

Chi cerchi, nelle pagine che seguono queste, il dispiegarsi di un atteggiamento impositivo o censorio rimarrà deluso: il più delle volte l’autore non prescrive né proscrive ma suggerisce una grafia, una forma o una costruzione fondandosi non su una norma astratta e inamovibile, ma sugli usi statisticamente più rilevanti della comunità dei parlanti.

Vale la pena aggiungere che Serianni ha continuato a scrivere di grammatica e a esercitare il mestiere di grammatico ben al di là del 1988. La prima grammatica scolastica che porta la sua firma risale al 1993; l’ultima è uscita postuma, nel 2024. Nel 1997 lo studioso arricchì il Glossario che completava la terza edizione della Grammatica italiana – edizione pubblicata dall’editore Garzanti nella fortunata serie delle “garzantine” – con le risposte a numerosi Dubbi linguistici, da lui scelti tra quelli in cui il parlante s’imbatteva (e tuttora s’imbatte) più spesso. Infine, dal 1995 fino all’anno della scomparsa, Serianni ha svolto un’intensa attività di consulenza rispondendo a molti quesiti grammaticali posti dai lettori e dalle lettrici dei libri e delle riviste pubblicate dall’Accademia della Crusca. Una selezione di questi materiali arricchisce la Lista dei dubbi che chiude questa nuova edizione della Grammatica italiana, che dunque, da questo punto di vista, è aggiornata al 2020.

Un solo argomento ha richiesto un approfondimento: quello relativo all’uso del femminile dei nomi di cariche e professioni. Alla fine degli anni ottanta del secolo scorso i limiti dell’impostazione «androcentrica» (l’aggettivo è di Serianni: cfr. cap. III par. 58) della morfologia nominale dell’italiano erano emersi da poco tempo. Rispetto a oggi, l’esigenza di una maggiore visibilità linguistica delle donne era meno marcata e diffusa, e forme come chirurga, magistrata, ministra, rettrice, scienziata, sindaca erano ben lontane dal rappresentare (o quanto meno dall’avvicinarsi a rappresentare) l’ordinaria amministrazione linguistica. Nei paragrafi 50-66 del III capitolo l’autore mostra una modica apertura nei confronti di queste forme femminili, di alcune delle quali (per esempio deputata, la giudice, la presidente, senatrice, la vigile: III 50, 51, 80c) segnala la correttezza grammaticale e la modica presenza nell’uso.

Tenendo in conto sia questo sia il fatto che, nell’ultima grammatica scolastica firmata anche da Serianni e pubblicata prima della sua scomparsa, quest’apertura si è fatta più ampia, fino ad accogliere forme come appuntata, architetta, assessora, avvocata, cancelliera, chirurga, finanziera, ingegnera, magistrata, ministra, notaia, la pilota, prefetta, sindaca, soldata, usciera, nella Lista dei dubbi ne ho inseriti alcuni relativi a questo aspetto dell’italiano che difficilmente avrebbero potuto trovare spazio in un testo pubblicato nel 1988,  ma che per forza devono averlo in uno ripubblicato nel 2025. Per le risposte, ho seguito le indicazioni fornite il 3 settembre del 2024 dal Consiglio direttivo dell’Accademia della Crusca, di cui Serianni fu socio autorevole. Il fatto che tali risposte portino la mia firma è doverosamente segnalato da una [P] che le chiude.

Come ha scritto Fabio Rossi in un ricordo del 2022, se si interrogava Luca Serianni su fatti di lingua, si scopriva che, «lungi dall’atteggiamento puristico che gli attribuiva chi lo conosceva poco e male, per lui l’importante era la scioltezza e la funzionalità dell’italiano».

Proprio questo mi auguro: che chi consulterà o studierà la sua Grammatica in questa nuova edizione possa migliorare la qualità del suo italiano in termini di scioltezza e funzionalità.

Riferimenti bibliografici e sitografici

Consiglio direttivo dell’Accademia della Crusca (Paolo D’Achille, Federigo Bambi, Rosario Coluccia, Rita Librandi, Annalisa Nesi), Ancora sull’uso del genere femminile nei testi giuridico–amministrativi, consultabile in rete all’indirizzo:  https://accademiadellaCrusca.it/it/contenuti/ancora-sulluso-del-genere-femminile-nei-testi-giuridico-amministrativi/37658.

Paolo D’Achille, Momenti di storia della grammatica, nel ricordo di Luca Serianni in «La Crusca per voi», 65 2022 – II, pp. 1-2.

Simone Fornara, Breve storia della grammatica italiana. Nuova edizione, Roma, Carocci, 2019.

 Lorenzo Renzi (a cura di), Grande grammatica italiana di consultazione. I. La frase. I sintagmi nominale e preposizionale, redazione di Anna Cardinaletti, Bologna, il Mulino, 1988.

Fabio Rossi, Luca Serianni e la dissimulazione onesta, in «Fata Morgana web» 18 agosto 2022, consultabile in rete all’indirizzo: https://www.fatamorganaweb.it/luca-serianni-e-la-dissimulazione-onesta/.

Christoph Schwarze, Grammatik der italienischen Sprache, Tübingen, Niemeyer, 1988.

Christoph Schwarze, Grammatica della lingua italiana. Edizione italiana interamente riveduta dall’Autore a cura di Adriano Colombo. Con la collaborazione di Emilio Manzotti, Roma, Carocci, 2009.

Luca Serianni, con la collaborazione di Alberto Castelvecchi, Grammatica italiana. Suoni forme costrutti, Torino, UTET, 1988.

Luca Serianni, La lingua italiana tra norma e uso, in Riflettere sulla lingua, a cura di Carla Marello e Giacomo Mondelli, Firenze, La Nuova Italia, 1991, pp. 37-52.

Luca Serianni, risposte a vari quesiti in La Crusca risponde, presentazione di Giovanni Nencioni, Firenze, Le Lettere, 1995.

Luca Serianni, risposte a vari quesiti in vari numeri del periodico «La Crusca per voi», 1995-2020.

Luca Serianni, con la collaborazione di Alberto Castelvecchi, Italiano. Grammatica. Sintassi. Dubbi. Con un glossario di Giuseppe Patota, Milano, Garzanti,1997.

Luca Serianni, Il testo della Costituzione e la padronanza linguistica, in «Scuola democratica», 2 2021, pp. 305-311.

Luca Serianni, Valeria Della Valle, Giuseppe Patota, L’italiano, Milano, Archimede Edizioni, 1993.

Luca Serianni, Valeria Della Valle, Giuseppe Patota, L’italiano per dire e per fare, Milano, Edizioni Scolastiche Bruno Mondadori, 2021.

Luca Serianni, Valeria Della Valle, Giuseppe Patota, L’italiano di tutte e di tutti, Milano, Edizioni Scolastiche Bruno Mondadori, 2024.

Harro Stammerjohann, Habemus grammaticam, in «Italiano e oltre», IV, fasc. 1, pp. 32-33.

Storia dell’italiano scritto. IV. Grammatiche, a cura di Giuseppe Antonelli, Matteo Motolese e Lorenzo Tomasin, Roma, Carocci, 2018.

Giuseppe Patota è professore ordinario di Linguistica italiana presso l’Università di Siena. È socio corrispondente dell’Accademia Nazionale dei Lincei, Socio nazionale dell’Accademia  della  Crusca  e  dell’Accademia  dell’Arcadia,  membro del Comitato Scientifico della Fondazione Natalino Sapegno e del consiglio direttivo della Fondazione “Lincei per la scuola” e della giuria del “Premio Strega”. Nel 2017 è stato insignito dall’Accademia dei Lincei del premio del Ministro dei Beni Culturali per la Linguistica e la Filologia; nel 2019 ha vinto il Premio Cesare Pavese per la saggistica con il volume La grande bellezza dell’italiano. Il Rinascimento; nel 2023 ha vinto il Premio Mondello Critica con il volume Lezioni di italiano. Conoscere e usare bene la nostra lingua. Ha al suo attivo oltre duecento pubblicazioni. Si è occupato, in particolare, di lingua letteraria  italiana  trecentesca,  cinquecentesca,  sette-ottocentesca,  dell’italiano scientifico di Galileo Galilei, di sintassi storica dell’italiano, di storia della lessicografia e della grammaticografia italiana, di insegnamento della lingua italiana a italiani e stranieri. Alcuni suoi libri sono stati tradotti e pubblicati in Francia e in Giappone.

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