Nell’edizione 2025 dell’International Athens Poetry Festival, il Circolo dei Poeti ha deciso di attribuire il Premio Barbara Fields-Siotis al poeta greco Ilias Kefàlas, che ha ricevuto il riconoscimento nella cerimonia di chiusura del Festival, il 2 ottobre, presso la Scuola Americana di Studi Classici ad Atene.
La scelta di Kefàlas non sorprende. Nato e residente a Meligos, un villaggio della Tessaglia, il poeta ha costruito una traiettoria coerente e appartata, fedele alla scrittura e al dialogo silenzioso con la natura circostante. Dal suo esordio nel 1980 con la raccolta Mastigia, fino alle opere più recenti, ha pubblicato più di trenta volumi, spaziando dalla poesia alla prosa, dalla letteratura per l’infanzia alla critica letteraria e artistica. Ma è nella poesia che la sua voce ha trovato la sua espressione più autentica: una voce capace di trasformare la quotidianità rurale in esperienza universale.
Kefàlas appartiene alla generazione letteraria degli anni Ottanta, a cui egli stesso diede il nome di “visione privata” (idiótiko órama). È significativo che tale definizione, nata come categoria critica, sia diventata un punto di riferimento nel dibattito sulla poesia greca contemporanea. Nei suoi versi si intrecciano due direttrici fondamentali: da un lato, l’impronta storica della dittatura che aveva segnato la sua giovinezza, con le inevitabili tensioni politiche e sociali; dall’altro, un progressivo distacco verso un linguaggio essenziale, che trova nella Natura il suo orizzonte simbolico e nell’Uomo la sua misura esistenziale.
La Natura, per Kefàlas, non è mai semplice scenario: è mito, è durata, è al tempo stesso caducità ed eternità. È in questo contesto che il suo sguardo si avvicina, negli ultimi anni, alla tradizione asiatica e in particolare al modello degli haiku giapponesi. La lezione orientale, fatta di rigore e di estrema concentrazione, gli permette di fondere la memoria della terra tessalica con una sensibilità universale, in cui l’osservazione neutra, la rinuncia alla metafisica e l’attenzione per il “qui e ora” restituiscono il ciclo stesso della vita.
L’assegnazione del Premio Barbara Fields-Siotis acquista così un valore simbolico. Istituito nel 2019 in memoria di una figura cosmopolita e generosa della cultura – Barbara Fields-Siotis, critica e animatrice che tra Stati Uniti e Grecia ha promosso riviste, festival e incontri letterari – il premio riconosce annualmente l’opera complessiva di un poeta, alternando un autore greco e uno straniero. Tra i nomi dei vincitori figurano Zefi Daraki, Bei Dao, Anastasìs Vistonìtis, Dana Gioia, Giorgos Blanas e Alicia Stallings: una costellazione che testimonia la vocazione internazionale del riconoscimento.
Kefàlas si inserisce dunque in questa linea di continuità, portando con sé la lezione di una poesia che non si limita a descrivere il mondo, ma lo abita dall’interno, come spazio vitale e ontologico. La sua è una scrittura che non teme la sobrietà, che privilegia la concentrazione alla dispersione, e che proprio in questa fedeltà trova la sua forza. In un’epoca segnata dall’eccesso e dalla frammentazione, la poesia di Kefàlas appare come un atto di resistenza silenziosa: un invito a riscoprire la densità del reale e il significato profondo dell’esistenza.
Qui di seguito la traduzione di due sue poesie
Trasparenze pomeridiane
Sotto i peschi
una camicia di serpente
si fa colatoio di luce.
Sulla pietra silenziosa luccica
il carapace d’una tartaruga bruciata.
Trasparenze universali si distendono,
e la vista giunge ovunque,
anche se in fondo incombe la notte,
dove si scorge la fine delle cose,
la propria fine,
come un anello che abbandona il dito
al destino della nudità.
Questo invisibile appello delle cellule.
Scoppia la pioggia
Le nubi allungano braccia serpentine
e sfiorano le cavità delle montagne.
Bagliori improvvisi,
tuoni,
ruggiti di creature ignote
risuonano nelle loro tane oscure.
Ma è soltanto la pioggia
che scoppia vorticosa,
e soltanto i miei occhi,
che prima avevano rifugi
e ora li hanno perduti,
rimasti vuoti come la mia anima,
che mai ha conosciuto rifugio.
L'autore
- Giorgia Karvunaki è nata in Grecia, a Creta, a Canea. Ha studiato in Italia Lingua e cultura italiana per stranieri, Scienze Politiche - Indirizzo Internazionale, Insegnamento dell'italiano come LS, Sceneggiatura e in Grecia Traduzione - Traduttologia. È membro associato e National Convener per la Grecia dal 2007 della Commissione internazionale per la storia delle istituzioni rappresentative e parlamentari (ICHRPI), Rappresentante accreditata del Nosside, Premio Internazionale di Poesia (Unesco) e Membro dell'International Theatre Institute (ITI). Vive ad Atene dove lavora come insegnate, traduttrice, promotrice culturale e ricercatrice storica. Le sue traduzioni, le sue interviste e i suoi articoli, sono stati pubblicati in riviste cartacee ed elettroniche in Grecia, in Italia e in Romania. Le sue traduzioni di opere teatrali sono state messe in scena in Grecia e in Italia. Nel 2018 è stata premiata dall'Istituto Italiano di cultura di Atene con il ‘Premio Luigi Pirandello’.
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