La «gattità» entra per la prima volta, felpatamente, nella lingua italiana nel 1981 con questi versi di Gianfranco Palmery: «…punta uccelli che mai prenderà; cerca il cibo, si appisola, si spulcia: cura la sua faticosa gattità» (Mitologie, Il Labirinto, 1981)
Nel 2014, La «gattità» diventa una voce nel Vocabolario Treccani: gattità s.f. L’essenza del gatto, nelle qualità che gli vengono attribuite da sempre, come indipendenza, eleganza, misteriosità […]
Nel 2025 Il Labirinto pubblica Gattità, una raccolta di tutte le poesie di Gianfranco Palmery dedicati ai gatti.
Il 22 ottobre 2025, su iniziativa dell’Onorevole Gian Antonio Girelli, la Camera dei Deputati ha presentato: Gattità di Gianfranco Palmery, La poesia e la dimensione sociale dei felini domestici. Per l’occasione, è stato chiesto a Nancy Watkins, vedova di Gianfranco Palmery, di parlare dell’uomo e dei gatti dietro la sua poesia.
Il discorso di Nancy Watkins
È un’emozione stare qui insieme per condividere i lavori di Gianfranco Palmery e parlare di “gattità”. Lui non era un tipo da facili entusiasmi ma la poesia e i gatti erano la sua vita e avere la gattità protagonista di un evento come questo avrebbe significato tanto per lui. Gianfranco non solo amava i gatti ma aveva qualche tratto in comune con loro: la curiosità e la sua incredibile capacita di prestare attenzione. Un altro tratto comune era l’assenza del senso del tempo e la non appartenenza alla proprio epoca, sia perché arcaico, sia perché “avanti”.
In che modo era “avanti”? La parola “Gattità” nasce 44 anni fa. A dir poco, non c’era allora la sensibilità di oggi per gli animali.
Una volta gli ho detto, «Avevi il cavallo più veloce!»
Come spesso accadeva, la sua risposta fu memorabile, quanto esilarante: ««No, avevo il cavallo fermo. Così quando gli altri sono arrivati al traguardo, ero lì ad aspettarli.»
-Ci siamo al “traguardo Gattità?”
Si può dire che la nostra casa editrice sia nata e cresciuta con la Gattità; da Mitologie, il nostro primo titolo in assoluto e poi la poesia d’apertura di Gatti e prodigi, un libro capitale per noi, best seller da 30 anni. Quando Edoardo Ferri mi ha proposto un’antologia delle poesie di Gianfranco dal titolo Gattità, una raccolta di tutti i testi dedicati ai gatti, ho subito accolto con grande entusiasmo la sua bellissima idea .
Ciascun gatto ha un carattere specifico. C’è un certo tipo di gatto che ti guarda e ti senti trasparente: ha capito tutto, non puoi nascondergli niente. Gianfranco era quel tipo di gatto. Era capace di entrare a livello molecolare nelle persone, nelle poesie, nell’arte. Leggeva una poesia e sapeva a quale tradizione apparteneva, le influenze, la sua musica, e se portava qualcosa di nuovo e valido. Idem per l’arte. Entrando in uno studio d’artista, guardava intensamente e poi faceva un commento. L’artista sgranava gli occhi, «proprio vero ma nessuno lo aveva mai notato!» Con le persone era più complicato. Era generoso e gentile ma c’è chi apprezza essere visto per quello che è veramente, chi invece no.
Gianfranco ha stretto un rapporto particolarmente intenso con un trovatello rosso che è entrato nella nostra vita da cucciolo. Nei giorni in cui si doveva dargli un nome, era intento con tutte le sue forze a capire cos’era uno specchio – così ha meritato il nome di Narciso. La poesia, “Il demonio infelice” segue Narciso nella sua vita quotidiana, “I sogni” invece lo osserva mentre dorme e dai movimenti delle palpebre e delle zampe, specula su cosa sta sognando e provando.
Il rapporto stretto era da entrambe le parti. Sono americana e ci capitava di partire per lunghi soggiorni in USA. I nostri quattro gatti erano sempre lasciati a casa con una persona fidata. Non una persona che veniva per dare i pasti, ma qualcuno che proprio si trasferiva a casa nostra. Una volta siamo partiti e la cat sitter ci ha subito chiamati per dirci che mentre le gatte stavano tutte bene, Narciso era inspiegabilmente fuori di sé. Passato qualche giorno, diceva che si era calmato, fin troppo. Dopo una permanenza di un mese, siamo tornati e il nostro bel gattone rosso era irriconoscibile: magro, magro, con la pelliccia diventata bianca. Era quasi morto di disperazione, troppo debole per alzarsi. Preso in braccio, imboccato, pian piano si è ripreso completamente e poi ha vissuto altri sette anni. Dopo questa esperienza, prima di un viaggio siamo stati molto attenti a spiegare a Narciso che stavamo partendo si, ma che saremmo tornati.
Purtroppo i gatti non vivono in eterno. Alla morte di Narciso, era Gianfranco che rischiava di morire di tristezza. Avrebbe fatto qualsiasi cosa per averlo ancora con sé.
Dopo un anno di lutto, ha deciso che era ora di prendere una gattina e i due hanno “aperto un piccolo paradiso precario” – durato sedici anni. La sua musa in pelliccia era assai vivace ed è stata un’infinita fonte di gioia, cantata in ogni momento del loro rapporto. Ha dedicato a lei un’intera raccolta, Profilo di gatta, non solo di poesie ma anche di disegni.
Penso che ogni persona che abbia la fortuna di convivere con un gatto potrà, non solo riconoscere il suo nei versi di Gianfranco – ma anche capire, ancora più in profondità, cos’è un gatto e il rapporto gatto-umano. Credo inoltre che anche nelle persone che non amano particolarmente i gatti, qualcosa cambierà sentendo i suoi versi. Come minimo dovranno riconoscere che sono esseri che meritano rispetto.
In che modo invece Gianfranco era arcaico? Non gli interessava l’apparire per apparire, la fretta, l’effetto facile. Voleva invece toccare l’eterno, l’assoluto, e per questo era disposto a un lavoro senza tregua, spesso senza neppure il merito del lavoro fatto.
Per fare un esempio, fondando la rivista «Arsenale» con altri scrittori, scrisse un magnifico editoriale senza mettere il suo nome. Per fare una rivista di questo tipo c’è bisogno di un duro lavoro sia del gruppo, sia di altre persone fuori dallo staff redazionale, che danno il loro decisivo contributo.
Gianfranco era la figura centrale, la figura chiave di «Arsenale» . Era quello in grado non solo di teorizzare cosa idealmente era fondamentale per una rivista, ma anche, con la sua conoscenza universale, il suo senso critico, la sua acuta curiosità e determinazione, di saper tradurre l’idea in realtà. Ogni testo passato per la rivista e poi per la casa editrice è stato rivisto da lui parola per parola, riga per riga, trovando titoli, soluzioni per traduzioni, riscrivendo note, che poi generosamente ha fatto uscire a firma di altri. Parlando di «Arsenale», diede una definizione che calza a pennello anche per lui;
“Cosa conferisce a una rivista il suo potere magnetico, polare? Avere uno scopo anteriore: non essere un luogo di concrezione di testi vari, ma uno spazio di risonanza spirituale; stare nel tempo, ma lontano dalle sirene dell’attualità.”
Le carte di Gianfranco, custodite nel Centro per gli studi sulla traduzione manoscritti di autori moderni e contemporanei a Pavia sono ricche di spunti: spaziano dalle sue note originali, divise in base a libro, saggio, articolo. Ci sono poi libri in edizione limitata, manoscritti di altri autori con le sue annotazioni, bandelle da lui scritte per ogni libro uscito con Il Labirinto, per non menzionare la sua fenomenale collezione di libri. Oggi con noi, c’è la Dottoressa Trotta, archivista del Centro Manoscritti che ha fatto il gran lavoro di schedare il contenuto di ben 26 scatoloni!
Gli archivi di «Arsenale», sempre a Pavia, contengono la collezione completa dei manoscritti di tutto ciò che fu pubblicato sulla rivista, sia di autori ben noti: poeti come Caproni, Luzi, Bertolucci; narratori come Carver, Consolo, Bonanni; saggisti tra i quali Quinzio, Agamben, Baldacci, insieme a traduzioni, e tanti, magari alla prima pubblicazione, che adesso sono diventati nomi noti. Nei suoi dodici numeri «Arsenale» e ha pubblicato lavori di 145 scrittori e 35 artisti per un totale di 870 pagine.
Nell’archivio ci sono pure delle curiosità. Per fare un esempio, c’è un foglietto manoscritto con una lista di venti poeti suggeriti per «Arsenale» da Josif Brodskij, allora fresco vincitore del Premio Nobel. Tre della lista, allora poco noti in Italia, riceveranno il Premio Nobel pochi anni dopo. Carlo Pulsoni ne ha parlato su Treccani.
Shelley diceva che i poeti sono “i legislatori segreti del mondo.” C’è qualche verità? Penso di sì, anzi ho la prova. Da un po’ di anni vivo a Sanibel, un’isola/città della Florida. Nonostante gli oltre tre milioni di macchine che passano il ponte ogni anno, si trovano folle di uccelli, farfalle, alligatori che prendono il sole sotto casa, tartarughe marine che depongono le uova sulle spiagge incontaminate, procioni, e coyote. Cinquanta anni fa quest’isola rischiava di diventare come Miami. Non è stato una cosa facile, ma partendo dalla visione degli artisti e dalla sensibilità di chi ama e rispetta la natura, insieme alla concretezza e il saper fare dei politici e un librone di regole, si è invece creato un santuario dove animali selvatici e umani convivano.
Mi auguro una convivenza altrettanto felice con tutti gli amati felini che abbiamo in casa!
***
Poesie di Gianfranco Palmery
Il demonio infelice che minaccia
libri e fogli mi è figlio e
fratello, il gatto fulvo che passeggia
superbo per la mia stanza ma cerca
le mie ginocchia come calde mammelle:
fascio di nervi ardenti e vaso
di lamenti attraversa la casa, forza
tutte le porte e appena si placa nei
penetrali odorosi di camere, ascelle –
ma da solo la notte lotta nelle tenebre,
rischia con i suoi dèmoni e si slancia
fuori al mattino per un bagno
di luce, come un guerriero sfinito
o un bambino – punta uccelli che mai
prenderà; cerca il cibo, si appisola, si
spulcia: cura la sua faticosa gattità.
***
Il Sogno col suo lento respiro, il corpo
di fiamma allungato sulle mie
gambe, sul petto, caldo peso leggero
m’immobilizza: docile subisco
il suo dominio, sono il suo dolce
complice il suo compare il mite animale
che aspetta – sono la cuccia del Sogno,
che alla fine si muove a lenti colpi
di coda annuncia il ritorno alla vita:
mobile rossa nuvola riprende
forma di gatto annuvolato e
annoiato che si stende e tenero prova
sulla mia carne l’artiglio affilato.
Bibliografia
Enrico Pulsoni intervista Nancy Watkins
Enrico Pulsoni interviews Nancy Watkins
Lo “Speciale” Treccani per Gianfranco Palmery
Il canone inedito della poesia secondo Brodskij
Palmery, Gianfranco / ArchiVista
Silverio Novelli sulla Gattità:
L'autore

- Nata a Chicago, Nancy Watkins vive a Roma dal 1978. È un’artista. Ha esposto in molte gallerie e musei in Europa e negli Stati Uniti e la sua opera è apparsa in decine di libri e copertine di riviste. È stata l’Art Editor di “Arsenale” e è autrice di quattro libri: Autoritratti senza lo specchio, The Poet’s Room, Il fiore è un’idea e Visionary Flowers. È la vedova di Gianfranco Palmery.
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