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Boeru in italiano

Bogdan Boeru, scrittore romeno e membro dell’Unione degli Scrittori di Romania, si impone come una delle voci più interessanti della narrativa romena contemporanea. La sua scrittura, intensa e raffinata, si distingue per la capacità di intrecciare tematiche profonde, tensione narrativa e una marcata vocazione visiva.

Il suo romanzo Benedictiana, pubblicato nel 2022 dalla casa editrice RAO, è stato recentemente tradotto in italiano e dato alle stampe nel 2025 da Futuralibri con il titolo Benedettiana. Con uno stile di respiro quasi cinematografico, fatto di scene ampie e dinamiche ma anche di dettagli rivelatori, Boeru conduce il lettore attraverso una narrazione densa di significati nascosti e verità interiori. Benedettiana si presenta come un’opera di grande attualità, capace di interrogare le inquietudini e le fratture del mondo contemporaneo a partire da una constatazione semplice ma essenziale: prima di definirci attraverso appartenenze religiose, politiche, etniche o culturali, siamo innanzitutto esseri umani.

L’incontro a Perugia

La presentazione del romanzo, che ha avuto luogo venerdì 17 aprile 2026 nella Sala delle Adunanze del Dipartimento di Lettere dell’Università degli Studi di Perugia, si è svolta sotto forma di dialogo tra l’autore e Diana Peppoloni, con la traduzione simultanea di Ancuta Budeanu, per favorire un confronto diretto tra Boeru e il pubblico.

Il dialogo ha toccato diversi nodi centrali: dalla genesi del romanzo alle scelte narrative, fino alle implicazioni più ampie di un testo che, pur guardando al passato, interroga con forza il presente. Particolarmente interessante è risultata la riflessione sul tempo, inteso da un lato come contesto storico ben definito — quello delle Crociate — e dall’altro come dimensione ciclica, in cui gli eventi sembrano seguire una logica quasi prevedibile, come se fossero destinati a ripetersi.

Tra i temi emersi, ha assunto rilievo anche la riflessione sulla libertà dell’uomo di ingegno, inteso come capacità di elaborare categorie di pensiero complesse e autonome, sottraendosi a schemi rigidi e visioni precostituite della realtà. In questo senso, il romanzo invita a considerare il pensiero non solo come strumento interpretativo, ma come spazio di responsabilità e di costruzione attiva del mondo.

È stata inoltre affrontata la questione del miracolo, non tanto come evento oggettivo quanto come processo interpretativo: qualcosa che accade nello sguardo dei personaggi prima ancora che nella realtà. In questa prospettiva si inserisce anche la scelta dell’autore di lasciare al lettore un ampio margine interpretativo.

Infine, si è discusso della forte componente visiva del romanzo — fatta di tempeste improvvise, luci che squarciano il buio, simboli religiosi, sangue e tensione apocalittica — e della possibile esistenza di una sensibilità comune tra questa estetica e quella musicale, suggerendo un’interessante convergenza tra linguaggi espressivi diversi.

 

 

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