Nelle foto di copertina il distacco dell’affresco
col martirio di San Lorenzo in graticola,
conservato nella sagrestia della chiesetta di Montepetriolo
Un quadro, restaurato ed esposto in cattedrale, nel transetto di sinistra/cantoria, racconta una storia di santi e di guerra, di sparatorie e trafugamenti. Si tratta di una tela di autore ignoto, presumibilmente riferibile al Seicento. Ritrae Lorenzo martire, giovanissimo (morì a 33 anni, come Cristo), coi classici attributi: in primis il paramento liturgico della dalmatica, poi l’emblema della gratella e la palma del martirio. Non manca, infine, l’aureola dorata della santità. Il santo martirizzato sui carboni ardenti sta mollemente appoggiato a una gigantesca graticola con la parte destra del corpo, in atteggiamento sorridente.
La sacra icona si trovava nella chiesina di San Lorenzo della Rabatta, ed è sfuggita per miracolo ai predatori di ieri e di oggi, che battono le chiesette periferiche e chiuse al culto. La chiesa parrocchiale esisteva già nel 1163, in quanto risulta che Federico I ne confermò il possesso alla cattedrale di San Lorenzo.
L’immagine sacra fu consegnata al restauro presso la “Bottega d’arte antica” di Tuoro sul Trasimeno, affidata alle cure dell’esperta restauratrice Rita Bellatreccia, sotto la sorveglianza della soprintendenza, nella persona della dottoressa Tiziana Biganti. “La prima curiosità – ci raccontava la restauratrice – consiste nel fatto che la tela portava un foro all’altezza del cuore, con i segni della bruciatura, lasciati dal metallo caldo di una pallottola”. Con la precisazione, misteriosa e interessante: “Il buco era stato risarcito posteriormente, alla meglio, con frammenti di pagine di un giornale in lingua tedesca”.
Dunque ricombiniamo le cose . Risulta che, nel 1943, non distante dalla chiesetta, si trovava un comando della Wermacht. Pare logico ipotizzare che la sacra icona, per sfregio o per scherzo, sia stata fatta segno di un colpo di pistola da parte di qualche “sparatore” tedesco miscredente. Non un vero e proprio tirassegno, piuttosto una sacrilega bravata. “La seconda peculiarità – ci raccontava Rita Bellatreccia – consiste nelle striature che percorrono verticalmente la tela”. “Segno – precisa – di uno smontaggio dal telaio e di un suo arrotolamento”. Due, a questo punto, le ipotesi: qualcuno l’ha arrotolata per portarsela via (proposito inattuato) o, forse, ha cercato di sottrarla al saccheggio e nasconderla, in attesa di tempi migliori. Comunque, riducendone l’ingombro ai minimi termini.
Sta di fatto che, successivamente, la tela è stata rimontata su un telaio non originale e di nuovo esposta. “Ma è positivo – ci disse don Fausto Sciurpa, priore dei Canonici della Cattedrale – che il santo sia tornato a casa”. “Sarebbe interessante – commenta l’arciprete, teologo e filosofo – compiere una ricerca, per verificare esattamente l’atto della committenza che deve aver lasciato traccia nei registri contabili del Capitolo”. “L’ipotesi, più che probabile – specificava – è che la realizzazione e il costo dell’opera siano ricaduti sulle spalle e sul bilancio dei Canonici, sotto la cui giurisdizione si trovava, e si trova, San Lorenzo della Rabatta”. “Di certo – commenta la restauratrice – si tratta di un’opera costosa: lo dimostrano la presenza dell’oro e di lacche pregiate, utilizzate dall’autore. Che doveva disporre di un budget cospicuo”.
Il restauro ha previsto la pulitura, il risarcimento della pellicola pittorica degenerata, il montaggio di una cornice d’epoca in sintonia con la tela. Il borgo entro il quale è ricompresa la chiesetta di San Lorenzo si trova in posizione collinare, alle pendici del Monte Tezio. Le sue origini risalgono presumibilmente a poco dopo il Mille. Oggi quel borgo è proprietà privata, sede di un agriturismo, tranne la chiesa, chiusa però da alcuni anni. Al cui interno è stata, appunto, ritrovata la tela in questione, opportunamente esposta nella cattedrale, intestata al santo che dà il titolo al duomo di Perugia.
Circa il foro di pallottola sulla tela, c’è un’altra ipotesi, sostenuta dal dottor Piero Calzoni, che ci dice: “Uno dei proiettili indirizzati verso la Chiesa dalle truppe Tedesche (e dei quali si possono ancora vedere i segni sulla facciata) potrebbe essere penetrato attraverso il rosone, andando a colpire proprio il cuore di San Lorenzo, la cui tela era collocata sopra l’altare maggiore, in diretta corrispondenza con il rosone”.
La restauratrice ci riferì come era stato risarcito quel buco di pallottola con bruciatura della tela: qualche tedesco lo aveva tamponato con un pezzo di giornale in lingua germanica.
Oggi siamo in grado di riferire un retroscena che ci è stato raccontato dallo stesso dottor Piero Calzoni, ex bancario con la passione della tutela e conservazione di beni antichi. Lui stesso, con una comunità spontanea di amici, aveva personalmente provveduto a rimettere in sesto il tetto crollato di quella chiesetta, prezioso bene storico-religioso-artistico-culturale in stato di abbandono.
Racconta: “Alle finestre non c’erano i vetri. I piccioni entravano sporcando di guano quanto restava di cose antiche da tutelare. Poi, generosamente, una signora ha provveduto a proprie spese”. Ma cosa c’entra la tela di San Lorenzo? “Nella chiesetta – riferisce Calzoni – ignoti predatori avevano fatto man bassa di oggetti d’arte. Tra queste testimonianze di arte e di fede, avevano asportato una Madonna antica e altro. Per fortuna, doveva trattarsi di ladri perfettamente ignoranti. Tanto che, quando videro il quadro (seicentesco) del San Lorenzo, ritenendolo di scarso interesse, tagliarono la tela e portarono via la cornice vistosa che, secondo loro, doveva valere qualcosa. Potrebbe essersi trattato di un furto su commissione”.
“Qualcuno della curia – prosegue – allertato del furto capitato nella chiesetta, potrebbe aver notato e arrotolato la tela tagliata”. Si spiegano così quelle striature delle quali la restauratrice non riusciva a chiarire correttamente l’origine.
La professionista sosteneva, per congettura, che l’avessero preparata per trafugarla o, al contrario, che qualcuno avesse voluto così sottrarla alle mire dei predatori di opere d’arte. Ma entrambe le ipotesi erano errate. Pare ragionevole sostenere che sia stato qualcuno, subito dopo il furto della cornice.
“Notato il furto – conclude Piero Calzoni – avvisammo i canonici perché venissero a ritirate la tela che risale addirittura al Seicento e che fu quindi portata al restauro”.
Il resto possiamo ammirarlo in duomo: la tela è posta sul transetto di sinistra, sul lato dell’organo. È bellissima e visibile da chiunque lo desideri. Frutto della buona volontà di privati cittadini e… dell’ignoranza di ladri maldestri e privi di buon gusto.
L'autore
- SANDRO ALLEGRINI ha pubblicato studi di filologia classica e storia, arte e letteratura sulla produzione di autori locali e nazionali. Ha creato e dirige collane di biografie (“Umbri”), di dialetto “I grandi classici in perugino” (Dante, Michelangelo), di poesia (“Officina del Dialetto”), narrativa, critica e saggistica (“Lanterne”, Orient Express). Ha pubblicato oltre 80 volumi di storia locale e lingua perugina, editor di testi di prosa e poesia, autore di documentari sui rioni di Perugia (Futura Edizioni). Membro della Deputazione di Storia Patria per l’Umbria, Accademico d’onore dell’Accademia di Belle Arti “Pietro Vannucci” di Perugia, iscritto all’Ordine nazionale dei Giornalisti, è fondatore e coordinatore dell’Accademia del Dónca. Tra le sue ultime pubblicazioni “Mia zia Maria Callas. Dietro le quinte” (2024) con Angelo Meneghini e “La Costituzione Italiana m perugino” (Morlacchi editore, 2025), col magistrato Beatrice Meniconi. Ne Il Giornale dell’Umbria.com scrive sotto il brand di Inviato Cittadino, cura le sezioni Accademia del Dónca e la rubrica Palcoscenico
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