Pochi forse sanno che la chiesa cattedrale di Perugia è impreziosita da un capolavoro identitario in cui si fondono arte, cultura e religiosità. Si tratta della rappresentazione dantesca nella Porta del Giubileo di Artemio Giovagnoni.
Questo capolavoro in piazza Danti fu realizzato in occasione del Giubileo del 2000, vescovo Giuseppe Chiaretti, pontefice Giovanni Paolo II. Porta dedicata alla Vergine delle Grazie la cui effige è rappresentata in una colonna della chiesa cattedrale (Giannicola di Paolo?).
Nel registro superiore, paradisiaco, un trionfo di santità con, a destra, i compatroni Lorenzo, Ercolano e Costanzo e (a specchio) i due santi umbri Benedetto e Francesco. Alle loro spalle, il Sommo Poeta Dante la cui Commedia è contestualizzata nel giubileo del 1300.
Doppio richiamo che avrebbe dovuto sollecitare l’attenzione di intellettuali e dantisti nell’anno 2021, ricorrenza del settimo centenario del poeta fiorentino. Ma che cade a proposito anche nell’occasione dell’attuale ottocentenario francescano.
Sullo sfondo, Giovagnoni ha realizzato monumenti sacri identitari come il tempio ottagonale di S. Ercolano e la basilica urbana di San Domenico. Ma anche emergenze laiche di antico rango, come l’Arco Etrusco.
Il corpo centrale celebra il secondo millennio dalla nascita di Cristo. Con episodi quali Annunciazione, Adorazione dei pastori, Deposizione e Resurrezione.

Nel registro più in basso si realizza il contrasto fra la guerra e un auspicio di pace. In pratica la violenza di ieri (fruste e bastoni) viene attualizzata con quella di oggi (fucile) a dimostrare l’universalità del male. Mai come oggi se ne avverte l’attualità.
Tra i monumenti identitari si notano la Fontana Maggiore, l’Arco Etrusco, il matitone di San Pietro… e tanto altro. Alle spalle di Dante: i campanili di San Pietro e San Domenico.
Dante in piedi, dietro Francesco e Benedetto, è rappresentato nella modalità iconografica tradizionale: libro in mano, lineamenti marcati, cuffia dottorale in testa. Mentre Francesco è inginocchiato, nell’atto di ricevere le stimmate, Benedetto (abito monastico e barba lunga) regge nella destra il libro della regula e nella sinistra la croce astile, come guida spirituale della comunità,
La presenza dantesca è significativa per più d’una ragione. Innanzi tutto perché nella Porta del Giubileo 2000 è intuitivo il riferimento al giubileo del 1300, anno in cui il poeta immagina il viaggio.
C’è, poi, da valutare non solo il prestigio del Sommo Poeta, ma anche la forte inclinazione letteraria e religiosa di Artemio Giovagnoni che fu intellettuale a tutto tondo, oltre che uomo religioso e di altissima spiritualità. Non solo scultore, medaglista, ma anche uomo di cultura, letterato raffinato, storico rigoroso, drammaturgo e poeta. Senza trascurare l’analogia di carattere morale e religioso. Giovagnoni è stato infatti artefice di una vastissima produzione religiosa: paliotti, pannelli, sculture, Crocifissi, fonti battesimali… opere che adornano e impreziosiscono numerose chiese della sua/nostra città. Penso, per affinità personale, alla chiesa di S. Donato all’Elce in cui sono ben sei le opere a lui dovute.
L'autore
- SANDRO ALLEGRINI ha pubblicato studi di filologia classica e storia, arte e letteratura sulla produzione di autori locali e nazionali. Ha creato e dirige collane di biografie (“Umbri”), di dialetto “I grandi classici in perugino” (Dante, Michelangelo), di poesia (“Officina del Dialetto”), narrativa, critica e saggistica (“Lanterne”, Orient Express). Ha pubblicato oltre 80 volumi di storia locale e lingua perugina, editor di testi di prosa e poesia, autore di documentari sui rioni di Perugia (Futura Edizioni). Membro della Deputazione di Storia Patria per l’Umbria, Accademico d’onore dell’Accademia di Belle Arti “Pietro Vannucci” di Perugia, iscritto all’Ordine nazionale dei Giornalisti, è fondatore e coordinatore dell’Accademia del Dónca. Tra le sue ultime pubblicazioni “Mia zia Maria Callas. Dietro le quinte” (2024) con Angelo Meneghini e “La Costituzione Italiana m perugino” (Morlacchi editore, 2025), col magistrato Beatrice Meniconi. Ne Il Giornale dell’Umbria.com scrive sotto il brand di Inviato Cittadino, cura le sezioni Accademia del Dónca e la rubrica Palcoscenico
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