Per studiare la storia di una lingua non basta leggere i libri che sono entrati nel canone. Talvolta bisogna cercarla in materiali assai meno solenni: nei fogli che si vendevano per strada, nelle cronache cittadine, nelle satire politiche, nelle poesie d’occasione, nei dialoghi e negli articoli dei periodici destinati, almeno in origine, a durare lo spazio di qualche giorno.
Come si cercano parole, tratti o interi componimenti in un giornale romanesco? Se si conoscono già la testata, l’annata e magari il fascicolo, si può naturalmente andare alla fonte e cominciare lo spoglio. Ma se si vuole sapere quando comincia a circolare una determinata forma, chi la usa, o indagare la presenza di testi di uno specifico autore nelle riviste cui era legato, la questione si complica. Le riproduzioni digitali dei periodici permettono oggi di consultare materiali che fino a pochi anni fa richiedevano necessariamente una visita in biblioteca; non sempre, però, consentono di cercare con precisione dentro quei materiali.
Da questo problema nasce ArPeR – Archivio dei periodici romaneschi, realizzato nell’ambito del progetto omonimo e sostenuto dal Fondo Nazionale Svizzero per la Ricerca Scientifica (P500PH_222332). La piattaforma, consultabile all’indirizzo https://arper.vercel.app/search, raccoglie e rende interrogabili testi in romanesco pubblicati nella stampa periodica tra il 1870 e il 1920, affiancando al corpus testuale la possibilità di risalire alle riproduzioni dei fascicoli da cui i testi sono tratti.
La scelta di questi estremi cronologici non è casuale. Per la prima metà dell’Ottocento l’opera di Giuseppe Gioachino Belli costituisce una testimonianza di eccezionale ricchezza; dopo il 1870, però, la città diventa capitale del Regno d’Italia, cresce rapidamente e accoglie nuovi abitanti provenienti da varie aree della penisola. Cambia la composizione sociale della città e, inevitabilmente, ne risente il suo assetto linguistico: alcuni tratti tradizionali arretrano, altri resistono, mentre nuove forme e nuovi usi si diffondono o si consolidano.
Per osservare questa fase occorre quindi allargare il repertorio delle fonti. I periodici offrono da questo punto di vista un osservatorio privilegiato: accanto alla poesia ospitano prose, dialoghi, cronache, satire, polemiche, lettere e testi d’occasione. Nelle loro pagine il romanesco è lo strumento per commentare un fatto di cronaca, mettere in scena una conversazione e così intervenire nella politica cittadina.
Una parte consistente di questa stampa è oggi accessibile grazie ai programmi di digitalizzazione condotti da biblioteche e istituzioni. Resta tuttavia una differenza sostanziale tra poter consultare un periodico e poterlo interrogare agevolmente. Se i testi dialettali sono dispersi all’interno di centinaia di fascicoli, spesso in italiano, individuare tratti notevoli o ricostruire gli scritti di un autore richiede ancora uno spoglio manuale piuttosto esteso; è qui che interviene ArPeR, costruendo uno strumento di ricerca ad hoc per queste riproduzioni digitali.
Il nucleo attuale dell’Archivio comprende alcune delle principali testate che hanno ospitato testi romaneschi nell’arco cronologico considerato: Capitan Fracassa (1880-1905), Casandrino in dialetto romanesco (8 agosto-14 ottobre 1897), Er Conte Tacchia (1907), Er cuppolone (1907), Fornarina (1882-1883), Il Cicerone (1894), Mannaggia la rocca (1901), La donna che ride (1907), La Frusta (1873), La Frusta: periodico umoristico illustrato (1909-1910), La saletta d’Aragno (1912), Rugantino (1887-1896; 1919-1920). Il database è stato tuttavia concepito come una risorsa ampliabile, nella quale potranno essere progressivamente accolti nuovi testi e nuove testate.
Per agevolare la consultazione dei materiali già presenti e mostrare le possibilità offerte dallo strumento, se ne propone qui una breve presentazione.

La pagina costituisce il punto di accesso principale al corpus. La ricerca può partire direttamente da una forma linguistica e può essere successivamente circoscritta mediante gli altri parametri disponibili. Il sistema consente anche l’impiego dei caratteri jolly: inserendo, per esempio, una sequenza come bac*, vengono recuperate le forme del corpus che iniziano con quella stringa. Questa modalità segue criteri di interrogazione familiari a chi utilizza corpora storico-linguistici come quelli dell’Opera del Vocabolario Italiano.
Una volta avviata la ricerca, ArPeR restituisce le forme individuate nel corpus e permette all’utente di selezionare quelle pertinenti alla propria indagine. Non è necessario, quindi, che una ricerca coincida con una singola grafia: la variabilità ortografica caratteristica dei testi dialettali può essere gestita attraverso l’interrogazione di più forme e mediante l’uso combinato dei caratteri jolly.

Per ogni occorrenza vengono forniti il contesto testuale e una serie di metadati che permettono di risalire immediatamente alla fonte: la testata, il fascicolo, l’autore, quando noto, e il titolo del testo. Il contesto visualizzato inizialmente può inoltre essere ampliato, così da leggere una porzione più estesa del brano nel quale la forma compare.
La ricerca per forme può essere combinata con gli altri parametri presenti nella piattaforma. È possibile, per esempio (vd. Fig. 1), circoscrivere le occorrenze a un singolo autore, a una determinata rivista o a uno specifico periodo cronologico. In questo modo una stessa forma può essere osservata all’interno di sottoinsiemi differenti del corpus e confrontata fra autori, testate o annate.
La possibilità di combinare più criteri rappresenta uno degli aspetti centrali di ArPeR. Una ricerca linguistica può infatti partire da una forma e procedere verso le fonti nelle quali essa è documentata; ma è possibile anche compiere il percorso inverso, selezionando anzitutto un autore o una rivista e osservando successivamente quali forme siano attestate nei testi prescelti. La piattaforma permette inoltre di eseguire più interrogazioni (vd. “Aggiungi ricerca” in Fig. 1), così da accostare forme diverse all’interno della medesima sessione di ricerca.
La presenza del filtro relativo agli autori risponde anche a una seconda finalità dell’Archivio. La pubblicistica romanesca tra Otto e Novecento è infatti caratterizzata da una notevole presenza di testi anonimi, sigle e pseudonimi. La ricostruzione del rapporto fra testo e autore, necessaria per l’inserimento dei dati nella piattaforma, ha permesso in alcuni casi di integrare bibliografie già note.
Un esempio è quello di Giggi Zanazzo, figura centrale della cultura romanesca postunitaria e direttore del Rugantino. Attraverso lo spoglio dei periodici sono stati individuati alcuni suoi componimenti non compresi nelle principali raccolte postume (ad esempio Er motivo der gran rifiuto) e nuove versioni di componimenti già editi (La Pasqua a Roma, Smagne, Bellaggio, ecc.)

La ricerca per autore può quindi essere utilizzata non soltanto per restringere un’indagine linguistica, ma anche come strumento per ricostruire la produzione dispersa dei collaboratori delle riviste. Se una simile integrazione è possibile nel caso di uno degli autori romaneschi più noti del periodo, il margine di ricerca è potenzialmente ancora maggiore per figure meno conosciute, la cui produzione è rimasta in larga parte affidata alle pagine dei periodici.
La consultazione del corpus non sostituisce peraltro quella del documento originale. Uno degli obiettivi di ArPeR è mantenere costantemente collegati testo e fonte: alle trascrizioni si affiancano infatti le riproduzioni dei fascicoli da cui sono tratte, direttamente quando il materiale è stato digitalizzato nell’ambito del progetto o mediante rinvio alla biblioteca digitale che conserva la riproduzione.

Il ritorno all’immagine consente innanzitutto di verificare la trascrizione, ma permette anche di ricostruire il contesto editoriale nel quale un testo appariva: la sua posizione nella pagina, l’eventuale presenza di illustrazioni, le rubriche adiacenti e gli altri contributi contenuti nello stesso numero. ArPeR funziona quindi contemporaneamente come corpus e come archivio: il dato testuale può essere interrogato autonomamente, ma rimane sempre riconducibile alla fonte documentaria da cui proviene.
I materiali raccolti si prestano inoltre a indagini che superano il piano strettamente linguistico. I periodici costituiscono una fonte rilevante anche per la storia letteraria, culturale e politica della Roma postunitaria: nelle loro pagine trovano spazio la cronaca cittadina, la satira, le polemiche anticlericali, il dibattito politico, il costume e numerosi aspetti della trasformazione sociale della capitale. Si tratta di fonti di “vita romana” che fanno di questi giornali una documentazione altrettanto significativa per la storia culturale e sociale della capitale dopo l’Unità.
L'autore
- Martina Ludovisi è postdoc di Linguistica italiana. Dal 2024 dirige il progetto ArPeR – Archivio dei periodici romaneschi, finanziato dal Fondo Nazionale Svizzero; nello stesso anno ha collaborato al progetto CorTIM. Corpus Testuale dell’Italia Mediana. Dal 2020 al 2022 ha lavorato con borsa dottorale prima alla GSR-Grammatica Storica del Romanesco, poi nel 2023 al MIRA – Mappatura dell'Italoromanzo antico. Si occupa di tradizione testuale e di dialetti dell'area mediana, in particolare di romanesco.

