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Altamante Logli, il poeta di Scandicci tra bosco, lavoro e ottava rima

Altamante Logli (Luicciana, nel comune di Cantagallo, 1921 – Scandicci, 4 luglio 2007), poeta improvvisatore, operaio, boscaiolo e cantore popolare, fu per decenni una delle voci più autorevoli dell’ottava rima toscana e uno dei maggiori interpreti dell’arte del contrasto. Nato in un ambiente rurale e trasferitosi ancora giovane a Scandicci, Logli seppe trasformare una cultura nata dall’oralità e dall’esperienza del lavoro in una forma poetica capace di confrontarsi con l’attualità, la cronaca e i mutamenti della società. Alla sua morte, il sindaco di Scandicci Simone Gheri e il presidente di Scandicci Cultura Aldo Frangioni lo definirono «l’ultimo dei poeti in ottava rima» e ne sottolinearono la perdita per la cultura popolare toscana. Logli nacque nell’area montana di Cantagallo, precisamente a Luicciana, nel 1921; passò l’infanzia e la prima adolescenza in un ambiente legato al lavoro agricolo e boscaiolo. In una testimonianza autobiografica ricordò di avere iniziato a conoscere la poesia improvvisata ancora bambino, quando, dodicenne, lavorava come garzone a Cantagallo e incontrò Nello Quaranti, un pecoraio che si dilettava a cantare in ottava rima. Fu Quaranti a portarlo a una festa a Vaiano e a offrirgli l’occasione della prima improvvisazione pubblica: salito su un tavolino, il giovanissimo Logli cominciò a improvvisare versi e, come avrebbe raccontato molti decenni dopo, da quel momento non smise più. Nel 1935 si trasferì a Scandicci, dove avrebbe vissuto per il resto della sua esistenza: inizialmente lavorò come boscaiolo e successivamente come operaio alla REX, la grande realtà industriale fiorentina. Logli fu un grande lavoratore, profondamente legato alla cultura popolare, ma immerso anche nella trasformazione sociale della Toscana del secondo dopoguerra. Egli partecipò al secondo conflitto mondiale come soldato di leva e, al ritorno, riprese progressivamente l’attività poetica e fu in questi anni che la sua fama cominciò ad ampliarsi. Entrò in contatto con alcuni dei più importanti improvvisatori toscani del periodo, fra i quali Gino Ceccherini, Elio Piccardi e Mario Andreini, e costruì progressivamente una reputazione che lo avrebbe portato a diventare uno dei maestri riconosciuti dell’ottava rima. La sua generazione rappresentò uno degli ultimi grandi momenti di una tradizione che, pur affondando le proprie radici nella poesia rusticale, nella tradizione bernesca e nell’oralità contadina, riusciva ancora a trovare un pubblico vastissimo nelle feste, nelle sagre, nei mercati e negli incontri popolari.

La specialità di Logli fu soprattutto il contrasto: la sua abilità consisteva nel rispondere immediatamente all’avversario mantenendo metrica, rima, ritmo e coerenza tematica, ma introducendo nello stesso tempo ironia, provocazione e capacità argomentativa ed egli divenne celebre proprio per questa capacità, tanto che le fonti lo ricordano come uno dei massimi maestri del genere (lo stesso poeta considerava l’improvvisazione un «dono di natura», qualcosa che non si poteva semplicemente imparare sui libri). Le testimonianze sui poeti estemporanei della sua generazione insistono sulla loro sorprendente preparazione: conoscenza della Divina Commedia, dell’Orlando furioso, lettura dei quotidiani e attenzione costante alla politica nazionale ed internazionale. Le sue ottave potevano nascere da un contrasto sul rapporto fra padrone e contadino, dalla tradizionale schermaglia fra suocera e nuora, ma anche da questioni contemporanee come le Torri Gemelle, Prodi e Berlusconi (questa capacità di adattamento è uno degli elementi che rendono significativa la sua figura anche dal punto di vista storico-letterario). Logli appartiene infatti a quella generazione di poeti popolari che riuscì a mantenere viva l’ottava rima quando la progressiva scomparsa del mondo contadino sembrava destinarla inevitabilmente all’estinzione; lungi dal limitarsi a ripetere formule tradizionali, egli le utilizzò per commentare la società nella quale viveva e la poesia estemporanea diventava così una sorta di giornalismo orale, capace di reagire immediatamente agli avvenimenti e di elaborarli secondo i codici della cultura popolare. Un ruolo importante nella conservazione e nella successiva riscoperta di questa produzione fu svolto dallo stesso Logli che, nella sua casa di via di Casignano, nel quartiere di Vingone a Scandicci, raccolse fotografie, registrazioni audio e videocassette, insieme agli appunti e ai testi dei propri contrasti. Questo archivio privato, censito nel progetto I custodi delle voci. Archivi orali in Toscana, costituisce una testimonianza preziosa della cultura della poesia estemporanea nella seconda metà del Novecento; essendovi conservati materiali capaci di restituire l’intero ambiente culturale nel quale il poeta si muoveva ed i rapporti con gli altri improvvisatori.

Inoltre, la sua produzione discografica testimonia una fama che aveva già superato i confini strettamente locali: fra i 45 giri che lo videro protagonista figurano La crisi della benzina, La donna e gli alleati — contrasto con Gino Ceccherini — e Giovanotto e ammogliato. Nel 2010 Scandicci Cultura, con la collaborazione dell’Associazione Toscana Folk, raccolse su CD alcuni dei suoi contrasti con Gino Ceccherini, Elio Piccardi e Giacinto Bargiacchi, contribuendo alla conservazione di una parte significativa del repertorio. Il disco fu realizzato in occasione della terza edizione del premio «Il Cappello di Altamante», istituito dal Comune di Scandicci in sua memoria e assegnato negli anni a Realdo Tonti, Gianni Ciolli e Benito Mastacchini. Nel 2006 la sua voce fu inserita nel CD Il seme e la speranza dei Gang, nel quale egli declama Se si pensa alla spaventosa guerra, componimento da lui scritto nel 1944 (l’esistenza di questo testo, nato durante gli anni della guerra, conferma inoltre la presenza nella sua produzione di una componente civile e politica che sarebbe rimasta costante anche nell’età matura). Un altro momento importante della sua biografia culturale fu il rapporto con Roberto Benigni. Logli ebbe un ruolo importante nel far conoscere a Benigni il mondo dell’ottava rima, mettendo in relazione due forme apparentemente lontane di comicità: quella del poeta improvvisatore e quella dell’attore e comico contemporaneo. In entrambi i casi però la parola è azione, ritmo, risposta immediata, capacità di giocare con le aspettative del pubblico. La tradizione orale dei poeti toscani può così essere considerata anche uno dei retroterra culturali di una più ampia cultura della performance comica toscana del secondo Novecento. Nel 1995, insieme a Realdo Tonti, Logli fu invitato da Francesco Guccini a tenere una lezione sulla poesia estemporanea all’Università di Bologna. Il poeta che aveva imparato l’ottava da un pecoraio e aveva iniziato a improvvisare da ragazzino si trovava così a raccontare la propria esperienza all’interno di un’università, davanti a un pubblico interessato alla cultura orale. È un passaggio importante anche per la storia degli studi sulle tradizioni popolari, che proprio negli ultimi decenni del Novecento iniziarono a considerare seriamente gli improvvisatori non come semplici curiosità folkloristiche, ma come autentici autori e depositari di una competenza poetica complessa.

La crescente attenzione degli studiosi portò nel 2000 alla pubblicazione di Il poeta di Scandicci. Vita in versi e contrasti in ottava rima di Altamante Logli, curato da Alessandro Bencistà e pubblicato a Firenze da Libreria Chiari. Il libro raccoglie testi, versi e contrasti e fissa sulla pagina una parte della produzione che per decenni era esistita soprattutto nella dimensione effimera della performance. Ancora più importante è Altamante. Una vita all’improvviso, pubblicato nel 2008 a cura di Andrea Fantacci e Monica Tozzi per le Edizioni Gorée; volume, corredato da un DVD, che raccoglie un’ampia scelta della produzione improvvisata di Logli e cerca di affrontare proprio il problema della trasmissione di una poesia nata oralmente. Gli autori sottolineano che fissare sulla carta un documento orale è inevitabilmente insufficiente per restituirne pienamente la natura «volatile»: per questo la trascrizione è affiancata da filmati che consentono di cogliere la dimensione performativa della poesia. Il titolo sintetizza efficacemente il carattere della sua poesia: l’improvvisazione non è soltanto una tecnica, ma una forma di esistenza; significa essere costantemente pronti alla risposta, all’invenzione, alla variazione, al confronto.

Il suo valore risiede tanto nei singoli versi quanto nella capacità di documentare un intero sistema culturale fondato sulla memoria collettiva, sull’ascolto e sull’esercizio pubblico della parola. A Scandicci la memoria di Logli venne istituzionalizzata anche attraverso il premio «Il Cappello di Altamante», promosso dal Comune a partire dal 2008. Il premio fu assegnato, fra gli altri, a Realdo Tonti, Gianni Ciolli e Benito Mastacchini, collegando idealmente diverse generazioni della poesia estemporanea toscana. La sua figura ricevette un ulteriore riconoscimento negli ultimi mesi di vita, grazie alla città di Scandicci, la quale aveva progettato di dedicargli una serata all’interno della manifestazione Open City, presso il Castello dell’Acciaiolo, con la partecipazione di alcuni suoi allievi, fra i quali Gianni Ciolli. In occasione dell’iniziativa avrebbe dovuto essergli consegnata una scultura di Paolo Staccioli come omaggio alla sua attività poetica, ma la malattia e la morte improvvisa impedirono la realizzazione di tale evento. Logli morì a Scandicci, lasciando dietro di sé una lunga tradizione di allievi e di poeti che ne avevano riconosciuto l’autorevolezza. La sua eredità non si è tuttavia esaurita nella memoria locale: l’archivio privato, le registrazioni discografiche, le pubblicazioni e i documentari dedicati alla sua figura hanno consentito di trasferire parte della sua esperienza nella ricerca contemporanea sulle culture popolari. Nel censimento degli archivi orali della Toscana Altamante Logli viene presentato come uno dei più celebri poeti popolari viventi della regione e come il decano dei poeti estemporanei toscani. Queste definizioni assumono oggi un significato storico: Logli rappresenta il punto di raccordo fra la tradizione contadina dell’ottava rima e la sua progressiva trasformazione in patrimonio culturale riconosciuto, studiato e documentato.

L'autore

Gabriele Fabrizi
Gabriele Fabrizi (Livorno, 1999) si è laureato con lode in Italianistica presso l’Università di Pisa con una tesi in Letteratura italiana dal titolo «Una funicolare dove porta, amici nella notte». Commento alle Stanze della funicolare di Giorgio Caproni (relatrice Ida Campeggiani). In precedenza, ha conseguito la laurea triennale in Lettere moderne presso il medesimo Ateneo con una tesi dedicata a ricreare una Breve storia del turismo balneare a Livorno (relatore Paolo Macchia). I suoi interessi di ricerca si concentrano sulla letteratura italiana del Novecento, con particolare attenzione all’opera di Giorgio Caproni, alla poesia contemporanea e alla filologia d’autore. È collaboratore dell’ISTORECO (Istituto Storico della Resistenza e della Società Contemporanea) di Livorno, dove si occupa di ricerche e attività legate alla storia culturale e letteraria livornese. Intende proseguire il proprio percorso di ricerca in ambito italianistico con un progetto di dottorato dedicato all’opera di Caproni.