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Emole Pallanti, il poeta di Vallerona

L’esperienza vitale di Emole Pallanti (Vallerona, 24 aprile 1892 – Vallerona, 24 novembre 1969) è strettamente legata a Vallerona, frazione del comune di Roccalbegna, e a quella tradizione di poesia orale e improvvisata che per generazioni ha costituito una delle espressioni più caratteristiche della cultura delle campagne toscane. Pallanti fu poeta-contadino e autore in ottava rima, ma soprattutto fu una figura profondamente inserita nella vita della propria comunità, tanto che nella memoria degli abitanti di Vallerona è rimasto semplicemente come «il Poeta». La sua produzione e la sua memoria costituiscono oggi una testimonianza preziosa di una cultura nella quale la poesia rappresentava uno dei modi attraverso cui una comunità raccontava sé stessa. Vallerona appartiene a quel territorio dell’alta Maremma grossetana nel quale la poesia estemporanea ha conosciuto una particolare vitalità; qui l’ottava rima era una vera e propria pratica sociale: attraverso il canto e l’improvvisazione si commentavano avvenimenti, feste, lavori, relazioni familiari e vicende della comunità. La poesia poteva nascere in occasione di una festa, durante un incontro o semplicemente dalla conversazione quotidiana. Il poeta era dunque contemporaneamente autore, interprete e interlocutore del proprio pubblico e Pallanti rappresenta perfettamente questo modello di “intellettuale” popolare, nel quale la competenza poetica non deriva da una formazione accademica ma dall’esperienza, dall’ascolto, dalla memoria e dalla capacità di trasformare rapidamente la realtà in versi. La sua formazione fu lontana dai circuiti della cultura ufficiale: imparò a leggere e scrivere grazie ai parroci di Vallerona, sviluppando anche una notevole padronanza della parola poetica. La poesia veniva ascoltata, memorizzata, ripetuta e modificata; il poeta imparava soprattutto attraverso la pratica e attraverso il confronto con gli altri poeti e con il pubblico (questa particolare condizione spiega anche il rapporto strettissimo fra Pallanti e Vallerona, dato che la sua poesia non si rivolgeva a un pubblico indistinto, ma nasceva all’interno di una comunità specifica, della quale conosceva persone, caratteri, abitudini e vicende). Il paese diventava una sorta di grande repertorio poetico: ogni persona poteva essere protagonista di un’ottava, ogni avvenimento poteva trasformarsi in materia poetica, ogni situazione quotidiana poteva essere osservata e commentata attraverso la rima. Il soprannome con cui la comunità lo ricorda, «il Poeta», è particolarmente significativo; non era necessario aggiungere il cognome per identificarlo dato che la sua attività poetica era diventata parte della sua stessa identità pubblica. Una sua ottava si concludeva significativamente con i versi: «E per farvelo sapere a tutti quanti, / sono il poeta Emole Pallanti». La dichiarazione contiene certamente una componente giocosa, ma testimonia anche la piena consapevolezza del ruolo che egli aveva assunto all’interno della comunità.

Al centro della sua esperienza si trova dunque l’ottava rima, una delle forme più importanti della tradizione poetica orale toscana. La struttura dell’ottava, fondata su otto endecasillabi e sul tradizionale schema rimico ABABABCC, offriva al poeta un modello sufficientemente stabile ma nello stesso tempo estremamente elastico. Pallanti poteva servirsene per raccontare, scherzare, polemizzare, ricordare o improvvisare in risposta ad un interlocutore. L’ottava nasceva per essere declamata ed ascoltata ed acquistava significato attraverso la voce del poeta, la situazione nella quale veniva pronunciata e la reazione degli ascoltatori. Ciò rende particolarmente delicato il lavoro di ricostruzione della sua produzione: una parte della poesia estemporanea rischia inevitabilmente di perdersi quando non viene trascritta o registrata, mentre ciò che è giunto sulla pagina rappresenta soltanto una parte del patrimonio poetico originariamente affidato alla memoria. La componente ironica e giocosa costituisce un altro elemento importante della sua poesia: come molti poeti estemporanei toscani, egli utilizzava la rima anche per osservare con umorismo le persone e le situazioni della vita quotidiana e l’ironia consentiva di affrontare anche argomenti seri senza ricorrere necessariamente a un linguaggio solenne (in questa capacità di passare rapidamente dal serio al faceto si riconosce una delle caratteristiche fondamentali della tradizione dell’ottava rima). La poesia di Pallanti va pertanto considerata anche come forma di memoria collettiva: attraverso di essa entrano nella rappresentazione poetica persone che difficilmente avrebbero lasciato traccia nelle fonti ufficiali, insieme ad episodi, consuetudini ed aspetti della vita quotidiana di un paese. Il poeta popolare diventa così una sorta di cronista della comunità, che non registra gli avvenimenti secondo i criteri della storiografia, ma li conserva attraverso la memoria, l’ironia e la voce popolare. La comunità valleronese viene ricordata come terra di poeti, pittori e cantastorie, e Pallanti è indicato fra le figure che hanno contribuito a costruire questa particolare identità culturale del paese (Vallerona è il luogo nel quale si forma la sua esperienza poetica e nel quale la poesia trova il proprio pubblico naturale). La riscoperta documentaria della sua figura è iniziata in modo significativo già all’inizio degli anni Duemila: nel 2002 venne pubblicato a Vallerona l’opuscolo Emole Pallanti poeta di Vallerona, frutto della ricerca e della cura dei testi di Corrado Barontini e Alessandro Giustarini; si tratta di una pubblicazione di dimensioni modeste ma importante proprio perché testimonia la volontà della comunità di conservare la memoria del proprio poeta e di sottrarre la sua produzione al rischio della dispersione. A questa prima pubblicazione si aggiunse nel 2003 un contributo di Ambra Ceccarelli, Emole Pallanti poeta di Vallerona, apparso sulla rivista Toscana Folk, segnando il passaggio dalla memoria esclusivamente locale a una prima forma di attenzione nell’ambito degli studi sulla cultura popolare e sulla poesia estemporanea. Il poeta di Vallerona entra così in un repertorio più ampio di autori ed interpreti della tradizione poetica orale toscana, inserendosi in una tradizione particolarmente ricca nell’area grossetana e maremmana. L’ottava rima ha avuto nella Toscana meridionale una straordinaria capacità di sopravvivenza, arrivando a costituire ancora nel Novecento un vero sistema di produzione poetica. Poeti come Pallanti dimostrano che questa tradizione non può essere considerata semplicemente un residuo folkloristico del mondo contadino ottocentesco: essa continuò a produrre testi, autori, occasioni performative e forme di riconoscimento sociale anche nel corso del XX secolo. In questa prospettiva Pallanti può essere accostato, pur nelle profonde differenze individuali, ad altri poeti popolari della Maremma come Morbello Vergari, Francesco Benelli e altri interpreti dell’ottava rima. Il confronto permette di riconoscere l’esistenza di una vera e propria geografia della poesia popolare maremmana, nella quale paesi e comunità costituiscono altrettanti centri di produzione poetica.

Il recupero di testi e testimonianze riconducibili a Pallanti è stato possibile anche grazie alla conservazione del patrimonio poetico da parte dei suoi discendenti e questo fenomeno è tutt’altro che secondario per lo studio della poesia orale, dato che spesso sono proprio gli archivi familiari a conservare testi che non hanno mai avuto una circolazione. La vitalità della memoria di Pallanti è stata dimostrata anche da iniziative di carattere teatrale: nel 2017 alcune sue poesie furono recuperate e utilizzate all’interno di uno spettacolo dedicato alla sua figura, nel quale la parola poetica veniva nuovamente riportata alla dimensione della voce e della rappresentazione. Infine, nel 2025, Lorenzo Del Monte e Barbara Pallanti hanno pubblicato Di amarsi a vicenda e di volersi bene. Il poetar coll’ottava rima. Studio critico sulle poesie di Emole Pallanti, il poeta di Vallerona, per le Edizioni Heimat.

L’importanza del poeta valleronese risiede nel fatto che la sua vicenda permette di osservare concretamente come funzionasse una cultura poetica popolare: come si formava un poeta, come veniva riconosciuto dalla comunità, quali occasioni favorivano la composizione, quale ruolo avessero la memoria e l’improvvisazione e come i testi potessero passare dalla voce alla scrittura e successivamente essere recuperati dagli studiosi. L’autorevolezza del Pallanti nacque dal rapporto diretto con il pubblico, dalla capacità di padroneggiare l’ottava e dal riconoscimento ricevuto all’interno della propria comunità, ed è proprio questo elemento a renderlo particolarmente significativo per la storia della cultura popolare italiana: la letteratura non coincide solo con ciò che viene prodotto dalle istituzioni letterarie, ma comprende anche una vasta produzione orale che per lungo tempo è rimasta ai margini delle storie ufficiali. La sua eredità non consiste soltanto nei testi che sono stati conservati, ma anche nella pratica dell’ottava rima, nella memoria degli abitanti, nelle testimonianze familiari e nelle iniziative che hanno cercato di riportare la sua voce nel presente. Il recupero di questi materiali permette di leggere la storia culturale della Maremma da una prospettiva diversa da quella offerta dalle grandi figure della letteratura regionale: dal punto di vista di un paese e di un poeta che trasformò la vita quotidiana in materia di poesia.

L'autore

Gabriele Fabrizi
Gabriele Fabrizi (Livorno, 1999) si è laureato con lode in Italianistica presso l’Università di Pisa con una tesi in Letteratura italiana dal titolo «Una funicolare dove porta, amici nella notte». Commento alle Stanze della funicolare di Giorgio Caproni (relatrice Ida Campeggiani). In precedenza, ha conseguito la laurea triennale in Lettere moderne presso il medesimo Ateneo con una tesi dedicata a ricreare una Breve storia del turismo balneare a Livorno (relatore Paolo Macchia). I suoi interessi di ricerca si concentrano sulla letteratura italiana del Novecento, con particolare attenzione all’opera di Giorgio Caproni, alla poesia contemporanea e alla filologia d’autore. È collaboratore dell’ISTORECO (Istituto Storico della Resistenza e della Società Contemporanea) di Livorno, dove si occupa di ricerche e attività legate alla storia culturale e letteraria livornese. Intende proseguire il proprio percorso di ricerca in ambito italianistico con un progetto di dottorato dedicato all’opera di Caproni.