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La mappa della libertà nelle storie di Resistenza al femminile

Un’urgenza sotterranea, persistente e necessaria attraversa la storiografia del nostro tempo: la necessità di rinegoziare lo spazio della memoria sottraendolo alle narrazioni monolitiche per restituirlo alla polifonia dei corpi e delle esperienze. È proprio questo il terreno su cui si muove Giorgia Mocci con il suo saggio Donne, scugnizze e pischelle. Storie di Resistenza al femminile (4Punte edizioni), opera che non si limita a colmare una lacuna o ad aggiungere un tassello di colore alla storiografia, ma compie un gesto politico e letterario ben più radicale: ribalta la prospettiva, decentra lo sguardo e riconfigura il perimetro stesso di cosa significhi, storicamente ed eticamente, fare resistenza.

Il lavoro parte dal racconto di un’Italia dilaniata della Seconda Guerra mondiale, un paese sfiancato, in ginocchio sotto il peso della dittatura fascista e delle macerie belliche. Eppure, in questo paesaggio di rovine, è nei margini e nelle pieghe del quotidiano che si accende una fiammata inattesa. Sulla scorta di studi imponenti come La Resistenza taciuta di Anna Maria Bruzzone e Rachele Farina (1976) o il più recente La Resistenza delle donne di Benedetta Tobagi (2022), Mocci sceglie di rifuggire la tentazione agiografica – sempre perigliosa negli studi sul “femminile in armi” – e sceglie piuttosto la via della prossimità umana e della carne.

Da figure imponenti per lucidità politica e morale come Tina Anselmi, Lidia Menapace, Ada Gobetti, Marisa Ombra e Teresa Vergalli, fino alle voci meno storiografate, alle “scugnizze” e alle “pischelle” che animano i vicoli e le strade con la sfrontatezza e la disperazione della giovinezza, il saggio costruisce un mosaico vibrante e intenso, con voci che ancora risuonano come quella della romana Luciana Romoli, nome di battaglia “Luce”.

Donne che non hanno atteso il permesso della storia per fare la Storia, che hanno cucito messaggi negli orli dei cappotti, fatto le staffette in bicicletta sotto il fuoco incrociato, tenuto in piedi le reti di solidarietà, organizzato scioperi nelle fabbriche, imbracciato le armi o, più spesso, esercitato quella forma sottile e devastante di resistenza civile che consiste nell’opporre un “no” alla barbarie quotidiana.

Ciò che colpisce nella cifra stilistica e nell’impostazione critica di Giorgia Mocci è la capacità di fondere il rigore della ricerca documentaria con una tensione narrativa che sa farsi specchio. La scrittura non si adagia mai sul puro notiziario storico; interroga costantemente il lettore, ponendosi come un ponte edificato tra il vissuto di ieri e le incertezze del presente.

Le pagine dedicate a queste donne diventano così un manifesto vivente per le nuove generazioni. In un’epoca in cui la memoria rischia pericolosamente di sclerotizzarsi in formula vuota o in esercizio retorico quasi fine a sé stesso, il saggio di Mocci restituisce alla Resistenza il suo carattere più autentico: la radicale insubordinazione al sopruso e la costruzione collettiva di un futuro di democrazia.

Donne, scugnizze e pischelle ci ricorda così che la libertà non è mai un dato acquisito ma un esercizio quotidiano di responsabilità e coraggio. È per questa ragione che Giorgia Mocci firma un’opera preziosa, capace di restituire densità e respiro corale a un passato che non smette di interrogarci, dimostrando che la storia delle donne nella Resistenza non è un capitolo a margine della grande Storia, ma il fulcro attorno a cui si è ridefinita l’identità stessa del nostro Paese.

 

L'autore

Ginevra Amadio
Ginevra Amadio si è laureata con lode in Scienze Umanistiche presso l’Università Lumsa di Roma con tesi in letteratura italiana contemporanea dal titolo Raccontare il terrorismo: “Il mannello di Natascia” di Vasco Pratolini. Interessata al rapporto tra letteratura, movimenti sociali e violenza politica degli anni Settanta, ha proseguito i suoi studi laureandosi con lode in Filologia Moderna presso l’Università di Roma La Sapienza con tesi magistrale dal titolo Da piazza Fontana al caso Moro: gli intellettuali e gli “anni di piombo”. È giornalista pubblicista e collabora con webzine e riviste culturali occupandosi prevalentemente di cinema e letteratura otto-novecentesca. Sue recensioni sono apparse in O.B.L.I.O. – Osservatorio Bibliografico della Letteratura Italiana Otto-novecentesca. Collabora stabilmente con Treccani.it, con il blog del Premio Letterario Giovanni Comisso e con le riviste Frammenti, Npc Magazine, Sapereambiente, Cronache Letterarie. Nel luglio 2021 ha fatto parte della giuria di Cinelido – Festival del Cinema Italiano dedicato al cortometraggio.