In primo piano · Interventi

Saffo

L’immagine di copertina è di Enrico Pulsoni

  1. Problemi storiografici e cronologici

La ricostruzione biografica di Saffo è gravata da una notevole incertezza, a cominciare dalle oscillazioni nella forma del nome, tramandato dalla stessa autrice come Ψαπφώ o Ψάπφα. Originaria di Eresso, nell’isola di Lesbo, e contemporanea nonché conterranea di Alceo, Saffo nacque in seno all’aristocrazia locale da Scamandro (o Scamandronimo) e Cleide (cfr. Suda e Herod. II, 135).

La cronologia della nascita rimane problematica e soggetta a datazioni congetturali:

  • Suda (s.v. Saffo) colloca l’evento durante la quarantaduesima Olimpiade (612-609 a.C.); tuttavia, il lessico spesso sovrappone il lemma “nascita” a quello di “fioritura” (akmè), il che anticiperebbe la nascita intorno al 630 a.C., in posizione di precedenza rispetto ad Alceo.
  • Ateneo (XIII, 599) attesta la fioritura della poetessa sotto il regno di Aliatte, padre di Creso (610-560 a.C.), inserendola nella contemporaneità con Stesicoro e il tiranno Pitacco.
  • Erodoto (II, 134 ss.) correla indirettamente l’attività di Saffo a quella dell’etera Rodope, affrancata da Carasso — fratello della poetessa — all’epoca del sovrano egizio Amasis II (569-528 a.C.).

Intorno al 600 a.C. Saffo subì verosimilmente un esilio in Sicilia (P. Par. 36), dal quale fece ritorno a Lesbo verso il 586 a.C., stabilendovisi sino alla fine dei suoi giorni. A differenza di Alceo, la cui produzione lirica reca ampia testimonianza delle vicende politiche e dei bandi subiti, Saffo omette totalmente il tema dell’esilio nella propria opera, così come tace in merito alla propria sfera familiare (la discendenza aristocratica, il matrimonio con il poco noto Cercila e la nascita della figlia Cleide, chiamata come la madre). La tradizione le attribuisce inoltre tre fratelli: Laricho, Carasso ed Erighio.

Dal punto di vista somatico, le fonti iconografiche e letterarie — tra cui un frammento papiraceo (P. Oxy. 1800 fr. 1, 1-35) e Massimo di Tiro (XVIII, 7) — restituiscono il ritratto di una donna dalla statura minuta e dalla carnagione scura, giungendo persino a iperboliche denigrazioni corporali (Schol. in Luc. Imag. 18).

Infine, la celebre leggenda del suicidio dalla rupe di Leucata, motivato dalla passione infelice per il giovane Faone, si configura come un’invenzione tardiva ascrivibile alla Media e alla Nuova Commedia (con particolare riferimento alla Leucadia di Menandro). L’assenza di qualsiasi riscontro nei testi saffici esclude l’effettiva storicità di tale figura maschile.

  1. Il corpus poetico e il contesto socioculturale

Secondo Suda, l’opera di Saffo era organicamente raccolta in nove libri, ordinati non secondo il criterio tematico (adottato invece per Alceo), bensì in base alla struttura metrica. La poesia saffica si configura come un inno devozionale all’eros e alla bellezza, assunti a oggetti di un vero e proprio culto.

La produzione poetica riflette l’idiosincrasia culturale dell’isola di Lesbo, caratterizzata da una spiccata valorizzazione della giovinezza e della bellezza femminile, celebrata anche attraverso pubbliche competizioni analoghe a quelle attestate a Tenedo e presso i Parrasii (Athen. XIII, 610a; XIII, 609 ss.; cfr. Alceo, fr. 137 D / 130 LP). La relativa parità di genere vigente nella società lesbia agevolava il fiorire dei tiasi: sodalizi femminili deputati alla pratica della musica, della danza, della poesia e all’educazione estetica, all’interno dei quali si consolidavano fitte reti relazionali tra le fanciulle e le rispettive maestre.

Il legame affettivo di Saffo verso le sodali era totalizzante, cifra stilistica ed emotiva direttamente proporzionale al pathos generato dal distacco e dal matrimonio delle giovani. Di fronte alla scala assiologica platonica (Lys. 211 d-e) o alla riflessione teognidea (vv. 255-256), Saffo eleva l’amore a suprema epifania del divino, quale dono per eccellenza elargito da Afrodite, divinità primigenia della forza vitale e dell’impulso esistenziale (fr. 27 D / 16 LP).

  1. La ricezione critica e le antiche accuse di “tribadismo”

Nella tarda antichità, in concomitanza con la degenerazione del culto afroditico in forme licenziose, la poesia di Saffo fu sottoposta a letture parziali e scandalistiche, che ne compromisero l’integrità morale. Testimonianze quali Suda (che menziona l’αἰσχρὰ φιλία), il papiro di Ossirinco (P. Oxy. 1800, 15: ἄτακτος οὖσα τὸν τρόπον καὶ γυναικεραστρία) e le invettive di Taziano (Orat. ad Graec. 35) riflettono una tradizione denigratoria incentrata su presunti rapporti omoerotici all’interno del tiaso.

A tale corrente si contrappongono le valutazioni di Strabone (XIII, 2, 3), che definisce la poetessa θαυμαστὸν τι χρῆμα, e di Massimo di Tiro (XVIII, 9), che non esita ad assimilarla a Socrate. Un sostegno decisivo alla dignità letteraria e morale di Saffo proviene inoltre da un frammento alcaico tramandato da Efestione (p. 45, 12; fr. 63 D / 384 LP):

Coronata di viole, sacra, dolce ridente Saffo

L’impiego dell’aggettivo ἄγνά (“sacra”), storicamente inedito per i mortali prima del V secolo a.C., unitamente ai richiami omerici analizzati da C.M. Bowra (Greek Lyric Poetry, Oxford 1961), colloca la poetessa su un piano sovrumano. La critica moderna, compresa l’indagine monografica di M.F. Galiano (Safo, Madrid 1958), ha ridimensionato tali illazioni, confermando l’inesistenza di prove documentarie atte a comprovare pratiche omosessuali e liquidando tali interpretazioni come il frutto di una lettura anacronistica e pruderie letteraria.

  1. Tratti stilistici ed estetici

La cifra stilistica di Saffo si distingue per una grazia cristallina, una raffinata economia espressiva e una singolare purezza lessicale. La perfetta compenetrazione tra metron e logos conferisce al dettato una fluidità melodica in cui la forma e il contenuto si fondono indissolubilmente.

Saffo si fa interprete di un lirismo incorruttibile, incentrato sulla luce, sulla natura e sulla fenomenologia del sentimento amoroso, scevro da cerebralismi retorici (Pontani). Al pari di Archiloco, essa pone il proprio ego lirico a misura del reale, ergendosi a centro irradiante della sensibilità pan-umana.

Meritatamente acclamata come la “Decima Musa” (A.P. IX, 506) in un epigramma di tradizione platonica, Saffo assurse nell’antichità a paradigma universale della poesia lirica (τὸ ποιητρίω al pari di ὁ ποιητής per Omero). Tra i diversi schemi metrici elaborati, spicca la strofe saffica — composta da tre endecasillabi saffici e un verso adonio —, la cui invenzione viene tradizionalmente ascritta alla stessa poetessa di Lesbo.

 

L'autore

Crescenzio Sangiglio
È nato a Thessaloniki (Grecia) e tuttora risiede a Plaghiari (Thessaloniki). Studi Classici e Giurisprudenza. Servizio presso il Ministero degli  Affari  Esteri.  Studioso e traduttore di letteratura greca, di poesia in particolare, oltre che traduttore di poesia italiana in lingua greca. Circa 450 collaborazioni con riviste italiane e greche, nonchè siti internet su tematiche di letteratura, archeologia, etnologia (folclore), politica, religione, attualità. È autore del primo studio edito in Italia sulla canzone popolare urbana greca (Canzone Rebètika). È altresì in via di preparazione il correlato studio sulla canzone popolare rurale greca (Canzone Demòtica). È Membro Onorario della Società Ellenica degli Scrittori e Membro Onorario della Società degli Autori di Salonicco(Thessaloniki). Premio “Didò Sotirìu” 2021 della Società Ellenica Scrittori per l’opera di diffusione all’estero della letteratura greca. Premio 2026 della Società Traduttori Greci di Letteratura per il contributo a favore delle lettere greche.
Ultimi articoli