L’immagine di copertina è di Enrico Pulsoni
Figlio di Telesicle e di Enipò, Archiloco nacque a Paros, nelle Cicladi. Mentre sull’identità del padre, appartenente a una famiglia aristocratica e persino a capo di una spedizione militare a Thassos, sussistono pochi dubbi, numerose incertezze permangono sulla condizione sociale della madre, che secondo la tradizione era una schiava, mentre alcuni studiosi più recenti la ritengono una sacerdotessa. Sembra, comunque, che lo stesso Archiloco ammettesse le origini servili della madre, stando a un’affermazione di Crizia a proposito del poeta[1]. D’altra parte, è vero che il poeta non esitò a proclamare pubblicamente i propri vizi, peccati e misfatti, contribuendo così a costruirsi una reputazione di μοιχός… λάγνος και υβριστής[2].
Numerosi dubbi sussistono anche sull’epoca in cui visse Archiloco. Secondo F. Jacoby, il poeta nacque intorno al 680 a.C. e morì verso il 640 a.C.[3]; altri studiosi, collocando l’eclissi solare nel 711 a.C., ritengono invece che sia vissuto tra il 740 e il 670 a.C.[4] Erodoto afferma che il poeta fu contemporaneo di Gige, re della Lidia, morto nel 652 a.C. Lo stesso Archiloco sembra confermarlo[5]. Quanto all’eclissi solare ricordata nelle testimonianze, si ritiene che si sia verificata il 6 aprile del 648 a.C. Alla luce di questi elementi, risulta evidente quanto sia difficile stabilire una cronologia plausibile della nascita e della morte di Archiloco. Il poeta si recò a Thassos, forse nella speranza di trovare le ricchezze che non era riuscito a ottenere a Paros. Ma l’isola si rivelò non meno avara della patria, alla quale Archiloco dovette tornare e dove rimase fino alla morte, avvenuta durante una battaglia contro gli abitanti di Naxos. Secondo la tradizione, fu ucciso da un certo Korax, personaggio non meglio identificato. Soldato di ventura, mercenario, militare di professione: la vita di Archiloco fu segnata da guerre, scontri e fatti d’arme. In mezzo a queste vicende, tuttavia, la sua poesia ebbe modo di affermarsi e fiorire con una voce sovrana e inconfondibile, raggiungendo vertici che, nonostante l’esiguità dei testi pervenutici, testimoniano una genialità autentica e una forza poetica insuperata.
Archiloco è, dopo Omero, il più antico poeta di cui possediamo versi: troppo pochi, purtroppo, per ricostruire un quadro completo della sua arte, ma comunque sufficienti per riconoscerne la rara grandezza. A Paros Archiloco conobbe e amò la giovane Neòbule, figlia di Licambe, che dapprima gliela promise in sposa[6] e poi negò il proprio consenso alle nozze. Il rifiuto provocò nel poeta una reazione violentissima, testimoniata dai versi che dedicò alla vicenda. Secondo la tradizione, Neòbule e Licambe furono talmente colpiti dalle accuse e dalle offese velenose rivolte loro dal poeta da togliersi la vita per la disperazione: un racconto che intende testimoniare la potenza e l’immediatezza della poesia satirica di Archiloco.
La tradizione, d’altra parte, innalza Archiloco a una condizione quasi divina. Si racconta infatti che il soldato che lo uccise, chiamato Kora, quando si rivolse all’oracolo di Delfi, fu duramente respinto per aver ucciso il «ministro delle Muse». Si può sostenere che la poesia lirica trovi in Archiloco uno dei suoi primi, geniali artefici. Con lui si compie un fondamentale distacco dal linguaggio e dai contenuti della tradizione epico-elegiaca, nonché dal sistema di sentimenti a essa associato. Prende forma, al tempo stesso, una poesia che pone al centro della riflessione l’uomo comune, ordinario, quotidiano, con le sue contraddizioni, la sua sincerità, la sua instabilità e, in definitiva, la sua tragica avventura terrena, vissuta in una realtà mutevole, portatrice di sventure, paure, amarezze e falsità.
La distanza dagli ideali omerici è netta e profonda. Da una parte troviamo il mondo degli eroi, dei gesti nobili, dei cuori generosi, delle presenze mitiche e della magniloquenza; dall’altra, quello dei personaggi comuni, degli uomini privi di storia e di gloria, profondamente legati alla dimensione terrena e soggetti a un destino estraneo a ogni dignità divina o sovrumana. Da una parte vi sono il «noi» e il «sempre» della maestosità omerica, la vastità di un universo epico che trascende l’individuo; dall’altra, l’«io» e l’«adesso», che acquistano un nuovo rilievo nell’espressione del rapporto dell’uomo con gli altri e, soprattutto, con se stesso, con le proprie passioni, cadute e aspirazioni.
Con Archiloco si afferma dunque una nuova voce poetica, in un’epoca di profonde trasformazioni: la crescita e la diversificazione dei commerci si accompagnano a sommovimenti politici e sociali, contribuendo alla nascita di concezioni nuove, ormai lontane dalle convenzioni fino ad allora dominanti. Si dice che Archiloco sia stato l’inventore del giambo. Egli mostrò tuttavia pari maestria anche nel tetrametro trocaico, al quale diede un respiro più ampio e contenuti assai più incisivi; negli «asinarteti», inoltre, ideò originali combinazioni metriche non riconducibili alle forme note. L’archilocheo ne è un esempio: in esso una tetrapodia dattilica si completa con un itifallico[7].
Archiloco fu un maestro dell’invettiva. Passionale e incline all’ira[8], seppe nondimeno mantenere uno sguardo lucido nella sua satira, rivolta non soltanto contro avversari e nemici, ma anche contro se stesso, del quale mise a nudo debolezze, colpe e manchevolezze. Nella sua inesauribile vena satirica trovò così le forme espressive più adatte a raccontare l’infelicità e la speranza dell’uomo, nonché la sua fragilità[9] di fronte all’onnipotenza degli dèi, che governano le sorti umane secondo la propria volontà. La verità prevale, si fa viva e diventa il primo criterio espressivo e di giudizio. Ostile a ogni convenzione — un atteggiamento che Ipponatte avrebbe in seguito portato alle estreme conseguenze —, l’opera di Archiloco, rappresentata dai circa duecento frammenti giunti fino a noi, rivela uno spirito incline a demitizzare atteggiamenti, discorsi, azioni e reputazioni avvolti nell’aura di una tradizione ormai sterile, distante dalla realtà concreta. Il riso, l’oltraggio, lo scherno e l’ironia sono gli strumenti letterari di questa operazione. Ciò non esclude, tuttavia, momenti di autentica tenerezza davanti a immagini di bellezza femminile[10], né slanci e confessioni d’amore che si ritroveranno poi nella lirica saffica[11].
Ai frammenti poetici già conosciuti si sono aggiunti, in tempi relativamente recenti, i testi di un reperto papiraceo[12] che, da un lato, hanno ampliato quantitativamente l’opera superstite del poeta di Paros e, dall’altro, hanno suscitato non poche perplessità circa l’autenticità degli epodi che contengono. Lo stesso problema si pone per i cosiddetti Strassburger Epoden[13], la cui attribuzione a Ipponatte è stata avanzata con crescente frequenza.
[1] Vors. 88B 44D. Inoltre: H.D. Rankin, Critias and his judgement of Archilocus (GB 3, 1975, 323-324).
[2] Non si dimentichi anche il ψογερόν Αρχίλοχον di Pindaro, Pyth. 2, 55.
[3] A tale soluzione conduce anche il frammento 74 D(122 W) di Archiloco medesimo, che ricorda l’eclisse solare del 648 a.C.
[4] A. Blakeway, The data of Archilocus (Greek Poetry and Life, Oxford, 1936).
[5] Aelian. Varia hist. 13.
[6] v. Fragm. 24 D(38 W). Peraltro, Dio. Chrys. 2, 746 ricorda l’inutilità del giuramento di Licambe sul ‘sale e sulla mensa’.
[7] Sulla poesia giambica e trocaica di Archiloco, v. A.M. Dale, Cl. Qu. 13, 1963, 19.
[8] Pindaro lo chiama ψογερόν, cit. Pyth. 2, 55.
[9] Fragm. 68 D (131+132 W).
[10] Fragm. 25 D (30+31 W).
[11] Fragm. 118 D (196 W) e Saffo Fragm. 137 D (130-131 L.P.).
[12] P. Colon. inv. 7511, 1-35.
[13] P. Argent. Bibl. Univers. 3 fr. 1, 1-16.
L'autore
- È nato a Thessaloniki (Grecia) e tuttora risiede a Plaghiari (Thessaloniki). Studi Classici e Giurisprudenza. Servizio presso il Ministero degli Affari Esteri. Studioso e traduttore di letteratura greca, di poesia in particolare, oltre che traduttore di poesia italiana in lingua greca. Circa 450 collaborazioni con riviste italiane e greche, nonchè siti internet su tematiche di letteratura, archeologia, etnologia (folclore), politica, religione, attualità. È autore del primo studio edito in Italia sulla canzone popolare urbana greca (Canzone Rebètika). È altresì in via di preparazione il correlato studio sulla canzone popolare rurale greca (Canzone Demòtica). È Membro Onorario della Società Ellenica degli Scrittori e Membro Onorario della Società degli Autori di Salonicco(Thessaloniki). Premio “Didò Sotirìu” 2021 della Società Ellenica Scrittori per l’opera di diffusione all’estero della letteratura greca. Premio 2026 della Società Traduttori Greci di Letteratura per il contributo a favore delle lettere greche.
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