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Stesicoro

L’immagine di copertina è di Enrico Pulsoni

  1. Dati Biografici e Problemi Cronologici

Secondo le attestazioni della Suda, il nome proprio del poeta era Tisia; l’appellativo Stesicoro (Στησίχορος) rappresenta un epinikion o un soprannome eziologico derivato dalla sua attività innovativa, essendo stato colui che per primo «diede forma e ordine al coro» (ὃτι πρώτος κιθαρωδία χορὸν ἒστησεν, Suda s.v. Στησίχορος).

La tradizione circa la sua origine geografica appare complessa e discordante: le fonti antiche ne oscillano la nascita tra Metauro in Magna Grecia (Calabria), Imera in Sicilia e Pallanteo in Arcadia. Platone propende nettamente per l’origine imerese (Phaedr. 244a), posizione condivisa da Imerio (Orat. 27) e dalla Suda, laddove Stefano di Bisanzio attribuisce la paternità natia a Metauro. Certo è che Stesicoro operò prevalentemente ad Imera; in età avanzata si trasferì a Catania — secondo la tradizione, in seguito al deteriorarsi dei rapporti con il tiranno Falaride —, città nella quale morì ottantacinquenne (Lucian. Macrob. 26) intorno al 555 a.C. (Euseb. Chron. I, 106), durante la LVI Olimpiade (556-553 a.C.). La tradizione eusebiana colloca peraltro in sincronia la morte di Stesicoro con la nascita di Simonide di Ceo.

Anche il quadro cronologico relativo alla nascita solleva riserve storiografiche: la datazione proposta dalla Suda, che la colloca durante la XXXVII Olimpiade (632-629 a.C.), gode di ampio credito. La cronologia della morte trova indiretta conferma nella Rettorica di Aristotele (Rhet. II, 1393b), in relazione al contesto politico della tirannide di Falaride ad Agrigento (570-554 a.C. circa). Risulta al contrario destituita di fondamento storico la notazione del Marmor Parium (ep. 50), che proietta la venuta del poeta in Grecia al 485 a.C. Sulla base delle datazioni maggiormente accreditate, si colloca la figura stesicorea in una posizione generazionale intermedia, posteriore ad Alcmane e antecedente a Simonide.

  1. Il Corpus Poetico e la Struttura Metrico-Formale

La Suda attribuisce al poeta una produzione monumentale ripartita in 26 libri, estensione insolita per l’epoca d’arcaismo maturo. Tra i titoli attestati dalla tradizione indiretta e papiracea figurano:

  • Orestea
  • Scilla
  • La distruzione di Ilio (Ilioupersis)
  • Geryoneis (Geroniade)
  • Elena
  • Giochi sepolcrali per Pelia
  • Erifile
  • Europeia
  • Ritorno (Nostoi)
  • Cerbero
  • Cicno
  • Cacciatori del capro
  • Palinodia

I rinvenimenti papiracei di Ossirinco (P.Oxy. 2618 e P.Oxy. 2803) hanno fornito preziosi frammenti dell’Erifile e del poema dedicato al Cavallo di Troia (Ippos).

L’innovazione metrica fondamentale attribuita a Stesicoro risiede nella canonizzazione della tripartizione della lirica corale in:

  1. Strofe
  2. Antistrofe (di identica struttura metrica rispetto alla strofe)
  3. Epodo (di diversa architettura metrica)

Sul piano performativo, all’esecuzione della strofe e dell’antistrofe — accompagnate da precise evoluzioni coreografiche — faceva riscontro la stasi del coro durante l’esecuzione dell’epodo.

  1. Il Rapporto con la Tradizione Epica (Omero ed Esiodo)

Nel trattato Sul Sublime (Anonimo del Sublime, 13, 3), Stesicoro è definito «il più omerico» (ὁμερικώτατος) tra i poeti lirici. Sebbene sia lecito dubitare di una conoscenza diretta e codificata dei poemi omerici nel contesto ellenico d’Occidente dell’epoca, appare del tutto verosimile che il poeta attingesse a un vasto patrimonio di saghe epiche e varianti dell’Odissea. Emblematico è il caso del frammento papiraceo P.Oxy. 2360, relativo al congedo di Telemaco da Elena e Menelao, dove Stesicoro rielabora autonomamente il testo omerico.

Accanto all’influsso omerico, emergono stringenti convergenze con la tradizione esiodea:

  • Nel Cicno, la struttura narrativa evidenzia marcate analogie con lo Scudo di Eracle esiodeo, pur nell’introduzione di specifiche varianti mitografiche.
  • Nella Geryoneis, si ravvisa la ripresa e l’ampliamento del nucleo tematico trattato nella Teogonia (vv. 287-294).

L’operazione poetica di Stesicoro si configura come una riappropriazione dell’epos: mantenendone intatta la materia mitica primaria, il poeta inserisce varianti, rielaborazioni e integrazioni personali. L’originalità stesicorea risiede proprio nella capacità di trasporre il racconto epico in forme lirico-corali, realizzando storicamente il passaggio dall’epos narrativo alla poesia melica.

Dal punto di vista metrico, tale continuità è garantita dal mantenimento dell’impianto dactilico, caratterizzato da una solenne e uniforme staticità, ben distante dalla complessità e dalla varietà ritmica che caratterizzeranno la produzione successiva di Pindaro e Bacchilide.

Quintiliano (Inst. Orat. X, 1, 62) sottolinea l’affinità tra Stesicoro ed Omero, rimarcando non solo l’estensione dei canti, ma soprattutto la majestas dello stile eroico stesicoreo. L’Antologia Palatina (A.P. VII, 75) lo definisce un’incarnazione dell’anima omerica, mentre una tradizione riferita da Aristotele (fr. 565 Rose) giunge a ipotizzare una sua discendenza diretta da Esiodo.

  1. Il Nodo Mitografico della Palinodia

La figura di Stesicoro è strettamente legata al celebre aneddoto della Palinodia («ritrattazione»), composizione scritta per emendare un’offesa arrecata a Elena, causa della cecità punitiva inflitta al poeta dall’eroina deificata e rientrata solo dopo la ritrattazione dell’empietà narrativa.

L’episodio, di evidente matrice leggendaria, si presta a diverse interpretazioni hermeneutiche:

  1. Chiave metaforica: L’accecamento potrebbe figurare un errore di giudizio ermeneutico o storico commesso dal poeta e successivamente rettificato.
  2. Esegesi strutturale e compositiva: Nel sostenere che Elena non si recò mai a Troia ma rimase in Egitto — sostituita da un fantasma (eidolon) (fr. 192 PMG / 11 Degani; cfr. Plat. Phaedr. 243a; Isocr. Helen. 64; Dio Chrys. Orat. 11, 40) —, Stesicoro intese riabilitare l’eroina dall’accusa di adulterio e tradimento. È verosimile che Elena e Palinodia costituissero un diptico o un unico poema articolato in due sezioni antitetiche, dirette a presentare due varianti mitiche contrapposte.

La questione si è ulteriormente arricchita con la pubblicazione di P.Oxy. 2506 (ad opera di D. L. Page nel 1963), che attesta la presenza di una seconda Palinodia. Se nella prima il poeta criticava Omero per aver condotto Elena a Troia, nella seconda muoveva una censura ad Esiodo, probabilmente per aver narrato le nozze sacrileghe di Elena con Teseo.

Accanto alle motivazioni mitografiche, la critica moderna sottolinea la tendenza di Stesicoro a proiettare nei suoi poemi (si veda l’Orestea) la prospettiva ideologico-politica filo-spartana, funzionale alla glorificazione della tradizione lacedemone nel contesto panellenico.

  1. Fortuna e Ricezione

L’opera stesicorea godette di un’eccezionale risonanza nell’antichità classica. La diffusione delle sue saghe poetiche trova riscontro anche nell’iconografia vascolare arcaica e classica (come attestato dal rilievo della Cassa di Cipselo, dalle anfore calcidiche, dall’ampolla di Frino, dal cratere post-corinzio di Berlino e dalla ceramica medio-corinzia).

Stesicoro rappresenta il punto di congiunzione più compiuto tra la tradizione epico-rapsodica e gli sviluppi della lirica corale, operando una vera e propria «lirizzazione dell’epica».

Dionigi di Alicarnasso (De comp. verb. 24, 187) sintetizza l’alta reputazione di cui godeva il poeta collocandolo, al fianco di Alceo, ai vertici della melica greca subito dopo il modello inarrivabile di Omero.

 

L'autore

Crescenzio Sangiglio
È nato a Thessaloniki (Grecia) e tuttora risiede a Plaghiari (Thessaloniki). Studi Classici e Giurisprudenza. Servizio presso il Ministero degli  Affari  Esteri.  Studioso e traduttore di letteratura greca, di poesia in particolare, oltre che traduttore di poesia italiana in lingua greca. Circa 450 collaborazioni con riviste italiane e greche, nonchè siti internet su tematiche di letteratura, archeologia, etnologia (folclore), politica, religione, attualità. È autore del primo studio edito in Italia sulla canzone popolare urbana greca (Canzone Rebètika). È altresì in via di preparazione il correlato studio sulla canzone popolare rurale greca (Canzone Demòtica). È Membro Onorario della Società Ellenica degli Scrittori e Membro Onorario della Società degli Autori di Salonicco(Thessaloniki). Premio “Didò Sotirìu” 2021 della Società Ellenica Scrittori per l’opera di diffusione all’estero della letteratura greca. Premio 2026 della Società Traduttori Greci di Letteratura per il contributo a favore delle lettere greche.
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