Non sono in grado di tracciare un panorama o una mappa: il Novecento italiano è una terra sterminata, mi sembra però che sia fra i coetanei che fra i più giovani ci siano molte brave poetesse e molti bravi poeti. L'elenco sarebbe lungo, ma comprenderebbe orientamenti diversi senza recinti di scuole. M'interessa moltissimo la poesia dialettale, la leggo come leggerei una poesia straniera, ma forse essendo di origini sardo-corse leggo anche gli italiani così.
Categoria: conversando con…
Carlo Pulsoni intervista Massimo Arcangeli
La parola che non muore è un progetto che parte dalla necessità della conservazione della memoria libraria, letteraria, poetica, ecc. Nella manifestazione la poesia, che negli ultimi mesi è stata al centro di un animato – e in alcuni casi aspro – dibattito sulla presunta morte dell'oggetto sul quale si fonda e si esercita, è stata chiamata innanzitutto in causa da un'esperienza di lettura che ha visto coinvolti alcuni poeti italiani di maggior esperienza, ognuno dei quali ha letto sue composizioni e ha portato con sé un “testimone”: un poeta giovane o inedito, al quale è stata data voce perché avesse anche lui la sua voce.
Romina Vergari intervista Giuseppe Veltri
La canonicità è un tema prettamente cristiano. Nell'ebraismo esistono due Torot, l'una scritta e l'altra orale. L'una è soprattutto racchiusa nei cinque libri che sono la Torah in senso stretto, il Pentateuco, e l'altra quella orale che è stata messa per iscritto principalmente nel periodo attorno al II secolo della nostra era. Il modello di canonicità ebraica è che ci si fonda sul testo, ma esso non racchiude l'interpretazione che è dominio e materia di discussione.
Marco Paone intervista Xesús Manuel Valcárcel
Il lascito di Dante è atemporale e universale. È così importante che ha fissato le regole di tutta la poesia occidentale. Non si possono comprendere poeti come Shakespeare, Quevedo, Verlaine, Rosalía de Castro o Noriega Varela senza tenere in considerazione i poeti che Francesco de Sanctis indica come stilnovisti...
Flaminia Gambini intervista Telmo Pievani
La Filosofia delle scienze biologiche consiste nell'analisi e nella discussione dei grandi temi teorici che emergono dalle scienze della vita: come definire la vita, le specie, la biodiversità; le relazioni tra la specie umana e l'ambiente; le nuove biotecnologie e le loro implicazioni, anche etiche; gli aggiornamenti della teoria dell'evoluzione; e poi questioni metodologiche e inter-disciplinari. Io insegno, da filosofo della scienza, in un Dipartimento di Biologia, per la prima volta in Italia. È una bellissima scommessa di dialogo fra scienziati e umanisti.
