La questione del fascino italiano è insieme complessa, interessante ma forse troppo dibattuta nei nostri ambienti: da un lato è comprensibile che per ragioni storiche, politiche, culturali, gli Ungheresi abbiano sempre guardato all'Italia, alle spinte e agli stimoli culturali che dall'Italia giungevano - e forse giungono ancora -, con ammirazione e desiderio di emulazione; non dimentichiamo che le università italiane furono il primo approdo per gli studenti magiari nel Medioevo, che i contatti politici hanno sempre funto da canali di trasmissione delle opere letterarie, della musica, del gusto per le cose belle e buone e soprattutto di quella che oggi potremmo chiamare l'immagine di un popolo.
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Costanza Lindi intervista Maurizio Soldini
Maurizio Soldini è nato nel 1959 a Roma, dove vive tutt'ora. Insegna Bioetica presso l'Università la Sapienza di Roma. Scrittore, medico e filosofo ha pubblicato numerosi saggi ed articoli scientifici su riviste internazionali. Ha collaborato con il Messaggero, collabora tutt'ora con il quotidiano Avvenire e con diversi blog e riviste letterarie online. Tra le raccolte… Continua a leggere Costanza Lindi intervista Maurizio Soldini
Carlo Pulsoni intervista Pablo d’Ors
La frontiera tra finzione e realtà è molto labile. Don Quijote, per esempio, è molto più vivo e molto più reale di molti nostri contemporanei che camminano in carne e ossa nelle strade della nostre città. In realtà credo che ciò che passa dentro di noi è molto più reale di quanto ci passa di fuori; che le nostre fantasie, sogni, illusioni, speranze, timori sono molto più determinanti delle nostre opere, appuntamenti, incontri, riunioni.
Carlo Pulsoni intervista Franco Vitelli e Francesco Bruni
Quando Palumbo seppe dell'intenzione di pubblicare le sue poesie, le recitò tutte, anche se era malato, mentre il figlio Giuseppe le registrava. Si può accompagnare così la scrittura dialettale con la viva voce dell'autore, che numerose testimonianze descrivono come uomo colto e gentile, ed efficacissimo nel recitare in un gruppo di amici questo o quel testo.
Vera Lucia de Oliveira intervista Antonella Anedda
Non sono in grado di tracciare un panorama o una mappa: il Novecento italiano è una terra sterminata, mi sembra però che sia fra i coetanei che fra i più giovani ci siano molte brave poetesse e molti bravi poeti. L'elenco sarebbe lungo, ma comprenderebbe orientamenti diversi senza recinti di scuole. M'interessa moltissimo la poesia dialettale, la leggo come leggerei una poesia straniera, ma forse essendo di origini sardo-corse leggo anche gli italiani così.
