Interventi

«Solo gli uomini vivono; intorno a loro regna il silenzio». Bresson e il nichilismo de La mite

Considerato il racconto più intenso e problematico di Dostoevskij, “La mite” ha fatto e continua a far scrivere senza posa di sé. Meno noto, o quantomeno per lo più consegnato alla storia del cinema, è il film che ne trasse Robert Bresson. Regista sperimentale e “difficile”, venerato dai cinefili e mal tollerato dal grande pubblico, in Così bella, così dolce (1969), Bresson tenta una lettura del racconto che è tanto minimale nello stile quanto profonda e labirintica nella sostanza, dimostrando come la settima arte possa leggere alio modo, senza stravolgerne il significato, un capolavoro della letteratura planetaria.

Dostoevskij-Bresson

L'autore

Luigi Cimmino
Luigi Cimmino
Luigi Cimmino insegna Gnoseologia, Filosofia della Mente e Paradigmi Etici all'Università di Perugia. Si interessa in particolare di teoria della conoscenza e di ontologia (specificamente l'ontologia del tempo), ma ha scritto anche testi di filosofia morale  Fra le sue ultime monografie Tempo ed esperienza. Intenzionalità, azione, filosofie del tempo (Aguaplano, Perugia 2019) e Introduzione all'epistemologia della mente (Rubbettino, Soveria Mannelli 2014). Di prossima pubblicazione Paradigmi etici (Aguaplano) e Narciso in frantumi. L'umano e il suo bisogno di una seconda identità (Rubbettino).