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Tomaso Binga | Maurizio Mochetti, HYPÓGHEIOS

Tomaso Binga | Maurizio Mochetti, HYPÓGHEIOS

a cura di Antonello Tolve

  

Nell’ambito del progetto PADIGLIONI INVISIBILI, coprodotto dalla Fondazione Matera-Basilicata 2019 nel quadro del programma ufficiale «Matera 2019 Capitale Europea della Cultura», e dedicato ai temi dell’architettura scavata e ipogea, la Fondazione SoutHeritage è lieta di annunciare Tomaso Binga | Maurizio Mochetti. Hypógheios, una nuova mostra che sarà inaugurata l’8 agosto 2019, alle ore 19.00, negli spazi di Palazzo Viceconte, già sede del Museo per la Fotografia Pino Settanni.

L’architettura scavata e ipogea, assieme a un sistema di cisterne sotterranee risalenti al XV, sono il soggetto visivo, spaziale e strutturale del progetto Padiglioni Invisibili che indaga la responsabilità dell’estetica, dell’architettura e della ricerca artistica pluridisciplinare nel processo di creazione e rigenerazione dei luoghi. Con il progetto Padiglioni Invisibili e la riattivazione di questi spazi ipogei nel cuore dei Rioni Sassi, ai visitatori si offre l’opportunità di esperire lo spazio e il tempo di una parte rappresentativa del “patrimonio geoculturale” della città di Matera. Un patrimonio che la Fondazione SoutHeritage, nell’ambito del programma Matera 2019, sta attualizzando e valorizzando, sia attraverso il restauro e la rifunzionalizzazione degli spazi, sia attraverso la produzione di opere e progetti in situ.

Partendo da questo luogo caratteristico della città, la doppia personale di Tomaso Binga e Maurizio Mochetti è riflessione su una cavita di interesse culturale e socio-antropologica che diventa per l’occasione spazio in cui l’arte modifica temporaneamente la percezione dello spettatore e lo invita a un viaggio, a un tragitto, a un cammino in cui l’opera si fa tutt’uno con l’architettura.

Ad aprire il percorso è DOMUS AUREA (2019) di Tomaso Binga, frase composta dall’Alfabeto poetico monumentale nato dalla rilettura della storica Scrittura vivente (1976) con cui l’artista, in tempi non sospetti, ha scardinato alcuni meccanismi sociali incentrati sull’egemonia maschile e soverchiato ogni forma di tabù per entrare a gamba tesa (utilizzando la metafora dell’uterino e dell’underground) nel dibattito culturale degli anni Settanta, ancora troppo sottomesso al comune senso del pudore.

Quattro opere ambientali del maestro Maurizio Mochetti, tutte basate sull’utilizzo del laser, attraversano le sale dell’intero spazio espositivo per creare potenti ponti tra penombre, vuoti d’ombra e un codice luminoso la cui elasticità si fa linea, piano, punto, traiettoria visiva. Freccia Laser (1988), Retta si nasce, curva si diventa (1988), Mectulle (1989) e Filo con laser (1984) sono i progetti presentati per ridisegnare gli ambienti ipogei e mostrare un processo culturale inteso come artificio, come sapere e potere creativo che fa dell’artista un intellettuale totale capace di ripensare lo spazio e di modificarne radicalmente la percezione.

L’esposizione non è soltanto raccordo estetico tra due mondi, tra due sistemi di pensiero che nascono dall’urgenza di materializzare l’immateriale, ma è anche la costruzione ideale di un itinerario in cui la tradizione esplorativa di un luogo – tradizione che appartiene di diritto all’archeologia o alla speleologia – lascia il posto a una nuova investigazione immaginifica, dove la visione personale e esistenziale del secretum terrestre diventa percezione collettiva, energia condivisa e condivisibile.

In quanto lavoro di scavo nel sottosuolo del linguaggio, Tomaso Binga | Maurizio Mochetti. Hypógheios vuole riflettere sul valore di un luogo che, riletto dalle opere di due artisti così lontani per modus operandi, così vicini per sensibilità analitica, esce dal sonno della ragione per divenire spazio di convivenza degli estremi, dove è nuovamente permesso di esplorare (tra ombre e penombre) luoghi, presenze e funzioni invisibili, dove è auspicabile la costruzione di una sfera culturale che non smetta di evolvere, di muoversi, di mostrarsi e rimostrarsi per tenere vivo quel riportare alla luce, quel far rimirare, quel palesare nuovamente le cavità e i meandri oscuri di un locus che coincide con il logos, con il pensiero, con la riflessione sull’arte e sull’abitare.

In occasione della mostra, l’8 agosto alle ore 11:30 si terrà un incontro tra il Maestro Maurizio Mochetti e Antonello Tolve su tematiche legate alla luce, al suono, allo spazio e al tempo, all’architettura e al concetto di “perfettibile”; nel pomeriggio, durante l’inaugurazione, Tomaso Binga porterà a Palazzo Viceconte una delle sue performance più note, entrate a buon diritto nella storia della sperimentazione artistica contemporanea, tracciando un’inedita relazione tra la funzione politica del corpo e lo spazio sotterraneo.

La mostra, a cura di Antonello Tolve, è organizzata in collaborazione con la Fondazione Filiberto e Bianca Menna (Salerno-Roma), la Galleria Frittelli Arte Contemporanea (Firenze) e lo Studio Maurizio Mochetti (Roma).

Proiezione del buio

 

PADIGLIONI INVISIBILI

Tomaso Binga | Maurizio Mochetti. Hypógheios

Un progetto
Matera Capitale Europea della Cultura 2019

Co-prodotto da
Fondazione SoutHeritage per l’arte contemporanea e Fondazione Matera-Basilicata 2019
Direzione artistica
Angelo Bianco

Direzione scientifica
Giusy Checola
Coordinamento
Roberto Martino
Con il contributo di
Francesca De Michele
Prodotto in partnership con
ENSA National Art School of Art / Bourges_F
BAICR cultura della relazione / Roma_I,
Global Grand Central / Stockholm_S
Human Ecosystem Relations / Roma_I
Con il sostegno di
Palazzo Viceconte Cultura / Matera_I
Bgreen – agricoltura e partecipazioni / Matera_I
e del fondo etico
BCC – Banca di Credito Cooperativo – Basilicata
Partner culturali
Fondazione Filiberto e Bianca Menna / Salerno_I
Galleria Frittelli Arte Contemporanea / Firenze_I
Studio Maurizio Mochetti / Roma_I

Formato
mostra

a cura di

Antonello Tolve
Allestimenti
L’Île Studio
Sede
Fondazione SoutHeritage – Palazzo Viceconte
Via S. Potito 7, Matera
Inaugurazione
giovedì 8 agosto  ore 19
Periodo
8 agosto > 15 settembre 2019

Orari
giovedì >lunedì – h. 10>13, 17>20

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L'autore

Antonello Tolve
Antonello Tolve
Antonello Tolve è studioso delle esperienze artistiche e delle teorie critiche del Novecento, con particolare attenzione al rapporto che intercorre tra arte, critica d’arte e nuove tecnologie. Docente presso l’Accademia di Belle Arti di Macerata e Ph.D in Metodi e metodologie della ricerca archeologica e storico artistica (Università di Salerno), è stato visiting professor in diverse università, tra queste, la Mimar Sinan Güzel Sanatlar Üniversitesi, la Guaňgdon̄g Gon̄gyè Dax̀ué, la Beǐjin̄g Yuy̌ań Daxué, l’Universitatea de Arta si Design de Cluj-Napoca e la Universidad Central de Venezuela. Critico d’arte e curatore è stato commissario in diverse giurie internazionali. Tra i suoi libri Gillo Dorfles. Arte e critica d’arte nel secondo Novecento (2011), ABOrigine. L’arte della critica d’arte (2012), Esposizione dell’esposizione (2013), Ubiquità. Arte e critica d’arte nell’epoca del policentrismo planetario (2014), La linea socratica dell’arte contemporanea (2016).