avvenimenti · In primo piano

I twitt fulminanti della “Divina Commedia”

I post e i twitt, che caratterizzano il linguaggio degli odierni social network, forniscono esempi di scrittura leggera, veloce, e fulminante. Chi scrive post e/o twitt non rilegge, e non corregge ciò che ha appena scritto, perché ritiene prioritario essere online, far sapere al mondo intero la propria opinione, su di un determinato evento, argomento. Per Twitter, vige il suggerimento di scrivere testi di (soli) 140 caratteri (anche se, di recente, tale limite massimo è stato esteso). Per Facebook, di 240 caratteri, o poco più. Esperienze letterarie di scrittura leggera, grazie all’utilizzo di questi (o di altri) social network, oramai, si moltiplicano. Alludo alla così detta Twitteratura, cioè, alla ri-scrittura di opere letterarie, o di parti di esse, secondo i protocolli comunicativi di Twitter. Analogie, tra questa scrittura social e alcune forme letterarie della tradizione classica, sono rintracciabili negli epigrammi, negli aforismi, nei proverbi, e nei distici.

La terzina dantesca è una strofe composta da tre soli versi endecasillabi, con il primo e il terzo, in rima tra di loro; con il secondo, che dà la rima al primo e al terzo della terzina successiva: ABA BCB CDC. In chiusura di successione, alla fine del canto, l’ultimo verso, che è un verso isolato, rima sempre con il secondo dell’ultima terzina: YZY Z. All’interno dei canti della Commedia, la sequenza delle terzine oscilla da un minimo di 115, a un massimo di 160; in ogni caso, questo numero è sempre divisibile per 3, con il resto di 1. In tal modo, la parte iniziale, e quella finale di ciascun canto, presentano due rime, rispettivamente, d’apertura, e di chiusura, che vengono chiamate rilevate (esse, cioè, ricorrono soltanto 2 volte, all’interno del canto).
Sostanzialmente, è stato Dante l’inventore di questo metro, desumendolo da forme precedenti. Al di là della fonte metrica, sta di fatto che, con gli accorgimenti apportati da Dante, la terzina si è rivelata uno strumento espressivo di altissima versatilità. Ne è nato, così, un ritmo narrativo agile, e performativo, duttile a piegarsi a ogni necessità di registro espressivo (umile, medio, alto).
Il rapporto tra sintassi e metro è stato studiato, classificando i casi di perfetta coincidenza tra terzina e unità sintattica. Per parte mia, qui, mi limito a suggerire di guardare alla terzina dantesca, e alla sua formidabile duttilità metrico-sintattica, dal di dentro degli stili della scrittura social (post e twitt), compresi i casi di intenzionale travalicamento sintattico dei limiti metrici. Le terzine, e i canti, che compongono il poema, sono entità metriche chiuse, ma, anche, aperte; nel senso che, proprio grazie all’invenzione della catena rimica, essi hanno questa duplice natura, di apertura e di chiusura. Già nel 1902, Giuseppe Lisio notò, nel suo studio dedicato alla costruzione del periodo nelle opere volgari di Dante, che, in un totale di 4711 terzine, sono presenti 3422 periodi, di cui solo 288 non si chiudono con la singola terzina, ma la travalicano. Nel dettaglio: i periodi chiusi in una sola terzina sono complessivamente 2152; quelli su due terzine, 774; su tre terzine, 174; su quattro, 36; su cinque, 11; su sei, 5; su sette, 2; su otto e su nove, 1 ciascuna.
Ciascuna terzina dantesca conta poco più di 100 caratteri. Ben al di sotto, quindi, del limite massimo delle 140 battute prescritte dal protocollo di Twitter. Per i periodi formati da due terzine, il numero di caratteri sale a poco più di 200, rientrando, in ogni caso, nei limiti suggeriti dal protocollo di Facebook (240 battute).

 

Le terzine che manifestano perfetta coincidenza tra sintassi e metro sono 2152, con un ritmo, dunque, che definisco fulminante. Invece, sono 774 i casi di doppie terzine, utilizzate da Dante per chiudere l’unità sintattica. Agli occhi di un contemporaneo, dunque, Dante appare un perfetto comunicatore social. Per tutti gli altri casi, di numero di terzine superiore a due, utilizzate da Dante per costruire l’unità sintattica, parlerei di flame, parola che, oggi, nel linguaggio di Internet, allude a un intervento prolisso, insistente. Applicando questo mio metodo di lettura social al canto I dell’Inferno, classificherei:

twitt: 22 terzine (sintassi e metro in una sola terzina)

post: 7 doppie terzine (sintassi e metro su due terzine)

flame: 3 casi di sequenza ternaria (sintassi e metro su 3 terzine).

Ecco, qui di seguito, pochi esempi, sempre dal canto I dell’Inferno:

Twitt

Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura,
ché la diritta via era smarrita.

[102 battute]

Post

Ma poi ch’i’ fui al piè d’un colle giunto,
là dove terminava quella valle
che m’avea di paura il cor compunto,

guardai in alto e vidi le sue spalle
vestite già de’ raggi del pianeta
che mena dritto altrui per ogne calle.

[219 battute]

Flame

Temp’era dal principio del mattino,
e ’l sol montava ’n sù con quelle stelle
ch’eran con lui quando l’amor divino

mosse di prima quelle cose belle;
sì ch’a bene sperar m’era cagione
di quella fiera a la gaetta pelle

l’ora del tempo e la dolce stagione;
ma non sì che paura non mi desse
la vista che m’apparve d’un leone.

[318 battute]

Con questa introduzione fulminante, ho appena dato alle stampe l’edizione integrale della Divina Commedia, offrendo al lettore anche la parafrasi integrale di tutti e 100 i canti del poema, collocandola “a specchio”, rispetto a ciascun canto. In tal modo, con le edizioni Progedit, di Bari, ho inteso celebrare il settecentenario che ci divide dalla morte di Dante Alighieri (1321-2021), rendendo vieppiù fruibile il testo dantesco, immaginandone, cioè, una larga diffusione “pop” (nel senso di popolare, proprio come la Comedìa dantesca prese a circolare, sin dai primissimi anni della sua stesura, già nel corso del XIV secolo).

In questa operazione editoriale, mi son mosso sulla scia della lezione del mio maestro, Franco Tateo, tra i massimi interpreti dell’opera di Dante, che, a lezione, in Università, a Bari, ripeteva continuamente, «il testo, innanzitutto, il testo; poi, le interpretazioni, il para-testo, il contesto…». ebbene, in questo anniversario dantesco, mi piacerebbe che, innanzitutto, si tornasse a leggere Dante e la sua Divina Commedia. 

tgargano@libero.it

 

 

 

 

 

 

L'autore

Trifone Gargano
Trifone Gargano
Trifone Gargano è professore presso l’Università degli Studi di Bari, con l’insegnamento «Lo Sport nella Letteratura». Ha insegnato «Linguistica italiana» al Corso di Laurea Magistrale in «Scienze della Mediazione Linguistica», e «Didattica della lingua italiana» per l’Università degli Studi di Foggia, e «Storia della lingua italiana» in Polonia (Università di Stettino). È autore di numerose pubblicazioni e collabora con la Enciclopedia Treccani, con il quotidiano «Corriere del Mezzogiorno» («Corriere della sera»), e con diversi blog letterari. Realizza lezioni-spettacolo sui Classici della Letteratura italiana, ed è commentatore televisivo e radiofonico.