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Il “Perugia Archeofilm”

Prende il via il 21 giugno “Perugia Archeofilm”, il Festival di Archeologia Arte e Ambiente che per tre giorni trasforma il capoluogo umbro nella capitale del cinema storico-archeologico-ambientale. Le proiezioni – tutte a ingresso gratuito – avranno luogo alle ore 21.15 nei Giardini del Frontone, mentre nella serata finale del 23 giugno (ore 21) sarà il Museo Archeologico Nazionale dell’Umbria a ospitare il Festival.
Ogni sera il pubblico, in qualità di giuria popolare, potrà assegnare il proprio voto ai film in concorso per il “Premio Città di Perugia/Archeologia Viva – Perugia Archeofilm 2022”, mentre una giuria tecnica assegnerà il “Premio Università degli studi Perugia”. In questa intervista ho avuto modo di dialogare con due protagonisti della rassegna: Piero Pruneti (PP), direttore di Archeologia Viva, e Maria Angela Turchetti (MT), direttrice del Museo archeologico nazionale dell’Umbria.

Come e quando nasce l’Archeofilm Festival di Firenze?

(PP) L’Archeofilm Festival è nato cinque anni fa, con la prima edizione nel 2018. È un festival annuale che raccoglie a ogni edizione tutta la produzione mondiale dei film che riguardano l’archeologia e l’arte con una media di circa settanta opere all’anno.

Partendo dall’idea iniziale fino alla realizzazione effettiva, quali sono state le difficoltà principali che avete incontrato e come le avete risolte?

(PP) Le difficoltà sono state prima di tutto quelle economiche. Direi che più le iniziative sono serie e più devono affrontare il problema economico… Noi abbiamo potuto risolvere questo problema attraverso il fatto che il festival viene organizzato a Firenze dove possiamo contare sul pieno sostegno della nostra struttura (Giunti Editore). Abbiamo anche una collaborazione con la regione Toscana e con Fondazione Sistema Toscana, il cui presidente è Francesco Palumbo. Per il resto, come ho detto, abbiamo un’organizzazione interna che è quella della rivista Archeologia Viva e in questo modo riusciamo a realizzare un festival internazionale che tutti conoscono dall’Italia agli Stati Uniti.

Come sono state organizzate le giornate del Festival fiorentino?

(PP) Le proiezioni durano cinque giorni e vengono effettuate la mattina, il pomeriggio e dopo cena. È una full immersion che coinvolge un pubblico di persone che rimangono al cinema tutto il giorno. La mattina abbiamo una buona partecipazione delle scuole. Per la prossima edizione cercheremo di estendere ancora di più la partecipazione degli studenti universitari.

Al Festival di Perugia è legato un concorso: a chi è rivolto e, soprattutto, chi vi ha partecipato e come?

(PP) Un concorso è già stato effettuato, quello per la realizzazione della locandina del festival. Esso ha visto come protagonista l’Università degli studi Perugia e il dipartimento di Ingegneria Civile ed Ambientale con la realizzazione di sette proposte, tra le quali ne è stata scelta una, quella che compare sui grandi poster che ora vengono affissi a Perugia. Questo concorso è del tutto inedito, nel senso che non mi risulta sia mai stata effettuata un’operazione simile per i nostri festival. Il lato grafico degli eventi viene affidato in genere a ditte specializzate e non si dà per scontato che gli studenti possano fare un buon lavoro. Era facile aspettarsi proposte più scolastiche e meno efficaci e invece le idee progettuali realizzate dai sette gruppi di lavoro sotto la direzione del prof. Paolo Belardi e dei suoi collaboratori, sono risultate altamente professionali sotto tutti i punti di vista.

(MT) Ribadisco che siamo rimasti particolarmente stupiti per la professionalità e l’intensità grafica e contenutistica dei progetti. La giuria tecnica che ha valutato i lavori è stata composta dai principali soggetti promotori e attuatori del festival: Leonardo Varasano, assessore alla Cultura del Comune di Perugia, Paolo Belardi e Roberto Rettori in rappresentanza dell’Università di Perugia, da me come rappresentate della Direzione regionale musei dell’Umbria – Museo Archeologico Nazionale e da Piero Pruneti di Archeologia Viva (Giunti Editore). Tutti gli studenti del progetto giudicato vincitore hanno vinto un viaggio all’estero grazie alla partecipazione al premio e alla commissione che ha giudicato i progetti della Fondazione Carlo Lorenzini e del suo presidente Massimo Monni. Inoltre è stata presa in considerazione una seconda proposta progettuale per premiarne il merito e la significatività.

(PP) Abbiamo deciso anche di pubblicare tutti gli elaborati realizzati dagli studenti di Perugia su Archeologia Viva in una doppia pagina dove c’è sia il poster vincitore che tutti gli altri elaborati con i nomi e cognomi degli studenti. Questa decisione è stata presa in concomitanza con lo speciale che sempre sul prossimo numero di Archeologia Viva, curato dalla dottoressa Turchetti, sarà dedicato agli Etruschi di Perugia. Sarà uno speciale su sedici pagine e alla fine di esso ci sarà la doppia pagina con tutte le proposte degli studenti.

(MT) Inoltre tutti gli elaborati realizzati verranno esposti al Museo Archeologico nel salone “Umbri ed Etruschi” che ospiterà la terza serata dell’Archeofilm Festival perugino. Ci sarà perciò una sorta di mostra temporanea per valorizzare ulteriormente i lavori degli studenti.

Il Festival nasce ovviamente a Firenze, ma ogni anno ricorre una serie di iniziative sparse in tutta l’Italia in cui si proiettano alcuni dei film presentati in casa. Come vengono scelte le città protagoniste del Festival diffuso? Cosa vi ha spinto quest’anno a scegliere la città di Perugia?

(PP) La scelta delle varie sedi del festival diffuso dipende da tanti fattori. Prima di tutto dalla disponibilità locale a ospitare un festival. Tutto poi dipende dai vari enti che decidono di, poiché ogni sede ha degli enti promotori diversi. Nel caso specifico la direttrice del Museo archeologico conosceva già questa nostra attività e ci ha proposto di portarla anche a Perugia.

(MT) Un grande aiuto e una grande collaborazione ci sono state offerte dall’assessore del Comune di Perugia Leonardo Varasano che, insieme all’Università, ha saputo riunire intorno a questa proposta tutti i soggetti principali della città che per competenza avrebbero potuto entrare a fare parte a pieno titolo del PerugiaarcheoFilm, quali Cine Gatti o Umbria Film Commission.
Nello stesso tempo FirenzeArcheoFilm si è dimostrato subito interessato a inserire, nell’ambito del Festival diffuso, anche la sede perugina.
Tra l’altro le valutazioni dei docufilm saranno effettuate da due giurie, una composta da giornalisti ed esperti del settore e l’altra composta proprio dal pubblico, con il contributo e la partecipazione attiva degli studenti dell’Università che rappresenteranno un valore aggiunto di questa prima edizione.

In che modo gli autori riescono a coniugare il linguaggio scientifico-archeologico a quello cinematografico?

(PP) Nella cinematografia scientifica che vuole rivolgersi al grande pubblico c’è bisogno, com’è ovvio, di un regista affiancato da uno o più consulenti scientifici. Inoltre dipende tutto dall’impegno della produzione a finanziare i film. Non è un caso che i film più belli provengano dalle produzioni televisive, soprattutto straniere. Mettendo insieme tutti questi elementi, in genere si riescono ad ottenere delle buone opere che noi dell’Archeofilm Festival selezioniamo per il Festival diffuso e riproponiamo al pubblico. Non è facile creare dei documentari di carattere scientifico-archeologico perché essi devono essere spettacolari e al tempo stesso scientificamente accurati.

La narrazione si concentra più sulla storia degli scavi e sullo studio dei reperti oppure ci sono dei fili tematici che consentono di raccontare la storia dei popoli e delle loro culture?

(PP) Dipende dal soggetto: ci possono essere dei film incentrati su una grande vicenda archeologica e il focus quindi si sposta su un protagonista, l’archeologo. Oppure il protagonista può essere una grande civiltà del passato. Per esempio il film con cui apriremo il festival di Perugia sarà “Gli ultimi segreti di Nasca”. Altre volte il protagonista può essere direttamente un sito archeologico e in questo caso la realizzazione del film è parecchio impegnativa poiché le riprese devono essere effettuate lungo il corso di anni, affinché si possa seguire passo dopo passo l’andamento degli scavi. La casa di produzione deve quindi girare, archiviare e alla fine montare tutto il materiale che ha raccolto. Poi ci sono dei film che sono incentrati su grandi imprese archeologiche del passato, come per esempio un film che presenteremo a Perugia sul salvataggio dei templi egiziani di Abu Simbel. La bravura del regista è stata nell’avere inserito filmati d’epoca in una narrazione che fa rimanere con il fiato sospeso, perché mentre si salvavano i templi si alzava il livello dell’acqua del lago Nasser. È importante comunque che alla base di tutto ci sia sempre una storia da raccontare.

(MT) È chiaro che noi archeologi siamo sempre molto attenti sugli aspetti tecnici, ma senza uno storytelling efficace non sarebbe possibile la realizzazione del film e il coinvolgimento del pubblico. Il lavoro tecnico sta alla base di questi lavori ma fa da presupposto e da sfondo “non invasivo o preponderante” senza nulla togliere alla narrazione emozionalmente coinvolgente ed accattivante.

(PP) Il pubblico dei nostri film, infatti, non è composto solo da specialisti bensì da persone che vogliono essere informate sul nostro passato nel modo più chiaro e corretto. Il cinema, in questo senso, è il miglior mezzo per avvicinare il grande pubblico a temi di carattere archeologico con messaggi diretti e con una narrazione efficace.

(MT) Il programma delle tre serate è già disponibile online e offre un ventaglio di proposte diverse e adatte a un vasto pubblico.

Sul sito dell’Archeofilm Festival è già disponibile visualizzare il regolamento per l’anno 2023: cosa vi aspettate per l’anno prossimo?

(PP) Purtroppo non possiamo sapere cosa avranno in mente i produttori. Ci aspettiamo sicuramente un’adesione maggiore da parte delle case di produzione e da parte dei registi rispetto a quella dell’anno passato che risentiva di tutte le restrizioni dovute alla pandemia. Il Covid ha bloccato gran parte della produzione documentaria e quindi l’adesione al festival è stata minore.
Per il resto sappiamo che le tematiche più ricercate sono sempre quelle legate ai grandi temi dell’archeologia, come per esempio tutto ciò che riguarda l’Egitto che è sempre al primo posto. Dopo l’Egitto viene l’archeologia italiana con gli Etruschi, la Magna Grecia e Pompei, che è un classico immancabile del cinema archeologico. Tematiche che non mancheranno anche nel PerugiaArcheoFilm

(MT) Durante le proiezioni ci saranno ospiti speciali, tra cui il professore ordinario di Archeologia classica dell’Università degli Studi di Perugia, Gianluca Grassigli, che intratterranno il pubblico tra una proiezione e l’altra per dare la possibilità ai partecipanti di riflettere su quello che hanno visto e approfondire tematiche di archeologia, storia e ambiente. Presenteremo inoltre il numero di luglio-agosto di Archeologia Viva (Giunti Editore) che a Perugia uscirà in anteprima in edicola il 20 giugno. Nel pomeriggio delle tre giornate saranno inoltre organizzate visite ai luoghi di cultura cittadini, al Museo archeologico nazionale e all’Ipogeo dei Volumni.

 

L'autore

Niccolò Brunelli

Niccolò Brunelli, studente e laureando in Lettere Moderne all’Università degli Studi di Perugia, si occupa principalmente di Letteratura del ‘900, con particolare attenzione a Giorgio Manganelli, suo punto di riferimento letterario. Bibliotecario e libraio a tempo - quasi - perso, è appassionato di musica ed è un pessimo giocatore di scacchi.

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