conversando con... · In primo piano

Clara Borghesi intervista Xoán Curiel

Entrevista en español

Entrevista en galego

Caro Xoán, oltre a congratularmi con te per il tuo ultimo album, ti ringrazio moltissimo per questa intervista: per me ha un significato speciale, non solo perché chiude la mia tesi triennale, ma anche per i ricordi che mi fa rivivere in merito alla nostra collaborazione all’interno del progetto Palabras en musica. Rimango comunque stupita dalla simultaneità tra il mio tentativo di approfondire l’argomento a cui dedico questa tesi e l’uscita del tuo Treides conmigo!

Ricordo con molto affetto la nostra collaborazione e spero che un giorno potremo ripeterla.

Desidererei  innanzitutto che tu mi raccontassi l’origine del tuo progetto e, più in generale, del tuo interesse per i testi della lirica galego-portoghese. Qual è il criterio con cui hai scelto le dieci canzoni che fanno parte dell’album?

Ho fatto innanzitutto una selezione di nove canzoni medievali attribuite a nove trovatori. Ad esse ho aggiunto una decima composizione basata su una poesia di Gonzalo Lopez Abente, (poeta muxiano membro delle Irmandades da Fala), che tratta di una leggenda medievale della zona di Muxía. Tutto questo lavoro compositivo ruota attorno al Cammino di Santiago, poiché i dieci autori (tra cui Abente) sono legati in qualche modo ai dieci cammini di Santiago che troviamo in Galizia. Infine, Iris Gey ha concluso il progetto componendo un brano musicale per questo album basato su una canzone di Bernal de Bonaval (anch’essa legata a Santiago de Compostela, la destinazione delle Dieci Vie), chiudendo così concettualmente questo lavoro discografico.

Cosa puoi dirmi del testo di Gonzalo López Abente?

Secondo quanto riferitomi, fu ispirato da una leggenda medievale della zona di Muxía, precisamente dalla Furna da Buserana. La leggenda racconta dell’amore tra il trovatore Buseran e la bella Florinda. Quando il padre di Florinda, un uomo ricco, viene a conoscenza della vicenda, rinchiude Florinda nella fortezza, ma Buserán non si arrende e ogni notte le canta canzoni d’amore. Il signore ordina pertanto di uccidere Buserán gettandolo, secondo la leggenda, della rupe. Quando Florinda lo scopre, impazzisce e si reca giorno e notte sul luogo chiamando il suo amante. Un giorno, in risposta alle invocazioni di Florinda, si sentono le melodie di Buserán uscire dalla rupe e, all’improvviso, un’onda si solleva dalla scogliera assumendo le sembianze del trovatore portandosi via Florinda per sempre.

Come porti avanti il tuo processo creativo? Lavori inizialmente sul testo e finisci con la musica, o viceversa?

Di solito, quando compongo (e i testi sono miei), lavoro simultaneamente alla musica e ai testi. In questo caso sono partito logicamente dalle trascrizioni esistenti e ho lavorato liberamente sulla musica e sull’armonia in base a ciò che il testo mi suggeriva. La verità è che mi fido molto delle mie “muse” quando si tratta di comporre, e cerco di non essere rigido, di essere un canale aperto per la musica che mi arriva. In questo processo di musicare le canzoni, a volte creavo una melodia iniziale e poi la cambiavo per avvicinarla a un suono particolare che stavo cercando, o addirittura iniziavo da zero per creare la canzone se la musica iniziale non mi convinceva.

In ogni caso, il processo creativo dell’album mi sembra particolare: non solo hai dovuto arrangiare e suonare testi di altri autori, ma per di più essi appartengono a tempi remoti, scritti in una lingua molto diversa rispetto a quella attuale. Come hai lavorato in questo senso? Cioè, come si è sviluppato il processo a partire dai testi medievali?

Per quanto riguarda i testi ci ho lavorato liberamente selezionando i brani che mi sembravano più interessanti una volta musicati. Per realizzare queste undici canzoni ho realizzato circa 22 brani e alla fine ho scelto e perfezionato quelli che mi piacevano di più. Cantare testi medievali galego-portoghesi è stato facile, sia per la vicinanza alla nostra lingua, sia perché siamo già abituati a cantare in galego e in portoghese. Per quanto riguarda la fonetica e la lingua delle poesie galego-portoghesi medievali, Iris Gey, cantante di questo album, è anche filologa e insegnante di liceo, rendendo un grande contributo in questo senso. Ci siamo avvalsi anche di un incontro specifico con un esperto medievista: ci siamo documentati e abbiamo lavorato a livello fonetico per cercare di avvicinarci il più possibile alla pronuncia che si stima fosse utilizzata all’epoca. Siamo soddisfatti in considerazione del poco tempo che abbiamo avuto a disposizione, le nostre limitate conoscenze e la grande varietà di aspetti da considerare (sia nella musica che nella produzione) in un lavoro come questo.

Mi piacerebbe sapere come vi siete comportati riguardo agli arrangiamenti nel caso della cantiga di Martim Codax, la cui musica è arrivata a noi attraverso Pergaminho Vindel.

Abbiamo preservato la melodia originale che può essere ascoltata grazie alla voce di Iris. Il resto dei ritornelli sono arrangiamenti vocali che ho realizzato attorno a questa melodia principale. Il brano è accompagnato dalla mia chitarra, percussioni e anche trombe e fiati che completano le voci dei cori.

Com’è andata la collaborazione con i musicisti, in particolare con Iris Gey, che oltre a essere un’artista è anche una filologa?

Abbiamo avuto la fortuna di avere grandi musicisti: molti di loro sono legati alla musica classica e in particolare, in diversi casi, alla musica medievale, come nel caso di Carlos Castro, il percussionista che ha sviluppato le basi percussive, e che suona nel gruppo “Martin Códax”, specializzato nella musica medievale.

Siamo partiti dall’idea di lavorare solo con strumenti acustici e con certi suoni medievali (corni, arpa, salterio, percussioni…). In ogni caso non volevamo che questo album avesse il carattere purista o storicista della musica medievale. Il nostro obiettivo era aggiornare o rinnovare queste canzoni partendo da un certo approccio allo spirito medievale, ma anche da una libertà creativa. Iris e io cantiamo insieme da oltre 10 anni e gli ultimi 6 in un progetto comune. Ci conosciamo molto bene e quindi è stato facile lavorare con lei e far funzionare le voci sulle diverse canzoni. Logicamente il suo essere filologa ha avuto molta influenza tanto che questo progetto è andato avanti con un certo rigore anche sotto l’aspetto linguistico.

Cosa significa per te cantare in galego? Al di là della naturalezza che si raggiunge cantando nella propria lingua madre, potrebbe trattarsi (forse inconsciamente) anche di una forma di rivendicazione identitaria, in quanto eredità delle generazioni artistiche precedenti?

I due motivi che citi coesistono. Ma devo anche dire che il galego è una lingua molto musicale e molto piacevole quando si tratta di comporre e cantare.

Tenendo conto che i nostri testi venivano cantati alla corte del re Alfonso X ed erano considerati una lingua “elevata” e che poi abbiamo vissuto secoli bui in cui il galego è stato maltrattato, la componente rivendicativa o di giustizia storica è sempre implicita.

Tenendo conto delle numerose esperienze artistiche in diversi paesi e con vari autori stranieri, oltre alla tua capacità di padroneggiare diversi registri linguistici e musicali, come vivi il rapporto tra il senso di appartenenza alla tua terra e il resto del mondo?

Ho sempre avuto un amore speciale per le culture indigene di tutto il mondo. Ho sempre guardato con profondo rispetto alle tradizioni secolari o millenarie che esistono e sono esistite sul pianeta, alla saggezza, a tutte le espressioni artistiche, ai linguaggi…

Qui in Galizia il nostro modo di essere e di vivere è ancora strettamente legato al passato, alla natura, alla terra e al mare. Una cultura matriarcale, precedente al patriarcato, esiste e persiste ancora. Dal mio punto di vista, i galeghi hanno ancora nel DNA qualche legame con gli indigeni. Per questo penso che abbiamo una vocazione universale. Oltre a ciò, per varie circostanze eravamo un popolo di emigranti. La Galizia è una cultura molto ricca che si collega con i Celti, i Romani, gli Arabi, l’America Latina…

Mi sento molto legato alla nostra cultura e ho un senso di appartenenza nei suoi confronti, ma anche una grande curiosità per le altre culture e quando posso e riesco, cerco di mescolarle e fonderle.

Per quanto riguarda l’America Latina, alcune canzoni che ho ritrovato nei tuoi album precedenti riflettono un rapporto molto importante con questa terra, con le atmosfere magico-realistiche di quel continente. Potresti dirmi qualcosa in più a riguardo?

Ero in tournée in Brasile e Argentina. Ciò che mi attrae di più culturalmente del Brasile è il sincretismo; e proprio la mescolanza e fusione tra l’indigeno, l’africano e l’europeo che ha dato origine a molteplici manifestazioni culturali, una più interessante dell’altra.

Questa biodiversità culturale sembra creativamente infinita e l’unico pericolo che vedo attualmente è l’uniformità e l’omogeneizzazione che viene riproposta continuamente dalla mega industria culturale, che è più “artificiale” che “viva”.

Nel documentario Vértice de versos, la maggior parte degli intervistati si sofferma spesso sul termine “resistenza”, riferendosi alla poesia come mezzo di resistenza. La tua decisione di scegliere forme poetiche e musicali che costituiscono le radici letterarie e comunitarie della Galizia potrebbero, in qualche modo, essere interpretate come una forma di resistenza o, più semplicemente, svolgono una funzione filosofica dell'”arte per l’arte”?

Sì, in un certo senso può essere una forma di resistenza e di canto delle proprie radici. Per me, oggigiorno, la “revisione” o “aggiornamento” di questi canti assolve a diverse funzioni come l’esaltazione di ciò che ci appartiene, la funzione estetica, o il gusto di cantare e diffondere una parte dell’evoluzione di questo linguaggio che abbiamo, e che si sta perdendo nei nostri tempi.

Hai condiviso esperienze significative con molti autori e musicisti spagnoli e stranieri; Immagino che siano stati tutti importanti, ma penso anche che qualcuno ti abbia lasciato un segno speciale, sia umanamente che artisticamente…

Due artisti che mi hanno largamente influenzato sono il cantautore portoghese João Afonso, nipote di un’altra leggenda della musica portoghese, Zeca Afonso. Mi piace molto quello che fa, la sua fusione della canzone d’autore portoghese coi suoni africani. Ho avuto la fortuna di cantare con lui in diverse occasioni.

Sono stato inoltre influenzato dal famoso cantautore madrileno Javier Álvarez, con il quale ho appena concluso una tournée in Galizia. La sua libertà creativa, la sua ribellione e la sua presenza sul palco sono molto stimolanti.

Ricordo poi una collaborazione molto interessante con la cantante angolana Aline Frazão al suo primo album. Musicalmente mi sento molto legato a questo tipo di musica lusofona atlantica.

In occasione di una tournée in California, ho anche avuto l’opportunità di improvvisare con la grande Dee Dee Bridgewater (non sapevo neanche chi fosse)

Grazie mille dal profondo del mio cuore, Xoán, spero che un giorno ci incontreremo di nuovo e, si spera, stringeremo nuove collaborazioni.

Altrettanto Clara!!

 

L'autore

Clara Borghesi
Clara Borghesi
Clara Borghesi nasce a Urbino nel 1999. Cresce e si forma a Perugia, laureandosi in Filologia romanza presso l’Università di Perugia, con una tesi sperimentale (relatore il prof. Carlo Pulsoni) incentrata sul lavoro di rimusicazione di cantigas galego-portoghesi ad opera del cantautore galego Xoan Curiel. Da sempre dedita all’arte in ogni sua forma - in particolare il canto e la danza sin da giovanissima -, dopo l’università decide di dedicarsi totalmente alla sua passione più grande: la recitazione. È attualmente allieva dell’Accademia d’Arte del Dramma Antico di Siracusa (Fondazione INDA), formandosi ed esibendosi con registi e attori di fama nazionale e internazionale.

One thought on “Clara Borghesi intervista Xoán Curiel

Comments are closed.