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Lo sguardo di uno spettatore: “MAMI” di Mario Banushi

Uno spettacolo come una poesia visiva

Il regista emergente Mario Banushi – albanese di origine e cresciuto in Grecia – è uno degli esponenti di spicco del teatro post drammatico, ed è noto per il suo approccio sensoriale ed emotivamente intenso. MAMI, la sua ultima regia, è un’opera che esplora le complesse dinamiche della maternità, della memoria e della crescita. La rappresentazione, in scena presso la “Casa delle Lettere e delle Arti” della Fondazione Onassis di Atene dal 6 febbraio al 22 marzo 2025, ha già riscosso un forte impatto nel panorama teatrale internazionale, grazie alla sua poetica visiva e alla profonda carica emotiva.

Un viaggio nella memoria e nell’identità

MAMI è un tributo delicato e toccante alle figure materne che ci hanno cresciuto, grazie all’intreccio del ricordo personale con una narrazione universale. Banushi costruisce la scena come un paesaggio della memoria, in cui le interpretazioni degli attori evocano emozioni profonde senza ricorrere al linguaggio verbale. Il silenzio, le musiche, le immagini, i gesti, diventano il vero linguaggio dell’opera, permettendo agli spettatori di proiettare le proprie esperienze personali nel racconto.

Lo spettacolo di Mario Banushi fa rievocare le parole che Massimo Recalcati propone per definire i libri nel suo A libro aperto: “Un coltello, un corpo, un mare. ‘Un coltello perché taglia la nostra vita offrendole la possibilità di acquisire un forma nuova.’ ‘Un corpo, e non un erbario. Non è la raccolta sterile di un sapere senza vita, non è – come è ogni erbario – un elenco cimiteriale di foglie morte.’ ‘Come il mare, il libro – lo spettacolo nel nostro caso – è una figura straordinaria dell’Aperto. Apre e non chiude il mondo”.

Uno degli aspetti più suggestivi è la connessione tra la parola ‘mami’ (madre) e ‘mam’ (cibo), un’associazione che suggerisce come l’amore materno sia il primo e il più essenziale nutrimento dell’essere umano. Diretta connessione anche visiva al termine la ‘lalangue’ di Lacan che Recalcati spiega in modo esaustivo “quella lingua che precede l’alfabeto e la grammatica, che sorge con l’inizio della nostra vita ed è in grado di descrivere i sentimenti; in una parola, è la lingua che si mescola al corpo: non nasce come qualcosa che esce dal corpo, ma che si unisce ad esso nell’espressione dell’essere umano. È depositata nell’inconscio, e la sua prima manifestazione è la lallazione, quando i bambini cominciano a balbettare suoni incomprensibili per manifestare i loro desideri attraverso la potenza del suono e del corpo”.

Scenografia e regia: tra realismo e surrealismo

A livello visivo, Banushi abbandona lo spazio domestico tipico delle sue opere precedenti e ambienta MAMI in un ambiente esterno, rurale e minimale, illuminato soltanto da una lampada stradale. Questo passaggio dallo spazio intimo della casa a un luogo più aperto e indefinito simboleggia il viaggio dell’individuo dalla sicurezza dell’infanzia all’inevitabile esposizione al mondo esterno. La scenografia e i costumi, curati da Sotiris Melanos, contribuiscono a creare un’atmosfera sospesa tra sogno e realtà. La musica e il sound design di Jeph Vanger, uniti al suggestivo disegno luci di Stefanos Drousiotis, amplificano il senso di nostalgia e di tempo sospeso, immergendo gli spettatori in una dimensione quasi onirica.

Un cast evocativo

Il cast, composto da Panagiota Giagli, Vasiliki Driva, Dimitris Lagos, Angeliki Stellatou, Eftychia Stefanou, Ilia Koukouzeli e Fotis Stratigos, offre una performance corale di grande impatto. Gli attori, attraverso un uso magistrale del linguaggio corporeo e della prossemica, riescono a trasmettere emozioni profonde senza bisogno di un testo verbale esplicito. I loro movimenti e interazioni sono studiati per evocare ricordi e suggestioni universali, rendendo lo spettacolo un’esperienza intima e collettiva allo stesso tempo.

Un’opera inclusiva e accessibile

Un altro elemento distintivo di MAMI è la sua attenzione all’accessibilità. Le rappresentazioni del 6, 7 e 8 marzo prevedono servizi per persone con disabilità sensoriali, come l’interpretazione nella lingua dei segni, sottotitoli per persone sorde o con problemi di udito, visite tattili alla scenografia e descrizioni audio per persone con disabilità visive. Questo approccio rende lo spettacolo fruibile da un pubblico più ampio e dimostra l’impegno di Banushi e della Fondazione Onassis nell’inclusione culturale.

Conclusioni

MAMI è un’esperienza teatrale che va oltre la semplice narrazione per diventare un viaggio emotivo e sensoriale. Con una regia essenziale ma evocativa, una scenografia carica di significati simbolici e un cast di grande talento, Mario Banushi riesce a creare uno spettacolo capace di toccare le corde più profonde dello spettatore. Quest’opera non è solo un omaggio alle madri, ma un’esplorazione della nostra identità, delle relazioni che ci definiscono e delle eredità emotive che portiamo con noi. MAMI si conferma così come una delle proposte più toccanti e significative del panorama teatrale contemporaneo con la scena finale che riassume in modo significativo l’intero spettacolo: appare in scena una foto ingrandita della madre del regista che lo tiene in braccio da bambino. Il ventiseienne regista sale sul palco e stacca la parte del bambino dalla foto, volendo probabilmente sottolineare che bisognerebbe essere giusti con le madri, riconoscendo loro la funzione essenziale ed insostituibile nell’adozione simbolica della vita, staccandosi però da loro nel momento giusto.

gkarvunaki@gmail.com

 

 

 

L'autore

Giorgia Karvunaki
Giorgia Karvunaki è nata in Grecia, a Creta, a Canea. Ha studiato in Italia Lingua e cultura italiana per stranieri, Scienze Politiche - Indirizzo Internazionale, Insegnamento dell'italiano come LS, Sceneggiatura e in Grecia Traduzione  - Traduttologia. È membro associato e National Convener per la Grecia dal 2007 della Commissione internazionale per la storia delle istituzioni rappresentative e parlamentari (ICHRPI), Rappresentante accreditata del Nosside, Premio Internazionale di Poesia (Unesco) e Membro dell'International Theatre Institute (ITI). Vive ad Atene dove lavora come insegnate, traduttrice, promotrice culturale e ricercatrice storica. Le sue traduzioni, le sue interviste e i suoi articoli, sono stati pubblicati in riviste cartacee ed elettroniche in Grecia, in Italia e in Romania. Le sue traduzioni di opere teatrali sono state messe in scena in Grecia e in Italia. Nel 2018 è stata premiata dall'Istituto Italiano di cultura di Atene con il ‘Premio Luigi Pirandello’.