Nel suggestivo scenario del Teatro Antico di Epidauro, Michail Marmarinos ha presentato lo spettacolo Lo Straniero, una composizione scenica ricavata dalle tre rapsodie centrali dell’Odissea – ζ, η, θ – che narrano l’approdo di Ulisse a Scheria, il suo incontro con Nausicaa e infine il momento culminante in cui, accolto e ascoltato, rivela la propria identità al re Alcinoo e inizia a raccontare le sue peripezie.
Un programma teatrale che parla da sé
Già il programma dello spettacolo, strutturato come un saggio, suggerisce la volontà di Marmarinos di andare oltre la forma rappresentativa: siamo di fronte a un’opera che invita a riflettere più che a seguire un intreccio. Più che una rappresentazione, Lo Straniero è un dispositivo teatrale che fa del pensiero il suo centro. Le note di regia non guidano solo alla lettura dell’opera, ma ne predispongono un contesto intellettuale, storico, antropologico. Il teatro si fa spazio di interrogazione sull’identità, sull’ascolto e sull’alterità.
L’ospitalità come soglia del riconoscimento
Le tre rapsodie omeriche scelte hanno come elemento comune la figura dello straniero accolto, la sospensione del giudizio, la forza civilizzatrice dell’ospitalità. In questo senso, Marmarinos fa emergere il loro nucleo etico-politico con una regia che lavora sul corpo, sulla voce, sul ritmo e sull’assenza. La scena si presenta come luogo pronto ad accogliere le parole e i silenzi del mito.
Charis Fragoulis: un Ulisse intimamente presente
Tra gli interpreti spicca la prova intensa e calibrata di Charis Fragoulis nel ruolo di Ulisse. L’attore non cede mai alla tentazione del titanismo o dell’eroismo posticcio. Il suo Ulisse è vulnerabile, in ascolto, pieno di esitazione e memoria. La sua voce, modulata con precisione, restituisce le risonanze profonde del testo omerico, ma anche l’emozione trattenuta di chi ha perso tutto e cerca le parole per dire il dolore. Fragoulis dà corpo a un Ulisse narratore, che prima ancora di raccontarsi deve trovare il coraggio di esporsi. La sua interpretazione costituisce l’asse portante di uno spettacolo in cui l’azione è rarefatta e tutto si gioca sulla tensione interna tra identità e racconto.

Estetica del minimalismo e del rito
La regia evita il naturalismo e propone una partitura precisa di gesti, camminate, sguardi. Le voci si sovrappongono, si rincorrono, si spezzano: la parola omerica è esplorata nella sua musicalità e nella sua potenza evocativa. I costumi, volutamente ibridi, rinunciano a ogni riferimento temporale preciso, situando la vicenda in una dimensione arcaica e insieme contemporanea. L’intero impianto scenico – essenziale, simbolico, quasi ascetico – lascia spazio alla forza delle parole e alla presenza degli attori.
Un’Odissea per il nostro tempo
Con Lo Straniero, Marmarinos firma una riflessione scenica sul diritto alla parola e sul ruolo dell’ospitalità in un mondo segnato dalla diffidenza verso l’altro. La figura dello straniero – anonimo, naufrago, esposto – diventa metafora dell’uomo moderno in cerca di riconoscimento, ma anche del migrante reale che chiede ascolto e accoglienza.
L’Odissea non è qui solo un testo antico, ma un prisma attraverso cui leggere l’attualità. Chi è oggi Ulisse? Chi è disposto ad ascoltarlo prima ancora di sapere chi è?
Conclusione
Lo spettacolo Lo Straniero si impone come un’esperienza teatrale di profonda intensità filosofica e politica. Grazie a una regia rigorosa e all’interpretazione notevole di Charis Fragoulis, il mito di Ulisse viene restituito come un archetipo dell’umano disorientato ma narrante. Nel cuore del teatro di Epidauro, lo spettatore si trova immerso in un rituale che interroga il presente, restituendo alla parola antica tutta la sua carica di verità.
Alcìnoo, illustre re, il più rinomato tra tutti i popoli,
è davvero bello ascoltare un aedo,
uno come questo, simile agli dèi nella voce.
Io infatti non credo vi sia cosa più dolce, più compiuta,
di quando la gioia riempie tutto il popolo,
e gli ospiti, seduti in ordine nella sala, ascoltano il cantore,
e accanto a loro le tavole sono colme
di pane e carni, e il coppiere attinge dal cratere
e versa il vino nelle coppe, servendolo di mano in mano.
Questo mi sembra il più bello spettacolo del cuore.
Dal programma dello spettacolo teatrale (traduzione mia)
Vi è un desiderio essenziale, semplice e al tempo stesso vitale, che attraversa l’esistenza umana: il desiderio di compiere un tragitto, di passare da un punto A a un punto B. Ogni deviazione, ogni avventura inattesa lungo questo cammino – che sia geografia esteriore o viaggio interiore (e innumerevoli sono, per i mortali, le odissee dell’anima) – potrebbe legittimamente chiamarsi Odissea. È il nome dato a quelle torsioni del percorso che non abbiamo scelto: deviazioni involontarie, eventi imprevisti, derive indesiderate.
E forse non esiste creatura mortale che non si sia trovata, almeno una volta – per analogia o per destino – in un luogo o in una condizione dell’esistenza che l’abbia definita come straniera.
Può allora la sympatheia – quella forma di partecipazione empatica che l’esperienza scenica dell’epos talvolta ci concede con generosità – agire come un tocco lieve, un atto di comprensione verso il dramma dell’Altro? Verso la condizione dello straniero, di colui che è fuori luogo, fuori tempo? La storia, maestra severa e inquieta, ci ammonisce: nulla garantisce che ciascuno di noi non possa ritrovarsi, all’improvviso, in quella stessa posizione, al volgere inatteso di un suo ennesimo tornante (Dalla nota di regia di Michail Marmarinos).
L'autore
- Giorgia Karvunaki è nata in Grecia, a Creta, a Canea. Ha studiato in Italia Lingua e cultura italiana per stranieri, Scienze Politiche - Indirizzo Internazionale, Insegnamento dell'italiano come LS, Sceneggiatura e in Grecia Traduzione - Traduttologia. È membro associato e National Convener per la Grecia dal 2007 della Commissione internazionale per la storia delle istituzioni rappresentative e parlamentari (ICHRPI), Rappresentante accreditata del Nosside, Premio Internazionale di Poesia (Unesco) e Membro dell'International Theatre Institute (ITI). Vive ad Atene dove lavora come insegnate, traduttrice, promotrice culturale e ricercatrice storica. Le sue traduzioni, le sue interviste e i suoi articoli, sono stati pubblicati in riviste cartacee ed elettroniche in Grecia, in Italia e in Romania. Le sue traduzioni di opere teatrali sono state messe in scena in Grecia e in Italia. Nel 2018 è stata premiata dall'Istituto Italiano di cultura di Atene con il ‘Premio Luigi Pirandello’.
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