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Cicli

L’immagine di copertina è di Enrico Pulsoni

 

“prova a esaminare il tempo della loro esistenza;
guarda quanto ne sprecano in macchinazioni,
insidie, paure, a riverire e farsi riverire,
quanto li impegnino le promesse loro e altrui,
quanto i banchetti che diventano ormai essi stessi dei doveri.
Ti accorgerai di come i loro mali e i loro beni
abbiano saputo togliergli il fiato”
Seneca, Dialoghi morali

 

Dal punto di vista biologico moderno un essere vivente viene definito dai suoi scopi fondamentali, necessari e obbligati: esistere, sopravvivere, crescere, cambiare. Molte funzioni sono comuni a tutte le forme di vita altre hanno peculiarità di specie, e in generale sono interconnesse tra di loro. È verosimile che la crescita sia una condizione per la sopravvivenza, e che non si possa sopravvivere senza crescere.

Ogni organismo, quindi, nasce con un progetto di crescita già determinato e le difficoltà di crescita possono compromettere la qualità della esistenza se non l’esistenza stessa. Quanto più un essere vivente trova, si adatta o si crea condizioni di percorrere il suo itinerario di sviluppo, tanto più è garantita la sua sopravvivenza.

Evoluzione, crescita, sviluppo e altri sinonimi implicano un movimento, una dinamica: come non si può esistere senza un progetto di crescita, così nessuna crescita può avvenire senza una capacità adattiva per il suo sviluppo. Peculiare è l’adattamento dell’uomo sia come specie che come individuo. L’antropologia ci dice che l’uomo nasce immaturo dal punto di vista dell’autonomia del nuovo organismo, rimane dipendente estremamente a lungo, per ragioni biologiche. Ma anche dal punto di vista psicologico lo sviluppo umano è caratterizzato da un progetto di crescita che prevede uno sviluppo teso a riorganizzare di continuo le sue strutture interne per ottimizzare le risorse a livelli superiori, per conservare il sé e migliorarlo con progetti adattivi all’ambiente: la coerenza del sé, la sua integrità, e la sua flessibilità sono gli scopi e gli effetti della naturale crescita. L’ autoconservazione e il miglioramento sono, nella persona umana, molto correlati con gli affetti e le emozioni (Varela e Maturana: Autopoiesi e cognizione).

Il cucciolo umano, appena nato, riconosce immediatamente la posizione che gli garantisce sicurezza e benessere interno: la dipendenza. Il bambino è un essere che dipende, senza saperlo egli è l’emblema del conflitto che l’essere umano vive dolorosamente fino alla morte: l’insicurezza e la ricerca della sicurezza, l’angoscia o la pace (Colombero).

La crescita degli esseri umani ha un’altra peculiarità ed è caratterizzata dai processi decisionali: il ”come” e il “che cosa” si sceglie, ha un peso determinante nello sviluppo fisico e psicologico. L’autodeterminazione dà forma alla vita e questo avviene soprattutto nelle piccole cose e quotidiane, l’uomo è ciò che sceglie.

La capacità di scegliere è problematica, correlata alla libertà e alla responsabilità ed è connessa all’integrità. Essa corrisponde all’archetipo di Dio, unità primordiale, sede della fiducia originaria. La caratteristica della dipendenza biologica del bambino piccolo, fa in modo che l’ambiente e le prime relazioni simbolicamente sono ancora il grembo materno, la base sicura, entro cui sono possibili le prime esplorazioni.

Chi ha una base sicura può rischiare di esplorare e fare nuove scoperte e acquisire competenze. Le scelte ragionevolmente rischiose possono essere fatte da coloro che hanno una sufficiente base sicura che permette di sperimentare con coraggio nuove possibilità di adattamento, di sviluppo, di crescita. Tutto ciò condiziona lo stile di attaccamento o la modalità relazionale (Bowlby: Attaccamento e perdita).

La nascita, oltre che l’inizio della crescita, è esperienza originaria di separazione che pervade la vita come un pericolo che minaccia in ogni momento la sua sicurezza e la sua esistenza, creando conflitti e angosce attualmente superabili con le illusioni. Le illusioni sono parte delle facoltà umane di trovare una soluzione provvisoria alle difficoltà di sviluppo.

Esistere, sopravvivere, crescere e cambiare sono funzioni interconnesse e avvengono nell’arco della vita intera. Secondo Jung il cambiare psichico avviene verso la metà della vita e simbolicamente avviene dando spazio all’ombra; per le religioni cambiare è redimersi, è fare in modo che il reale faccia breccia in ciò che non è reale, in quel provvisorio di illusione che ci ha consentito di sopravvivere, nel trasformare quello che appare in autentico. A partire dal riconoscimento delle forze e delle debolezze, autorealizzarsi è rendersi indipendenti dal giudizio degli altri (”Come ogni cosa nel Tutto s’intesse, come ognuna nell’altra opera e vive!” dal Faust di Goethe). La dipendenza sembra essere un ostacolo grave alla crescita. Buddha ci ha detto che la causa di ogni sofferenza è l’attaccamento e che cessando l’attaccamento cessa la sofferenza. La dipendenza e la sofferenza sono un binomio inscindibile in tutta la letteratura mistica ove la dipendenza è rappresentata dalle passioni (appetiti); nelle Confessioni Agostino scrive che “a volte nell’uomo insano c’è il piacere della sofferenza, egli stesso fuggiva il dolore ma non riusciva ad evitarlo sia quello fisico, come mal di stomaco, …o come quello provocato dalla morte della madre, o quando lasciò la sua sposa a Ippona…sia quello legato a mille sterili cose in cui l’animo volontariamente si disperde e che si rivelano feconde di dolori” (II, 2, 2). La dipendenza dal cibo, dall’aria, dal lavoro o dagli affetti non è morbosa non è una malattia: nelle persone gravemente handicappate, la dipendenza “muta il dolore in danza” (E. Nowen: Muta il mio dolore in danza).

Quando la dipendenza è Morbosa?

K. H. descrive la clinica, o stato attuale, di quelle persone che evitano di ammettere di avere dei bisogni; sono, invece, sempre pronti a soddisfare quelli altrui. Dietro la loro apparenza di aiutanti, nascondono un’esigenza profonda di ricevere qualcosa in cambio dalle persone che hanno aiutato. Ciò che si aspettano, anche se probabilmente non se ne rendono conto, sono l’amore e la stima, specialmente sotto forma di dipendenza da loro. Sono in verità persone estremamente bisognose. In effetti la ragione del loro interessamento per le altre persone è di attirarne l’attenzione. È la loro tattica di conquista dell’amore. La loro incapacità di riconoscere tale comportamento deriva dalla loro riluttanza ad ammettere le reali motivazioni che li spingono ad aiutare gli altri. In Autoanalisi, K.H. usa per la prima volta il termine dipendenza morbosa, per riassumere insieme caratteristiche che definiscono la persona che tenta di accomodarsi sulla debolezza .

In Neurosis and Human Growth la descrive come “uno dei fenomeni più complicati che dobbiamo affrontare”, dando il suo definitivo inquadramento a comportamenti umani, descritti tra gli altri da Freud come istinti biologicamente determinati e regolati. Per K. Horney rappresenta una scelta interiore provvisoria e illusoria di darsi una integrità e nasce. ”Quando un bambino non viene rispettato nei suoi sentimenti unici e nel suo particolare valore, egli diventa un adulto dipendente e pieno di vergogna” (J. Bradshow). Se fiducia e rispetto di sé sono negati nella vita reale, forse è possibile ricercare una “realizzazione nella perfezione”. Un’impresa tanto grandiosa quanto impossibile richiede un sistema di comandi e divieti ferrei, che diventano una vera e propria dittatura interiore (E. Morrone – M. Andolfi). Infatti, qui la remissione non è più la pseudounità data come risposta all’angoscia di base, essa non è abbastanza sicura, occorre una soluzione stabile che eviti i conflitti e dia una identità. Ed essa lo è. Ma solo nell’immaginario. Evidenzia l’attualizzazione del Sé ideale. Il processo della ricerca di una soluzione estesa è la ricerca di gloria, il cui simbolo più pertinente è quello del patto col diavolo.

Quindi la soluzione della sottomissione morbosa e del bisogno nevrotico di affetto contengono anche il bisogno di perfezione, l’ambizione nevrotica l’impulso al trionfo vendicativo. La dipendenza morbosa è questa, l’attaccamento tenace a quanto di artificiale si è costruito. La dipendenza morbosa è lo stadio finale dell’autosvalutazione. La disputa a distanza col maestro Freud sui fenomeni del masochismo e il sadismo invertito è definitivamente chiusa: non sono pulsioni alla autodistruttività scritti nel destino genetico degli esseri umani, ma è la malattia stessa. Non è anormale avere dei conflitti, anormale è DIPENDERE da essi. A causa della natura confusa di questo bisogno, egli sopravvaluta i fattori di comunanza e trascura quelli di separazione nei rapporti umani. Jorge, il ben noto personaggio di un famoso romanzo, diceva “bisogna proibire l’amore, perché l’amore caccia la paura, e senza paura non c’è Fede” (U. Eco, Il nome della rosa). In un altro romanzo, “L’amore scaccia la paura, ma è vero anche l’opposto, la paura caccia via l’amore. La paura fa perdere anche l’intelletto, la bontà, la bellezza e ogni pensiero di verità. Quello che rimane è una disperazione cupa e forzatamente scherzosa. Alla fine, la paura caccia via anche la natura umana dell’individuo (A. Huxley, La scimmia e l’essenza).

La vera armonia è assumersi la responsabilità di sé stessi lottando per raggiungere l’integrità con l’obiettivo dell’indipendenza interiore: “…dove c’è totale sicurezza (…) dove giungono solamente coloro che sono distaccati. (Taulero, Sermoni).

campomonticchio@gmail.com

 

 

 

L'autore

Romeo Pulsoni
Romeo Pulsoni (campomonticchio@gmail.com) è medico, esperto di fisica delle particelle, contadino, psicanalista, coofondatore nel 1988 con Giovanni Bollea di “ALVI” (Alberi per i vivi), e già docente a contratto dell’Università dell’Aquila. Nel 2009 è stato responsabile sanitario dei territori identificati come COM 1 (L’Aquila Città) e COM 4 (area tra Pianola e Celano) per l’emergenza sisma. Questa funzione, svolta per l’intero periodo emergenziale, comprendeva la gestione della Sanità pubblica, dell’Igiene pubblico e ambientale, dell’organizzazione dell’assistenza, della vigilanza e controllo delle attività commerciali e produttive. Per tale impegno è stato insignito della Medaglia d’argento per la Sanità pubblica dal Presidente della Repubblica.