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La vita per crescere, la crescita per vivere

L’immagine di copertina è di Enrico Pulsoni

Cosa vuol dire vivere? Vivere a Roma, vuol dire abitare, ma anche vivere sulla terra è giusto, quindi vivere è avere un posto, ma è anche muoversi; se i voli spaziali avranno, come prevedibile, una rapida (relativamente) e organizzata evoluzione, vivere, nel senso di muoversi, sarà espandibile allo spazio.

Chi muore viene seppellito e non si muove più, quindi vivere ha a che fare con morire. Muoversi vuol dire percorrere una strada, ma c’è chi dice che il viandante è il cammino che percorre.

Gli alberi che incontro lungo il cammino vivono? Eppure, non si muovono: in una parabola evangelica il cieco miracolato disse che era guarito perché vedeva gli uomini come alberi che camminano. Essi però crescono: crescono di circonferenza, in altezza; in autunno sembrano morire, eppoi mettono nuovi rami e nuove foglie e aumentano l’altezza e la robustezza. Chissà se sono contenti, almeno alcuni, di essere molto alti!

Il cammino è le rocce che incontro: le pietre non si muovono. Le pietre non muoiono perché sono inanimate e quindi non possono morire: ma le pietre crescono? Se non crescessero, almeno in modo lentissimo, non si potrebbero costituire le meravigliose forme cristalline.

Cosa ci dice la scienza moderna sulla vita, la crescita e la sua storia, rispetto alle riflessioni sovraesposte? Dovremmo rispondere in modo analitico a tre questioni interconnesse:

  1. come si sviluppano le forme
  2. come si è evoluta la vita organica
  3. cosa è il corpo e cosa è l’anima

Quale scienza moderna è più appropriata per avere un aiuto? Va di moda dire che la fisica teorica è la scienza più evoluta. Partiamo dalla formazione delle galassie: Newton ne descrisse le leggi meccaniche (il movimento), ma i principi, inspiegabili, li addusse come prova dell’esistenza di DIO. Gli uomini, che hanno consapevolezza, delle leggi e dei principi, sarebbero quindi nuovi livelli di evoluzione, delle forme: le stelle nascono e muoiono secondo identici movimenti (leggi), i cristalli crescono secondo processi chimici immutabili, e non si evolvono.

La vita organica è una nuova forma, in generale, che contiene la storia dei processi chimici e fisici; essa si differenzia per la trasmissione di un linguaggio e cioè la coscienza. Comunque, l’assumere una forma nel corso degli avvenimenti è fondamentale: le possibilità degli avvenimenti è legata alla forma del momento. Una nuova stella è possibile se esiste una nebulosa di gas, quindi il passato non viene meno e il numero delle possibilità aumenta. Il tempo stesso è asimmetrico tra passato e futuro. L’asimmetria del tempo si spiega perché c’è stato un inizio, e quindi quello che ora è passato una volta fu il futuro. Il brodo primordiale sulla Terra ha dato origine a tutto, ma come forme è stata la situazione più povera. Miliardi di anni sono stati necessari perché la turbolenza di gas iniziale trovasse un evento che facesse nascere un sistema planetario; altri miliardi di anni perché si formasse un organismo unicellulare e ancora miliardi di anni per uno pluricellulare. Dall’attuale situazione le possibilità di una rivoluzione o crisi sono infinitamente maggiori, ciò non giustifica modelli matematici di previsione di un accadimento come se il sistema delle possibilità fosse una macchina, la quale è stata inventata dall’uomo, ma l’uomo non può essere spiegato come fosse una macchina.

L’evoluzione ha a che fare col tempo, ma il tempo ha creato una forma che è il sapere e il sapere è frutto del tempo.

La vita organica è studiata dalla biologia. Essa deve molto alla filosofia aristotelica, da cui ha preso il concetto di specie (visione, aspetto). Platone usa la parola idea, in tedesco fenomeno visibile è Gestalt. Quello che si può dire delle specie o di fenomeni visibili è il logos. Discutere di logos delle specie è vederle nel tempo: evoluzione. Una specie si riproduce, ma quando evolve quella forma precedente scompare. La conservazione degli individui è un effetto secondario dell’evoluzione dal punto di vista biologico, ma la possibilità di conciliare evoluzione e conservazione, secondo la moderna biologia, sta nel fatto che anche l’individuo, nel suo particolare, nella sua unicità come forma e come forma nel tempo evolve. Quindi l’evoluzione in quel momento in quella forma è rappresentata dalla crescita.

Come è possibile che una forma particolare di un momento, un “caso”, destinata a sopravvivere per lo scopo di offrire possibilità future “sopravvivenze”, possa sentire gioia o dolore? Aveva ragione quindi Cartesio che considerava i casi come macchine, “automi” che obbedivano a leggi universali immutabili? E che l’uomo si differenziava dalle altre forme, “specie” solo perché aveva la coscienza? Quindi gioia e dolore dovrebbero essere un fatto di coscienza?

Le forme precedenti, gli atomi, le molecole avrebbero la facoltà di sperimentare sé stessi. Ma perché l’uomo sì e gli alberi e gli animali no? A quale livello l’evoluzione ha stabilito una forma che prevede il sentimento?

 

 

 

 

 

 

 

L'autore

Romeo Pulsoni
Romeo Pulsoni (campomonticchio@gmail.com) è medico, esperto di fisica delle particelle, contadino, psicanalista, coofondatore nel 1988 con Giovanni Bollea di “ALVI” (Alberi per i vivi), e già docente a contratto dell’Università dell’Aquila. Nel 2009 è stato responsabile sanitario dei territori identificati come COM 1 (L’Aquila Città) e COM 4 (area tra Pianola e Celano) per l’emergenza sisma. Questa funzione, svolta per l’intero periodo emergenziale, comprendeva la gestione della Sanità pubblica, dell’Igiene pubblico e ambientale, dell’organizzazione dell’assistenza, della vigilanza e controllo delle attività commerciali e produttive. Per tale impegno è stato insignito della Medaglia d’argento per la Sanità pubblica dal Presidente della Repubblica.