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L’era dei social: la lingua diventa un trend

Nel turbine di filtri, format e meme virali che anima TikTok, social più in voga degli ultimi anni, non solo si divorano mode passeggere, ma si plasmano anche nuovi termini. In questo ultimo anno le tendenze linguistiche nate su TikTok non sono passate inosservate; tutt’altro: parole ed espressioni nate nei video virali si sono estese ben oltre i confini digitali, diffondendosi soprattutto nel lessico quotidiano delle generazioni più giovani. Si parla, nello specifico, di neologismi o prestiti, che descrivono stati emotivi, atteggiamenti o situazioni in modo rapido ed efficace, rispecchiando, in un certo senso, la logica del social. Questi termini, anche se ancora non sono stati riconosciuti nei vocabolari ufficiali, hanno già conquistato uno spazio nella socialità e comunicazione di tutti i giorni. In questo articolo andremo ad analizzare alcuni dei termini più iconici emersi attraverso TikTok dall’inizio del 2025 fino ad ora, tenendo in considerazione il modo in cui si sono formati, imposti e come vengono attualmente utilizzati.

Il primo termine preso in analisi è pookie: in questo caso ci si trova di fronte un prestito. Il termine è un sostantivo neutro, proviene dall’inglese e il significato italiano resta fedele a quello della sua lingua madre: è un vezzeggiativo, affettuoso usato per rivolgersi in senso amorevole a una persona. In italiano potrebbe essere tradotto anche come “pupazzo”, ma è una traduzione letteraria che svia dal modo in cui effettivamente il termine viene utilizzato. Inoltre, risulta essere di registro informale ed è già riconosciuto a livello sociale. Eccone alcuni esempi: 1. Io e il mio pookie domani partiamo per andare in vacanza in Grecia. 2. La mia migliore amica mi ha chiesto di smettere di chiamarla pookie.”

Brainrot: si tratta di un sostantivo maschile, un prestito dall’inglese che può essere tradotto letteralmente con “marciume celebrale”. In Italia è effettivamente arrivato solo a partire da quest’anno, ma nei territori anglofoni sottoposti al fenomeno di Tiktok (in particolare negli USA e in Inghilterra), il termine è in voga già dallo scorso anno; infatti, l’Oxford English Dictionary l’ha proclamata come “parola del 2024”. Il significato resta lo stesso che si ha nella sua lingua originale, ovvero, stando a quanto ci dice proprio l’Oxford English Dictionary: indica il deterioramento delle condizioni mentali o intellettuali a causa dell’eccessivo consumo compulsivo di contenuti online (nello specifico, dei social). Si deve poi tenere in considerazione che questo termine è fuoriuscito dal mondo social e linguistico per immettersi nel commercio nazionale con la nascita di carte collezionabili di quelli che sono definiti come i “personaggi del brain rot italiano”. Seguono alcuni esempi: 1. Ho dovuto cancellare Tiktok, ho troppo brainrot. 2. Il brainrot italiano inizia veramente a darmi sui nervi.”

Terzo termine virale dell’anno: GOAT. Ci si trova di fronte a un acronimo inglese che sta per “Greatest Of All Time” e il suo uso risulta essere attestato per la prima volta nei confronti del pugile Muhammad Ali e poi, con il passare del tempo, è iniziato a comparire anche in altri contesti: la pima attestazione nella cultura pop risale al 2000, quando il rapper LL Cool J ha pubblicato l’album G.O.A.T che ha incrementato la velocità di diffusione del termine. Quest’ultimo si è poi diffuso all’interno del mondo calcistico e la sua diramazione è stata tanto veloce da rendere difficile, se non impossibile, riuscire a risalire al suo primo uso in questo ambito. Attualmente il suo uso si è ampliato a vari contesti ed è anche utilizzato quotidianamente per indicare una persona particolarmente brava, in un qualsiasi ambito. Eccone alcuni esempi: 1. In cucina sei proprio un GOAT. 2. Ho vinto cinque partite di fila su League of Legends, sono un GOAT.

Il quarto termine preso in considerazione è ventare: un italianismo che nasce dal sostantivo inglese neutro “vent”, che si traduce in italiano con “sfogo”. Il termine ventare può essere reputato come un sinonimo del verbo italiano sfogare o, in senso più generale “parlare con qualcuno”. Seguono alcuni esempi: 1. Oggi ho proprio bisogno di ventare con qualcuno, ho avuto una pessima giornata. 2. Ho troppa ansia per il prossimo esame universitario, ho bisogno di ventare con qualcuno.”

Skibidi Bobby: questo termine ha una lunga storia alle spalle, richiama prima di tutto la pratica definita dello scat singing nel jazz degli anni ‘20 del ‘900, ovvero un insieme di sillabe senza alcun senso che nascono dall’improvvisazione vocale tipica di questo genere musicale. Il termine passa poi per la nascita di un ulteriore fenomeno virale, quello dello Skibidi Toilet, una serie di animazione i cui personaggi principali sono teste che escono dai WC. Nel 2025 è continuata l’evoluzione del fenomeno, e, attualmente, si è trasformato in Skibidi Bobby. Il suo uso e significato è piuttosto difficile da definire in quanto è ricomparso in questa forma all’interno di un trend che prevede l’utilizzo dell’intelligenza artificiale per la creazione di video nei quali vengono costruiti dei dialoghi tra due o più persone che si concludono tutti con il suddetto termine. Il termine può essere definito come un intercalare senza senso che non ha un vero e proprio significato. Si possono trovare più variazioni del termine: Skibidi Bob, Skibidi boppy, o, in certi casi, sono skibidi. Quest’anno la parola è entrata come neologismo all’interno del Cambridge Dictionary. Ecco alcuni esempi: 1. Viva la vita, Skibidi Bobby!”. 2. Oggi ho trovato una banconota da dieci euro a terra, Skibidi Bobby”.

Rizz: risulta essere una forma abbreviata del termine inglese charisma, confrontando più articoli riguardanti suddetto termine, sembrerebbe essere stata creata dall’influencer e creator Kai Cenant che ha estratto la parte centrale del termine (-ris-) andando quindi a creare un lemma breve e istantaneamente riconoscibile ai parlanti anglofoni. In un primo momento, sempre in inglese, occupava il ruolo di sostantivo, poi, con il passare del tempo, si è sviluppata anche in forma verbale (to rizz). Tramite le piattaforme di suddetto creator, il termine ha subito guadagnato notorietà, diventando un vero e proprio slang nella lingua inglese; poco tempo dopo ha raggiunto il contesto mondiale, entrando nell’orbita linguistica di vari stati, tra cui l’Italia. In Italia è arrivata a fine del 2024 circa e anche in questo contesto, il termine ha subito la stessa evoluzione già vista nel contesto anglofono: è entrata in TikTok Italia come sostantivo (rizz) che presenta il significato del termine originale e poi ha creato anche una forma verbale (rizzare). È dunque un termine flessibile e in italiano non esiste una corrispondenza diretta, ma si potrebbe proporre una traduzione del genere: nel primo caso (che risulta dunque essere un prestito dall’inglese) significa “fascino” o “avere il fascino”, mentre nel secondo caso (un vero e proprio neologismo in italiano) indica “avere affascinato qualcuno”. Eccone alcuni esempi: 1. Ho il rizz giusto per conquistare quella ragazza. 2. Io sono riuscita a rizzare quella ragazza”.

Slay: Si tratta di un verbo inglese, il cui significato originario trova radici antiche e significa “uccidere” con estrema violenza. Attualmente, suddetto termine, è uno dei più iconici diffusi attraverso la piattaforma di Tiktok e ha assunto un significato estremamente diverso rispetto quello originario; a partire dalla parte anglofona del social, ha iniziato a spopolare come modo per indicare quando qualcuno o qualcosa ha “spaccato” oppure “è iconico”. Il termine è riuscito a diffondersi anche perché è stato adottato dalla cultura drag e dalla comunità queer (difficile riuscire a determinare in modo specifico se il termine con il nuovo significato sia stato coniato da queste comunità e da loro poi diffuso, o viceversa). In Italia ha iniziato a spopolare a partire dal 2024 e, in un primo momento, il termine non aveva subito alcun tipo di variazione, ma a un certo punto si è venuta ad affermare una sua “italianizzazione”. Si è andata a creare una vera e propria forma verbale sul calco della sua versione inglese, ovvero il verbo “slayare”. Seguono degli esempi: 1. Oggi sei vestito benissimo, hai proprio slayato. 2. Sono riuscita a vincere la gara di matematica senza neanche aver studiato troppo, slay.

Yapping: ci si trova di fronte un termine inglese, particolarmente antico che attraverso la piattaforma di Tiktok ha trovato nuova vita. Il verbo “to yap”, di origine onomatopeica, nasce nel XVII secolo e veniva utilizzato per indicare il latrare dei cani di piccola taglia. In un secondo momento ha assunto il ruolo di aggettivo nell’indicare le persone che parlano in modo insistente, e, talvolta, fastidioso. A partire dal 2023, grazie al mezzo delle piattaforme social, la parola ha avuto nuova vita e ha trovato terreno fertile all’interno di Tiktok dove ha iniziato a comparire nei video, nei meme e nei commenti. In questo contesto il termine ha assunto un nuovo significato: indica l’atto di parlare senza cognizione di causa, talvolta a vuoto o in modo logorroico (non ha senso però negativo, è diventato più un termine neutro). Coloro che si rendono conto di stare facendo yapping si autodefiniscono o vengono etichettati con il termine yappers. Eccone alcuni esempi: 1. Dovrei smettere di fare troppo yapping. 2. Ultimamente parlo moltissimo, sono una yapper.

Tea: sostantivo inglese neutro, che, indica la bevanda calda, ma che con l’avvento dei social ha acquisito anche un altro significato: gossip. L’uso di tea come sinonimo di gossip trova le sue radici nel linguaggio AAVE (African American Vernacular English), in particolare ha iniziato a essere utilizzato nella cultura drag e, in senso generale, queer afroamericana. Inizialmente non veniva utilizzato direttamente il termine tea, ma si usava la T (che stava per truth, verità, si ha quindi una formulazione del genere, spilling the T); con il passare del tempo però il suono è stato assimilato a quello inglese di tea, che è andato dunque a sostituire la t, ed ha quindi iniziato a essere un modo colorito per indicare o riferirsi a informazioni personali, segreti o controversie condivise di una determinata persona o gruppi di persone. Il modo di dire è poi sbarcato su Tiktok, investendo prima la parte anglofona del social per poi guadagnare notorietà a livello internazionale ed è riuscito ad arrivare anche in Italia. In italiano il termine ha mantenuto il suo significato, non ha subito alcuna italianizzazione ed è dunque rimasto come tea. Eccone alcuni esempi: 1. Ho un tea da raccontare a Eleonora, non posso proprio aspettare! 2. Questa sera esco con Luca, sono sicura che riceverò qualche tea su Francesco.

 

 

L'autore

Maddalena Passeri
Maddalena Passeri è nata ad Assisi il 16 ottobre 2002. Ha conseguito il diploma presso il Liceo Linguistico “Sesto Properzio” di Assisi ed è attualmente iscritta al corso di laurea in Lettere Moderne presso il Dipartimento di Lettere, Lingue, Letterature e Civiltà antiche e moderne dell’Università degli Studi di Perugia.