L’immagine di copertina è di Enrico Pulsoni
Dal 1998 è professore di Filologia romanza alla Sapienza, dove si è laureato e addottorato. Ha insegnato e svolto attività di ricerca in numerose università europee (Barcellona, Cluj, Monaco di Baviera, Nantes, Parigi, Salamanca, Santiago de Compostela). Dal 1996 dirige progetti per la digitalizzazione delle letterature medievali romanze. Sono del 1998 le edizioni critiche digitali di due giullari galego-portoghesi, Martin Codax e Pero Meogo, fra le prime pubblicate in rete. Ha inoltre realizzato: Trouveors (concordanze elettroniche della lirica antico-francese, con numerosi nuovi testi critici); Laboratorio di Lirica Medievale Romanza (edizione digitale di testi lirici romanzi); Prosopographical Atlas of Romance Literature (geolocalizzazione e indicizzazione delle letterature romanze medievali). Ha inoltre partecipato al programma d’informatizzazione dei repertori metrici romanzi e a varie ricerche nazionali e internazionali sul Lessico Europeo delle Emozioni, sul Canone Europeo e sulla Lirica Europea del Medioevo (dir. Roberto Antonelli). Ha scritto, curato, condotto e diretto programmi radiofonici per RAI Radio3. In ambito forense esegue regolarmente, sia per le procure sia per i collegi difensivi, perizie per l’attribuzione di testi anonimi, mediante software di attribuzionismo automatizzato o analisi manuali di tipo stilometrico, perizie grafiche, perizie relative a casi di plagio e violazioni del copyright.
Paolo Canettieri sarà ospite di Francesco tra le righe mercoledì 5 novembre, alle ore 17, presso la Sala delle Adunanze di Palazzo Manzoni di Perugia (p. Morlacchi 11).
Nel ringraziarti d’aver accettato di essere tra gli ospiti del ciclo di incontri Francesco tra le righe, ti chiedo a quando risale la tua prima conoscenza del Cantico delle creature?
Non saprei dire esattamente, è qualcosa che si perde fra i ricordi della scuola elementare, poi sicuramente al liceo, ma la prima vera conoscenza del Cantico risale agli anni dell’università. Non fu una semplice lettura, ma una vera e propria “autopsia” del testo: analizzarne la lingua, un volgare umbro così ricco e ancora incerto, decifrarne la metrica, studiarne la tradizione manoscritta. Capii che dietro quella che appare come una preghiera di disarmante semplicità si nascondeva una costruzione sapientissima, un monumento di ingegneria testuale e teologica.
Ci sono dei versi del Cantico che ti hanno particolarmente colpito e perché?
Sebbene ogni parola del Cantico meriti attenzione, la mia sensibilità è calamitata da due sezioni specifiche, che ne rivelano la natura di opera viva e la sua genialità concettuale. I versi del perdono: «Laudato si’, mi’ Signore, per quelli ke perdonano per lo Tuo amore…», che dimostrano che il Cantico non è un’opera statica, ma uno strumento di intervento sulla realtà. La poesia diventa azione politica e sociale, un testo che vive e si modifica per portare pace. Poi la lode a Sora Morte, perché la si integra nel ciclo naturale del creato, privandola della sua valenza puramente negativa e trasformandola in un passaggio necessario e fraterno. È il sigillo che rende il Cantico un inno all’intera esistenza, non solo alla vita.
Ritieni che la sua lettura possa aver ispirato la scelta di occupartene?
Senza dubbio, ma non fu tanto la lettura devozionale ad ispirarmi, quanto la sfida intellettuale che il testo poneva. La sua apparente semplicità con i problemi filologici complessi, come la lingua, la datazione, la struttura, le possibili fonti. È stato il desiderio di comprendere come un testo così fondamentale per la nostra cultura fosse stato costruito, quali meccanismi strutturali, retorici e simbolici utilizzasse e quale fosse la sua reale fisionomia. L’ispirazione è nata soprattutto dall’intuizione di un’architettura nascosta dietro la bellezza manifesta, di una costruzione estetica.
A 800 anni dalla sua composizione, credi che il Cantico abbia ancora una sua attualità?
Credo non solo che abbia una sua attualità, ma che sia, per certi versi, più attuale oggi di quanto non lo sia stato nei secoli passati. È un manifesto ecologico, in un’epoca di crisi climatica e di sfruttamento indiscriminato delle risorse. L’idea di Francesco di una “fratellanza cosmica” – dove l’acqua è “sora”, il fuoco è “frate” e la terra è “matre” – è un potentissimo richiamo a un rapporto di cura e di rispetto verso il nostro pianeta. È un modello di risoluzione dei conflitti, nel senso che i versi sul perdono ci ricordano che la pace non è un’assenza di conflitto, ma uno sforzo attivo di riconciliazione basato sull’amore e sulla sopportazione reciproca. In un mondo lacerato da divisioni, è una lezione di altissima politica. È una risposta al senso della vita, perché di fronte alle angosce dell’esistenza, propone una visione in cui ogni elemento, dalla stella al fiore, dalla gioia al dolore, fino alla morte, ritrova un suo posto e un suo significato all’interno di un ordine superiore: per San Francesco divino, per il laico strutturale, architetturale. È un messaggio di speranza e di armonia che parla direttamente al bisogno di senso dell’uomo contemporaneo. Il Cantico è attuale perché dimostra la capacità della parola di dare ordine al mondo, di creare un cosmo fraterno dove ogni elemento, dal sole alla morte, trova il suo posto in una lode corale. La sua attualità è quella di ogni grande capolavoro: continua a parlarci non perché anticipi le nostre preoccupazioni, ma perché ci mostra una forma perfetta di espressione artistica e spirituale. Inoltre, l’idea francescana del “giullare di Dio” che porta letizia ci ricorda la funzione consolatoria, oltre che fraterna e aggregante dell’arte, una funzione di cui la nostra società ha un disperato bisogno.
L'autore
- Carlo Pulsoni è il coordinatore di Insula europea (http://www.insulaeuropea.eu/carlo-pulsoni/).
Ultimi articoli
a proposito di...26 Ottobre 2026Dal medioevo a Proust, sulle orme di Auerbach. Dialogo con Lucia Lazzerini
avvenimenti20 Ottobre 2026“Tesori”. Dialogo con Stefano Campagnolo
avvenimenti13 Agosto 2026La lingua e la terra di Vera Lúcia de Oliveira
avvenimenti21 Luglio 2026L’inferno di Pedro Eiras
