Con I Greci di Messina. Storia e cronache dei Greci messinesi dall’VIII al XXI secolo, Daniele Macris offre un’opera che si colloca in un punto nevralgico della storiografia siciliana: l’esigenza di restituire una visione diacronica, unitaria e documentata della presenza ellenica nella città dello Stretto, una presenza che, come ricorda Carmelo Micalizzi nella presentazione, va raccolta “collìgite fragmenta ne pereant” – raccogliete i frammenti perché non vadano dispersi .
Un’opera di sintesi lunga tredici secoli
Il volume si distingue immediatamente per il suo respiro di longue durée: Macris segue la vicenda dei Greci messinesi dall’VIII secolo d.C. fino al XXI, mostrando come la grecità costituisca non uno strato effimero, ma un continuum storico, culturale e linguistico.
In tal senso, l’autore risponde a una necessità già evidenziata dallo stesso nella sua Avvertenza: quella di uno studio “divulgativo e, insieme, quanto più documentato” che possa presentare in modo coerente l’“unicum” della presenza greca a Messina, l’unica città dell’Italia meridionale dove tale continuità è attestata con persistenza eccezionale .
La ricca bibliografia (da Falkenhausen a Rohlfs, da Fonseca a Caracausi) è utilizzata non come semplice elenco, ma come tessuto connettivo di una narrazione che restituisce un mosaico stratificato, capace di integrare archeologia, storia religiosa, toponomastica, archivistica e antropologia culturale.
La forza metodologica: restituire coerenza a una storia dispersa
Il merito principale dell’opera è metodologico: Macris riesce a intrecciare fonti lontane, spesso frammentarie o disperse a causa delle distruzioni belliche e sismiche, in un’unica prospettiva interpretativa.
Come nota il prof. Salvatore Bottari nella Prefazione, quella dell’autore è una “robusta opera di sintesi” che colma un vuoto e funge da punto di partenza per ulteriori percorsi di studio, specialmente perché la storia di Messina è resa ardua proprio dalla “scomparsa di rilevanti fonti primarie” .
Grecità autoctona e grecità levantina: un’identità plurale
Uno dei contributi più originali del libro è la distinzione – e al contempo l’intreccio – tra:
- Greci “autoctoni”, eredi della lunga tradizione bizantina e tardo-medievale;
- Greci “levantini”, giunti tra XV e XIX secolo da Rodi, dalla Morea, dall’Egeo, dall’Epiro o dal Mar Ionio.
Macris mostra efficacemente come la Messina del passato sia stata una città cosmopolita ante litteram, dove la grecità non si riduceva a una minoranza folklorica, ma rappresentava una componente strutturale della società: religiosa, economica, toponomastica, artistica.
La ricostruzione della “Grecìa” di Messina – l’antico quartiere portuale popolato da Greci, con le sue chiese di S. Lucia dei Greci, S. Angelo, SS. Costantino ed Elena – è uno dei passaggi più suggestivi, perché restituisce geografie urbane cancellate dal terremoto del 1908 e dalla modernizzazione ottocentesca .
Una documentazione impressionante
Il libro è punteggiato da numerosi riferimenti archivistici: atti notarili bilingui, platee monastiche, elenchi di decime, privilegi pontifici, documenti in greco del XIII-XV secolo, prove della presenza capillare di sacerdoti di rito greco nei casali del Valdemone.
Tra i dati più rilevanti:
- nel 1308-1310 a Messina si contano 25 sacerdoti di rito greco solo nel territorio comunale e oltre 100 nell’intera arcidiocesi;
- nel XV secolo, nonostante il progressivo indebolimento demografico, le chiese di rito greco nel centro cittadino erano almeno 54, come dimostrano le istanze al protopapa e la bolla del 1484.
Questi numeri rovesciano molti luoghi comuni sulla rapida “scomparsa” dei Greci in Sicilia: Macris mostra che non solo la loro presenza è stata longeva, ma che ha continuato a influenzare il volto culturale della città fino all’età moderna.
Un Mediterraneo che si muove: iconografia, santuari e manuscripta
Un altro pregio del volume è l’attenzione alla cultura materiale della grecità:
- le icone provenienti dalla chiesa di S. Nicolò dei Greci e oggi conservate al Museo Bizantino e Cristiano di Atene;
- la tradizione musiva legata agli artisti costantinopolitani del XIV secolo;
- il ruolo dello scriptorium del San Salvatore in lingua Phari e la produzione di codici che legano Messina ai modelli comneni e paleologi.
La descrizione delle icone della Platytera, dell’Hodeghetria e della Madonna Galaktotrophousa è di grande valore per comprendere come la spiritualità greca abbia continuato a vivere attraverso la committenza popolare e aristocratica anche dopo la latinizzazione del clero.
Una storia che parla al presente
Il libro di Macris non è solo un’opera erudita: è anche un gesto politico-culturale.
Nelle ultime pagine, l’autore sottolinea come la comunità greca dello Stretto, oggi organizzata e attiva, rappresenti un “legame vivo tra passato e futuro”, una testimonianza di continuità identitaria che invita alla valorizzazione e alla tutela di un patrimonio spesso ignorato o dimenticato.
I Greci di Messina è un volume necessario, rigoroso e al contempo accessibile.
Offre al lettore:
- una sintesi storico-linguistica fondamentale;
- una ricostruzione documentatissima delle varie fasi della presenza greca;
- una lettura “mediterranea” della città di Messina, collocata al crocevia tra Bisanzio, Levante e Sicilia.
È un libro che mancava nella bibliografia siciliana e che merita di essere assunto come riferimento per futuri studi e per chiunque voglia comprendere la vocazione plurale e stratificata della città dello Stretto.
L'autore
- Giorgia Karvunaki è nata in Grecia, a Creta, a Canea. Ha studiato in Italia Lingua e cultura italiana per stranieri, Scienze Politiche - Indirizzo Internazionale, Insegnamento dell'italiano come LS, Sceneggiatura e in Grecia Traduzione - Traduttologia. È membro associato e National Convener per la Grecia dal 2007 della Commissione internazionale per la storia delle istituzioni rappresentative e parlamentari (ICHRPI), Rappresentante accreditata del Nosside, Premio Internazionale di Poesia (Unesco) e Membro dell'International Theatre Institute (ITI). Vive ad Atene dove lavora come insegnate, traduttrice, promotrice culturale e ricercatrice storica. Le sue traduzioni, le sue interviste e i suoi articoli, sono stati pubblicati in riviste cartacee ed elettroniche in Grecia, in Italia e in Romania. Le sue traduzioni di opere teatrali sono state messe in scena in Grecia e in Italia. Nel 2018 è stata premiata dall'Istituto Italiano di cultura di Atene con il ‘Premio Luigi Pirandello’.
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