La Biblioteca Centrale di Psicologia “Fabio Metelli” dell’Università di Padova è la prima in Italia ad aver trasformato il proprio spazio in una “voce”. Da questa intuizione nasce Scaffali scomposti, il podcast ideato e condotto da Gabriele Biandolino e Salvatore Copani, che fa parte del progetto Educast. Unipd.
Con oltre trenta puntate all’attivo, Scaffali Scomposti ha saputo coniugare divulgazione e cultura pop, accademia e quotidianità, esplorando la psicologia attraverso film, serie TV, musica e attualità, ma anche raccontando la vita dietro le quinte di una biblioteca universitaria.
Abbiamo incontrato i due autori per parlare di come una biblioteca possa diventare un laboratorio narrativo e di idee, un luogo dove la conoscenza non si conserva soltanto – ma si racconta.
Gabriele Biandolino (Taranto 1979) terminati gli studi liceali, si trasferisce a Padova dove consegue la Laurea in Psicologia nel 2005, coltivando al contempo la passione per la poesia e la letteratura italiana, sfociata nella pubblicazione di una raccolta di poesie: “Il gelido calore di una sfumatura” nel 2012. Nello stesso anno presenta l’opera alla Fiera delle Parole a Padova. Durante gli studi inizia a lavorare presso l’Università degli studi di Padova e attualmente presta servizio presso la Biblioteca Centrale di Psicologia, dove si occupa di accessibilità, attraverso il servizio Libro in formato alternativo, e della sezione Test, collezione unica nel panorama nazionale.
Salvatore Copani (Catania 1993) dopo la laurea Magistrale in Scienze storiche e orientalistiche in co-tutela tra Bologna e Parigi, decide di svolgere il servizio civile presso la biblioteca comunale A. Gramsci di Baricella, dove nasce e si sviluppa il suo amore per le biblioteche. L’anno successivo inizia a lavorare presso la Biblioteca Centrale di Agripolis dell’Università degli studi di Padova. Dopo alcune esperienze in altre biblioteche accademiche e in libreria, nell’aprile del 2024 prende servizio presso la Biblioteca Centrale di Psicologia “Fabio Metelli”, dove si occupa di catalogazione, formazione all’utenza e della Sezione Storica della biblioteca.

Innanzitutto, Gabriele e Salvatore, vi ringrazio per aver accettato di dialogare con i lettori di Insula europea. Scaffali scomposti è il primo podcast accademico di una biblioteca in Italia: com’è nata l’idea e quando avete compreso che poteva davvero trasformarsi in un progetto a lungo termine?
Salvatore: prima di cominciare la nostra chiacchierata, mi permetta, cara dott.ssa Raimo, di ringraziare lei e il prof. Pulsoni per questa intervista e per la possibilità di raccontare ai lettori di Insula Europea com’è nato il nostro ancor giovane podcast, che però è già un unicum nel panorama comunicativo del nostro paese. Devo subito dire ai lettori che è stato Gabriele ad avere questa brillante idea; da sempre fruitore di podcast e grande appassionato di comunicazione, ha deciso di coinvolgermi attivamente in questo progetto, che mi ha fin da subito molto appassionato.
Gabriele: confermo quanto riferito da Salvatore, il mio intento principale era creare un prodotto che superasse la tradizionale comunicazione istituzionale. Volevamo arrivare direttamente agli studenti senza troppi filtri, conservando al contempo precisione e cura nei dettagli. Fin da subito abbiamo puntato a realizzare una puntata a settimana e i colleghi e gli ascoltatori ci hanno dato buoni riscontri. Cogliamo l’occasione per ringraziare il direttore tecnico della nostra biblioteca, dott. Massimo Ferrante, per il suo sostegno al progetto e le nostre colleghe Marta, Martina, Cecilia, Roberta e Anna che sono le nostre prime fan e ascoltatrici.
Il vostro podcast si definisce “il luogo in cui il sapere accademico incontra l’intrattenimento”. Come siete riusciti a mantenere l’equilibrio tra rigore scientifico e leggerezza comunicativa, tra la serietà dei contenuti e la freschezza del tono?
Gabriele: come dicevo poc’anzi, questo era il nostro obiettivo principale: coniugare un linguaggio informale e non troppo specialistico al rigore scientifico e divulgativo. Parlando con Salvatore abbiamo quindi pensato di ispirarci ad alcuni famosi progetti divulgativi, come Geopop o National Geographic e altri programmi radiofonici italiani. Prima di registrare ogni puntata, ci prepariamo con cura sull’argomento che andremo a trattare. Facciamo ricerche e ci confrontiamo tra noi e con i colleghi, per raccogliere quanti più spunti di riflessione possibili da sviluppare poi nel corso dell’episodio.
Salvatore: ci tengo ad aggiungere che in ogni puntata cerchiamo soprattutto di essere naturali e informali; troppe volte infatti nel mondo dei podcast ci sono prodotti validissimi dal punto di vista contenutistico, che però risultano poco fruibili poiché è evidente che gli speaker stanno leggendo un testo. Noi cerchiamo sempre di evitarlo. Certo, siamo precisi, ci prepariamo e sappiamo bene di cosa parlare, ma ci piace anche improvvisare a lasciarci un po’ andare, permettere al nostro flusso di coscienza interiore di esplicitarsi. E permettimi di ricordare il mio modello divulgativo: il grandissimo Alberto Angela, sarei ben lieto di avere anche solo metà della sua ars oratoria.
Nelle puntate citate spesso la cultura pop come chiave di lettura della mente umana: da Black Mirror a Freud, da Jung alle hit di Spotify o agli esami di maturità. In che modo il cinema, la musica o le serie TV possono diventare strumenti di divulgazione psicologica?
Salvatore: Gabriele è un grande appassionato di serie TV e di cinema e, grazie anche alla sua formazione psicologica, riesce a notare tanti parallelismi e alcuni livelli di lettura che a me sfuggono. Per fortuna sono una persona abbastanza curiosa e quando troviamo una tematica interessante di cui parlare, cerco subito di conoscerla meglio. Sono anche abbastanza informato sull’attualità e sulla divulgazione scientifica e storica e grazie alle preziose consulenze della mia cara sorella psicologa riesco anch’io a portare il mio contributo al podcast.
Gabriele: oltre all’attualità ti diletti anche con la letteratura e con tante riflessioni psicologiche e non, quindi direi che siamo una squadra ben assortita. È fondamentale comprendere che dietro ogni creazione umana, sia essa un film, una serie TV o un album musicale, vi possono essere diverse chiavi di lettura e numerosi spunti di riflessione. Per questo è fondamentale utilizzare questi mezzi per riuscire a relazionarci efficacemente con i nostri studenti ed essere così in grado di “parlare la loro lingua”. Un lessico pop e continui riferimenti all’attualità e alle ultime tendenze, ci permette di rendere tutto più chiaro e fruibile.

Una biblioteca che parla – letteralmente – è un’immagine inedita qui in Italia. Cosa cambia, secondo voi, nel modo di vivere la biblioteca accademica quando essa diventa anche un luogo di produzione culturale, e non solo di consultazione, prestito di libri o studio?
Gabriele: prima di lanciare il nostro progetto divulgativo, ho fatto qualche ricerca e, in effetti, non mi risulta ci siano altre biblioteche accademiche in Italia che hanno fatto qualcosa di simile o quantomeno che abbiano un podcast attivo in questo momento. È per questo abbiamo deciso di lanciarci in questa avventura: volevamo rendere la biblioteca un luogo più vivo e dinamico e soprattutto arrivare in modo rapido e efficace agli studenti.
Salvatore: concordo con Gabriele, essere sulla stessa lunghezza d’onda della comunità studentesca è il nostro obiettivo principale. In ogni puntata cerchiamo di raccontare non soltanto le meraviglie della psicologia e della vita universitaria patavina, ma anche i servizi della nostra biblioteca e quelli offerti da tutto il nostro ateneo. Mi permetto di aggiungere che il podcast ci ha permesso e ci permette di intrecciare relazioni non solo con gli studenti, ma anche con ricercatori, docenti e studiosi. In alcune puntate vi sono stati degli ospiti nel nostro studio di registrazione e abbiamo in programma altre interviste con docenti e ricercatori, non solo in ambito psicologico.
Molti episodi affrontano temi di forte attualità per gli studenti e i ricercatori: benessere mentale, motivazione, vita universitaria, difficoltà e successi. C’è una puntata che considerate emblematica dello spirito di Scaffali scomposti?
Salvatore: se Gabriele mi permette, personalmente è troppo difficile indicare un’unica puntata, ma credo che le più riuscite e quelle che appunto considero paradigmatiche del nostro spirito siano le puntate nelle quali abbiamo intervistato un gruppo di studenti autori di una magnifica iniziativa didattica, uno studente del corso di laurea magistrale in Psicologia e, da grande appassionato di arte, l’intervista con la dott.ssa Greta Boldorini. Con lei abbiamo discusso di un importante progetto lanciato dal nostro Ateneo, che ha portato all’acquisizione e all’esposizione permanente in quattro biblioteche (tra cui anche la nostra) di opere d’arte realizzate da due importanti artiste italiane: Mirella Bentivoglio e Silvia Giambrone. Ma non voglio dilungarmi oltre, se i nostri lettori sono interessati all’argomento, potranno ascoltare l’intervista nella tredicesima puntata.
Gabriele: bravo Salvatore, fai un po’ di pubblicità al podcast, anzi non limitatevi ad ascoltare solo la tredicesima puntata, andate anche oltre. Comunque, scherzi a parte, per quel che mi riguarda, una puntata emblematica può essere quella in cui si discute della celebre dicotomia tra psichiatria e psicoterapia. Interessanti sono anche le numerose puntate in cui parliamo di pregi e difetti della nascente intelligenza artificiale, ma anche dei grandi temi classici del mondo universitario come, ad esempio, il motivo per cui è necessario, a coronamento del proprio percorso di studi, redigere la tesi di laurea. Ci spiace non aver indicato una singola puntata emblematica, ma è complesso condensare l’anima multiforme del nostro podcast in una singola espressione.

Ogni episodio nasce quindi da una collaborazione ampia, che coinvolge studenti, bibliotecari e docenti. Quanto conta questa dimensione corale? Possiamo dire che Scaffali scomposti rappresenti una sorta di “comunità in ascolto”?
Gabriele: credo che la dimensione corale sia fondamentale nel nostro quotidiano lavoro di bibliotecari. Ogni giorno ci relazioniamo con una molteplicità di utenti, anche, e soprattutto internazionali, cercando di soddisfare le più disparate esigenze informative. Il costante confronto con i colleghi e con tutta la comunità accademica è perciò fondamentale nel nostro lavoro ed è per questo che cerchiamo di enfatizzare questa pluralità di voci anche nel nostro podcast. Podcast che vuole anche essere una cassa di risonanza per tutti gli eventi legati alla Terza Missione che vedono coinvolta la nostra biblioteca e l’Università di Padova.
Salvatore: la metafora della “comunità in ascolto” è molto efficace per descrivere lo spirito di Scaffali scomposti, in quanto il costante dialogo e confronto con i colleghi e gli studenti ci permette di migliorare ogni giorno. In una delle ultime puntate, ad esempio, abbiamo dialogato con il nostro direttore in merito a un libro di Telmo Pievani, che ha partecipato ad un evento promosso dalla biblioteca in collaborazione con il Dipartimento di Psicologia. Massimo ha offerto una serie di spunti di riflessione ai quali non avevamo pensato e la stessa proficua interazione si verifica dialogando che le colleghe e gli studenti. Poche settimane dopo il lancio del podcast abbiamo creato la “Bacheca Podcast”: una bacheca posta all’ingresso della biblioteca, nella quale i nostri utenti possono lasciare commenti, idee e proposte per nuovi argomenti da trattare su Scaffali scomposti.
Con oltre trenta puntate, avete costruito un archivio sonoro di esperienze, riflessioni e ottimi consigli letterati. Che tipo di feedback avete ricevuto dal pubblico universitario e da chi non appartiene al mondo accademico? Vi aspettavate una risposta così positiva?
Salvatore: onestamente, non mi sarei aspettato tutto questo interesse e questo affetto. Io e Gabriele siamo due “dilettanti quasi allo sbaraglio” se mi consentite di citare il grande Corrado, non siamo dei professionisti della comunicazione e non abbiamo studiato a fondo come risultare interessanti e accattivanti. Eppure fin da subito colleghi, amici e soprattutto gli studenti hanno sinceramente apprezzato il nostro “piccolo e umile” podcast. L’aspetto maggiormente apprezzato sembra proprio essere lo stile molto informale e la sintonia che c’è tra noi… vi sveliamo un segreto, è tutto naturale e non costruito, il Salvatore e il Gabriele che sentite sono identici alle persone che tutti conoscono, non abbiamo creato dei personaggi. Questa naturalezza si è rivelata vincente.
Gabriele: sono assolutamente d’accordo, quando hai iniziato a lavorare con noi in biblioteca ho subito intuito che avremmo potuto creare qualcosa di divertente, per fortuna siamo abbastanza complementari e abbiamo una visione simile, per questo risultiamo naturali e spontanei. Anch’io ho avuto feedback positivi, da parte di amici e conoscenti, alcuni dei quali gestiscono pagine social e podcast ben più seguiti e famosi del nostro. Sapere di essere sulla strada giusta è senz’altro motivo di orgoglio, ma anche di responsabilità. Sappiamo infatti che dobbiamo continuare a mantenere alta la qualità, trovare sempre nuovi argomenti interessanti e così non deludere i nostri ormai affezionati ascoltatori.
Guardando al futuro, come immaginate l’evoluzione di Scaffali scomposti? Pensate che i podcast possano diventare una nuova forma di “biblioteca viva”, capace di unire voce, sapere e partecipazione?
Gabriele: mi piace molto la definizione “biblioteca viva” e credo che questo debba essere il futuro delle biblioteche accademiche e di pubblica lettura: luoghi moderni e attrezzati, dove poter reperire informazione di qualità e poter attivamente partecipare alla vita della biblioteca, partecipando agli eventi organizzati e contribuendo in prima persona alla crescita culturale della comunità. Per Scaffali scomposti mi aspetto un futuro sempre più partecipato ed inclusivo, con numerosi ospiti e continue interviste, coinvolgendo sempre di più anche i colleghi bibliotecari. Il nostro auspicio è di continuare a crescere, senza cambiare mai il nostro stile informale e simpatico, ma al tempo stesso divulgativo e preciso.
Salvatore: sono ancora una volta d’accordo con Gabriele, è fondamentale che le biblioteche diventino sempre di più degli organismi vivi dove tutti possano trovare “rifugio”. Degli spazi multifunzionali che possano unire analogico e digitale, passato e presente con un occhio sempre attento al futuro e alle nuove tecnologie. Centrale deve però restare il rapporto umano tra bibliotecari e utenti. Le nuove tecnologie sono infatti estremamente utili e hanno reso più efficiente il nostro lavoro, ma non possono e non devono sostituire l’interazione umana. Il mio augurio è dunque proprio questo, che il nostro piccolo podcast continui a maturare e ad accogliere sempre nuove voci, per diffondere e appassionare nuove generazioni di studenti alla psicologia e alla scienza in generale, stimolando la più grande qualità della mente umana: la curiosità e la voglia di conoscenza. Vi ringraziamo ancora moltissimo per questa intervista e speriamo di poter ospitare presto Insula Europea anche ai nostri microfoni… il dado è tratto, non potete più tirarvi indietro.
***
Lasciamo i carissimi Gabriele e Salvatore tra microfoni, libri e appunti di regia, nel cuore di una biblioteca che – come il loro podcast – non teme di scomporsi per ricomporsi in un nuovo modo di raccontare la conoscenza. In fondo, Scaffali scomposti è proprio questo: un invito ad ascoltare la cultura mentre prende voce. E lo fa con due voci, come ogni buona storia che merita più di una prospettiva.
L'autore
- Anna Raimo è nata a Pisa il 25 dicembre 1995. Laureata magistrale con il massimo dei voti in Linguistica e didattica dell’italiano nel contesto internazionale presso l’Università degli Studi di Salerno e l’Universität des Saarlandes di Saarbrücken, ha in seguito conseguito un Master di II Livello in Didattica dell’Italiano L2 presso l’Università degli Studi di Napoli L’Orientale. I suoi interessi di ricerca spaziano dalla linguistica e didattica della lingua italiana alla storia, letteratura e poesia contemporanea. Si è infatti occupata dell’italiano dei semicolti nella sua tesi di Laurea Magistrale e ha recentemente pubblicato un articolo su una particolare varietà della lingua italiana: "L’e-taliano: uno scritto digitato semifuturista?", in (a cura di S. Lubello), Homo scribens 2.0: scritture ibride della modernità, Franco Cesati Editore, Firenze 2019, pp. 159-164. Tra i suoi autori preferiti vi sono Mario Vargas Llosa, Jung Chang, Philip Roth, Azar Nafisi, Orhan Pamuk, Anna Achmatova, Rainer Maria Rilke, Federico García Lorca, Alda Merini, Bertolt Brecht e Wisława Szymborska. Le sue passioni sono la lettura, la scrittura di poesie e i viaggi, soprattutto in Germania, paese di cui adora la storia, la cultura, l’arte e i magnifici castelli.
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