Il 9 febbraio si festeggia la Giornata Mondiale della Lingua Greca. E certo, non si tratta di una data casuale, giacché come oggi, nell’anno 1857, a Corfù, rendeva l’anima a Dio Dionìsios Solomòs, uno dei massimi se non il maggiore dei poeti in lingua greca moderna, sostenitore dell’indipendenza greca e autore dell’inno nazionale. Ma Solomòs, come come autentico figlio dell’Eptaneso e come il suo predecessore Ugo Foscolo, fu anche poeta italiano. Nacque a Zante nel 1798 e, come tutti i rampolli della nobiltà settinsulare, compì gli studi liceali e universitari in Italia (dal 1808 al 1818), fra Cremona, Venezia e Pavia, facendo qui le prime esperienze poetiche, sotto l’influsso dell’opera di Dante e del Foscolo stesso.
Tornato in patria, continuò a scrivere in italiano ma venne presto affascinato dall’ideale della rivoluzione nazionale e cominciò a comporre nella sua lingua madre, desideroso di celebrare gli stessi ideali che animavano i suoi compatrioti nella lotta contro i Turchi. Del 1823 è l’ Υμνος εἰς τὴν ᾿Ελευϑερίαν, Inno alla libertà, divenuto poi l’inno nazionale, del 1824 il Dialogo sulla lingua, che si richiama alla Questione della lingua italiana, con il quale egli difende strenuamente l’uso del greco demotico, cioè della lingua comune contro la lingua cólta, che egli riteneva condizione altrettanto necessaria per la rinascita del popolo greco; del 1857, infine, è la grande, epica – seppur anche questa frammentaria – composizione dei Liberi assediati, dove si esalta la grandezza morale dei Greci durante il tragico assedio di Missolungi (1825) che, com’è noto, fu risolutivo per l’intervento della Potenze europee e per l’esito della guerra d’indipendenza.
Alla morte di Solomòs si trovarono parecchi abbozzi di grandi poemi rimasti incompiuti e accompagnati da annotazioni italiane che permettono di immaginarne il disegno generale. La pubblicazione di tutte le opere nel 1964 ha consentito di ricostruire la tormentata ricerca di un poeta emblematico delle difficoltà e delle contraddizioni che caratterizzano l’intera storia greca moderna. Al tempo stesso, da questi scritti perlopiù frammentari emerge la grande sofferenza dell’uomo eptanesiaco, maturato nella cultura italiana e dotato di due lingue al pari livello, per la conquista di un’espressione linguistica adeguata al suo pensiero.
Diversamente dai componimenti in greco, che sono ad ampio respiro, le poesie in italiano di Solomòs hanno perlopiù carattere occasionale, come recita il titolo Rime improvvisate con cui furono pubblicate. Tuttavia, queste esercitazioni poetiche venivano accolte con entusiasmo incondizionato dai suoi contemporanei, sia Eptanesii che Italiani, i quali restavano colpiti dal suo istinto creativo e dalla straordinaria facilità con cui improvvisava i suoi brevi componimenti in rima. Non furono pochi i critici e i letterati suoi connazionali che previdero per lui un brillante futuro nel Parnaso italiano. Ma i letterati italiani, com’è naturale, non essendo sentimentalmente coinvolti, espressero una valutazione più obiettiva della sua produzione italiana. Un suo sincero amico, Giuseppe Montani, ebbe a scrivere profeticamente che Solomòs, quando desidera soddisfare sé stesso scrivendo nella propria lingua, è “un vero poeta nazionale”.
In realtà, tanto nelle opere in italiano quanto in quelle in greco, si incontra un Solomòs che si ingegna a plasmare uno strumento linguistico, trovandosi in un continuo dialogo intimo con la poeticità che scaturisce incessantemente e che egli cerca di domare (era, tra l’altro, seguace dell’Idealismo e del misticismo). Ma è nella lingua greca che il suo spirito troverà la massima esplicazione, specialmente dopo il suo rientro in patria nel 1818. Il fermento indipendentista dei suoi adepti e specialmente la lungimiranza di Spirìdon Trikùpi, leader politico e culturale della Grecia che anelava alla libertà e al futuro, lo guidarono verso una poesia espressa in quella lingua che lui stesso percepiva come più vera, più “propria” (per usare un termine da lui amato) e alla produzione di quei capolavori che ancora oggi tutti ammiriamo. Val la pena di ricordare a questo punto che, proprio grazie all’impronta che ricevette dal linguaggio di Solomòs e dei letterati della cosiddetta Scuola Eptanesiaca, il neogreco demotico si poté avviare verso una sua codificazione come lingua letteraria e divenire organo ufficiale dello Stato ellenico nel 1976, con l’abolizione della variante cólta, la cosiddetta katharévusa.
Il valore dell’opera solomiana è dunque altissimo nella storia della lingua, letteratura e cultura greca. Da un punto di vista strettamente linguistico, essa pone seri interrogativi, specie a motivo della continua e straordinaria interferenza del greco con l’italiano e viceversa. Per quanto riguarda l’uso che egli fa dell’italiano, si registrano rilevanti aspetti di criticità sia in relazione alla sintassi, che al lessico e alla semantica, come avevo avuto modo di dimostrare in un mio studio del 2000.
Il lessico, in particolare, merita di essere studiato approfonditamente e quindi necessita di una sistemazione che fino a oggi non ha avuto. Il Laboratorio di Studio del contatto linguistico italogreco (Lab.ItE.El.) dell’Università Nazionale e Kapodistrias di Atene, da me diretto, sta provvedendo a tale compito –non facile in verità, se si tiene conto del carattere frammentario e caotico di questi testi. Dal 2024 è in corso, grazie al sostegno finanziario del mio Ateneo, un progetto di ricerca per la raccolta e la classificazione in un glossario dei termini italiani presenti sia negli scritti in italiano –poesie, pensieri, lettere e appunti– che in quelli in greco. Al momento sono stati catalogati alcune migliaia di lemmi solo dalla schedatura delle Rime improvvisate, il che, a parte le altre cose, ci pone serî quesiti su quale sarà la veste stampata del glossario, del quale è prevista comunque la versione digitale.
Con la pubblicazione del glossario e la spiegazione dei termini italiani, si crede di poter facilitare l’accesso degli studiosi e dei traduttori greci al pensiero di Solomòs, contribuendo a fornire risposte sui – non pochi – punti di difficile interpretazione. Sul versante più propriamente linguistico, crediamo che un tale lavoro possa offrire preziose informazioni sul bilinguismo non solo di Solomòs ma anche dei letterati dell’Eptaneso, aggiungendo un tassello in più alla comprensione del cosiddetto “italiano fuori d’Italia” in territorio greco.
[Testo presentato all’incontro per la Giornata Mondiale della Lingua Greca (Università degli Studi di Perugia, 9 febbraio 2026). Ringrazio l’amico poeta, prof. Donato Loscalzo, per il pregevole invito e il prof. Carlo Pulsoni per la pubblicazione su Insula Europea].
L'autore

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Con laurea in lingue e letterature straniere (Inglese, Tedesco, Francese e Neogreco) all’Orientale di Napoli, master in Linguistica italiana alla Sapienza di Roma e PhD in Studi comparati all’Università Nazionale e Kapodistrias di Atene, Domenica Minniti Gònias è dal 2018 professore ordinario di Linguistica italiana e Traduzione presso quest’ultimo ateneo. Si occupa attivamente della diffusione dell’italiano in Grecia e del greco in Italia: è stata responsabile del Centro Linguistico dell’Università di Atene, membro della Commissione per la Certificazione Nazionale di lingua straniera e presidente della Commissione nazionale per l’introduzione dell’italiano nella scuola pubblica in Grecia. Come visiting professor ha tenuto dei corsi sul dialetto greco-calabro presso l’università della Calabria e di Pisa.
Suoi campi privilegiato di ricerca sono appunto il dialetto greco-calabro e i prestiti lessicali scaturiti dal contatto fra l’italiano e il neogreco. Ha pubblicato in italiano e in greco varie monografie e numerosi articoli, sia di linguistica storica (Italoellenica. Studi sul prestito lessicale, Oralità e poesia nei grecofoni della Calabria, La ienti de Sïòn. Un’elegia in dialetto giudeo-italiano) che di linguistica applicata e traduzione (Le parole e i significati dell’italiano, Italiano LS. Teoria e prassi, Curricolo di insegnamento per l’Italiano nei Licei greci, La Traduzione. Storia – Teoria – Pratica). Sua è la traduzione in greco delle Dieci Tesi per l’Educazione Linguistica Democratica di Tullio De Mauro. È direttore del Laboratorio di Lingua, Traduzione e Studio del contatto italogreco dell’Università di Atene e dal 2015 responsabile scientifico dei convegni “Italoellenica. Incontri sulla lingua e la traduzione”. Membership: Società Linguistica Italiana, Società Italiana di Glottologia, Associazione per la Storia della Lingua italiana, European Society for Translation Studies, Associazione Europea dei Neogrecisti.


