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Tra eros, memoria e scrittura

Esistono raccolte poetiche che funzionano come semplici istantanee di una stagione e opere che si impongono come organismi complessi, dotati di una propria coerenza interna e di una propria temporalità. Corpus amoris (2004–2025) di Yiannis Efthymiadis appartiene senza esitazioni alla seconda categoria: non è una mera antologia di poesie d’amore, ma un corpo unitario, un sistema poetico in cui l’esperienza erotica viene indagata nella sua durata, nelle sue metamorfosi e nelle sue contraddizioni.

Il titolo è già programmatico. Corpus rinvia al corpo come luogo della presenza e della vulnerabilità; amoris designa l’amore non come sentimento astratto, ma come forza trasformativa. In questa prospettiva, Efthymiadis costruisce un vero e proprio archivio del desiderio, in cui l’eros si configura come forma di conoscenza, come spazio di esposizione e rischio, come esercizio continuo di attraversamento dei limiti dell’io, dell’altro e del tempo.

La raccolta si colloca così in una linea di ricerca che dialoga implicitamente con quella riflessione novecentesca che, da Roland Barthes a Maurice Blanchot, ha indagato il rapporto tra scrittura, corpo e mancanza. Come nel Frammenti di un discorso amoroso, anche qui l’amore non è mai pacificato: è discorso spezzato, tensione, interrogazione permanente.

L’amore come esperienza liminale

Nella tradizione lirica occidentale, l’amore oscilla spesso tra estasi e perdita. In Corpus amoris, invece, esso si configura prevalentemente come esperienza liminale, situata nello spazio intermedio tra presenza e assenza, tra attrazione e interdizione, tra abbandono e vertigine.

La frustrazione non è l’opposto dell’amore, ma ne costituisce la sostanza. Il corpo diventa il luogo in cui il desiderio si manifesta simultaneamente come possibilità e mancanza, secondo una dinamica che richiama la concezione di Barthes  dell’eros come movimento mai compiuto.

L’esperienza amorosa non è mai rassicurante: espone il soggetto, lo mette in pericolo, ma proprio per questo lo fonda. L’immagine ricorrente del “pozzo” del divieto sintetizza efficacemente questa ambiguità: l’amore è discesa in profondità, ma anche movimento verso ciò che destabilizza l’equilibrio interiore.

In questo senso, Efthymiadis sembra inscriversi in quella tradizione moderna che concepisce l’eros come forma di conoscenza tragica, più vicina all’idea di “prova” che a quella di appagamento.

Scrittura, corpo, cancellazione

Uno degli aspetti più originali della raccolta risiede nel modo in cui viene concepito il linguaggio poetico. La parola non è semplice veicolo di espressione, ma vero e proprio corpo simbolico: tocca, incide, vibra, si cancella.

L’immagine delle parole scritte dal vento sull’acqua richiama direttamente la riflessione di Blanchot  sulla scrittura come esperienza del limite, come gesto destinato alla scomparsa. La poesia nasce qui come atto fragile, esposto alla cancellazione, alla perdita, all’oblio.

L’amore, di conseguenza, non è mai pienamente dicibile: resta un’esperienza che può solo essere sfiorata, suggerita, allusa. La scrittura si configura come spazio di prossimità senza possesso, come luogo di contatto senza appropriazione.

Quando il poeta afferma che ‘la voce è il corpo’, formula una vera e propria poetica dell’incarnazione: il linguaggio diventa esperienza sensibile, presenza sonora, materia viva. L’erotismo non è soltanto tema, ma principio strutturante della forma poetica.

Pluralità formale e unità tematica

L’ampio arco temporale della raccolta consente di osservare una notevole varietà stilistica. Efthymiadis attraversa differenti registri: dal lirismo meditativo alla musicalità quasi cantabile, dal poema ampio al frammento essenziale che richiama l’haiku contemporaneo.

Questa pluralità non produce dispersione, ma contribuisce a rafforzare l’unità profonda dell’opera. Il principio unificante è rappresentato dalla centralità della corporeità come criterio di verità, secondo una logica che ricorda, per certi aspetti, la riflessione agambeniana sulla vita come luogo di esposizione e soglia.

Nei testi più intensi, la scrittura assume una qualità quasi tattile: l’inchiostro diventa traccia sul corpo dell’altro, segno di una presenza desiderata e insieme irraggiungibile. Il corpo si trasforma in superficie di iscrizione simbolica, in palinsesto emotivo.

Parallelamente, l’opera non indulge mai in un’idealizzazione dell’esperienza erotica. Silenzi, attese, fratture e incomunicabilità costituiscono una trama sotterranea che attraversa l’intero libro.

Tempo, memoria, sopravvivenza del desiderio

Uno dei nuclei centrali di Corpus amoris riguarda il rapporto tra eros e temporalità. L’amore non è fissato in una dimensione atemporale: invecchia, muta, si sedimenta in memoria.

Il tempo che attraversa la raccolta non è soltanto cronologico, ma profondamente esistenziale: è il tempo della vulnerabilità, della perdita, dell’asimmetria del destino. In questo senso, Efthymiadis si avvicina a una poetica della “sopravvivenza” del desiderio, inteso come traccia che persiste oltre la presenza.

L’interrogazione sul corpo che invecchia mentre il desiderio resta giovane introduce una dimensione filosofica che trasforma il vissuto individuale in questione universale: che cosa resta dell’amore quando la materia che lo ha sostenuto si consuma?

Qui la memoria non è semplice nostalgia, ma seconda forma del desiderio: spazio in cui l’eros continua a operare sotto forma di immagine, eco, ferita.

Eros e mediazione tecnologica

Particolarmente significativa è la sezione dedicata all’amore mediato dallo schermo. In questi testi, il desiderio si sposta nello spazio virtuale, nella dimensione dei pixel, delle simulazioni, delle presenze mediate.

Efthymiadis intercetta così una delle principali trasformazioni dell’esperienza affettiva contemporanea: il passaggio dal corpo reale alla sua rappresentazione digitale. Ne emerge una poesia dell’incompiutezza, della distanza, dell’attesa perpetua.

La ‘cortesia pettinata’ del quotidiano urbano diventa metafora della maschera sociale che nasconde la precarietà emotiva. L’eros si consuma in una dimensione sospesa, priva di piena incarnazione.

Intensità, rischio, misura

Dal punto di vista stilistico, Corpus amoris è caratterizzato da una forte energia espressiva: immagini incisive, densità simbolica, musicalità interna. Efthymiadis non teme né l’elevazione lirica né la materialità più cruda.

Questa tensione costante tra alto e basso rappresenta uno dei maggiori punti di forza del libro. Tuttavia, in alcuni passaggi, l’accumulo di termini assoluti rischia una certa sovrabbondanza retorica.

L’equilibrio complessivo è garantito dalla presenza di testi brevi, sobri, essenziali, capaci di introdurre pause, silenzi, zone di rarefazione. È in questi momenti minimi che la scrittura raggiunge spesso la sua massima intensità.

Una poetica della fedeltà al desiderio

Corpus amoris non è semplicemente un libro sull’amore. È una lunga, coerente, ostinata esplorazione del desiderio come forma di conoscenza, come principio di costruzione del sé, ma anche come frattura e ferita.

Efthymiadis riesce a trasformare l’eros in evento poetico senza idealizzarlo né banalizzarlo. La sua scrittura conserva una qualità quasi tattile, capace di restituire al lettore l’esperienza fisica della parola.

In questo senso, la raccolta si configura come una vera eredità poetica: un invito a pensare l’amore non come possesso, ma come attraversamento, non come certezza, ma come esposizione.

Come nelle migliori opere della modernità lirica, ciò che resta non è una risposta, ma una traccia: qualcosa che continua a scriversi sull’acqua, in attesa di uno sguardo capace di leggerlo.

 

DUE POESIE

Έγινε το τραγούδι απυρόβλητο, διάφανη λάβα
να καούμε μέσα. Ποιος θα μπορέσει
να περάσει το ανεξήγητο,
ποιος θέλει τη ζωή του να ξεχάσει; Την ώρα
που η πανσέληνος ακροβατεί πάνω σε
καρφωμένα σύννεφα,
το εδώ και το πέρα γίνονται κρυφή διάρκεια
και η παρένθεση χωράει μόνο μια λέξη. Χαρά
σ’ αυτόν που βάδισε ανάμεσά μας
και δεν χάθηκε. Αλίμονο
σ’ όποιον ακούει τη σιωπή μας. Δεν τρελάθηκε;
Πόσα σκοτάδια μένουν να μου πικρίζουν
τα χείλη
μέχρι να καταπιώ το φως σου;
Θα μείνω εδώ, θα περιμένω ν’ αναδυθείς
μέσα απ’ τα πιο βαθιά νερά.
Σου λέω, δεν με νοιάζει του κανενός το ρόδο,
μόνο
το ρόδο που δεν μπορεί παρά να είναι ολότελα
δικό μου.

Il canto si fece intoccabile, lava limpida
in cui consumarci. Chi avrà il coraggio
di attraversare l’inspiegabile,
chi vorrà smarrire la propria vita? Nel momento in cui
la luna piena cammina in equilibrio su
nuvole inchiodate,
l’aldiqua e l’altrove si fondono in una durata segreta
e la parentesi si restringe in una sola parola. Beato
chi ha camminato tra noi
senza perdersi. Infelice
chi ascolta il nostro silenzio. Non ne è forse travolto?
Quante notti amare devono ancora
posarsi sulle mie labbra
prima che io accolga la tua luce?
Resto qui, Ti attendo, finché riemergerai
dalle acque più profonde.
Non mi importa della rosa di chiunque,
voglio soltanto
quella che non può essere
se non interamente mia.

 

Τριάντα οκτώ χρόνια μετά κι όμως ακόμα
το δώρο θα ’ναι να ξυπνάω πάντα δίπλα σου
η αγάπη είναι σύμπαν που διαστέλλεται
εγώ θα λείπω μα οι λέξεις μου εδώ
όλες οι λέξεις της αγάπης μας
οι ειπωμένες, οι ανείπωτες, οι αποσιωπημένες
ως κι οι ασύλληπτες ακόμη, οι ανύπαρκτες
άνθρωποι θα διαβάζουν, θα μας διαβάζουν
και θα λένε κάποτε υπήρξε μια αγάπη
μα δεν θα λένε πως υπήρξαμε εμείς
το άγγιγμα των ζωντανών κυττάρων μας
το νέκρωμα που έφερνε στα μέλη μας
έτσι που μούδιαζε το σώμα μια στιγμή
έτσι που έπαυε η στιγμή να ανασαίνει
ώσπου να φτάσει ως το τώρα που εμείς
ώσπου να γίνουμε στο μέλλον αναιμείς
κι όμως το αίμα θα κοχλάζει μες στους στίχους

Trentotto anni dopo, eppure ancora
il dono sarà svegliarmi sempre accanto a te
l’amore è un universo in espansione.
io mancherò, ma le mie parole resteranno qui
tutte le parole del nostro amore,
le dette, le non dette, le taciute,
perfino quelle ancora impensabili, inesistenti.
Le leggeranno, ci leggeranno,
e diranno: un tempo esisteva un amore.
Ma non diranno che esistevamo noi.
Il tocco delle nostre cellule vive,
l’intorpidimento che scendeva nelle membra,
fino a spegnere per un istante il respiro del corpo,
fino a fermare il tempo stesso,
fino ad arrivare a questo nostro adesso,
fino a diventare nel futuro creature esangui.
Eppure il sangue continuerà a ribollire
dentro i versi.

 

 

L'autore

Giorgia Karvunaki
Giorgia Karvunaki è nata in Grecia, a Creta, a Canea. Ha studiato in Italia Lingua e cultura italiana per stranieri, Scienze Politiche - Indirizzo Internazionale, Insegnamento dell'italiano come LS, Sceneggiatura e in Grecia Traduzione  - Traduttologia. È membro associato e National Convener per la Grecia dal 2007 della Commissione internazionale per la storia delle istituzioni rappresentative e parlamentari (ICHRPI), Rappresentante accreditata del Nosside, Premio Internazionale di Poesia (Unesco) e Membro dell'International Theatre Institute (ITI). Vive ad Atene dove lavora come insegnate, traduttrice, promotrice culturale e ricercatrice storica. Le sue traduzioni, le sue interviste e i suoi articoli, sono stati pubblicati in riviste cartacee ed elettroniche in Grecia, in Italia e in Romania. Le sue traduzioni di opere teatrali sono state messe in scena in Grecia e in Italia. Nel 2018 è stata premiata dall'Istituto Italiano di cultura di Atene con il ‘Premio Luigi Pirandello’.