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Julio Iglesias. Dialogo con Ignacio Peyró

Pur non essendo mai stato un fan di Julio Iglesias, devo dire che la tua biografia mi ha affascinato, permettendomi di conoscere una serie di aspetti della sua vita nonché del periodo storico. Ti chiedo innanzitutto com’è nata l’idea di scrivere un libro su Julio Iglesias?

Ogni scrittore deve sapere quale tipo di libri è in grado di scrivere al meglio. Pensavo che questo si adattasse bene alla mia prosa. Inoltre, è un personaggio che ha lasciato un segno indubbio, anche se sociologico: il primo spagnolo ad aver trionfato su scala mondiale e, quasi sempre, cantando in spagnolo. Julio Iglesias ha aperto la strada a molti altri e a una certa naturalezza latina che arriva fino a Bad Bunny: il suo lavoro è stato particolarmente importante negli Stati Uniti. Inoltre, ha incarnato un’immagine di latin lover oggi molto discussa e, infine, con le denunce per molestie ricevute, anche se presto archiviate, ha incarnato alcune delle battaglie culturali del nostro tempo.

Trovo particolarmente azzeccato il titolo del volume El español que enamoró al mundo. Solo per citare il caso italiano, negli anni ’70 era diventato l’idolo di gran parte delle donne, diciamo, dai trent’anni in su, mentre tra le adolescenti furoreggiava un altro spagnolo: Miguel Bosé. Ritieni che questi due cantanti abbiano contribuito all’apertura della Spagna, dopo quasi quarant’anni d’isolamento franchista?

Conosco meno il caso di Miguel Bosé, che per la sua militanza progressista e le sue concomitanze con una certa gauche divine è diverso da Julio Iglesias: anche lui ha sviluppato presto un’estetica più innovativa. La cosa curiosa è che la cultura popolare del tardo franchismo ha generato alcune figure (Julio, ma anche Víctor Manuel e Ana Belén, per esempio) che sarebbero rimaste in perfette condizioni nella democrazia.

La vicinanza tra l’italiano e lo spagnolo ha certamente contribuito al lavoro di traduzione dei testi, facendo diventare dei classici italiani, canzoni come “Pensami”, “Sono un pirata, sono un signore”, e “Se mi lasci non vale”. Visto il tuo ruolo di Direttore del Cervantes di Roma, quanto può aver pesato all’epoca la scelta di studiare lo spagnolo l’ascolto della musica, nella fattispecie di Iglesias, rispetto alla lettura d’un romanzo o alla visione di un film?

Il successo di Julio Iglesias precede di alcuni anni l’interesse per lo spagnolo su scala globale e anche in Italia. C’è un momento in cui lo spagnolo inizia ad assumere connotazioni positive, e Julio ne sarà uno dei protagonisti, mentre lo spagnolo inizia ad attirare l’attenzione: molti milioni di abitanti e una cultura in gran parte dimenticati fino ad allora. Per il resto, la circolazione della cultura popolare tra Spagna e Italia era fluida: pensiamo ad Albano e Romina o alla Carrà…

Un aspetto che ho particolarmente apprezzato del tuo libro è la contestualizzazione storica. Mi riferisco in particolare ai capitoli “El amor” y “Reyes de España”. Nel primo scrivi che: “la muerte de Franco va a coincidir en el tiempo con la conversión de Julio Iglesias en sex symbol de la hispanidad”. Nel secondo ti soffermi sui rapporti  di amicizia con il re Juan Carlos: “El país, su rey y su cantante vivían sus años de romance”. Puoi aggiungere qualcosa su questi due momenti nodali della storia, che hanno visto nel mezzo anche il tentativo di colpo di stato di Tejero?

Non c’erano molte speranze nel mondo che la transizione spagnola alla democrazia andasse a buon fine. E la verità è che non solo è andata bene, ma è avvenuta molto rapidamente. Persone come Juan Carlos I, Julio Iglesias, Suárez, González, Severiano Ballesteros, Almodóvar o Montserrat Caballé sono stati il volto visibile di questo successo. E anche eventi come le Olimpiadi di Barcellona.

Cosa resta, a tuo avviso, dell’uomo Iglesias e della sua musica ai nostri giorni?

Alla fine, ciò che rimane, al di là delle sue canzoni, è un uomo attraverso il quale traspare la Spagna contemporanea, dal tardo franchismo al successo degli anni Ottanta e Novanta o agli scandali di corruzione dei primi anni 2000.

Visto il successo di Iglesias in Italia, mi auguro che questo volume veda presto la luce anche nella nostra lingua.  

È già stato tradotto come Carisma da Ponte alle Grazie.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L'autore

Carlo Pulsoni
Carlo Pulsoni è il coordinatore di Insula europea (http://www.insulaeuropea.eu/carlo-pulsoni/).