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C’era una volta “Altro / Gruppo Intercodice”

L’immagine di copertina è di Enrico Pulsoni

Credo fosse la fine del ’73 quando Gianni Papisca, compagno di Liceo, che abitava in via della Chiesa Nuova, entrò in contatto con il Gruppo Altro, allocato in vicolo del Fico. Me ne fece subito menzione, parlandomi di un tale Achille pittore astratto. Capii subito che si trattava di Achille Perilli. Accompagnato da Gianni, mi ci recai subito. Alla parola Altro seguiva Gruppo Intercodice.

Era una formazione sperimentale che in quei giorni presentava Altro Merz, un curioso spettacolo liberamente tratto dall’opera dell’artista dadaista tedesco Kurt Schwitters.  Artista che al momento non conoscevo ma, quando mi laureai in Architettura qualche anno dopo, la ricostruzione del suo bombardato Mezbau di Hannover fu il tema della mia tesi, fortemente sostenuta dal mio Relatore Filiberto Menna.

Dire che rimasi fulminato dalla situazione sembrerebbe una esagerazione, ma posso assicurare che fu proprio così. Seguii tutte le successive repliche in primavera, infilandomi in tutte le loro iniziative.

L’ attività del gruppo andava avanti frenetica, tra incontri pomeridiani e prove serali, costringendomi a forzate conciliazioni con le lezioni universitarie.

Abitavo nella immediata e linda periferia appena fuori le Mura di San Giovanni: per raggiungere il Gruppo avevo bisogno di prendere un autobus, l’ultimo dei quali partiva dal Pantheon a mezzanotte e spesso mi toccava tornare a piedi. La cosa incredibile è che negli anni Settanta – a raccontarlo oggi sembra incredibile – il centro di Roma era una zona molto economica e degradata, abitata prevalentemente da artigiani e sottoproletari. Pullulava perciò di studi di artisti: lo spirito del tempo era dominato da un forte volontà di partecipazione e dal desiderio di cambiamento politico e sociale.

Mi accorsi subito che il Gruppo Altro non era da meno: si respirava una spiccata indole didattica, un proselitismo tangibile e la capacità di riunire personalità, proponendo spettacoli, mostre, riunioni, seminari e dibattiti.

Achille Perilli e la sua compagna Lucia Latour erano decisamente le guide supreme e anche i maggiori sostenitori delle attività. La loro casa a largo Arenula – una Wunderkammer, piena di libri, quadri e oggetti di ogni dove – era la meta fissa dei dopo spettacoli e di memorabili feste.  Ma non erano da meno gli altri componenti, per altro tutti decisamente più grandi di me.  Devo riconoscere che da molti di loro ho appreso i fondamentali di ogni mia futura attività. I fratelli Martinis, Romano e Luciano, mi hanno dato le basi della fotografia e della progettazione grafica, quest’ultima con l’integrazione di Bruno Magno e Gianni Trozzi. Giovanni Puma mi volle alla Rassegna di Marsiglia “Six jours de la peinture”: la mia prima trasferta all’ estero da diciannovenne. Walter Branchi mi offrì il primo lavoro retribuito: il marchio della associazione Musicaverticale!

E poi tanti incontri sulla letteratura, sulla avanguardia russa e sovietica, discussioni sulla nuova musica, sui Corsi estivi Darmstadt e i dibattiti dei protagonisti del gruppo 63.  Lo studio del corpo e il movimento era la componente forte delle azioni sceniche: oltre a Lucia, ci trovavamo a stretto contatto con le coreografe e danzatrici Alice Condolina e Marcia Plevin, le quali tenevano regolarmente seminari ai quali prendevo parte.

Nel Gruppo Altro tutti i componenti partecipavano a ogni fase della messa in scena, dalla ideazione alla progettazione e realizzazione di tutte le strutture teatrali e, infine, alla interpretazione e recitazione.

,Il primo spettacolo al quale presi parte fu ALTRO/EXPERIMENTA, andato in scena nel dicembre del ’74 e giugno del ’75. Uno spettacolo basato su cinque proposte in sequenza: MACHINE A’ elaborazione di un ritmo in continua variazione, SYNERGY gesto e luci a ritmo secondo un ritmo musicale, ALBUM azioni sceniche filmate, FRANTUMI sequenza di oggetti vari allineati con fare ossessivo, CAPPELLAI la logica matematica applicata alle tipologie di incontro tratta da Helmut Heissenbuttel.

ALTRO/ZAUM, presentato nel marzo ’76 e ripreso nel febbraio ’77. Operazione intercodice con l’intento di proporre nuove possibilità linguistiche in quattro sezioni: COSTRUZIONE E MISURAZIONE DELLO SPAZIO in funzione di luce e suono attraverso l’effetto Larsen, TRANSMENTALE suoni sintetici, fonemi che lentamente diventano parole, AQUA MICANS danzatrice lega i suoi movimenti a fili armonici producendo differenti sonorità, Gli Episodi citazioni astratte da testi teatrali o brani d’opera in un’aria surreale.

ALTRO/ICS incognite di forme teatrali: GLI APPIATTIMENTI uno spazio allargato e ristretto dagli attori, LA DANZATRICE,  relazionandosi con tre diversi schermi, si propone di controllare le modificazioni  a livello di percezione visiva, la parete chiude su fondo e viene azionata da dietro per modificare la struttura esterna, La struttura un lungo segmento metallico che diventa  figura tridimensionale spariva da dove arrivava, IL CONFERENZIERE cerca di controllare  luci e immagini ribelli, non riuscendoci, deve dare paradossali spiegazioni,  PARETE/COSTUME due danzatori agiscono prima in scena quindi dietro la parete piena di sacche, nelle quali inseriscono parti del corpo modificando la sua struttura. La maschera, visualizzazione del processo costruttivo della maschera volto in un ovale su un pannello bianco.

ABOMINABLE A, andato in Scena nel marzo ’79 a Roma, e a dicembre dello stesso anno a Varsavia e Cracovia, su invito di Tadeusz Kantor. Nello spettacolo dal quale emerge l’intento di far perdere la specificità di ogni singolo codice. Le azioni si susseguono in ordine alfabetico da ABBECEDARIO a AZURINE, passando per ACCORGERSI e ALMOHADA. Io ero nei panni di ALTER EGO e AMORE.

Non posso inoltre trascurare la presenza di artisti, tutti stretti amici di Achille, che arrivarono al Gruppo e ci permettevano, come ad esempio Tadeusz Kantor, di stare in scena come Hassidim nel suo “Bellocce e cercopitechi”, rappresentato alla Galleria nazionale; oppure Václav Boštík e Stanislav Kolíbal Eustache Kossakoski, ai quali davo il mio contributo per i loro allestimenti nello spazio di ALTRO/ gruppo Intercodice.

A proposito di Intercodice, un critico raffinatissimo, al quale devo tanto, scrisse prima di conoscere il Lavoro “vogliono mettere in relazione musica parole e movimento, finora è meglio La Traviata”. Dopo aver visto lo spettacolo, si ricredette e divenne uno dei maggiori sostenitori del lavoro e delle svariate attività del Gruppo.

enricopulsoni@gmail.com

 

L'autore

Enrico Pulsoni
Enrico Pulsoni
Enrico Pulsoni è il direttore di Insula europea (http://www.insulaeuropea.eu/enrico-pulsoni/)