avvenimenti · In primo piano

Dopo il mito. Saffo nel XXI secolo

La ricezione di Saffo ha inizio già nell’antichità. Tra le prime testimonianze si distingue quella di Nosside di Locri, poetessa del III secolo a.C. che scriveva in greco nella Magna Grecia. In un celebre epigramma dell’Antologia Palatina, Nosside invita il viandante a raggiungere Mitilene per contemplare il «dono delle Muse», identificato nei versi di Saffo. L’epigramma testimonia come, già in età ellenistica, la poetessa di Lesbo fosse riconosciuta quale modello poetico per eccellenza e figura ormai entrata nel canone della letteratura greca. Da allora Saffo non ha mai cessato di essere riletta, reinterpretata e trasformata: ogni epoca ha costruito una propria immagine della poetessa, dalla «decima Musa» celebrata dagli antichi all’emblema dell’amore tra donne, fino alle più recenti interpretazioni sviluppatesi nell’ambito degli studi femministi e queer.

Negli ultimi vent’anni, tuttavia, il dibattito internazionale sembra aver inaugurato una nuova fase della sua ricezione. Non si tratta più soltanto di ricostruire la figura storica di Saffo o di appropriarsene come simbolo identitario, ma di interrogare il significato stesso della sua sopravvivenza culturale. La frammentarietà della sua opera, lungi dall’essere percepita come una semplice perdita, diventa il luogo in cui si generano continuamente nuove letture. È in questo orizzonte che si colloca A Lesbo con Saffo e A Lesbo con Saffo di Elisabetta Garieri (Perrone Editore, nella collana Passaggi di Dogana).

Il volume non è una biografia della poetessa né un tradizionale saggio di filologia classica. Piuttosto, riflette su ciò che la figura di Saffo continua a produrre nel presente: geografie, genealogie culturali, pratiche di lettura, comunità e immaginari politici. L’isola di Lesbo non costituisce semplicemente il luogo d’origine della poetessa, ma diviene uno spazio simbolico nel quale osservare come un mito continui a trasformarsi senza perdere la propria capacità di interrogare il presente.

Tra le pagine più suggestive del volume vi è quella dedicata alla statua di Loukàs Loukìdis a Eresso. Due blocchi di marmo delimitano uno spazio vuoto nel quale la figura di Saffo emerge soltanto attraverso il paesaggio che la attraversa: il mare, il cielo, la costa di Chio. Garieri coglie con efficacia la forza di questa immagine. Di Saffo possediamo soltanto frammenti, lacune testuali e una tradizione manoscritta incompleta. Proprio quel vuoto diventa il luogo nel quale la ricezione continua a produrre nuovi significati.

Uno degli aspetti più interessanti del libro consiste proprio nel sottrarre Saffo sia alla monumentalizzazione della tradizione classicistica sia alla sua riduzione a semplice icona identitaria. L’autrice ritorna costantemente ai problemi della trasmissione del testo e alle incertezze filologiche, mostrando come proprio questa incompiutezza abbia reso possibile una straordinaria pluralità di interpretazioni. Il mito non viene né demolito né celebrato. Viene interrogato criticamente.

In questa prospettiva il volume dialoga con una stagione particolarmente feconda degli studi sulla ricezione di Saffo. Le riflessioni di Anne Carson affiorano come interlocutrici di un discorso che non assume mai la forma di un apparato teorico esibito, ma accompagna il viaggio attraverso richiami discreti e continui.

Anche il viaggio assume una funzione diversa da quella tradizionalmente attribuita alla letteratura odeporica. Lesbo non rappresenta una meta da descrivere, bensì uno spazio da interpretare. Il paesaggio diventa un testo stratificato nel quale convivono tempi differenti: la filologia, la memoria letteraria, l’esperienza personale e la storia contemporanea si intrecciano come strumenti complementari di lettura.

Per questa ragione il libro prende costantemente le distanze da ogni nostalgia della Grecia classica. L’antichità costituisce un punto di partenza, non un approdo. La Grecia che emerge da queste pagine è quella delle continuità e delle fratture, dei ritorni e delle discontinuità, lontana dall’immagine immobile che ha alimentato parte dell’immaginario europeo.

Particolarmente significativa è la riflessione dedicata alla Lesbo contemporanea, segnata dalle rotte migratorie del Mar Egeo, dai naufragi e dall’esperienza del campo di Moria. Garieri evita ogni facile parallelismo tra antico e presente. Ricorre invece al concetto tragico di sparagmós per interrogare la violenza della frontiera e la frammentazione materiale e simbolica che essa produce. Il mito non offre consolazione, ma rende il presente ancora più difficile da eludere.

Anche sul piano della scrittura il volume sfugge alle classificazioni più consuete. Non è soltanto un saggio, né un memoir, né un reportage. Procede per accostamenti e costellazioni: un frammento di Saffo dialoga con Rachel Cusk, una riflessione di Odisseas Elitis modifica la percezione del paesaggio, Euripide offre categorie attraverso cui leggere il Mediterraneo contemporaneo. Più che seguire un percorso dimostrativo lineare, il libro costruisce il proprio pensiero attraverso il dialogo fra testi, tempi e luoghi.

In questo senso A Lesbo con Saffo offre anche un importante contributo agli studi sulla ricezione del classico nel XXI secolo. La domanda non riguarda più soltanto chi fosse Saffo o quale sia il significato autentico della sua opera, ma ciò che la sua figura continua a rendere possibile. La ricezione non coincide con la sopravvivenza passiva di un’eredità, bensì con la capacità dei classici di generare incessantemente nuove forme di interpretazione.

Al termine della lettura rimane soprattutto questa impressione: più che aggiungere un’ulteriore immagine della poetessa alla lunga storia delle sue interpretazioni, Garieri mostra come ogni immagine di Saffo sia inevitabilmente provvisoria. È proprio questa incompletezza a mantenere aperto il dialogo con la poetessa di Lesbo e a fare della sua opera uno dei luoghi più fecondi da cui interrogare il Mediterraneo e la cultura contemporanei.

 

L'autore

Giorgia Karvunaki
Giorgia Karvunaki è nata in Grecia, a Creta, a Canea. Ha studiato in Italia Lingua e cultura italiana per stranieri, Scienze Politiche - Indirizzo Internazionale, Insegnamento dell'italiano come LS, Sceneggiatura e in Grecia Traduzione  - Traduttologia. È membro associato e National Convener per la Grecia dal 2007 della Commissione internazionale per la storia delle istituzioni rappresentative e parlamentari (ICHRPI), Rappresentante accreditata del Nosside, Premio Internazionale di Poesia (Unesco) e Membro dell'International Theatre Institute (ITI). Vive ad Atene dove lavora come insegnate, traduttrice, promotrice culturale e ricercatrice storica. Le sue traduzioni, le sue interviste e i suoi articoli, sono stati pubblicati in riviste cartacee ed elettroniche in Grecia, in Italia e in Romania. Le sue traduzioni di opere teatrali sono state messe in scena in Grecia e in Italia. Nel 2018 è stata premiata dall'Istituto Italiano di cultura di Atene con il ‘Premio Luigi Pirandello’.