In copertina Chiostro cinquecentesco dei SS. Cosma e Damiano
Intervista a Martina Trombini (storica dell’arte e cofondatrice di MacacoAdventures) e Alberto Toso Fei (autore e divulgatore)
L’ Escape Cloister a Venezia è la prima escape room storico-culturale all’aperto, progetto nato dalla collaborazione tra Macaco Adventures, azienda fondata dalle storiche dell’arte Martina Trombini e Sara Breviglieri, e lo scrittore veneziano Alberto Toso Fei. È una caccia al tesoro interattiva in cui i partecipanti sono chiamati a ritrovare un manoscritto perduto risolvendo enigma ed esplorando il convento e i suoi giardini. Ogni sfida è collegata al tema dell’artigianato, in linea con l’obiettivo più ampio del progetto di promuovere gli artigiani locali e restituire al sito il suo ruolo di spazio culturale vivo.

Altre missioni all’interno di Escape Cloister si ispirano a ulteriori narrazioni monastiche; il filo tematico che accomuna queste storie è il mondo monastico, con le sue vicende nascoste. Sia l’introduzione sia la conclusione del progetto sono incentrate sulla figura di Arcangela Tarabotti. Richiamandosi al suo esempio, questa escape room sottolinea la lunga tradizione veneziana di creatività e indipendenza femminile.
Come è nato il progetto Escape Cloister e come si è sviluppata la collaborazione tra Ca’ Foscari, Alberto Toso Fei e gli artigiani?
Martina: Il progetto risale al 2017, quindi a prima della pandemia, ed è nato da un bando di Ca’ Foscari con l’obiettivo di mettere insieme le realtà artigiane presenti nell’ex monastero dei Santi Cosma e Damiano. Al piano terra del complesso si trovano le botteghe degli artigiani e il progetto mirava a valorizzare queste attività e gli spazi che le ospitano.Lavoriamo con giochi basati su fonti storiche veritiere. Per questo abbiamo contattato Alberto Toso Fei, sapendo che aveva già lavorato sulle storie monacali veneziane, dal XIII al XX secolo. Tra le vicende da lui studiate c’era quella di Arcangela Tarabotti, che è diventata la protagonista della missione principale.
Alberto: Ca’ Foscari mi ha coinvolto attraverso Macaco Adventures, un’agenzia che si occupa di team building. Il progetto prevede una caccia al tesoro in cui i partecipanti devono ritrovare un manoscritto, superando una serie di prove che conducono anche a esplorare il giardino. Gli enigmi sono legati alla natura stessa dell’iniziativa: lo scopo è far conoscere gli spazi dell’ex monastero e gli artigiani che vi lavorano. Il fatto che si tratti di un monastero femminile mi ha inoltre dato l’occasione di recuperare alcuni dei miei studi sulle monache veneziane.
Perché avete scelto Arcangela Tarabotti come protagonista della missione principale?
Alberto: Il mio interesse per Tarabotti risale a molti anni fa. Ho iniziato a occuparmi di queste storie durante alcune ricerche sul monastero di Sant’Anna, dove avevo incontrato la leggenda di un’altra monaca, che però non era collegata a Tarabotti. Circa ventidue o ventitré anni fa ho letto almeno in parte La tirannia paterna e, successivamente, ho approfondito alcune notizie attraverso altre fonti. Il mio percorso di ricerca è partito anche dalla raccolta di storie orali, che ho cercato di raccogliere, codificare e confrontare. Tra queste c’erano numerose vicende legate all’ambito monacale. Mi sembrava utile portare alla luce la figura di Tarabotti, una donna che ha ancora molto da dire e alla quale andrebbe riconosciuta la levatura che ha avuto nel corso dei secoli. La sua vicenda si inserisce in una Venezia particolarmente vivace, anche per quanto riguarda il ruolo delle donne. Basti pensare alle donne imprenditrici già presenti nella società veneziana del Trecento.
Martina: All’interno del repertorio di testi e storie che mi è stato fornito da Alberto, la figura di Tarabotti mi è sembrata la più affascinante. È una personalità relativamente poco conosciuta, ma ha una storia che permette di costruire un immaginario narrativo coinvolgente.Un elemento importante è la presenza di fonti scritte che rendono tangibile il coraggio della sua denuncia. È un aspetto che distingue Tarabotti da altre figure, come Giuliana da Collalto, la cui vicenda ha maggiormente il carattere della leggenda.
Qual è il ruolo del manoscritto nella struttura narrativa del gioco?
Martina: Il manoscritto rappresenta il filo conduttore della missione dedicata a Tarabotti. Dal punto di vista della gamification, questa soluzione funziona bene perché permette di costruire un obiettivo concreto attorno al quale organizzare il percorso e le prove. Poiché Il Purgatorio, il manoscritto che i partecipanti devono ritrovare nella finzione del gioco, non era disponibile essendo un’opera perduta di Arcangela Tarabotti, è stato riscritto un frammento della Tirannia paterna. Una delle artigiane coinvolte nel progetto ha poi realizzato il manoscritto utilizzato nell’esperienza. L’introduzione e il finale sono dedicati ad Arcangela Tarabotti e, al termine del percorso, il manoscritto viene ritrovato. La sua figura costituisce quindi il fulcro narrativo della missione principale.
Quali fonti storiche avete utilizzato e come avete cercato di mantenere un equilibrio tra documentazione e narrazione?
Alberto: Nel mio lavoro mi sono spesso basato anche su fonti secondarie, trattandosi di ricerche iniziate molti anni fa. Ho scritto un ritratto di Tarabotti e, per quanto possibile, ho cercato di rimanere fedele al contesto storico, pur confrontandomi anche con leggende e racconti della tradizione. Un esempio interessante riguarda le calzature femminili veneziane simili a trampoli, che venivano proibite a metà Seicento. Tarabotti le difendeva sostenendo che elevassero le donne verso Dio. È un episodio che mostra come anche aspetti della vita quotidiana possano offrire spunti per comprendere le convenzioni sociali dell’epoca.
Martina: Il progetto si basa su un insieme di testi e storie monacali veneziane forniti da Alberto. Non abbiamo lavorato soltanto sulla vicenda di Tarabotti: anche le altre missioni sono costruite a partire da storie differenti. Tra queste ci sono quelle di Moderata Fonte e Giuliana da Collalto, oltre a racconti legati a Casanova. Il filo conduttore è costituito proprio dalle storie monacali, che permettono di esplorare diversi aspetti della società veneziana.
Quali altre storie monacali veneziane vengono raccontate nel gioco?
Martina: Accanto a Tarabotti, il percorso comprende altre vicende che contribuiscono a restituire la varietà delle storie legate alla vita conventuale. Una di queste riguarda Moderata Fonte, la cui storia si intreccia particolarmente bene con quella di Tarabotti. C’è poi la vicenda di Giuliana da Collalto, legata alla sua morte e alla successiva riesumazione, quando non furono più ritrovate le sue spoglie. Questa storia ha un carattere maggiormente leggendario. Un altro racconto riguarda Casanova e una suora che sarebbe stata sua amante, indicata con le iniziali MM e forse appartenente alla famiglia Morosini. Casanova raccontava apertamente le proprie relazioni, ma non rivelò l’identità di questa donna. Il progetto comprende anche un riferimento al teatro palladiano: il primo esempio fu un convento. Questo elemento contribuisce a mostrare la vivacità della vita culturale veneziana.
Quali sono state le principali difficoltà nel trasformare questi materiali storici in un’esperienza di gioco?
Martina: Una delle difficoltà riguarda il linguaggio e il formato dei testi storici. Il messaggio di Tarabotti presenta una difficoltà iniziale di lettura, dovuta allo stile e alla forma del manoscritto. Le frasi in cui denuncia la condizione delle donne sono però quelle che risultano più chiare e comprensibili anche oggi. Ci sono quindi difficoltà linguistiche e artistiche nel tradurre questi materiali in un’esperienza interattiva.
Alberto: Nel mio lavoro di divulgazione cerco, per quanto possibile, di rimanere fedele al contesto storico anche quando mi confronto con leggende e racconti della tradizione.
In che modo gli artigiani hanno contribuito alla realizzazione del progetto?
Martina: Il coinvolgimento degli artigiani è legato fin dall’origine alla struttura del progetto, nato proprio per mettere in relazione le attività artigiane presenti nell’ex monastero. Un esempio concreto è la realizzazione del manoscritto utilizzato nel gioco: dopo la riscrittura di un frammento della Tirannia paterna, una delle artigiane ha creato il manoscritto necessario per la missione.
Alberto: Le prove sono legate alla natura del progetto artigianale. Lo scopo è far conoscere gli spazi del complesso e gli artigiani che vi lavorano.
Qual è il valore divulgativo del progetto, soprattutto in relazione alla storia delle donne e alla monacazione forzata?
Alberto: Mi sembrava utile portare alla luce la figura di Tarabotti, una donna che ha ancora molto da dire e alla quale andrebbe riconosciuta la levatura che ha avuto nel corso dei secoli. Il progetto offre anche l’occasione di valorizzare il ruolo delle donne nella storia veneziana, ricordando che la loro presenza nella vita economica e culturale della città risale a molti secoli fa.
Martina: Tarabotti è stata definita una protofemminista e i suoi scritti contengono una denuncia forte, i cui contenuti colpiscono ancora oggi gli spettatori. Nonostante le difficoltà iniziali di lettura, le sue parole sulla condizione femminile riescono a essere comprese anche dal pubblico contemporaneo. Il progetto non si concentra esclusivamente su di lei, ma propone altre storie monacali che contribuiscono a far conoscere aspetti meno noti della storia veneziana.
Come reagisce il pubblico a un’esperienza che intreccia mistero, storia e riflessione sulla condizione femminile?
Martina: Gli spettatori rimangono ancora oggi colpiti dai contenuti di denuncia presenti negli scritti di Tarabotti. Le difficoltà linguistiche e il formato del manoscritto possono rendere meno immediata la comprensione iniziale, ma le frasi di denuncia sono quelle che risultano più chiare anche per il pubblico contemporaneo.
Alberto: Il progetto è stato sperimentato attraverso gruppi di beta tester, che hanno espresso un giudizio molto positivo sull’esperienza.
Per prenotare una visita all’escape room: https://macacoadventures.com/escape-cloister/#info
L'autore
- Chiara Caputi è dottoranda in Letterature Comparate, con una specializzazione in Italianistica, presso il Graduate Center della CUNY. Insegna lingua italiana alla New School. Dal 2023 fa parte del comitato editoriale di Quaderni d’Italianistica. Nel 2022 ha pubblicato l’articolo «La Mortaccia (frammenti): analisi della prima riscrittura dantesca di Pier Paolo Pasolini» sulla rivista Annali d’Italianistica. Nel 2023 ha inoltre pubblicato il saggio «Lu Santo Jullare Francesco: Dario Fo tra giullari, dialetto e tradizione popolare» nell’ultimo numero de Il 996 – Rivista del Centro Studi Giuseppe Gioacchino Belli. I suoi interessi di ricerca comprendono la ricezione della Commedia di Dante e le forme di autorialità femminile e queer.


