Foto credits ©Pinelopi Gerasimou
In ‘Oracle’ di Łukasz Twarkowski, con testo e drammaturgia di Anka Herbut, la storia di Alan Turing apre un percorso verso i limiti della conoscenza umana. La decifrazione, la possibilità di un’intelligenza artificiale, incontrano il desiderio, la paura, la violenza sociale. Fra queste tensioni rimane un corpo vulnerabile, esposto alle decisioni degli altri.
Turing incarna una dolorosa contraddizione della modernità europea. Lo Stato che si era avvalso del suo contributo scientifico alla decifrazione di Enigma lo perseguitò in seguito per la sua omosessualità, imponendogli la castrazione chimica. Il riconoscimento del genio convive con la negazione della persona. La società accetta ciò che egli può offrirle e interviene con violenza sul modo in cui sceglie di vivere.
La sua vicenda aveva già sollevato interrogativi sulla scena ateniese con ‘Enigma’ di Hugh Whitemore, presentato al BIOS con la regia di Dimitris Komninos e Stelios Psaroudakis nel ruolo di Turing. Lo spettacolo portava in primo piano il suo percorso scientifico e la sua vicenda personale, facendo emergere questioni di identità e discriminazione sociale. Il richiamo a quell’allestimento permette di riconoscere il continuo ritorno del teatro a una vita che pone ancora domande difficili. In ‘Oracle’, il punto di partenza biografico si apre al presente tecnologico e al futuro incerto dell’intelligenza artificiale. L’uomo che contribuì a fondare il pensiero computazionale rimane, al tempo stesso, la persona la cui libertà fu violata.
È attraverso questa contraddizione che il discorso sul progresso acquista peso. La scoperta scientifica amplia le possibilità umane, mentre le istituzioni continuano a stabilire quale vita sia accettabile, quale desiderio sia consentito, quale diversità debba essere corretta. La violenza si inscrive nel corpo di colui che contribuì ad ampliare la conoscenza. La storia di Turing persiste così nella visione tecnologica dello spettacolo come una ferita che chiede di essere riconosciuta.
Il linguaggio registico di Twarkowski prende forma nell’incontro fra teatro e immagine cinematografica. Riprese dal vivo, schermi, azioni parallele e variazioni di scala frammentano l’unità dello sguardo. Lo spettatore è continuamente chiamato a scegliere dove rivolgersi. Il volto sulla scena e la sua proiezione ingrandita reclamano insieme l’attenzione, aprendo una distanza fra la presenza e la sua immagine.
Questa distanza offre una chiave per avvicinarsi allo spettacolo. La prossimità della telecamera permette di osservare di più; la comprensione, tuttavia, rimane incerta. Un volto può occupare l’intero schermo e continuare a sfuggirci. Qualcosa della sua esperienza resta fuori dalla registrazione, anche quando l’immagine raggiunge la massima nitidezza possibile.
Particolarmente eloquente è l’uso di telecamere termiche e a infrarossi, tecnologie associate anche all’osservazione militare. Il corpo diventa temperatura, contorno, traccia rilevabile. La presenza umana viene trasposta in un altro linguaggio visivo, disponibile alla registrazione e all’elaborazione.

Qui emerge una domanda politica: chi guarda e che cosa può fare con ciò che vede? Alla possibilità di osservare si accompagna quella di sorvegliare. In questa lettura, l’esperienza storica di Turing incontra il presente proprio attraverso il rapporto fra conoscenza e controllo. La persona viene riconosciuta, classificata, valutata. La sua visibilità può diventare anche la condizione che la espone alla violenza.
La musica di Julek Ploski è determinante nel plasmare l’esperienza scenica. Le trame elettroniche, le pulsazioni insistenti e le basse frequenze influenzano il modo in cui viene percepita l’azione. Il suono acquista peso, occupa lo spazio, raggiunge il corpo dello spettatore. Soprattutto nella seconda parte, la sua crescente intensità accompagna lo spostamento verso un mondo di immagini instabili e metamorfosi digitali. L’incertezza si avverte prima ancora di prendere forma nel pensiero.
In questo ambiente sonoro, “You Are My Destiny” di Paul Anka, nella voce di Mina, crea un diverso tempo emotivo. La melodia riconoscibile porta con sé la memoria della canzone d’amore, l’attesa che un’altra persona possa diventare un approdo. La parola “destino” acquista una particolare ambiguità in uno spettacolo che indaga la previsione e il calcolo del futuro. Si può prevedere un incontro? Può il desiderio obbedire a un disegno già scritto?
Nell’incontro scenico fra Turing e Hedy Lamarr, ‘You Are My Destiny’, nella voce di Mina, porta in primo piano il desiderio di comunicare. La danza, con la coreografia di Paweł Sakowicz, conferisce all’incontro un tono leggero e giocoso. La scena può essere letta come una breve tregua nell’angoscia che attraversa l’opera. La melodia lascia affiorare la tenerezza, concedendo per un momento spazio alla gioia dello stare insieme.
Il titolo ‘Oracle’ riconduce il discorso al bisogno umano di conoscere ciò che verrà. Il riferimento all’oracolo incontra l’omonima azienda tecnologica e l’attesa contemporanea di poter prevedere il futuro. La fiducia nella macchina contiene anche il desiderio di trovare sollievo dall’incertezza. Prevedere il pericolo, calcolare una decisione, ridurre la possibilità dell’errore. Insieme a queste possibilità emerge la questione della responsabilità che siamo disposti ad affidarle.
La ricchezza della composizione scenica genera, al tempo stesso, le proprie difficoltà. La successione degli stimoli può ridurre il tempo necessario a un pensiero per acquistare profondità. La tensione fra virtuosismo scenico e sviluppo drammaturgico è stata rilevata anche nell’accoglienza critica dell’opera. La domanda riguarda, in definitiva, il rapporto fra la forma e il suo tema: quanto spazio lascia la continua produzione di immagini all’esperienza che cerca di illuminare?
La posta in gioco più profonda di ‘Oracle’ emerge là dove il discorso sull’intelligenza ritorna alla dignità umana. Turing porta nel mondo dei calcoli il peso di una vita concreta, di un desiderio punito, di una libertà violata. E ci costringe a domandarci che cosa significhi progettare macchine capaci di riconoscere l’essere umano, quando noi continuiamo a faticare a riconoscergli il diritto di esistere.
Nel finale, il brano da ballo lascia alla musica l’ultima parola. Il ritmo prolunga l’esperienza scenica, lasciando aperti gli interrogativi dello spettacolo. La storia di Turing, l’angoscia per il futuro e l’incertezza di fronte all’intelligenza artificiale rimangono in questa uscita musicale. La danza può essere letta come un respiro momentaneo. Un istante in cui il movimento permette di far convivere ciò che la parola fatica a conciliare.
‘Oracle’ ha debuttato in prima mondiale il 28 agosto 2025 al festival internazionale Ruhrtriennale, in Germania. È seguita la prima ufficiale, il 19 settembre 2025, al Dailes Teātris di Riga.
Crediti dello spettacolo
Regia: Łukasz Twarkowski; testo e drammaturgia: Anka Herbut; scenografia e ideazione del disegno luci: Fabien Lédé; costumi: Svenja Gassen; coreografia e collaborazione artistica: Paweł Sakowicz; musica originale: Julek Ploski; progettazione video e media digitali: Jakub Lech; disegno luci: Eugenijus Sabaliauskas; assistente alla regia: Diāna Kaijaka; supporto drammaturgico e adattamento teatrale della traduzione: Loreta Kalniņa; assistente video: Ričard Žigis; soluzioni tecniche video: Andris Fridrihsons, Edmunds Cīrulis, Dāvis Dreiska; direzione tecnica: Mārtiņš Vigups; suono: Didzis Herberts Cielava; gestione e programmazione luci: Mikus Guds; direzione di scena: Iveta Boša; produzione: Līga Svempe.
Produzione internazionale e distribuzione: Vidas Bizunevičius; produzione: Dailes Theatre.
Coproduzione: Festival delle arti Ruhrtriennale (Germania), New Error, Comédie de Genève (Svizzera), Piccolo Teatro di Milano (Italia), DeSingel Antwerp (Belgio).
Con il sostegno di: Adam Mickiewicz Institute.
Cofinanziato dal Ministero della Cultura e del Patrimonio Nazionale della Repubblica di Polonia.
Partner per l’innovazione: Latvijas Mobilais Telefons (LMT).
L'autore
- Giorgia Karvunaki è nata in Grecia, a Creta, a Canea. Ha studiato in Italia Lingua e cultura italiana per stranieri, Scienze Politiche - Indirizzo Internazionale, Insegnamento dell'italiano come LS, Sceneggiatura e in Grecia Traduzione - Traduttologia. È membro associato e National Convener per la Grecia dal 2007 della Commissione internazionale per la storia delle istituzioni rappresentative e parlamentari (ICHRPI), Rappresentante accreditata del Nosside, Premio Internazionale di Poesia (Unesco) e Membro dell'International Theatre Institute (ITI). Vive ad Atene dove lavora come insegnate, traduttrice, promotrice culturale e ricercatrice storica. Le sue traduzioni, le sue interviste e i suoi articoli, sono stati pubblicati in riviste cartacee ed elettroniche in Grecia, in Italia e in Romania. Le sue traduzioni di opere teatrali sono state messe in scena in Grecia e in Italia. Nel 2018 è stata premiata dall'Istituto Italiano di cultura di Atene con il ‘Premio Luigi Pirandello’.
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