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Ivan Tognarini. Lo storico del territorio, della Resistenza e del lavoro

Fra gli storici che, nella seconda metà del Novecento, hanno maggiormente contribuito alla conoscenza e alla rielaborazione critica della storia politica, economica e sociale della Toscana, Ivan Tognarini (Campiglia Marittima, 2 giugno 1944 – Firenze, 15 marzo 2014) occupa un posto di eccezionale ed esemplare rilievo. Storico dell’età moderna e contemporanea, docente universitario, promotore di cultura e tra i primi studiosi in Italia a promuovere l’archeologia industriale, Tognarini consacrò l’intera parabola della sua attività scientifica alla ricostruzione delle vicende dei territori toscani, interpretandole non come frammenti di un particolarismo erudito, ma come parti integranti di processi storici di respiro europeo. La sua ricerca ha saputo mettere sistematicamente in relazione le trasformazioni delle strutture economiche, i conflitti politici e di classe, le dinamiche del lavoro e la formazione della memoria democratica nazionale. Professore ordinario di Storia moderna all’Università degli Studi di Siena, fu autore e curatore di decine di monografie e volumi collettanei, fondatore e direttore della rivista «Ricerche storiche» e direttore della prestigiosa collana editoriale «Nuove ricerche di storia» delle Edizioni Scientifiche Italiane; la sua produzione attraversa un arco cronologico straordinariamente ampio, che spazia dall’età rivoluzionaria e napoleonica alla nascita del movimento operaio, dall’affermazione del fascismo e dalle lotte di Liberazione fino alle vicende della cooperazione e alla storia dell’industria siderurgica e mineraria. Il suo metodo, fortemente radicato nello scavo archivistico e nell’analisi della cultura materiale, non rimase mai confinato dentro i recinti accademici: attraverso la direzione di istituti scientifici, la salvaguardia del patrimonio archeologico-industriale e l’impegno nei valori dell’antifascismo, Tognarini rappresentò un modello di intellettuale capace di coniugare il rigore della ricerca con la responsabilità pubblica della conoscenza storica. Nato a Campiglia Marittima, crebbe però a Piombino, città industriale segnata dalla presenza della grande fabbrica siderurgica, destinata a diventare il centro affettivo, umano e scientifico della sua esistenza.

La sua formazione universitaria si compì presso la Facoltà di Lettere dell’Università degli Studi di Firenze, dove si laureò nel 1970 sotto la guida di Ernesto Ragionieri, tra i più autorevoli maestri della storiografia italiana del Novecento, particolarmente attento alla storia del movimento operaio, del socialismo e delle trasformazioni strutturali della società contemporanea. La tesi di laurea, intitolata Sviluppo capitalistico e moti popolari nel Principato di Piombino tra Ancien Régime e Rivoluzione, conteneva già in nuce tutti i tratti distintivi della sua futura linea di ricerca: l’interesse per la dimensione territoriale, l’esame delle relazioni tra economia e assetti sociali, lo studio dei conflitti popolari e l’attenzione per i mutamenti politico-istituzionali nelle fasi di transizione storica. Il riferimento al Principato di Piombino gli consentiva di analizzare una realtà statuale dotata di una specifica autonomia, evidenziando il rapporto dialettico tra istituzioni locali, sviluppo della produzione ed insorgenze popolari. In questo approccio, la storia locale non fu mai concepita come un repertorio di curiosità municipali, bensì come un osservatorio privilegiato dal quale decifrare i grandi processi dell’età moderna: dalla crisi del feudalesimo all’affermazione del capitalismo, dalla diffusione delle idee rivoluzionarie alla nascita della classe operaia. Dopo la laurea, Tognarini intraprese la carriera universitaria entrando nell’Ateneo senese nel 1976, dedicandosi inizialmente allo studio degli antichi Stati italiani per poi ricoprire la cattedra di Storia moderna dal 1982 (la lezione di Ragionieri si tradusse in una costante sensibilità verso il documento d’archivio e nella convinzione che le idee e la politica acquistino reale intelligibilità soltanto se ricondotte alle strutture materiali e alla vita concreta delle comunità).

Un primo settore di fondamentale rilievo nella produzione di Tognarini fu lo studio dell’età rivoluzionaria e napoleonica, condotto attraverso un’analisi profonda della circolazione delle idee, delle riforme amministrative e dei riassetti sociali nella Toscana di fine Settecento. Nel 1977 pubblicò Giacobinismo, rivoluzione, Risorgimento. Una messa a punto storiografica, saggio con cui affrontò nodi storiografici cruciali legati all’eredità della Rivoluzione francese in Italia e alla formazione delle prime reti patriottiche. L’interesse per il giacobinismo non si risolveva nella ricostruzione delle biografie dei singoli leader, ma puntava a comprendere le forme di penetrazione del pensiero rivoluzionario nei contesti periferici e il modo in cui concetti come libertà, cittadinanza e rigenerazione politica vennero rielaborati dalle comunità locali. A questa ricerca seguirono la curatela del volume collettaneo La Toscana nell’età rivoluzionaria e napoleonica (1985) e il più vasto cantiere scientifico sfociato ne La Toscana e la Rivoluzione francese (1994). Attraverso queste opere, Tognarini dimostrò che la stagione napoleonica in Toscana fu una fase di profonda riorganizzazione delle strutture dello Stato e della società civile, capace di preparare il terreno alle successive battaglie del Risorgimento. La dimensione regionale costituiva per lo storico il terreno ideale per verificare la tenuta dei modelli interpretativi generali, evitando schematismi ideologici e valorizzando le specificità del contesto toscano nell’ambito della storia di lunga durata. Se gli studi sul Settecento e sull’Ottocento ne definirono la statura di modernista, fu attraverso le ricerche sul Novecento che Tognarini divenne un punto di riferimento primario per la storia contemporanea e la memoria civile italiana. Il volume Fascismo, antifascismo, resistenza in una città operaia. Piombino dalla guerra al crollo del fascismo, pubblicato a Firenze nel 1980, costituì una monografia decisiva per la storiografia politica e sociale. La città siderurgica, con la sua fortissima concentrazione operaia e una radicata tradizione di organizzazione sindacale, diventava il perno per comprendere le modalità di penetrazione del regime, la persistenza delle reti clandestine antifasciste e la maturazione delle premesse per la lotta di Liberazione.

Il coronamento di questo filone fu l’opera in due volumi Là dove impera il ribellismo. Resistenza e guerra partigiana dalla battaglia di Piombino (10 settembre 1943) alla liberazione di Livorno (19 luglio 1944), edita dalle Edizioni Scientifiche Italiane nel 1988. Il testo ricostruisce uno degli episodi più gloriosi e precoci della Resistenza italiana: la battaglia del 10 settembre 1943, quando la popolazione di Piombino, al fianco dei reparti militari, si oppose alle forze armate tedesche per impedire l’occupazione della città. Tognarini ripercorse la formazione dei primi gruppi partigiani, la nascita della 3ª Brigata Garibaldi e le operazioni belliche che condussero alla liberazione della costa toscana e dell’entroterra fino a Livorno. Il titolo richiamava espressamente la terminologia dispregiativa usata dai comandi nazifascisti («ribellismo»), ribaltandola per restituire dignità storica a un’insorgenza corale in cui l’iniziativa spontanea delle masse si saldava con l’organizzazione politica. La sua indagine sulla Seconda guerra mondiale proseguì con opere di forte impatto etico e documentario, tra cui Kesselring e le stragi nazifasciste. 1944: estate di sangue in Toscana (2002), dedicato alla ricostruzione metodica delle violenze commesse contro le popolazioni civili, oltre ad un’articolata serie di studi dedicati ai perseguitati politici dell’Isola d’Elba e alla dolorosa vicenda narrata ne La tragedia della famiglia di Robert Einstein (2011). Questa dedizione alla verità storica si tradusse in un impegno istituzionale continuo: dal 2000 fino alla morte, Ivan Tognarini ricoprì la carica di Presidente dell’Istituto Storico della Resistenza in Toscana (ISRT), operando per la difesa della Costituzione e la promozione della storiografia antifascista. Un altro versante fondamentale dell’opera di Tognarini riguarda l’analisi delle strutture economiche e delle istituzioni comunitarie del movimento operaio. In questo ambito si colloca la monografia La Proletaria. Una cooperativa di lavoratori dalle origini al grande balzo (1945-1971), pubblicata nel 1997 e dedicata alla Cooperativa Popolare di Consumo fondata a Piombino nel febbraio del 1945. Nel dopoguerra, la cooperativa oltre ad essere stata un fondamentale strumento di tutela del potere d’acquisto delle famiglie operaie, divenne anche un centro propulsore di solidarietà, mutualismo, attività culturali e sociabilità, inserendosi appieno nella vita democratica del territorio. Egli analizzò le vicende de «La Proletaria» attraversando le crisi industriali degli anni Cinquanta, le pressioni politiche del periodo della Guerra Fredda e le successive fasi di ammodernamento e crescita della struttura cooperativa. La vicenda di un’impresa sociale nata a livello locale diventava così una chiave di lettura per comprendere le trasformazioni dei consumi, del lavoro e delle forme associative dell’Italia repubblicana.

Tognarini fu anche uno dei grandi apripista degli studi di archeologia industriale in Italia. Per lo storico, il patrimonio industriale — impianti, miniere, ferriere, villaggi operai, macchinari — non era un semplice catalogo di rovine tecnologiche, ma la testimonianza materiale viva delle relazioni sociali, delle competenze tecniche e delle trasformazioni del paesaggio antropico. I suoi studi sulla siderurgia toscana d’età moderna e lorenese dimostrarono la presenza di importanti elementi di continuità tra le organizzazioni manifatturiere d’Ancien Régime e l’industrializzazione ottocentesca, superando la visione semplificata che faceva nascere la fabbrica dal nulla nel secondo Ottocento. Opere come Archeologia industriale in terra di Siena (2010) e La ferriera di Pescia Fiorentina. Un monumento tra storia e futuro (2012) coniugano il rigore dell’indagine documentaria con l’urgenza della tutela dei beni culturali. Tra i fondatori dell’Associazione Italiana per il Patrimonio Archeologico Industriale (AIPAI), della quale fu vicepresidente per oltre un decennio, Tognarini partecipò in prima persona ai progetti di creazione e valorizzazione dei grandi parchi archeo-minerari della Toscana: dalla Val di Cornia alle Colline Metallifere, dall’Amiata all’area industriale di Follonica. Battendosi contro le demolizioni e l’abbandono degli ex siti produttivi, concepì l’archeologia industriale come una riserva di memoria e un volano di sviluppo culturale e turistico sostenibile per i territori dismessi.

La versatilità di Tognarini si espresse anche in volumi volti a indagare le rappresentazioni e le costruzioni simboliche del passato, come dimostra la monografia L’identità e l’oblio. Simonetta, Semiramide e Sandro Botticelli (2002), o nei vasti progetti editoriali dedicati alla Toscana in età moderna tra Medici e Lorena. Convinto che lo sviluppo della storiografia richiedesse reti istituzionali e luoghi di dibattito aperti, nel 1973 egli fondò la rivista scientifica quadrimestrale «Ricerche storiche», dirigendola ininterrottamente fino al 2014 e facendone una delle sedi più prestigiose per il dibattito sulla storia sociale, agraria, industriale e politica della Toscana e dell’Italia contemporanea. Ad essa affiancò la direzione della collana «Nuove ricerche di storia» per le Edizioni Scientifiche Italiane (ESI), promuovendo importanti volumi monografici sulla viabilità e bonifica nel Pistoiese, o sulla guerra e Resistenza nella provincia di Arezzo. Membro della Deputazione Toscana di Storia Patria, partecipò alle attività del Comitato nazionale per il bicentenario della Rivoluzione francese e collaborò con istituzioni internazionali di primo piano come la Maison des Sciences de l’Homme e l’École des hautes études en sciences sociales (EHESS) di Parigi. Ivan Tognarini si spense all’età di sessantanove anni, lasciando un patrimonio di studi imprescindibile per chiunque intenda accostarsi alla storia toscana. In sua memoria, l’Istituto Storico Toscano della Resistenza e dell’Età Contemporanea ha istituito il Premio Ivan Tognarini, destinato a tesi di dottorato dedicate alla storia contemporanea. Il legame indissolubile con la sua terra di origine e di studio è stato solennemente riconosciuto attraverso intitolazioni istituzionali di altissimo valore civico e culturale. Con delibera del Consiglio Comunale del 27 febbraio 2019, la città di Piombino ha intitolato ufficialmente a suo nome l’Archivio Storico della Città di Piombino «Ivan Tognarini»: una dedica di profondo valore filologico, rivolta non alla biblioteca comunale ma proprio all’istituzione archivistica che custodisce la memoria documentaria della comunità. Allo stesso modo, porta il suo nome il Centro di Documentazione del Museo delle Arti in Ghisa della Maremma (MAGMA) di Follonica, a testimonianza del suo eccezionale contributo alla salvaguardia dell’archeologia industriale siderurgica. Quel che continua a lasciarci ancora oggi Ivan Tognarini è una lezione di metodo e di civismo storiografico: la dimostrazione che la storia locale, quando analizzata attraverso il rigore delle fonti e collegata alle grandi svolte della storiografia nazionale, rappresenta lo strumento più efficace per comprendere la formazione della nostra società e della nostra democrazia.

L'autore

Gabriele Fabrizi
Gabriele Fabrizi (Livorno, 1999) si è laureato con lode in Italianistica presso l’Università di Pisa con una tesi in Letteratura italiana dal titolo «Una funicolare dove porta, amici nella notte». Commento alle Stanze della funicolare di Giorgio Caproni (relatrice Ida Campeggiani). In precedenza, ha conseguito la laurea triennale in Lettere moderne presso il medesimo Ateneo con una tesi dedicata a ricreare una Breve storia del turismo balneare a Livorno (relatore Paolo Macchia). I suoi interessi di ricerca si concentrano sulla letteratura italiana del Novecento, con particolare attenzione all’opera di Giorgio Caproni, alla poesia contemporanea e alla filologia d’autore. È collaboratore dell’ISTORECO (Istituto Storico della Resistenza e della Società Contemporanea) di Livorno, dove si occupa di ricerche e attività legate alla storia culturale e letteraria livornese. Intende proseguire il proprio percorso di ricerca in ambito italianistico con un progetto di dottorato dedicato all’opera di Caproni.