Silvia, rimembri ancora
Quel tempo della tua vita mortale,
Quando beltà splendea
Negli occhi tuoi ridenti e fuggitivi,
E tu, lieta e pensosa, il limitare
Di gioventù salivi? […]
È dalla celebre poesia A Silvia di Leopardi che Paolo Di Paolo, scrittore, giornalista per ‹‹la Repubblica›› e conduttore del programma ‹‹la lingua batte›› per Rai Radio 3, trae ispirazione per il titolo del suo nuovo libro: Rimembri ancora. Perché amare da grandi le poesie studiate a scuola, pubblicato dalla casa editrice Il Mulino per la collana Intersezioni l’8 ottobre 2024. Rimembri ancora è quindi un viaggio attraverso la poesia italiana studiata a scuola e, spesso, mai riletta da adulti. L’invito che fa l’autore è proprio questo: riprendere in mano i libri di letteratura della scuola secondaria e tornare a leggere i classici della poesia in un momento della vita in cui si è finalmente in grado di comprenderli. Si tratta di poesie note a tutti, che pensiamo di aver dimenticato e che ci tornano in mente in alcuni momenti, un po’ come le tabelline o le declinazioni dei sostantivi in latino. Paolo Di Paolo invita tutti i lettori a sfruttare questi momenti per rileggere quelle poesie, confrontarle con i momenti della propria vita, immaginare i poeti nella loro quotidianità e capire, grazie alle esperienze vissute, il loro senso, che poteva sfuggirci ai tempi delle superiori e, ancor di più, delle medie.
Paolo Di Paolo fa vivere così la sua ‹‹traversata emotiva››, capitolo dopo capitolo, nella poesia italiana (in particolar modo quella del XIX-XX secolo) partendo proprio dai momenti della sua vita da studente e da scrittore. L’amore per la letteratura e soprattutto per la poesia emerge in lui già ai tempi del liceo, quando scrisse una lettera a Indro Montanelli, poi pubblicata nel ‹‹Corriere della Sera››, proponendo di dedicare il Salone del Libro di Torino agli autori “dimenticati” o “scomparsi”, ossia a tutti quegli scrittori che non si studiavano (più) a scuola, riflessione scaturita dalla lettura dell’antologia di poesie della madre, Cieli aperti. Inoltre, è proprio in quegli anni che Di Paolo inizia a contattare poeti per ‹‹sapere come apparisse, da vicino, uno che scrive versi›› (p. 63). Tra i primi ricorda, nelle sue interviste, la scrittrice Dacia Maraini, che invitò personalmente nella sua scuola, ma anche Mario Luzi, Edoardo Sanguineti, Andrea Zanzotto e Giovanni Raboni, con il quale però non ebbe il coraggio di parlare. Questa passione per la letteratura lo porterà poi, già a partire dal 2003, a pubblicare libri, dai dialoghi/interviste con gli autori della letteratura italiana contemporanea ai romanzi per bambini, fino a saggi e opere teatrali.
A partire dal quarto capitolo l’autore accosta a momenti della sua vita le opere di un poeta e le reinterpreta alla luce delle esperienze personali e della lettura di scrittori non propriamente scolastici. Di Paolo tratta principalmente degli autori che si studiano in una quinta superiore, sorprendentemente senza quasi neppure nominare autori fondamentali all’interno della letteratura e spesso assai presenti nell’orizzonte linguistico-mnemonico di uno studente italiano: è il caso, per esempio, di Dante, che viene citato solo nel settimo capitolo assieme a Petrarca per evidenziare come la maggior parte delle poesie italiane tratti d’amore. Questo, tra l’altro, è un aspetto a cui, secondo l’autore, ‹‹non facciamo caso›› o comunque che ‹‹non salta all’occhio›› (p. 133) a scuola: l’affermazione è senza dubbio interessante, anche se essa non viene minimamente motivata; le antologie scolastiche, infatti, insistono notevolmente sulla nascita della poesia in volgare (in chiave europea) come poesia d’amore.
Si arriva dunque agli anni dell’università, passati sempre a Roma, sua città natale, alla facoltà di Lettere della Sapienza dove ricorda con affetto di aver seguito le lezioni non solo del suo maestro Luca Serianni, ma anche di Biancamaria Frabotta, ai quali dedica il libro. Il primo autore su cui si sofferma è il Foscolo dei Sepolcri, la cui rilettura fu merito di un corso di Serianni sulla lingua dell’Ottocento. Le riflessioni che scaturiscono dalla rilettura di quest’opera si rivelano però alquanto scolastiche: che Foscolo scriva i Sepolcri come risposta alla legge emanata da Napoleone sui cimiteri, che fiori e cimiteri servano ai vivi per ricordare i propri cari e che i cimiteri ‹‹vanno difesi dalla rovina e dallo squallore›› (p. 85) sono informazioni e riflessioni che si trovano all’interno di un qualunque manuale di letteratura delle superiori e spesso anche delle scuole medie.
Continuando con le poesie dell’Ottocento italiano, Di Paolo tratta dell’ode, o meglio, dell’‹‹editoriale in versi settenari›› (p. 99), Il cinque maggio di Manzoni, legandone la rilettura alla morte della regina Elisabetta nel settembre 2022. La riflessione si limita in realtà a essere una critica ai social per i commenti e i tweet fatti dopo la morte della sovrana, oltre che per la mancanza di immaginazione da parte degli utenti: ‹‹Gli storici del futuro faranno meno fatica a capire come l’umanità abbia vissuto certi eventi: altro che Cinque maggio!›› (p. 101). Risulta comunque un paragone curioso quello tra una qualsiasi opera letteraria e un prodotto destinato a una piattaforma social; inoltre, Il cinque maggio, così come tweet, non sono probabilmente le prime fonti a cui uno storico si rivolgerebbe per trattare un fatto storico.
Altro grande autore di fine Ottocento è Pascoli, sul quale Di Paolo fa delle considerazioni interessanti, come un confronto tra il X agosto e il Canto notturno di un pastore errante dell’Asia di Leopardi, e a volte di grande effetto retorico, come quando definisce il poeta romagnolo ‹‹uno scrittore tra fantasy e dark, direi giocando ma nemmeno troppo›› (p. 174). Questa definizione nascerebbe dalla ‹‹dimestichezza ossessiva con la morte›› (Ibid.): come già il tema dell’amore, quello della morte è uno dei temi della poesia di ogni tempo, di ogni cultura e di ogni lingua. Neanche Leopardi, altro grande protagonista di questo capitolo, è immune a queste riflessioni, che lo appiattiscono in un ‹‹illuminista romantico›› e ‹‹un autentico ribelle›› (p. 183), tra l’altro autore di un ‹‹imponente romanzo europeo›› (p. 187) quale le Operette morali.
In conclusione, Rimembri ancora mi pare sia un suggestivo romanzo di formazione autobiografico che narra, attraverso la poesia italiana contemporanea, l’itinerario di Paolo Di Paolo da studente a scrittore. Spesso e volentieri infatti il commento delle poesie diventa lo sfondo delle vicende autobiografiche dell’autore, come avviene, ad esempio, nel sesto capitolo, in cui le opere di Carducci, in particolare Nevicata, diventano semplicemente poesie che hanno ispirato il suo primo racconto (pp. 117-121).
L’idea alla base del libro, appunto quella di rileggere le poesie da adulti, seppur banale non è affatto scontata e potrebbe essere il punto di partenza per riflessioni interessanti anche in ambito didattico. Lo stesso autore dice, in un’intervista per ‹‹il Resto del Carlino››, che molti insegnanti lo hanno contattato e invitato nelle scuole, proprio per presentare la poesia ai propri allievi in maniera diversa dal solito. C’è da dire però che, nonostante la volontà dell’autore sia quella di rileggere queste poesie come se fosse la prima volta, nella maggior parte dei commenti fatti traspaiono una lettura e un approccio tipicamente scolastici, di cui, tutto sommato, non si può fare a meno per comprendere un testo.
Emergono comunque spunti interessanti per le lezioni di letteratura, ad esempio quando vengono proposti confronti con poeti e autori che non rientrano nel canone scolastico. Questo avviene con Il cinque maggio di Manzoni e l’opera della drammaturga francese Yasmina Reza, L’alba, la sera e la notte, per quanto riguarda la vita di personaggi politici importanti vista al di fuori delle elezioni politiche o, nel caso di Napoleone, delle guerre e delle battaglie; o con la poetica di Gozzano, che viene paragonata a quella del poeta portoghese a lui contemporaneo Pessoa per la concordanza di alcuni temi. Oppure, ancora, i collegamenti tra presente e passato, come avviene nel confronto tra le poesie di Ungaretti sulla Prima guerra mondiale e le immagini della guerra in Ucraina oggi.
Un aspetto, invece, che poteva essere approfondito è quello dei poeti dimenticati e delle autrici, cui sono dedicate invece pochissime pagine (agli autori solamente le pp. 45-51, alle autrici le pp. 201-202 e ad Ada Negri alcune pagine fra i poeti dimenticati). I primi sono tutti quei poeti ‹‹protagonisti di vecchie antologie e usciti nel frattempo dal canone›› (p. 45), dunque tutti quegli autori che a scuola non si studiano come Corazzini o Moretti, che solitamente si sentono nominare per la prima volta in un corso universitario di letteratura italiana contemporanea; le seconde sono le grandi escluse dalle antologie e dai manuali (scolastici e, in parte, anche universitari). Partendo sempre dalle poesie lette a scuola, si poteva dunque ampliare il discorso e far conoscere a dei lettori adulti grandi poetesse e poeti contemporanei di cui, nella maggior parte dei casi, non hanno mai sentito parlare.
giada.mancini1@studenti.unipg.it
L'autore
- Nata ad Assisi il 27 ottobre 2002, si è laureata nel luglio 2024 in Lettere moderne con una tesi dal titolo Liberi e eguali: le traduzioni della “Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino” nelle gazzette italiane del 1789. Sta frequentando il corso di laurea magistrale in Storia Europea all’Università degli Studi di Perugia. Amante dei videogiochi, nel tempo libero si dedica anche al ricamo a punto croce, alla pasticceria e allo yoga.


