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Lello Voce e le sue “Razos”

La foto di copertina è di Dino Ignani

Lello Voce è poeta, scrittore e performer. È uno dei pionieri europei dello spoken word e della ‘spoken music’ ed ha introdotto in Italia il Poetry slam. Ha pubblicato svariati libri e CD di poesia, con musicisti come P. Fresu, F. Nemola, A. Salis, M.P. De Vito, M.Gross, C. Loguercio, L. Cinque, R. Paci Dalò, tra cui Farfalle da combattimento (Bompiani, 1999), Fast Blood  (2003 – Premio Delfini di poesia, con le illustrazioni di Sandro Chia), L’esercizio della lingua (Le Lettere, 2010) Piccola cucina cannibale (Squi[libri], 2012), con F. Nemola e C. Calia), per il quale è stato insignito del Premio Napoli 2012. Il suo successivo libro-CD, sempre con Frank Nemola e con la partecipazione di Paolo Fresu, è Il fiore inverso (Squi[libri], 2016), a cui è stato conferito il Premio Nazionale “Elio Pagliarani” di Poesia. Nel 2022 pubblica Razos (La nave di Teseo), vincitore dei premi Bologna in Lettere e Paolo Prestigiacomo. I suoi testi sono stati tradotti in francese, inglese, spagnolo, catalano, galego, giapponese, greco, tedesco, brasiliano, cinese e arabo. I suoi romanzi sono ora riuniti ne Il Cristo elettrico, Transeuropa, 2021. Dal 2017 è il Chief Editor, di Canzoniere, collana di libri/CD dedicati alla poesia con musica e ai Poetry comix, presso l’editore Squilibri. Dal 2021 dirige, con Valerio Cuccaroni, la collana ‘Chimere’ di Argolibri, dedicata alla poesia straniera. Questo il suo sito www.lellovoce.it

Razos di Lello Voce è un’opera che si inserisce nel solco della sperimentazione poetica, unendo tradizione e innovazione in un dialogo costante tra parola e silenzio, tra presenza e assenza. Il titolo stesso rimanda alle razos medievali, ovvero quelle introduzioni in prosa che i trovatori utilizzavano per spiegare e contestualizzare le loro poesie. Tuttavia, Voce compie un gesto audace: nei suoi diciassette testi in prosa, le poesie a cui fanno riferimento non ci sono. Questo vuoto non è una mancanza, ma un invito: il lettore diventa parte attiva nel processo creativo, immaginando lui stesso le poesie mancanti Come nei casi del teatro post drammatico.

Un’opera tra tradizione e avanguardia

Lello Voce è noto per il suo approccio sperimentale alla poesia, con un forte legame alla poesia sonora, performativa e multimediale. In Razos, questa dimensione si manifesta in modo più sottile, attraverso una scrittura che porta il lettore a interrogarsi sul senso del poetico oggi. Ogni “razo” non è solo un’introduzione, ma un micro-saggio sulla poesia e sul suo ruolo nel mondo contemporaneo. In questo senso, il libro si colloca in una linea di ricerca simile a quella delle neoavanguardie italiane e internazionali, riprendendo elementi del pensiero di autori come Edoardo Sanguineti, Amelia Rosselli e John Cage.

Il rapporto con il lettore: un’esperienza di co-creazione

L’assenza delle poesie non è un gioco postmoderno fine a sé stesso, ma una precisa scelta estetica. L’autore costruisce le condizioni per una lettura attiva, dove il lettore è chiamato a riempire i vuoti con la propria sensibilità e immaginazione. Questo meccanismo ricorda da vicino le esperienze della poesia concreta e delle scritture ipertestuali, in cui il significato si costruisce nella relazione tra autore, testo e lettore.

A rafforzare questa dinamica, nel libro troviamo anche diciassette “madrigali muti”, che seguono una struttura metrica precisa, che trasformano il silenzio in parole, in una forma poetica, suggerendo modi attraverso cui la poesia latente si trasforma in potenzialità.

Il valore della poesia nel XXI secolo

Uno degli interrogativi più profondi di Razos riguarda proprio la funzione della poesia oggi. In un mondo dominato dalla velocità e dalla frammentazione digitale, qual è lo spazio della parola poetica? Voce suggerisce che la poesia non è solo nei versi scritti, ma anche nelle relazioni che si instaurano tra parole, suoni e silenzi. Non è un caso che l’autore attinga anche a concetti scientifici e informatici, per mostrare come la poesia possa interagire con altre discipline, diventando un ponte tra saperi diversi.

Conclusione

Razos è un libro che sfida il lettore, proponendogli un’esperienza di lettura diversa dal solito. È un testo che, pur essendo radicato nella tradizione trobadorica, guarda avanti, verso una poesia che non si accontenta di essere letta passivamente, ma chiede di essere vissuta, immaginata, ricreata. Un’opera coraggiosa, che conferma Lello Voce come una delle voci più innovative del panorama poetico italiano.

Per gentile concessione di Lello Voce, si riproducono qui di seguito le Razos 3 e 11:

3

In amore l’essenza s’incarna anzitutto nelle leggi della menzogna. G. Deleuze Come potete vedere, questa poesia è composta da sessantasei versi. Trentatré versi sono pari. Trentadue versi sono dispari. Un verso è stato cancellato e non è più possibile sapere se fosse un verso pari o un verso dispari. Come potete vedere, si tratta di una poesia d’amore. Tutto ciò che è contenuto nei versi pari riguarda le gioie dell’a more. Tutto ciò che contenuto nei versi dispari riguarda i dolori dell’amore. Il lettore potrà scegliere liberamente di leggere soltanto i versi pari, o soltanto i versi dispari. Ciò dipenderà probabilmente da come sa amare. Indipendentemente da ciò che è scritto nella poesia. Come potete vedere, questa poesia è composta da sei strofe di un dici versi. In tre strofe ci sono sei versi pari e cinque dispari. In due strofe ci sono sei versi dispari e cinque pari. Una strofa, l’ultima, presenta cinque versi pari e cinque dispari. Più il verso cancellato. Come potete vedere, le strofe con sei versi pari raccontano ciò che nella storia finisce bene. Le strofe con sei versi dispari raccontano ciò che nella storia finisce male. La strofa che ne ha cinque pari e cinque dispari non ha senso e tutto il suo senso è nascosto nel verso cancellato. Il lettore può decidere come ordinare le strofe, 24 se alternarle, raggrupparle, disseminarle; in ogni caso anche se muterà l’ordine della storia, non ne muterà il finale. Esso resterà racchiuso nel verso cancellato. Chi ama il lieto fine è opportuno che riordini le strofe in modo che la prima sia quella che racchiude il verso cancellato. E che la faccia seguire da una strofa con sei versi pari e cinque dispari, alternando poi quelle che presentano sei versi dispari e cinque pari con quelle che presentano sei versi pari e cinque dispari, in modo che l’ultimo verso della poesia sia un verso pari. Chi ama il melodramma è opportuno che riordini le strofe in modo che la prima sia quella che racchiude il verso cancellato. E che la faccia seguire da una strofa con sei versi dispari e cinque pari, raggruppando poi quelle che presentano sei versi pari e cin que dispari, per inserire in chiusa la strofa residua con sei versi dispari e cinque pari, in modo che l’ultimo verso della poesia sia un verso dispari. Chi vuole scoprire cosa dice il verso cancellato è opportuno che chiuda il libro e che lasci aperta la vicenda. A libro chiuso potrà infine leggere il verso cancellato, anche se, ovviamente, non sarà capace di scriverlo, perché lo dimenticherà appena riaprirà il libro. In questa poesia ci sono esattamente settecentoquarantaquattro parole, più quelle contenute nel verso cancellato, che non sono computabili. Nessuna di queste parole è la parola amore. Probabilmente essa è celata nel verso cancellato, ma nessuno può esserne certo. In linea di principio il verso cancellato potrebbe essere formato semplicemente dalla parola amore, ripetuta un numero acconcio di volte. In linea di principio il verso cancellato potrebbe essere for mato dalle parole xxxxxx, xxxxx, xxxxxxxxxxx, xxx, xxxxx, 25 xxxxxxxxxxx, che però non sono leggibili. Alcune di esse, comunque, certamente alludono all’illusorio carattere che in sé racchiude la parola amore. Altre, invece, certamente alludono alla concreta speranza che in sé racchiude la parola amore. Ma tenere presente tutto ciò non aiuterà a comprendere il senso della poesia. Come potete vedere, in questa poesia, nei versi pari, sono con tenute anche le parole: gli, stupefacenti, occhi, di, il, respiro, braccia, ventre, nonostante, nuca, affanno, assenza, sole, nuvole, le, lune, anche, chiodo, se, forse, spalle, labbra, la, collina, alba, rabbia, comunque, voltando, futuro, sempre, intercapedine, incudine, infine, martello, cieco, mai, morbido, duro, passato, lima, voce, gioia, dolore. In questa poesia nei versi dispari sono contenute anche le parole: le, spalle, voltando, la, nuca, il, passato, gli, rabbia, comunque, cieco, alba, occhi, mai, stupefacenti, sole, di, nonostante, infine, respiro, labbra, chiodo, braccia, assenza, futuro, sempre, incudine, duro, ventre, affanno, morbido, intercapedine, voltando, passato, lima, infine, lune, le, nuvole, se, spalle, la, collina, anche, forse, martello, dolore, voce, gioia. Come potete vedere, però, la quantità sillabica reale di tutti versi pari è dispari, a causa dell’ultima parola che è sdrucciola, o ossitona, o per via di sinalefe o dialefe. Come potete vedere, però, la quantità sillabica reale di tutti versi dispari è pari, a causa dell’ultima parola che è sdrucciola, o ossitona, o per via di sinalefe o dialefe. Così chi, leggendo la poesia, volesse scoprire cosa realmente sia l’amore, ne resterà deluso. Allora chiuderà il libro e cercherà di ricordare di nuovo cosa di cesse il verso cancellato

 

11

Ho iniziato come poeta. Da sempre ho creduto, e continuo a farlo, che scrivere prosa sia un atto di cattivo gusto. E lo dico sul serio. R. Bolaño È assolutamente necessario che il lettore di questa poesia sappia che, qualsiasi sia il libro in cui essa è contenuta, sarà necessario che esso sia riposto lontano da tutti gli altri. Su una scansia isolata, chiuso in un cassetto, o anche abbandonato su un tavolino. L’importante è che esso resti lontano da qualsiasi altro libro. Che intorno a esso non vi sia pagina alcuna. È altresì prudente, se non necessario, che il lettore, dopo averla letta e prima di aprire qualsiasi altro libro, si lavi accuratemene le dita per essere certo che non una sua virgola, non un suo aggettivo, non un nome, o un verbo gli sia rimasto attaccato ai polpastrelli, o sotto le unghie. Se, però, il lettore non si atterrà a queste poche ma essenziali istruzioni, allora la poesia, lentamente, silenziosamente, inizierà a fuggire dalle pagine, a separarsi dalla cellulosa, lasciando strisce d’inchiostro umido sulla pagina, come lumaca che, quasi immobile, navighi le sue bave. Fin oltre l’orizzonte. Le sue frasi, le sue parole, le sue lettere si espanderanno a tutti i li 53 bri che le saranno vicini, come fossero virus, o batteri, o più semplicemente come rami ubiqui di una pianta infestante. Li colonizzeranno, li invaderanno, li trasformeranno, fino al punto che il lettore imprudente, quando li leggerà ignaro, non potrà riconoscerli, trasformati, come saranno, in qualcos’altro. Accadrà così che, qualora questo libro di poesia capitasse in uno scaffale pieno di trattati storici e annali e analisi storiografiche, quando il lettore li aprirà, al posto di una dotta e fondata argomentazione, si troverà di fronte eroi e tragedie cantati da mille punti di vista differenti, come se a scrivere quel libro non fosse stato un serio studioso, ma un coro discordante di lemuri litigio si, pronti a strappare con il loro canto ostinato e persistente ogni brandello di verità. Come se non bastasse, quelle bugie popolate d’eroi gli si scolpi ranno nella memoria indelebilmente, quasi fossero quei motivetti stupidi e inafferrabili, testimoni canori d’ogni nostra felicità e malinconia. Strani ritornelli che narrano storie dimenticate in cui ogni personaggio saprà identificarsi soltanto nel suo agire e non sarà mai capace di dire io, ma solo noi. Inutili a tutto, se non a esserci di falsa compagnia. Se invece, alla fine d’una giornata faticosa e grigia, il suo distratto lettore dimenticherà questo libro appoggiato su un tomo di ma tematiche complesse e leggi fisiche, cosmiche o nucleari, quando lo riprenderà in mano troverà ogni numero trasformato in lettera, ogni legge in discorso, ogni certezza sarà stata revocata in dubbio, ogni quantità sarà regredita a ritmo, persino l’ormai trita equazione di Dirac, già poeticissima di suo, sarà stata vittima di una cinica metamorfosi che induce, sì, ogni particella a non dimenticarsi dell’altra a cui era unita, ma poi la mette là dove ogni legame è sinonimo di schiavitù, inducendola a una fuga senza ritorno. 54 In ogni caso, alla fine, dopo averlo letto tutto, il lettore comprenderà come i numeri non conoscano la solitudine e non servano affatto a calcolare e a prevedere, ma siano, piuttosto, materia eminentemente politica e sentimentale. Potrà altresì darsi il caso che il libro che contiene questa poesia sia stato allineato da un ordinato lettore tra mille altri volumi di letteratura, ficcato tra centinaia di romanzi, come tra esseri della sua stessa specie, della medesima razza alfabetica. Questo sarà il caso peggiore. Essa, infatti, divorerà ferocemente ogni trama, farà a brandelli ogni storia, ogni personaggio sarà tra visato nel suo opposto, ogni evento evaporerà, dissolvendosi come fumo o gas nel giorno del tramonto definitivo di ogni gravità. E se, per qualche istante, seguirà l’una o l’altra vicenda, sarà sol tanto per sfilarla da ogni trama e ammirarne attonita l’inspiegabile e crudele casualità che ci lascia senza fiato nell’apprendere, alla fine della vicenda, che la morte non è il punto finale d’ogni storia, ma piuttosto un lampo appena visibile nella costellazione caotica e circolare di ciò che per un istante è il reale. Senza che giunga mai una conclusione che liberi infine il lettore da ogni suspense e ogni dubbio, permettendogli d’uscire dall’incanto che è proprio d’ogni menzogna. Uguale trasmutazione certamente contagerà qualsiasi libro capiti accanto a quello che contiene questa poesia: ogni atlante si cambierà nel diario di un viaggio immaginario e senza alcuna meta, orfano di punti cardinali; ogni dotta grammatica squittirà, belerà, si farà ruggito e cinguettio, o eco di luce di stella; ogni ingegneria tracimerà nel progetto di un’insensata Babele, o d’una macchina celibe mascherata da giocattolo; ogni saggio filosofico moltiplicherà le ragioni, le cause, le origini fino a riportare il caos dov’era prima ordine e previsione. 55 Ogni fiaba, magicamente, si muterà nella meraviglia attonita che sopravvive a ogni orrore e che spiega spietata come prima non ci fosse altro che quello che ancora c’è. Ogni discorso, insomma, vibrerà d’armoniche, si guarderà alle spalle e scoprirà il futuro, smetterà di parlare e proverà a toccare. Se poi il lettore, magari spaventato da quanto potrebbe accadere, si attendesse che sia questa introduzione a soddisfare ogni sua curiosità su una tanto singolare poesia e ne volesse un sunto, si potrebbe rispondergli che, in fondo, questa poesia è identica a qualsiasi altra. Essa si limita a parlare di se stessa e, così facendo, a denunciare il suo essere tenia, piantata nelle viscere d’ogni altra arte. Ciò che le sta a cuore non è altro che suggerire come la poesia abbia natura eminentemente parassita, come astutamente si nutra della vita e dell’energia di ogni suo ignaro ospite per allungare e allungare, di tempo in tempo, il suo corpo fatto d’anelli, per far sì che, in ogni presente, il suo scolice e i suoi uncini scintillino di quel suono che infine ci dice.

 

 

L'autore

Giorgia Karvunaki
Giorgia Karvunaki è nata in Grecia, a Creta, a Canea. Ha studiato in Italia Lingua e cultura italiana per stranieri, Scienze Politiche - Indirizzo Internazionale, Insegnamento dell'italiano come LS, Sceneggiatura e in Grecia Traduzione  - Traduttologia. È membro associato e National Convener per la Grecia dal 2007 della Commissione internazionale per la storia delle istituzioni rappresentative e parlamentari (ICHRPI), Rappresentante accreditata del Nosside, Premio Internazionale di Poesia (Unesco) e Membro dell'International Theatre Institute (ITI). Vive ad Atene dove lavora come insegnate, traduttrice, promotrice culturale e ricercatrice storica. Le sue traduzioni, le sue interviste e i suoi articoli, sono stati pubblicati in riviste cartacee ed elettroniche in Grecia, in Italia e in Romania. Le sue traduzioni di opere teatrali sono state messe in scena in Grecia e in Italia. Nel 2018 è stata premiata dall'Istituto Italiano di cultura di Atene con il ‘Premio Luigi Pirandello’.