Il giuramento dell’Europa / Europa’s pledge / Le Serment d’Europe
Regia: Wajdi Mouawad
PRIMA MONDIALE – COPRODUZIONE INTERNAZIONALE
All’età di otto anni, una bambina assiste al massacro di una comunità senza poter reagire. Questo crimine viene commesso dai suoi stessi cari e, suo malgrado, senza rendersene conto, vi partecipa.
Settantacinque anni dopo, un’indagine riapre le ferite del passato. Per trovare i testimoni, per illuminare ciò che è stato messo a tacere. Oggi deve parlare. Ma come affrontare ciò che è sepolto nel profondo di sé? Come guardare in faccia ciò che non si è mai riusciti a nominare?
Il giuramento dell’Europa si immerge nella memoria di un crimine, nel peso del silenzio, nel modo in cui il trauma si trasmette di generazione in generazione. Con la sua nuova opera, Wajdi Mouawad continua la sua esplorazione drammaturgica sull’eredità della violenza e del potere del teatro come luogo di guarigione.

Scrittore, regista e attore libano-canadese, Wajdi Mouawad, da anni direttore artistico del Théâtre National de la Colline, è diventato noto principalmente come sceneggiatore del film candidato all’Oscar per il miglior film straniero La donna che canta (Incendies, regia di Denis Villeneuve, 2010), tratto dalla sua omonima opera teatrale. Questo oscuro viaggio nel Libano della guerra civile, narrato attraverso una storia familiare traumatica, affonda le sue radici nella tragedia antica, principale fonte d’ispirazione di Mouawad: la frattura al cuore della famiglia, il conflitto tra i sessi, lo sradicamento, l’eredità distruttiva delle generazioni passate e la ricerca di una catarsi sono temi ricorrenti nelle sue opere, per lo più in dialogo con eroi del Dramma Antico.
Un teatro politico in conversazione con la storia contemporanea che, allo stesso tempo, approfondisce il Mito per rivelare le dimensioni archetipiche dell’esperienza umana, a prescindere da luogo e tempo. Mouawad esplora anche la ricerca dell’identità oltre i confini razziali, religiosi e familiari, e la luce che getta sui suoi personaggi tramite una lingua fortemente lirica definisce un approccio particolarmente contemporaneo, come si è visto anche nella sua ultima opera Tutti noi, uccelli, presentata l’anno scorso al Teatro Nazionale Greco.
Mouawad era venuto all’Odeon di Erode Attico nel 2011 con il ciclo Donne, una regia a mosaico delle tragedie di Sofocle Antigone, Elettra e Trachinie, con una compagnia franco-canadese, in una coproduzione internazionale.
Tra i più interessanti drammaturghi contemporanei a livello internazionale, torna quest’anno al Festival, per la prima volta a Epidauro, con una nuova opera ispirata alle eroine dell’antichità, commissionata nell’ambito del ciclo Contemporary Ancients.

NOTA DELL’AUTORE
Il viaggio di ritorno è sempre un viaggio, ma mai un ritorno. È un lutto, una camera mortuaria interiore in cui entriamo per riconoscere il cadavere di qualcosa che credevamo ancora vivo. Questo accade a coloro che pensano che un giorno ritroveranno la madre, ma anche alla madre che crede che un giorno ritroverà le sue figlie. È una storia antica che si ripete di continuo dagli abissi del tempo: una ragazza gioca sulla riva del mare quando, all’improvviso, appare un toro bianco. Abbagliata dalla sua bellezza e dalla sua forza, la giovane monta senza sospetto il toro che, d’un tratto, si volge di nuovo verso il mare trascinandola via per sempre, lontano dalla sua patria.
Secoli, millenni più tardi, attraverso la carne stessa dei figli e dei figli dei figli dei figli, continuano a risuonare i canti, i lamenti e le danze delle ferite antiche, che nessuno ha mai raccontato, che nessuno ha mai detto. E di sciagura in sciagura, di violenza in violenza, le fonti delle sofferenze si perdono nel pozzo del tempo. Bisogna allora, prima o poi, quando non riesci più a parlare, non riesci più a respirare, quando tutto comincia a ritornare balbettando, entrare con pazienza nel labirinto della memoria seguendo il filo invisibile dell’amore, per quanto doloroso sia, per ritrovare la ferita originaria che ancora sanguina, e tentare di curarla. Inventare un personaggio per poter sfiorare l’orrore delle sciagure del proprio passato.
Dal sito del festival: https://aefestival.gr/
L'autore
- Giorgia Karvunaki è nata in Grecia, a Creta, a Canea. Ha studiato in Italia Lingua e cultura italiana per stranieri, Scienze Politiche - Indirizzo Internazionale, Insegnamento dell'italiano come LS, Sceneggiatura e in Grecia Traduzione - Traduttologia. È membro associato e National Convener per la Grecia dal 2007 della Commissione internazionale per la storia delle istituzioni rappresentative e parlamentari (ICHRPI), Rappresentante accreditata del Nosside, Premio Internazionale di Poesia (Unesco) e Membro dell'International Theatre Institute (ITI). Vive ad Atene dove lavora come insegnate, traduttrice, promotrice culturale e ricercatrice storica. Le sue traduzioni, le sue interviste e i suoi articoli, sono stati pubblicati in riviste cartacee ed elettroniche in Grecia, in Italia e in Romania. Le sue traduzioni di opere teatrali sono state messe in scena in Grecia e in Italia. Nel 2018 è stata premiata dall'Istituto Italiano di cultura di Atene con il ‘Premio Luigi Pirandello’.
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