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Stig Dagerman, Autunno tedesco & Germania – Una fiaba d’inverno, Heinrich Heine

Stig Dagerman è uno scrittore svedese, nasce nel 1923 e muore suicida nel 1954 all’età di 31 anni. Abbandonato dalla madre sará cresciuto dai nonni. È dotato di una grande sensibilità e capacità di osservazione del “male di vivere”, coglie  dell’accadere quell’aspetto nascosto nel “cono d’ombra”,  che falsifica la realtà e permette il nascere ed imporsi di quelle narrazioni di cui è fatta la nostra vita e la Storia dell’uomo a cui, nel nostro bisogno di certezze, ci affidiamo quando ci viene raccontata. Ciò che Dagerman non sarà capace di fare. Troppo integro per accettare compromessi, troppo intransigente per accontentarsi di consolazioni, troppo forte la solidarietà in lui affinché la scrittura ne potesse essere una giustificazione. Da qui, da questa compassione nasce la capacità di cogliere l’indicibile disperazione di quelle piccole vite destinate a non ribellarsi e ad accettare la violenza di una Storia narrata dal vincitore e ad occupare un “dietro le quinte” sul grande palcoscenico dove tutto accade.

È la solitudine di un mondo di adulti in cui i silenzi crescono fino a diventare muri invalicabili di incomprensione. Spontaneamente  associo  questa immagine di Dagerman,  Autunno tedesco, edito da Iperborea nel 2018, all’opera di Hans Fallada, Ognuno muore solo- Jeder stirbt für sich allein, uscito nel 1947. Il romanzo è una rielaborazione letteraria dell’inchiesta della Gestapo che portò alla decapitazione di due coniugi berlinesi; è stato raccontato in un film del 2016 da Vincent Pérez “Lettere da Berlino”e interpretato da Emma Thompson e Brendan Gleeson. È la storia di Otto ed Elise Hampel, una coppia di lavoratori tedeschi, a cui viene comunicata la morte del figlio, e da qui intraprendono una semplice forma di resistenza antinazista a Berlino nei primi anni della seconda guerra mondiale. Scrivevano cartoline anonime in cui denunciavano il governo di Hitler, lasciandole nascostamente nei luoghi pubblici della città. Vennero catturati, processati e ghigliottinati a Berlino l’8 aprile del 1943. Una testimonianza della resistenza nazista la cui voce è stata soffocata dai vincitori e di cui Dagerman ci racconta, sviluppando acute riflessioni.

Se il contenuto ci richiama a Hans Fallada di Ognuno muore solo, Autunno tedesco riecheggia nel titolo la più famosa Germania una fiaba d’inverno di Heinrich Heine. Due stagioni per due immagini della Germania: l’inverno innevato, niente più che un sogno, quel desiderio di una terra felice che si eternizza nella Heimweh, dolore per la patria lontana, per la casa dei propri affetti, un rincorrere quella giustizia sociale, quel senso del bene comune che pervade la letteratura e la filosofia tedesca, puntualmente negata dalla Storia.

Rileggere per rievocare un sogno

Deutschland ein Wintermärchen
Wir wollen auf Erden glücklich sein,
Und wollen nicht mehr darben;
Verschlemmen soll nicht der faule Bauch,
Was fleißige Hände erwarben. 

 Germania una fiaba d’inverno
Vogliamo che sia felice la terra e non che peni;
la pancia pigra non deve divorare
ciò che produssero industriose mani

 Dov’è questa bellissima fiaba invernale di cui raccontava con tanta ironia Heinrich Heine? La  fedeltà  tedesca– “die deutsche Treue”-  avrebbe condotto i tedeschi lì dove sono arrivati.  Perché anche la fedeltà esasperata ad un ideale o al proprio signore può obnubilare la meta ed essere causa di distruzione e morte.  E il richiamo all’autunno di Dagerman potrebbe essere un Nachsommer, un dopo l’autunno che segue alla fase rigogliosa dell’estate di una Weimar dimenticata in cui si spengono gli ardori delle speranze rivoluzionarie dell’ottocento europeo.

Heine, ebreo convertitosi al Cristianesimo per avere diritto ad un lavoro pubblico sicuro, è rappresentante di quella deutsche Zerrissenheit- dilacerazione interiore a cavallo tra Romanticismo e Realismo, apertura al nuovo, necessità di sfuggire alla fantasia per operare nel presente, ma qui rimane arenato, troppo grande è la “Sehnsucht”. Romanticismo come immagine dei tedeschi di non saper  vivere nella realtà. Napoleone  cavalcava lo spirito del tempo che Hegel aveva solo immaginato nella testa, nello Spirito assoluto.  Heine guardava sì al passato, ma era anche un visionario che è poi la forza della poesia e dell’arte: leggere nel futuro.

Heine contrappone i francesi ai tedeschi, indicando questi ultimi come incapaci di fare la rivoluzione essendo in loro innato il rispetto per l’autorità. E’ ciò che afferma Dagerman: “l’accusa collettiva nei confronti del popolo tedesco riguarda infatti l’obbedienza in absurdum anche in quei casi in cui la disobbedienza sarebbe l’unica cosa umanamente legittima”. La domanda è: come ribellarsi ad un potere che esercita la violenza? Alla base c’è sempre l’obbedienza che è ciò che caratterizza il rapporto dell’individuo con l’autorità. Il libro di Dagerman continua sulla riflessione di quel cliché che vede nei tedeschi un blocco compatto che irradia gelo nazista. Ma la Germania del dopoguerra è una Germania in cui si patisce la fame e il freddo. “Berlino ha i suoi campanili amputati e i colonnati prussiani abbattuti riposano  il loro profilo greco sui marciapiedi. Essen è un incubo fatto di gelide e nude costruzioni in ferro e logori muri di fabbriche”. Per noi italiani è il film “Berlino anno zero” di Roberto Rossellini a restituirci un aspetto della Germania intristita e umiliata, fantasma di se stessa. È ciò che resta alla fine della guerra e che si para davanti agli occhi di tutti. Saranno istituite le Spruchkammern, i tribunali di denazificazione, processi, in realtà solo apparenti, voluti dalle potenze vincitrici e che “permettono a un Pubblico Ministero nazista di comprarsi una fattoria mentre si fanno morire di fame i lavoratori antinazisti.” Questa l’accusa e la rabbia dell’autore.  Una rivelazione che mette in luce come in Germania sia stata soffocata sul nascere una “resistenza tedesca” che era pur presente sul territorio.

La voce degli antinazisti viene silenziata! I tedeschi sono tutti nazisti! L’entusiasmo antinazista della primavera del 1945 non riesce a creare niente di meglio che il sistema di discordia fra i partiti, le componenti borghesi rifiutano di collaborare con la classe operaia, i socialdemocratici si scindono dai comunisti. E’ il ritorno degli uomini diWeimar, ma di quale Weimar? Weimar nasce con un auspicio ma poi fallisce. Perché di Weimar ce ne sono due, quella del classicismo di Goethe e Schiller che guardava con orrore alla violenza della rivoluzione francese, Goethe scriveva: “una rivoluzione ci piace guardarla da lontano perché abbiamo dimenticato tutto il sangue che è stato versato” e la Repubblica di Weimar  “der goldenen Jahre”, degli anni d’oro nei primi anni ‘20 del ‘900,  evidenzierà l’incapacità dei partiti di sinistra troppo oltranzisti per accettare di governare con forze  democratiche.

Non fu possibile così fermare l’ascesa del NSDAP, il partito nazionalsocialista dei lavoratori tedeschi che in un acronimo aveva unificato le profonde spaccature all’interno della società civile.

Weimar un nome, dunque, che evoca il classicismo, la pace e la concordia, ma anche la disfatta di quella Repubblica nata nel suo nome, ma incapace di tradurre in realtà quegli alti ideali che furono al contrario sepolti e dimenticati, rimuovendo l’insegnamento del classicismo di Weimar di Goethe e Schiller, in nome di un ideale più alto, mirando a costruire un fronte rivoluzionario proletario e considerando i democratici e i partiti borghesi come nemici da abbattere.

Bisogna dare atto, però, che questa volta accade non per volontà dei tedeschi ma di chi aveva intenzione di non distinguere. L’entusiasmo antinazista della primavera del 1945 non riesce a creare niente di meglio che il sistema di discordia fra i partiti, le componenti borghesi rifiutano di collaborare con la classe operaia, i socialdemocratici si scindono dai comunisti invece di lavorare insieme per ristabilire la convivenza sociale e civile. Wolf Biermann nella Germania negli anni ’70 del secolo scorso aveva fatto di Heine il suo cantore preferito e l’aveva attualizzato addirittura inserendolo nella prospettiva socialista della Germania Est. Era riuscita quell’altra Germania posta ad Est e a realizzare una terra felice e che non peni?

Pubblicato a puntate dal dicembre del ’46 al successivo aprile ’47 sul quotidiano Expressen, diventò poi il volume unificato col titolo Tysk höst ovvero Autunno tedesco.

 

 

 

 

 

 

 

 

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L'autore

Maurizia Maiano
Appartengo al Sud di questa bellissima Italia, antica terra che una volta si chiamava Italia e il cui nome fu dai Romani traslato a tutta la  penisola. Vivo a Catanzaro Lido, cittadina posta nel golfo di Squillace. Ho frequentato una scuola cattolica e poi il Liceo Classico Galluppi che ha ospitato Luigi Settembrini, che  fu poeta e scrittore, liberale e patriota. Ho studiato alla Sapienza di Roma Lingua e letteratura tedesca. Ho soggiornato per due anni in Austria dove abitavo tra Krems sul Danubio e Vienna, grazie a una borsa di studio del Ministero degli Esteri per lo svolgimento della mia tesi di laurea su Hermann Bahr e la fin de siècle a Vienna. Dopo la laurea ritorno in Calabria ed inizio ad insegnare nei licei linguistici,  quello privato a Vibo Valentia, Liceo Linguistico Pentecoste e poi negli Istituti Statali: Istituto Tecnico per il Turismo a Marina di Gioiosa Ionica e al Liceo Linguistico Enrico Fermi di Catanzaro Lido. Il lavoro, il mio impegno nella Scuola e la famiglia sono stati la Stella polare della mia vita. Mi sono adoprata per la realizzazione  di progetti europei come Socrates, Comenius ed ho partecipato a progetti Erasmus. Ho seguito nel 2023 il corso di Geopolitica della Scuola di Limes diretta da Lucio Caracciolo. La lettura occupa molto tempo della mia giornata e se il libro mi parla, cerco di raccogliere i miei pensieri e raccontarli. Mi affascina cogliere il non detto o immergermi tra  le metafore delle pagine letterarie per cercare di raccontarle come materia viva del nostro presente, forse per questo leggere del passato mi affascina di più. Scrivo  per la rivista letteraria Il Randagio. Collaboro con la la Rivista trimestrale di SCIENZA DELL’AMMINISTRAZIONE SCOLASTICA - Casi e questioni tra diritto e organizzazione - Rivista scientifica ANVUR Euroedizioni Torino.