Prove per unità didattiche nel segno della riscolarizzazione dei valori nel mondo della digitalizzazione
Come contrastare il fenomeno del Cyberbullismo che si diffonde come una tela di ragno, coinvolgendo non solo ambiti sociali che fino a poco tempo fa erano considerati sicuri, come la famiglia e la scuola, ma anche influenzando, spesso in modo inconsapevole, il nostro subconscio.
Per contrastare questo fenomeno, è fondamentale agire in modo capillare, utilizzando anche le modalità più tradizionali. La scuola è oggi l’unica agenzia educativa che consente una vera interazione tra ragazzi e famiglie di ogni classe sociale, che, nelle nostre società ormai multietniche, vivono esperienze complesse e problematiche difficili da gestire.
La lezione in classe rappresenta un momento fondamentale in cui il docente e il discente costruiscono insieme consapevolezza, grazie all’autorevolezza di opere letterarie che sono un patrimonio della nostra cultura. Una di queste è sicuramente Lezioni americane di Italo Calvino, che ci guida, con un approccio visionario, attraverso le caratteristiche del secolo in cui viviamo.
La scuola e la famiglia sono, quindi, gli spazi in cui dobbiamo affrontare la crisi del principio di autorità. Come ci ricorda Hannah Arendt, l’autorità moderna entra in crisi quando non è più fondata su una tradizione condivisa, non è più legittimata da un ordine simbolico stabile, e viene sostituita dalla persuasione, dalla psicologia o dalla mera coercizione, con l’adulto che perde il suo ruolo di figura autorevole. La scuola e la famiglia sono il luogo in cui questa crisi è più evidente e dove bisogna cercare di intervenire per sanare la crisi.
Per affrontare questo tema, proponiamo un’unità didattica che esplora come il pensiero di Italo Calvino possa essere adattato al mondo contemporaneo. Immaginiamo come presentarlo agli studenti in modo da stimolare una riflessione che li aiuti a prendere coscienza del contesto in cui vivono. Le Lezioni americane, un’opera che Calvino avrebbe dovuto presentare negli Stati Uniti, ci offrono una chiave per definire la nostra vita e l’esperienza sociale della realtà contemporanea, che sarà anche l’habitat del futuro.
Perché è importante questo approccio? Gli interventi legislativi possono correggere e indirizzare i cambiamenti sociali, ma non hanno la capacità di educare realmente. La modernità e la riscolarizzazione richiedono un adattamento dei valori educativi tradizionali al contesto digitale. Calvino, nelle sue Lezioni, ci propone cinque sostantivi per definire la nostra epoca: leggerezza, rapidità, esattezza, molteplicità, visibilità. A questi si aggiunge un principio che non ebbe il tempo di esplorare, ma che sarebbe stato: la coerenza.
Un modo efficace per affrontare queste tematiche in classe potrebbe essere quello di dividere gli studenti in cinque gruppi, assegnando a ciascuno la lettura di uno dei capitoli delle Lezioni americane. Ogni gruppo si concentrerà su uno degli aspetti calviniani, cercando di rielaborarlo e confrontarlo con il significato che oggi possiamo attribuire a quei concetti. Gli studenti dovranno riflettere attentamente su come segno, simbolo e significato si intrecciano e come trasferire le immagini proposte da Calvino nel nostro contesto contemporaneo.
Le competenze da sviluppare saranno simili per tutte e cinque le lezioni ed i cinque gruppi:
- Favorire la formazione individuale attraverso la messa in discussione della realtà, stimolando la lettura critica dei testi.
- Imparare a riconoscere l’equilibrio tra ciò che viene affermato e il suo contrario, un aspetto cruciale nella riflessione calviniana.
- Sviluppare la consapevolezza della scrittura: ogni parola deve essere scelta con cura, proprio come il linguaggio, secondo Calvino, nasconde un mistero profondo.
- Interpretazione critica: analizzare i testi in modo profondo, considerando il loro significato, il contesto storico e culturale, e le implicazioni morali ed etiche sollevate. Collegare i concetti calviniani alla realtà contemporanea e alle tecnologie digitali, creando un ponte tra il pensiero del passato e le sfide del presente.
- Sviluppare una competenza metacognitiva, cercare di andare sempre oltre il testo
Abilità
- Riconoscere e analizzare le metafore, le similitudini, le iperboli o altre figure di linguaggio che caratterizzano un testo letterario e di cui l’opera di Calvino abbonda
- Creare esercizi di scrittura creativa che stimolino la riflessione su cosa significa formarsi come individuo nell’epoca digitale, secondo la visione calviniana.
- Far sperimentare ai ragazzi il concetto di educazione in rete e di apprendimento collaborativo, utilizzando strumenti digitali.
Ogni valore proposto guarderà anche al suo opposto: leggerezza – pesantezza, esattezza – vago, molteplicità – uniformità, visibilità – invisibilità, rapidità – indugio. Due sono sempre gli aspetti che costituiscono il reale
Riflettere sulla figura dell’inetto come modello critico nella letteratura del Novecento, un concetto che potrebbe guidarci nel disvelare il conformismo e nella ricerca della verità. La figura dell’inetto, come rappresentata da Eugenio Montale nella sua poesia Non chiederci la parola, diventa una necessità di un modo di essere per il secolo a venire.
Calvino ci ha lasciato un’opera ricca di spunti che non solo ha il potenziale di aiutarci a comprendere meglio il presente, ma anche di farci riflettere su come insegnare ai ragazzi a navigare in un mondo sempre più complesso. Con questo approccio interdisciplinare, possiamo stimolare una riflessione profonda su come la scuola, la famiglia e la tecnologia possano interagire per formare cittadini critici e consapevoli.
Infinite le possibilità didattiche che ne deriveranno: creazione di blog per restare nel digitale, aprirsi alla scrittura per scavare nel proprio animo, inventare sketch in cui perosonificare proprietà astratte servendosi di un pizzico di inettitudine, di follia e di sarcasmo e sempre condite di acuta intelligenza come le spezie sul cibo.
Leggerezza
Ecco come le parole non devono mai spingerci ad una comprensione unilaterale del reale. Un parola è una cosa e il suo contrario. E’ in questo che bisogna far riflettere il discente. La doppia faccia delle cose, la possibilità di poterla interpretare in un modo o nell’altro, di coglierne ogni sfumatura. La necessità di assumere equidistanza dalle cose, essere equanimi, privi di pregiudizio, praticare l’epoché.
Le immagini create da Calvino che parla della scrittura come metafora della sostanza pulviscolare del mondo. La connessione interdisciplinare è già possibile: per Lucrezio le lettere erano atomi in continuo movimento che con le loro permutazioni creavano le parole ed i suoni più diversi. La letteratura come funzione esistenziale, la ricerca della leggerezza come reazione al peso di vivere. Nel secolo venturo non possiamo sperare di trovare niente di più di ciò che saremo capaci di portarvi: la leggerezza per esempio di cui abbiamo bisogno per contrastare la pesantezza, il dolore del reale. In questo vita e scrittura sono inscindibilmente legati per orientarsi nel vivere.
Tra i fatti della vita e l’agilità della scrittura e della nostra immaginazione c’è sempre un divario difficile da superare: scopriamo la pesantezza, l’inerzia e l’opacità del mondo. É come assistere alla sua pietrificazione, è come se nessuno potesse sfuggire allo sguardo inesorabile della medusa. La metafora classica a cui Calvino si richiama è estremamente vera e immagine del reale. La leggenda di Perseo e Medusa, che sottende la riflessione sulla leggerezza di Calvino, vede Perseo che deve sfuggire allo sguardo di Medusa, deve guardarla nella sua immagine riflessa. Medusa pietrifica ogni cosa, ma Perseo librandosi in alto vince Medusa, la decapita ma deve continuare a tenere la sua testa in un sacco per occultarla al suo stesso sguardo. Le nuvole sostengono Perseo, la loro volatilità trasforma la negatività di Medusa nel proprio contrario, il miracolo della leggerezza delle parole. La Leggerezza è un elogio della letteratura che ci permette di uscire dall’opacità del mondo e di guardarlo attraverso la lente delle bellissime immagini che essa stessa crea. Che cos’è la lettura se non fuga dal mondo, un posto in cui rifugiarsi e sentirsi sicuri e dimenticare i disagi, il non sentirsi adeguati, accettati, non avere lo sguardo dell’altro; Perseo, invece, le taglia la testa senza lasciarsi pietrificare, si serve dell’immagine catturata dallo specchio. La forza di Perseo sta nel rifiuto della visione diretta, ma non nel rifiuto della realtà del reale del mondo di mostri in cui gli tocca vivere, una realtà che porta con sé e assume come fardello. Dal sangue della medusa nasce un cavallo alato, Pegaso, dalla pesantezza può nascere il suo contrario.
Anche la Scienza ci aiuta in questo. Ogni suo ramo ci mostra che il suo mondo si regge su entità sottilissime: i messaggi del DNA, gli impulsi dei neuroni, i quarks, i neutrini vaganti nello spazio dall’inizio dei tempi.. e poi l’informatica: il software non potrebbe essere senza l’hardware. Sono i software a elaborare i programmi più complessi, i bits senza peso guidano un flusso di informazione sotto forma di impulsi elettronici.
Calvino scrive della leggerezza come una virtù che può essere utile per evitare il peso delle convenzioni e dei pregiudizi, ma questa leggerezza potrebbe anche essere un’arma a doppio taglio nel mondo digitale. Il cyberbullismo, infatti, può prosperare in un ambiente dove le parole volano leggere e senza conseguenze, dove la responsabilità del gesto si disperde nella vastità della rete, dando l’illusione di impunità. Il vuoto relazionale che la tecnologia talvolta amplifica potrebbe essere visto come una conseguenza di questa leggerezza. La leggerezza che Calvino esalta come possibilità di liberazione potrebbe diventare, nel contesto digitale, un’invocazione alla superficialità, alla denigrazione senza responsabilità.
Rapidità
Più di ogni altra la rapidità incarna l’essenza del nostro tempo. Tutto scorre in modo veloce. Scorrere contiene in sé il verbo correre. E cosa se non proprio il raccontare, la letteratura diventano il luogo dove il tempo si contrae, si espande e si dilegua a piacimento. Ed è attraverso la letteratura, la scrittura che cogliamo anche il valore del suo contrario: l’indugio. La velocità mentale diventa un momento di riflessione per imparare a sospendere il giudizio, prendersi il tempo per osservare una situazione prima di esprimere un’opinione o fare un’azione. Esercitare la lentezza ci spinge a fare domande profonde, che vanno al di là della superficie, creare spazi di silenzio, dedicare momenti di tranquillità e meditazione, lontani dalle distrazioni digitali, per ascoltare i propri pensieri e ritrovare una connessione profonda con ciò che ci circonda. come possiamo apprezzare una lettura profonda in un mondo che ci spinge alla velocità? Gli studenti potrebbero scrivere brevi saggi in cui riflettono su come la lentezza nel pensare possa aiutarli a navigare nel mare di informazioni che li circondano. Provare ad una azione contraria e diversa a quella che uno stimolo proveniente dai social potrebbe indurli a fare.
E così come la leggerezza ha bisogno della pesantezza, perché è ciò che deve tradurre, nel senso di trans, portare dall’altra parte e rendere leggero, così la rapidità deve conoscere l’indugio e l’attesa. E quale immagine più bella se non nel rappresentarla in una sorta di alleanza tra Vulcano e Mercurio? Servirsi di due figure mitologiche che diventano simbolo di un profondo significato che possiamo transitare nell’era digitale. Il primo, rintanato nella sua fucina, fabbrica scudi, armi, gioielli e ornamenti per gli dei e le dee. Vulcano contrappone al volo aereo di Mercurio il suo passo claudicante e il battere cadenzato del suo martello. Entrambi sono complementari e inseparabili. Il lavoro dello scrittore ha bisogno di tempi diversi: della immediatezza di Mercurio e degli aggiustamenti pazienti di Vulcano che, nascosto agli occhi del mondo tra le gole degli anfratti della sua officina, rimugina la vita e il suo vissuto con melanconia saturnina senza la quale non ci sarebbe arte. Creiamo così un legame profondo con gli uomini di ogni tempo.
Ancora una immagine sintetica e pregnante di Calvino: Lu cuntu nun metti tempu, nel raccontare dimentichiamo il tempo ed è nell’indugio che acquisiamo quella consapevolezza che ci deve aiutare a vivere nel mondo, nel modo migliore, fermarsi e contare e mai agire per istinto, rispondendo alle immediate reazioni del cervello limbico.
La favola di Sherazade è una delle storie più celebri della raccolta di Le Mille e una Notte. La protagonista, Sherazade, è una giovane donna che deve affrontare una situazione estremamente difficile e pericolosa.
La storia ha inizio con il re Shahriar, che, tradito dalla sua prima moglie, diventa profondamente amareggiato e decide di sposare ogni giorno una donna diversa, uccidendola al mattino seguente per evitare che anche lei lo tradisca. Quando tocca a Sherazade, la figlia del vizir, di sposarlo, lei cerca di evitare la sua morte raccontando al re ogni notte una storia avvincente, ma interrompendola sempre all’alba, in modo che il re, curioso di sapere come andrà a finire, la faccia risparmiare per sentire il seguito. Le storie che Sherazade narra sono piene di avventure, magia, morali, e insegnamenti, e ogni notte le interruzioni spingono il re a risparmiare la sua vita per ascoltare il prossimo capitolo. Nel corso di mille e una notte, Sherazade riesce a catturare l’attenzione del re e a mutare il suo cuore, facendo crescere in lui la comprensione e la compassione. Alla fine, Shahriar, ormai cambiato, decide di perdonarla e di non ucciderla, riconoscendo la sua saggezza e il suo coraggio.
Morale della storia: La favola di Sherazade insegna il potere della narrazione, della conoscenza, e della pazienza, e dimostra come l’intelligenza e la saggezza possano trasformare anche il cuore più duro e a come contrastare la rapidità che ci travolge.
La rapidità non è forse una qualità del mondo moderno? La velocità delle informazioni, unita alla possibilità di comunicare immediatamente con chiunque e ovunque, ha cambiato completamente il nostro modo di vivere. Tuttavia, come vediamo nei fenomeni di cyberbullismo, la rapidità con cui le notizie e i messaggi si diffondono rende difficile il controllo e la riflessione. Il cyberbullismo spesso prospera su questa rapidità, in quanto la velocità del messaggio non lascia il tempo per la riflessione, né per il pentimento. Ciò che viene scritto online, con la sua velocità, è un messaggio che difficilmente può essere ritirato, a meno che non ci siano interventi diretti.
Arricchire il concetto: puoi introdurre la riflessione sull’impunità che viene associata alla velocità. La rapidità dei messaggi permette a chiunque di agire senza paura di conseguenze immediate. A sua volta, questo elemento si lega al crollo dell’autorità, che Calvino descrive come una crisi della capacità di dare senso alle azioni e alle parole. Oggi la scuola e l’educazione sembrano dover affrontare una nuova sfida: non solo trasmettere conoscenze, ma insegnare a gestire la rapidità e la responsabilità della comunicazione digitale. Da qui la necessità del suo contrario.
Esattezza
Aiutiamo il nostro pubblico a riflettere su ciò che a Calvino è molto caro: l’esattezza, simboleggiata da una piuma che serviva da peso sul piatto della bilancia dove si pesano le anime, sottolineamone l’immagine di una piuma sul piatto di una bilancia che diventa evocazione di immagini visuali nitide, icastiche, per usare un aggettivo caro a Calvino e dove si realizza tutto ciò se non nella letteratura, l’unica a creare degli anticorpi per contrastare la peste del linguaggio. Un linguaggio che la nostra società usa sempre più in modo approssimataivo, casuale e sbadato e non è intolleranza per il prossimo. Preferisce la scrittura alla parola perché scrivendo possiamo riflettere e forgiare il nostro pensiero con cura e attenzione. Bisogna sfuggire a questa epidemia pestilenziale che ha colpito l’umanità e che tende a livellare la comunicazione nell’uso di formule sempre più generiche e astratte, vede nella letteratura gli anticorpi necessari.
Non solo il linguaggio ma anche le immagini sono colpite da questa peste. Le immagini ormai ci travolgono e come i sogni non lasciano traccia nella memoria ma si dissolvono lasciando una sensazione di estraneità. Aggiunge Calvino: l’inconsistenza non è nelle immagini e nel linguaggio soltanto: è nel mondo e rende tutte le storie informi, casuali e confuse. Torniamo allora all’idea di esattezza che vede il suo contrario nel vago, il linguaggio è tanto più poetico quanto più è vago e impreciso. Il cristallo e la fiamma sono i due simboli in cui si condensa il valore della letteratura che cristallizza nella forma la bellezza della realtà e vivacizza con la fiamma il sentire che essa ci trasmette, misurazione, rigore e mistero dell’infinito aiutandoci a rivolgere lo sguardo verso ciò che non è misurabile.
Cosa emerge del modo di essere di Calvino? Il suo non essere scrittore onnisciente ma uomo che continua a porsi domande sull’essere.
Aiutare il discente a confrontare scienza e forma letteraria. Il tendere ad una composizione geometrizzante mentre fuori infuria il disordine e l’universo ci appare come dissolversi nell’entropia, eppure si intravedono zone d’ordine, punti privilegiati da cui intravedere un disegno ed una prospettiva. Invitarli a questo punto a cogliere i luoghi di senso della propria vita e di quella intorno a sé.
Questo è una delle immagini che io ho tratto, ma tante se ne possono ricavare. Per questo li inviteremo a leggere il testo con lentezza e attenzione per ricavarne altre.
Molteplicità
E’ nella letteratura che accettiamo l’infinita molteplicità del reale, nella letteratura viviamo le contraddizioni, ne diventiamo consapevoli. Il mondo è un sistema di sistemi singoli che vicendevolmente si condizionano. Strane immagini cerebrali ci fanno decollare in uno spazio curvo e vuoto o immergere in un fluido addensato dove i quanti impazziti si muovono come sulla pista di un autoscontro. Già, atterrare più in alto, la prima contraddizione: atterrare in alto perché lì sono le nostre radici, le radici della nostra fantasia e della nostra complessità. L’unica cosa che mai non sapremo è ciò che determina la scelta nel mare infinito della molteplicità. Anche il tempo è plurimo ed ogni presente si biforca in due o più futuri e così si forma una rete di tempi divergenti, convergenti e paralleli, non funziona così la vita? Quale immagine più forte?
E, forse, Il castello dei destini incrociati ne è l’esempio più bello ed eclatante. I tarocchi sono un insieme di ipotesi possibili, interpretabili a piacimento e a seconda della connessione tra loro e che si siano incontrati prima o dopo. Ogni incontro, un bagatto, una regina, un re di coppe con un due di denari danno vita ad una storia ma appena si scoperchia un’altra carta ecco una deviazione e allora si riparte con un’altra prospettiva, un’altra meta da raggiungere, un nuovo nodo da sbrogliare, una sventura da affrontare, il penduto sempre in agguato dietro l’angolo e se nel bel mezzo del banchetto compare la morte che cosa significherà? Fine o rinascita? Vorremmo racchiudere il mondo in una mano, ma ci sfugge e resta incompiuto ma essere incompiuti è essere infiniti, si lascia spazio a nuove possibilità e nuovi inizi. Sono queste le grandi opere, quelle che sfuggono al self di chi scrive e diventano luoghi di identificazioni di mondi per tutti e fanno parlare ciò che non ha parola.
Ed eccomi di nuovo qui nel mondo fantastico della molteplicità.
Siamo esseri complessi che hanno scoperto la produttività dello spirito e ormai siamo capaci di costruire macchine che simulano il funzionamento cerebrale, l’unica cosa che mai non sapremo è ciò che determina la scelta nel mare infinito della molteplicità..
Obiettivo: Favorire la riflessione critica sui testi digitali, utilizzando i principi calviniani di analisi della complessità, della coerenza e della pluralità.
In Calvino emerge un forte tema della molteplicità, che nel mondo moderno assume sempre più rilevanza, con linguaggi diversi che si sovrappongono e si influenzano reciprocamente. Questo concetto trova un parallelo perfetto nella comunicazione online: le emoji, i meme, le gif, i video brevi sono i nuovi “segni” della nostra comunicazione. Il cyberbullismo si nutre proprio di questa frammentazione del linguaggio, dove il significato di un gesto o di una parola non è più chiaro, ma è amplificato da mille interpretazioni diverse. Questo linguaggio contribuisce a una cultura dell’interpretazione rapida, dove le emozioni sono spesso distorte, e il vero messaggio della comunicazione è più difficile da cogliere.
Riflettere su come questa molteplicità di linguaggi e simboli abbia ridotto la capacità di connettersi autenticamente con gli altri. Il linguaggio simbolico tradizionale si scontra con un linguaggio veloce, non sempre è in grado di costruire relazioni empatiche. Potrebbe oggi essere questo il terreno fertile in cui il cyberbullismo prospera.
Visibilità
Visibilità nella società dell’apparire più che dell’essere sembra quasi allontanarci dalla riflessione di Calvino.
Visibilità è invece dare forma all’immagine che si impone alla nostra volontà, ci rapisce in un mondo interiore e ci strappa al mondo esterno. Come è possibile tutto questo in un mondo bombardato dalle immagini? Ci riusciamo ancora, ci riescono i nostri ragazzi, in una società dominata e bombardata dalle immagini? Sarà possibile una letteratura fantastica in una crescente inflazione d’immagini prefabbricate? Dante ne proclama la diretta ispirazione divina, scrittori vicini a noi stabiliscono collegamenti con emittenti terrene: l’inconscio individuale o collettivo, il tempo ritrovato nelle sensazioni che riaffiorano dal tempo perduto, le epifanie dell’essere in un singolo punto o istante. Si tratta sempre di un qualcosa che esorbita dalle nostre intenzioni o controllo e che anche in un mondo senza Dio appare essere legato alla trascendenza. Da dove provengono le immagini che l’artista armonizza nella sua mente? Tutto sommerso sott’acqua come un iceberg. Ed ecco che ci risiamo con una cosa ed il suo contrario e qui emerge il compito dell’Arte: rendere visibile l’invisibile, aprire una ferita, come i tagli sulla tela di Fontana. Ripenso a Schelling, Natura e Spirito sono le facce della stessa medaglia, lo spirito è natura invisibile e la natura è spirito visibile e di nuovo interdisciplinarietà. Le teorie dell’immaginazione possono, dunque, andare d’accordo con una Naturphilosophie o una conoscenza teosofica ma sono incompatibili con la conoscenza scientifica? Aiutiamo il ragazzo a riflettere. La mente del poeta e dello scienziato, leggo dopo, funzionano secondo una associazione di immagini che è il modo più veloce di collegare e scegliere tra le infinite forme del possibile e dell’impossibile e a questo punto si tratta di riflettere se il sistema agisce secondo il libero arbitrio o secondo una scelta. La fantasia funziona come una macchina elettronica che tiene conto di tutte le combinazioni possibili scegliendo quelle che corrispondono ad un fine o sono divertenti, piacevoli ed interessanti. Un raccontare che diventa sempre più intrigante. Calvino riconosce l’immaginazione come repertorio del potenziale, dell’ipotetico, di ciò che non è, né è stato né forse sarà ma che avrebbe potuto essere. Diventa in questo modo possibilità una molteplicità potenziale e indispensabile per conoscere. Potenza della fantasia, dell’invisibile ed allora spazio alla scrittura dove il tutto del mondo e dell’io si condensa in materia verbale, caratteri maiuscoli e minuscoli, punti, virgole, segni allineati e fitti rappresentano lo spettacolo variopinto del mondo, uguale e sempre diverso, come le dune spinte dal vento del deserto. Apprezzo il suo dichiarare di sentirsi diviso tra le due correnti: immaginazione come strumento di conoscenza o identificazione con l’anima del mondo? Calvino tende ad identificarsi con quest’ultima ma ne riconosce anche un’altra: immaginazione come repertorio del potenziale, dell’ipotetico, di ciò che non è, né è stato e né forse sarà ma che avrebbe potuto essere diventa possibilità di attingere ad una molteplicità potenziale e indispensabile per conoscere: lo Spiritus Fantasticus di Giordano Bruno. Presentare questo ai ragazzi, penso che ne attivi la motivazione la ricerca ed il desiderio di conoscere.
Scrittura e letteratura come antesignana del mondo virtuale? Il virtuale ha qualcosa della fantasia?
La coerenza per Calvino è una sorta di flessibilità strutturata, che permette di navigare l’incertezza senza esserne sopraffatti.
Calvino parla della visibilità come una necessità nel mondo moderno, in un’epoca in cui siamo sempre più immersi in un mare di immagini e suoni che definiscono chi siamo. La rete e i social media, a loro volta, rendono l’individuo costantemente visibile agli altri, ma spesso questa visibilità si trasforma in una vulnerabilità enorme. Ogni parola e ogni immagine può essere amplificata, distorta, manipolata. Il cyberbullismo, da questo punto di vista, è una deriva della visibilità: si trasforma in una perdita di identità in cui la vittima diventa una marionetta di un gioco crudele di immagini e messaggi diffusi su vasta scala.
Arricchire il concetto: puoi sviluppare questa idea portando l’attenzione sulla fragilità dell’identità nell’epoca dei social. L’individuo, pur desiderando di essere visto e riconosciuto, rischia di venire ridotto a un oggetto di giudizio esterno, privo di difese. Il concetto di visibilità nel mondo digitale diventa un’arma che può trasformarsi in coltello a doppio taglio: il bisogno di emergere può sfociare nell’esposizione al giudizio pubblico, che in alcuni casi diventa brutalmente aggressivo.
Il nostro mondo senza coerenza
Oggi, il nostro mondo sembra essere privo di coerenza: assistiamo a una frammentazione dei significati e dei valori, a un flusso di informazioni che non sempre ci guida verso un senso di unità o di identità stabile. La tecnologia, in particolare, ha accelerato questo processo di frammentazione, contribuendo a creare un mondo in cui la coerenza viene spesso vista come un concetto superato o irrilevante.
Il punto cruciale del lavoro potrebbe essere proprio il superamento della distanza: se Calvino suggeriva la necessità di un linguaggio profondo e riflessivo per affrontare le sfide del mondo contemporaneo, oggi dobbiamo chiedere: come possiamo applicare questa riflessione per insegnare ai giovani a usare la tecnologia non come una via per l’isolamento e la frustrazione, ma come uno strumento di connessione che arricchisce la nostra capacità di essere umani?
Questa “lezione” di Calvino potrebbe quindi diventare un ponte per parlare del cyberbullismo non solo come fenomeno da combattere, ma come simbolo della crisi dei valori tradizionali in un mondo digitale che chiede nuove risposte. La lezione americana, come guida alla resilienza e alla riflessione, potrebbe essere la chiave per affrontare la sfida educativa del nostro tempo.
L'autore
- Appartengo al Sud di questa bellissima Italia, antica terra che una volta si chiamava Italia e il cui nome fu dai Romani traslato a tutta la penisola. Vivo a Catanzaro Lido, cittadina posta nel golfo di Squillace. Ho frequentato una scuola cattolica e poi il Liceo Classico Galluppi che ha ospitato Luigi Settembrini, che fu poeta e scrittore, liberale e patriota. Ho studiato alla Sapienza di Roma Lingua e letteratura tedesca. Ho soggiornato per due anni in Austria dove abitavo tra Krems sul Danubio e Vienna, grazie a una borsa di studio del Ministero degli Esteri per lo svolgimento della mia tesi di laurea su Hermann Bahr e la fin de siècle a Vienna. Dopo la laurea ritorno in Calabria ed inizio ad insegnare nei licei linguistici, quello privato a Vibo Valentia, Liceo Linguistico Pentecoste e poi negli Istituti Statali: Istituto Tecnico per il Turismo a Marina di Gioiosa Ionica e al Liceo Linguistico Enrico Fermi di Catanzaro Lido. Il lavoro, il mio impegno nella Scuola e la famiglia sono stati la Stella polare della mia vita. Mi sono adoprata per la realizzazione di progetti europei come Socrates, Comenius ed ho partecipato a progetti Erasmus. Ho seguito nel 2023 il corso di Geopolitica della Scuola di Limes diretta da Lucio Caracciolo. La lettura occupa molto tempo della mia giornata e se il libro mi parla, cerco di raccogliere i miei pensieri e raccontarli. Mi affascina cogliere il non detto o immergermi tra le metafore delle pagine letterarie per cercare di raccontarle come materia viva del nostro presente, forse per questo leggere del passato mi affascina di più. Scrivo per la rivista letteraria Il Randagio. Collaboro con la la Rivista trimestrale di SCIENZA DELL’AMMINISTRAZIONE SCOLASTICA - Casi e questioni tra diritto e organizzazione - Rivista scientifica ANVUR Euroedizioni Torino.
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