avvenimenti · In primo piano

Un invito alla filosofia come festa del pensiero

Può la filosofia parlare ai giovanissimi senza perdere profondità? Può il pensiero antico, nato nelle piazze e nei banchetti dell’Atene classica, diventare oggi una forma di racconto capace di intercettare l’immaginazione di bambini e ragazzi, abituati a un mondo iper-veloce e saturo di stimoli? Benvenuti al Simposio di Dominella Magda Foti risponde con decisione: sì. E lo fa scegliendo una via tanto semplice quanto efficace, quella della narrazione.

Il volume, infatti, non si presenta come un manuale scolastico né come una parafrasi didattica del testo platonico, ma come un invito: una chiamata all’ascolto, al dialogo, alla curiosità. Nelle prime pagine la voce dell’autrice si rivolge direttamente ai lettori giovani, chiedendo loro di immaginare un simposio non solo come una cena, ma come un luogo speciale dove “le persone si riuniscono non solo per mangiare e divertirsi, ma anche per discutere delle grandi domande della vita”. È un’immagine potente, perché restituisce immediatamente l’idea che la filosofia non sia un sapere astratto e lontano, ma una pratica viva, quotidiana, quasi naturale: un esercizio del “perché”.

Questa intenzione educativa appare già nella prefazione, dove si insiste sulla necessità, oggi più che mai, di stimolare nelle nuove generazioni il pensiero critico, in un paesaggio dominato dalla frammentazione e dal rischio di diventare “solo” consumatori di informazioni. Il libro assume quindi un obiettivo molto chiaro: restituire alla filosofia il suo ruolo originario di allenamento dell’interiorità, spazio in cui fermarsi, riflettere, fare domande, distinguere il vero dal falso, e soprattutto imparare a dialogare.

Una filosofia “raccontata” (senza semplificare troppo)

La parte centrale del libro costruisce una cornice narrativa che permette ai concetti di essere avvicinati senza il peso della terminologia specialistica. Protagonisti sono Socrate e Aristocle, chiamato affettuosamente “Spallone” (Platone), coinvolto in una serata speciale: un banchetto a casa del poeta Agatone, occasione perfetta per introdurre ai lettori la natura stessa del simposio come luogo sociale, culturale e intellettuale.

La scelta di far emergere la filosofia attraverso un dialogo immerso nel quotidiano è uno dei pregi maggiori del testo. Il lettore non riceve semplicemente informazioni: viene accompagnato dentro un ambiente, tra gesti, battute, curiosità, dettagli vivaci. Il tono è spesso ironico e leggero (si pensi al Socrate che “scappa” da Santippe o alla battuta sul motto “So di non sapere” e le interrogazioni a scuola), ma l’ironia non indebolisce i contenuti: li rende respirabili.

In modo efficace, il libro introduce alcune coordinate fondamentali: Socrate come filosofo del dialogo, Platone e la teoria della conoscenza come ricordo, l’etimologia della filosofia come “amore del sapere”, e la funzione delle domande come motore del pensiero.

Il Simposio di Platone e l’educazione sentimentale

Il cuore del racconto ruota attorno al tema centrale dell’opera platonica: l’Amore. L’autrice sceglie di accompagnare il lettore in una vera e propria “educazione sentimentale” filosofica, costruita attraverso le voci dei commensali: Fedro, Pausania, Erissimaco, Aristofane e infine Socrate.

Qui il libro mostra la sua ambizione più interessante: non limitarsi a dire che l’amore è importante, ma suggerire che l’amore è una forza complessa, capace di trasformare l’essere umano, di renderlo coraggioso, vulnerabile, creativo. In particolare, la sezione dedicata a Diotima e alla nascita di Eros come figura “intermedia” (né pienamente divina né interamente umana) costituisce una delle pagine più riuscite, perché permette al lettore di intuire un concetto filosoficamente sofisticato: il desiderio non coincide mai con il possesso, e l’amore è legato alla mancanza, alla ricerca, al movimento.

Allo stesso modo, il celebre mito raccontato da Aristofane — gli esseri umani originariamente sferici, divisi da Zeus e condannati a cercare la propria metà — diventa qui una parabola leggibile anche in età giovanile, quasi una fiaba metafisica sul bisogno di relazione e sulla nostalgia dell’interezza.

Le illustrazioni: un controcanto visivo

A rendere il volume particolarmente adatto a un pubblico giovane, e allo stesso tempo piacevole per un lettore adulto, contribuisce la presenza delle illustrazioni di Domenico Loddo, che conferiscono ritmo e leggerezza alla narrazione. Le immagini non sono decorative: sembrano piuttosto funzionare come un controcanto visivo, un modo per “mettere in scena” i concetti e rendere la filosofia un luogo abitabile, perfino ludico, senza banalizzarla.

La filosofia, così, non appare come una torre d’avorio, ma come una storia animata da personaggi riconoscibili, quasi teatrali, dove l’intelligenza si manifesta anche nella comicità e nel gioco.

Un libro “per ragazzi”, ma anche per adulti

Uno degli aspetti più interessanti di Benvenuti al Simposio è la sua doppia destinazione: se da un lato parla ai giovani, dall’altro si rivolge indirettamente anche agli adulti — insegnanti, genitori, educatori — ricordando loro che il pensiero critico non è un risultato acquisito, ma una pratica che si coltiva. La prefazione lo suggerisce con forza: educare significa anche difendere uno spazio di lentezza, di ascolto e di interrogazione nel cuore di una società che corre.

E forse è questo il punto più prezioso del libro: la filosofia non viene presentata come un insieme di risposte, ma come una disciplina delle domande. Il testo invita a fare esperienza del pensare, a non accontentarsi di formule preconfezionate, a riconoscere che la crescita intellettuale e morale nasce dalla capacità di restare inquieti nel modo giusto.

Conclusione

Con Benvenuti al Simposio, Dominella Magda Foti costruisce una piccola e preziosa porta d’ingresso alla filosofia, capace di parlare ai giovanissimi con tono narrativo, chiarezza e immaginazione. L’operazione è riuscita perché si fonda su una scelta intelligente: non ridurre Platone a un riassunto, ma trasformare il Simposio in un’esperienza, un invito a partecipare, un “banchetto” del pensiero dove la parola più importante rimane quella che spesso dimentichiamo di pronunciare: perché?

L'autore

Giorgia Karvunaki
Giorgia Karvunaki è nata in Grecia, a Creta, a Canea. Ha studiato in Italia Lingua e cultura italiana per stranieri, Scienze Politiche - Indirizzo Internazionale, Insegnamento dell'italiano come LS, Sceneggiatura e in Grecia Traduzione  - Traduttologia. È membro associato e National Convener per la Grecia dal 2007 della Commissione internazionale per la storia delle istituzioni rappresentative e parlamentari (ICHRPI), Rappresentante accreditata del Nosside, Premio Internazionale di Poesia (Unesco) e Membro dell'International Theatre Institute (ITI). Vive ad Atene dove lavora come insegnate, traduttrice, promotrice culturale e ricercatrice storica. Le sue traduzioni, le sue interviste e i suoi articoli, sono stati pubblicati in riviste cartacee ed elettroniche in Grecia, in Italia e in Romania. Le sue traduzioni di opere teatrali sono state messe in scena in Grecia e in Italia. Nel 2018 è stata premiata dall'Istituto Italiano di cultura di Atene con il ‘Premio Luigi Pirandello’.