Il 9 febbraio, data che da quest’anno è stata ufficialmente riconosciuta come Giornata Mondiale della Lingua Greca, con una risoluzione della 43ª Assemblea Generale dell’UNESCO, sostenuta con particolare convinzione anche dall’Australia, in riconoscimento della vitale presenza della diaspora ellenica agli Antipodi, assume un valore che oltrepassa la dimensione commemorativa per iscriversi pienamente in una prospettiva culturale e geopolitica. La lingua greca non appare più soltanto come eredità del passato, ma come forza viva, capace di produrre significato nel presente e di orientare il futuro.
In questo quadro simbolico si colloca la pubblicazione del volume 29 percorsi verso la lingua greca, a cura della Fondazione Ellenica del Libro e della Cultura [Hellenic Foundation for Books and Culture (HFBC)], che si configura non come semplice strumento didattico, ma come un vero e proprio atlante esperienziale della lingua.
Il titolo stesso introduce una metafora del movimento. Il termine ‘percorsi’ implica una concezione dinamica della lingua, intesa non come sistema chiuso, ma come spazio attraversabile, secondo quella prospettiva che Wilhelm von Humboldt definiva energeia, attività creatrice in continuo divenire, piuttosto che ergon, prodotto compiuto e statico. La lingua, in questo senso, non è un oggetto, ma un processo.
I ventinove contributi che compongono il volume possono essere letti come altrettante soglie di accesso a questo processo. Essi disegnano una geografia plurale, in cui l’apprendimento linguistico si intreccia con la memoria, con l’identità e con l’esperienza individuale. Come ha scritto George Steiner, ‘ogni lingua è una finestra su una diversa configurazione del mondo’, e questo libro rende tangibile tale affermazione, mostrando come il greco continui a costituire uno spazio privilegiato di pensiero.
Un elemento di particolare rilievo del volume è costituito dalla presenza di traduttori provenienti da diversi orizzonti linguistici e culturali, a conferma del fatto che la lingua greca continua a vivere non soltanto all’interno dei suoi confini geografici, ma soprattutto nello spazio dinamico della traduzione. Tra questi, assume un valore emblematico il contributo del traduttore egiziano Mohammed Abdelaziz, la cui partecipazione inscrive la lingua greca all’interno di quella più ampia geografia mediterranea che, sin dall’età ellenistica, ha costituito uno dei suoi naturali luoghi di espansione e di trasformazione. La sua presenza richiama, in filigrana, quella continuità storica che ha visto Alessandria configurarsi come uno dei grandi laboratori della grecità linguistica, confermando come la traduzione rappresenti non una semplice operazione tecnica, ma una forma di appartenenza culturale.
Accanto a questa prospettiva, si colloca il contributo della traduttrice rumena Angela Bratsou, autrice del testo significativamente intitolato Ραβδοσκόπος των λέξεων (Rabdomante di parole). Già il titolo introduce una metafora rivelatrice: quella del traduttore come rabdomante del linguaggio, figura che non si limita a trasferire significati da una lingua all’altra, ma intercetta correnti sotterranee di senso, rendendo percepibile ciò che, nella parola, rimane invisibile. In questa prospettiva, la lingua greca appare non soltanto come oggetto di studio, ma come campo di risonanza, spazio in cui il traduttore è chiamato a esercitare una forma di ascolto profondo. Il gesto traduttivo assume così i tratti di un atto ermeneutico, confermando quanto Walter Benjamin aveva intuito quando definiva la traduzione come il luogo in cui le lingue si riconoscono reciprocamente nella loro tensione verso una verità comune.
In questa stessa prospettiva si inscrive anche la mia personale esperienza di mediatrice culturale e traduttrice tra greco e italiano. Attraverso il mio lavoro con il Premio Internazionale Nosside (Unesco) e le collaborazioni con riviste come Insula Europea, Verso Dove e Pioggia Obliqua, ho potuto constatare come ogni atto di traduzione costituisca, in realtà, un attraversamento esistenziale prima ancora che linguistico.
Tradurre significa abitare la soglia.
Significa riconoscere che ogni lingua custodisce una visione del mondo irriducibile, e che il compito del traduttore consiste non nel ridurla, ma nel renderla percepibile nella sua differenza.
Il volume 29 percorsi verso la lingua greca si colloca pienamente all’interno di questa logica della soglia. Invita il lettore a intraprendere un viaggio trasformativo.
Perché, come scriveva Martin Heidegger, ‘la lingua è la casa dell’essere’.
Il riconoscimento della Giornata Mondiale della Lingua Greca da parte dell’UNESCO conferma che la lingua greca non appartiene soltanto a coloro che la parlano, ma anche a coloro che la traducono.
A coloro che la abitano.
Perché la traduzione non è soltanto un modo per traghettare una lingua.
È un modo per vivere dentro di essa.
Il volume è scaricabile gratuitamente dal sito della Fondazione https://elivip.gr/ekdoseis-elivip-books/
L'autore
- Giorgia Karvunaki è nata in Grecia, a Creta, a Canea. Ha studiato in Italia Lingua e cultura italiana per stranieri, Scienze Politiche - Indirizzo Internazionale, Insegnamento dell'italiano come LS, Sceneggiatura e in Grecia Traduzione - Traduttologia. È membro associato e National Convener per la Grecia dal 2007 della Commissione internazionale per la storia delle istituzioni rappresentative e parlamentari (ICHRPI), Rappresentante accreditata del Nosside, Premio Internazionale di Poesia (Unesco) e Membro dell'International Theatre Institute (ITI). Vive ad Atene dove lavora come insegnate, traduttrice, promotrice culturale e ricercatrice storica. Le sue traduzioni, le sue interviste e i suoi articoli, sono stati pubblicati in riviste cartacee ed elettroniche in Grecia, in Italia e in Romania. Le sue traduzioni di opere teatrali sono state messe in scena in Grecia e in Italia. Nel 2018 è stata premiata dall'Istituto Italiano di cultura di Atene con il ‘Premio Luigi Pirandello’.
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