Teresa Agovino e Matteo Maselli sono due giovani e brillanti studiosi, docenti a contratto di Letteratura italiana, con ambiti di ricerca e specializzazioni molto differenti (Dante e le Digital Humanities, l’uno; il Male e la Giustizia in letteratura, l’altra) che hanno trovato una linea di indagine comune nella ricerca tematica, fondando così una collana che, grazie all’editrice Aracne, vede oggi la luce.
Nel panorama delle pubblicazioni scientifiche dell’Area 10 nasce una nuova realtà editoriale che sceglie di porre al centro non un autore, non un’epoca, non una metodologia, ma un tema. Si chiama Thematika ed è una collana fondata e gestita interamente da giovanissimi talentuosi studiosi, sostenuta da un comitato scientifico internazionale e animata da un’idea chiara: «τὸ ὅλον μᾶλλον ἢ τὰ ἄθροισμα τῶν μερῶν». Oggi ne parleremo con il Direttore Matteo Maselli e con la Responsabile di redazione Teresa Agovino per comprendere la genesi del progetto, il suo metodo e le prospettive future.
Innanzitutto vi ringrazio per aver accettato di presentare ai lettori di Insula europea questa nuova avventura editoriale. Vorrei partire dall’origine: com’è nata l’idea di fondare Thematika e quale esigenza scientifica avete avvertito come più urgente?
Grazie a te per averci coinvolti in questa intervista. Thematika è nata praticamente in maniera spontanea: dopo aver curato i volumi Armi e armature nella letteratura italiana (Cesati, 2024) e Figure Retoriche. Tradizioni, discipline, contesti, quest’ultimo con Mariagrazia Staffieri (Ledizioni, 2025), abbiamo compreso che era giunto il momento di dare una forma più organica ai nostri lavori comuni. Matteo, infatti, si occupa principalmente di Dante, Medioevo e Digital Humanities mentre Teresa, del tema del Male e della Giustizia in Letteratura (da Manzoni a Primo Levi a Camilleri), il che ha implicato da un lato contatti e contesti differenti – e, quindi, la possibilità di raggiungere un ampio e omogeneo gruppo di studiosi di ogni ordine e grado -, dall’altro la presa di coscienza che ci fossero delle linee comuni tra campi di ricerca apparentemente così distanti. Va detto, però, che non abbiamo alcuna intenzione di monopolizzare la collana ma, anzi, vogliamo lanciare unicamente il volume inaugurale e lasciarla poi a disposizione di tutti coloro che vogliano pubblicarvi all’interno, giovani e non.
Il sottotitolo, La letteratura per temi, è una dichiarazione metodologica molto netta. In un momento in cui gli studi tendono a specializzarsi sempre di più, perché avete scelto il “tema” come chiave ordinatrice e non l’autore, il periodo o il genere?
A questa domanda lasciamo che sia un Maestro a rispondere e riportiamo qui parte della Postfazione ad Armi e Armature che Rino Caputo ha approntato per noi: «Qualche decennio fa, in aperta e consolidata temperie storicistica, da un lato, e strutturalistica, dall’altro, qualche sopracciglio si sarebbe alzato nel considerare l’operazione compiuta dai nostri giovani Curatori. […] connotare oggi il presente volume come una proficua risultanza di “critica tematica” non sembra provocare risentite dimostrazioni di dissenso; perché molta acqua è passata sotto i ponti, rispetto a quando si discettava, più o meno oziosamente, di “paradigma desanctisiano” opposto a una visione più selettiva, verticale e sincronica della serie pur secolare, diacronica, della letteratura italiana. Sono poi apparse le applicazioni metodologiche, come, ad esempio, l’impresa editoriale programmaticamente denominata Il materiale e l’immaginario di Remo Ceserani e Lidia De Federicis e specialmente la crescente e, forse, anche troppo tumultuosa applicazione ai testi, canonici e non, delle grandi grammatiche metodologiche del primo Novecento, la linguistica saussuriana e la psicanalisi, soprattutto. Temi (e simboli) diventano, quindi, sempre più protagonisti del panorama critico-letterario, accademico e militante, scientifico e pubblicistico, nella progressiva e forse irreversibile collocazione audiovisiva e digitale. Raccogliere, pertanto, oggi, il frutto più perspicuo di una ricerca, diacronica e sincronica, […] permette, tra l’altro, di verificare quanta strada è stata percorsa e come ormai sia diventata pratica plausibile e proficua il racconto della Letteratura italiana dalle origini alla nostra contemporaneità, con investigazioni analitiche “per saggi storicamente disposti” (e l’allusione è esplicita verso il tentativo postcrociano di Mario Sansone di estrarre una “storia della letteratura italiana” dagli innumerevoli contributi, peraltro illuminanti quanto irrelati, di Benedetto Croce). E così, […] Struttura e Storia posso diventare positivamente modi dell’attività critico-letteraria intrecciata e armoniosa, convinti, come ci ha testimoniato l’ultimo Calvino nella “paginetta” introduttiva dei suoi Six memos for next millennium (felicemente reintitolate Lezioni americane), “che ci sono cose che solo la letteratura può dare coi suoi mezzi specifici”».
Il vostro motto – «Il tutto è più della somma delle parti» – richiama un’idea di organicità. In che modo questo principio guida concretamente la costruzione di ciascun volume? Cosa distingue, per voi, una raccolta coerente da una semplice giustapposizione di saggi?
Il motto nasce da una sentenza pseudo-aristotelica, accolta poi, in anni molto più recenti, dalla psicologia della Gestalt: ci sembrava il paradigma più adatto a conciliare campi e temi di differente portata. Contro una crescente frammentazione del discorso critico ci siamo, dunque, chiesti se fosse possibile creare uno spazio editoriale in cui rimettere in dialogo autori, epoche, tradizioni differenti a partire da un nucleo tematico concettuale condiviso. Abbiamo, infatti, avvertito l’esigenza di ricostruire connessioni che una specializzazione accademica, spesso necessaria e produttiva, tende tuttavia a perdere. Per questo motivo abbiamo pensato di offrire un luogo di confronto non occasionale ma strutturalmente ragionato, in cui il tema non venga inteso come etichetta generica ma come strumento adatto a far emergere relazioni latenti e continuità trasversali. Da qui l’idea di organicità. Prendiamo, ad esempio, i panel di congresso o i convegni dottorali – molto bene accetti in questa collana – che si incanalano proprio in questa prospettiva.
Lavorare per temi comporta anche un rischio: quello dell’accostamento arbitrario. Qual è, secondo voi, il confine tra un tema realmente produttivo – capace di generare dialogo tra testi e autori – e un tema che resta solo un’etichetta?
Un tema realmente produttivo, almeno per quanto ci riguarda, è quello che mette in relazione questioni che altrimenti non dialogherebbero tra di loro e che, al contempo, sia in grado di produrre uno scarto interpretativo sul quale poter riflettere, argomentare, sviluppare ricerca. Onde evitare che tali accostamenti restino, però, arbitrari, abbiamo chiamato in causa una cospicua mole di studiosi a comporre il nostro comitato scientifico – si tratta di esperti, strutturati e non, tutti con competenze e specializzazioni differenti, al di sotto dei 45 anni e afferenti a realtà accademiche variegate e internazionali. Ci si permetta di elencarli qui, in ordine rigorosamente alfabetico, poiché ci preme ringraziarli personalmente: Maria Silvia Assante, Università “Federico II”; Attilio Cicchella, Università di Torino; Federica Coluzzi, University of Warwick; Ida Duretto, Kyoto University; Filippo Fabbricatore, The City University of New York; Maria Antonietta Garullo, Università Pegaso; Alberto Gelmi, Vassar College; Cai Jin, Université Jean Monnet – Saint-Étienne; Max Matukhin, Università degli Studi di Bergamo; Davide Savio, Università “G. D’Annunzio” Chieti-Pescara; Francesco Sielo, Università della Campania “L. Vanvitelli”; Vincenzo Simoniello, Università Mercatorum; Mariagrazia Staffieri, Universitat de Barcelona/IEC; Gaia Tomazzoli, Sapienza Università di Roma; Natale Vacalebre, University of Alcalà.
Un tratto distintivo della collana è la sua identità generazionale: Thematika è fondata e gestita da giovani studiosi, ma sostenuta da un comitato scientifico internazionale. Come avete costruito questo equilibrio tra autonomia progettuale e garanzia scientifica?
Abbiamo voluto che Thematika fosse uno spazio di responsabilità diretta per giovani studiosi. Tuttavia, l’autonomia progettuale non può prescindere da un sistema di valutazione rigoroso e pertanto abbiamo, come detto prima, costituito un comitato scientifico internazionale che garantisca qualità e solidità metodologica; ci riserviamo di rivolgerci comunque a esperti esterni, qualora una proposta non fosse valutabile da alcuno di noi. L’equilibrio si fonda su una condivisa gestione dei ruoli, che di fatto restano fortemente nominali, poiché siamo tutti mossi dal comune intento di generare una proposta editoriale accattivante, nuova e aperta a tutti. In questo, dobbiamo dire, con un pizzico di orgoglio, abbiamo ricevuto entusiasta approvazione, tanto da coloro che subito hanno aderito al comitato, quanto da chi ci ha immediatamente scritto alla notizia della nascita della collana confermandoci quanto un esperimento di tal fatta servisse davvero.
Dal punto di vista redazionale, come nascerà un volume Thematika? Quando ricevete una proposta – che si tratti di atti di convegno, raccolta curata o monografia – quali saranno i passaggi decisivi che vi potrebbero portare a dire sì?
Sicuramente, specie dopo l’esperienza macrodiscplinare di Figure Retoriche, domina la scelta di restringere l’area alle sole letteratura italiana e comparata. Non abbiamo, ovviamente, limiti cronologici, né di tipo sincronico, né tantomeno diacronico, ma avvertiamo l’esigenza di gestire un campo di studi che ci appartenga appieno, onde evitare dispersioni professionali e di metodo. Certamente siamo aperti a tutte le proposte che verranno – e, anzi, approfittiamo qui per sollecitare tutte le richieste potenziali – e, di volta in volta, ne discuteremo con il comitato per una preliminare approvazione.
E veniamo al debutto: su quale tema si concentrerà il volume inaugurale della collana?
Ironia della sorte, il volume inaugurale avrà tema libero. Abbiamo scelto, in questo caso, di optare per un grande raccoglitore di piccoli testi. Il volume, infatti, si chiamerà Minima et varia e raccoglierà, in sottocategorie, quei piccoli saggi che spesso non trovano una collocazione data la forma ristretta. La call uscirà nei primi giorni di aprile. Lo scopo è, chiaramente, quello di chiamare a raccolta quanti più studiosi possibile per diffondere il progetto editoriale in maniera capillare. Praticamente, ci sia permessa una battuta, sarà un volume-sponsor!
Infine, se un giovane ricercatore o un curatore sta pensando di proporre un progetto a Thematika, quale consiglio gli dareste? Qual è l’errore più frequente da evitare e qual è, invece, l’elemento che vi fa riconoscere subito un progetto in sintonia con la vostra visione?
Di certo vanno evitate quelle aree scientifiche che non rientrano nel nostro campo di studi (filosofia, storia,…) e accostamenti di tipo arbitrario o disomogeneo tra temi e autori non in linea tra loro. Sono, invece, molto bene accetti, come accennavamo prima, gli atti/panel di congresso che non hanno pubblicazione e di convegni dottorali o anche monografie e raccolte di saggi. Il tema è sempre libero, ma l’elemento che ci fa riconoscere subito un progetto in sintonia con la nostra visione è la presenza di una forte consapevolezza metodologica: quando, cioè, il tema proposto non è un pretesto, ma una lente interpretativa coerente e rigorosa.
Per proposte di pubblicazione si ricorda ai lettori che è possibile inviare il proprio progetto scrivendo all’indirizzo e-mail: direttore.thematika@gmail.com.
Lasciamo Matteo Maselli e Teresa Agovino con l’impressione che Thematika non sia soltanto una nuova collana editoriale, ma un laboratorio di metodo e di responsabilità condivisa. In un tempo in cui la ricerca rischia di frammentarsi in percorsi sempre più settoriali, scegliere il tema come principio ordinatore significa credere che la letteratura viva di relazioni, attraversamenti e rimandi. È per questo che il tutto può essere più della somma delle sue parti.
L'autore
- Anna Raimo è nata a Pisa il 25 dicembre 1995. Laureata magistrale con il massimo dei voti in Linguistica e didattica dell’italiano nel contesto internazionale presso l’Università degli Studi di Salerno e l’Universität des Saarlandes di Saarbrücken, ha in seguito conseguito un Master di II Livello in Didattica dell’Italiano L2 presso l’Università degli Studi di Napoli L’Orientale. I suoi interessi di ricerca spaziano dalla linguistica e didattica della lingua italiana alla storia, letteratura e poesia contemporanea. Si è infatti occupata dell’italiano dei semicolti nella sua tesi di Laurea Magistrale e ha recentemente pubblicato un articolo su una particolare varietà della lingua italiana: "L’e-taliano: uno scritto digitato semifuturista?", in (a cura di S. Lubello), Homo scribens 2.0: scritture ibride della modernità, Franco Cesati Editore, Firenze 2019, pp. 159-164. Tra i suoi autori preferiti vi sono Mario Vargas Llosa, Jung Chang, Philip Roth, Azar Nafisi, Orhan Pamuk, Anna Achmatova, Rainer Maria Rilke, Federico García Lorca, Alda Merini, Bertolt Brecht e Wisława Szymborska. Le sue passioni sono la lettura, la scrittura di poesie e i viaggi, soprattutto in Germania, paese di cui adora la storia, la cultura, l’arte e i magnifici castelli.
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