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Un allievo e un maestro. Dialogo con Alessandro Trasciatti

Il 15 marzo 2026 esce per l’editore Metilene di Pistoia il racconto lungo di Alessandro Trasciatti, Le finestre di casa Orlando, che occupa la posizione numero otto della collana di scritture anomale “Aritmie” diretta da Paolo Albani.

Nel libro l’autore racconta in prima persona, senza ulteriori filtri se non quello della scrittura, il suo rapporto di amicizia ventennale con Francesco Orlando, dalla fine degli anni Ottanta del secolo scorso fino quasi al momento della scomparsa, nel 2010.

Orlando, nato a Palermo nel 1934, è stato un docente di primo piano: francesista, teorico e critico letterario, musicologo, scrittore. Durante la sua lunga carriera ha insegnato nelle università di Napoli, Venezia e Pisa. Proprio a Pisa, sul Lungarno, Orlando aveva la sua abitazione, ricca di libri e di cose, di quegli Oggetti desueti (sottotitolo Rovine, reliquie, rarità, robaccia, luoghi inabitati e tesori nascosti) protagonisti di uno dei suoi libri più importanti e conosciuti (Einaudi, 1993).

A Pisa invece Alessandro Trasciatti, che è lucchese, si è laureato in Letteratura francese essendo prima allievo di Orlando, poi suo amico e frequentatore di quella casa.

«Ho esitato a lungo – dichiara Trasciatti – prima di decidermi a pubblicare questo breve testo, per timore di peccare di vanità o di intrusione in una sfera non mia. Alla fine, ha prevalso il desiderio di dire “c’ero anch’io” e di aggiungere un tassello a un mosaico di memorie comuni. Gli allievi di Orlando, in effetti, non sono stati pochi né gli amici e i colleghi che lo hanno stimato. Anzi, essi costituiscono quello che si definisce “una scuola”, un modo di pensare e di intendere l’insegnamento e il metodo del loro maestro. Niente di tutto ciò, in realtà, interessa il racconto di Alessandro che nel suo svolgersi non ha nulla di accademico, ma tende solo a rendere l’umanità di un rapporto, insieme con l’appagamento e il senso di appartenenza che esso può generare, ma anche le acredini, le insofferenze e le frustrazioni inevitabili di chi sente che ciò che si desidera non è pienamente accolto».

E ancora: «Il mio libro – prosegue l’autore – potrebbe interessare prima di tutto la “comunità” di coloro che hanno conosciuto Orlando, come professore o come collega, nelle varie università dove ha insegnato. Oppure chi si è interessato ai suoi libri, alle sue teorie o si è imbattuto almeno una volta nel suo nome. Il mio non è certo un libro teorico, racconta un’amicizia, è Orlando visto da me. Forse in questa amicizia c’è qualcosa di romanzesco, almeno in nuce, che potrebbe interessare anche qualcuno che non conosce Orlando: in fondo è il racconto di un’amicizia tra un giovane studente e un vecchio professore, di cui non potrà, o forse è meglio dire non vorrà, provare a seguire le orme, accusandolo a torto di avergli tarpato le ali. Fra noi c’erano trent’anni di differenza, quindi c’era qualcosa del rapporto padre-figlio. Ma non sono stato né il primo né l’ultimo ad avere con lui questo tipo di relazione. Anzi, nel corso degli anni, siamo stati in tanti ma tutti ci siamo sentiti privilegiati perché, come altri hanno detto, Orlando aveva una grande capacità di ascolto, ognuno si sentiva riconosciuto nella propria individualità; instaurava con noi dei rapporti paritetici, nonostante le differenze anagrafiche e culturali. Ecco, questo libro può forse offrire uno piccolo spaccato su come funzionavano quelle amicizie, fatte di studio, conversazioni, momenti conviviali, letture, ascolti musicali».

Impossibile, leggendo il libro di Alessandro Trasciatti, non ripensare al rapporto tra Francesco Orlando e Giuseppe Tomasi di Lampedusa, l’autore del Gattopardo (1958). Anche Orlando infatti raccontò, in due momenti diversi, la sua amicizia con il principe di Lampedusa, prima in Ricordo di Lampedusa (1962), poi in Da distanze diverse (1996): «certamente – spiega Alessandro – sono stato influenzato da quel racconto. Forse, lo dico a posteriori, quella storia ha funzionato in me come una specie di archetipo nostalgico, se così si può dire. La differenza è che non sono stato né l’unico allievo di Orlando, né il più brillante. Anzi, la mia carriera non ha mai decollato, non sono mai diventato uno studioso, un professore, e nemmeno uno scrittore di professione. Tra Orlando e Tomasi di Lampedusa ci fu grande stima, affetto reciproco ma anche incomprensioni. E in quest’ultimo sentimento mi sono senz’altro immedesimato».

Il racconto di Alessandro ha infatti molto in comune con le storie di inettitudine che hanno popolato la letteratura del Novecento, italiana e non, dal nostro Svevo in poi. L’«anomalia» risiede inoltre nel fatto che si tratta di «una specie – conferma Alessandro – di racconto memorialistico in cui sono innestati brani autonomi di prosa breve, versi, estratti di tipo saggistico, citazioni di vario genere che non saprei bene come definire, forse si tratta di un collage autobiografico».

Del resto, la collana diretta da Paolo Albani ha, come suo scopo principale, portare alla luce testi inediti che sappiano contaminare diversi generi ma soprattutto che considerino l’ironia una lente fondamentale attraverso cui osservare il mondo. Un’ironia che non deve per forza far ridere, ma deve – lo insegnava Pirandello – mostrare che le cose hanno sempre un rovescio della medaglia, che possono essere capovolte, messe sotto sopra, guardate di traverso, ribaltate e agitate. Allora, alla fine, forse qualche verità salirà a galla e lo scrittore potrà coglierne un barlume.

Così ha fatto Alessandro Trasciatti: i pomeriggi e le serate trascorse in casa di Orlando, tra i suoi libri e i suoi oggetti desueti, sono stati messi sotto sopra, come durante un trasloco che non si vorrebbe mai fare. Alla fine, al di là degli insegnamenti che – aggiunge l’autore – «credo che Orlando mi abbia trasmesso, è rimasto un grande desiderio di conoscenza, il gusto per l’analisi, per l’approfondimento (inteso anche come introspezione personale), il senso della storia. Il suo metodo di studio e la sua teoria della letteratura sono stati per me, che sono sempre stato incline alle divagazioni e alle scorribande nell’assurdo, un insegnamento di ordine, di chiarezza, di comprensione del reale altrettanto forte quanto la spinta irrazionale».

È forse questo il senso misterioso, inafferrabile e affascinante dell’insegnamento: «a un livello più concreto, quotidiano» – conclude Alessandro – «non saprei dire cosa mi ha trasmesso Orlando», nonostante – aggiungiamo – il libro che ha appena pubblicato dimostri esattamente il contrario.

Sempre la stessa storia – direbbe qualsiasi professore, maestro, insegnante o genitore allo studente o al figlio dopo una giornata di scuola – sempre la stessa risposta: «Cos’hai fatto oggi?» «Niente».

monica_schettino@hotmail.com

Bibliografia essenziale

Alessandro Trasciatti, Prose per viaggiatori pendolari, Mobydick, Faenza, 2002.
Alessandro Trasciatti, Acrobazie. Storie brevi e brevissime, Il ramo e la foglia, Roma, 2021.
Francesco Orlando, Gli oggetti desueti nelle immagini della letteratura, Einaudi, Torino, 1993.
Francesco Orlando, Per una teoria freudiana della letteratura, Einaudi, Torino, 1971.
Francesco Orlando, Ricordo di Lampedusa, All’insegna del pesce d’oro, Milano, 1963; poi con Da distanze diverse, Bollati Boringhieri, Torino, 1996.

 

L'autore

Monica Schettino
Monica Schettino
Monica Schettino è laureata in Lettere moderne all’Università di Torino con una tesi in Letteratura greca, ha ottenuto il titolo di Dottore di ricerca in Italianistica presso l’Università di Urbino “Carlo Bo” con una ricerca sulla Scapigliatura piemontese, in seguito pubblicata nel volume Achille Giovanni Cagna - Giovanni Faldella, Un incontro scapigliato: carteggio 1876-1927 (Interlinea, 2008). Ha collaborato come docente a contratto con l’Università del Piemonte orientale e poi con l’Università di Torino. Per l’Istituto storico per la storia della Resistenza di Varallo Sesia ha curato l’edizione dell’autobiografia di Anna Marengo, Una storia non ancora finita, (2014) mentre nel 2023 ha pubblicato sulla rivista «l’impegno» uno studio sul giovane poeta e resistente Ferdinando Giolli e la sua collaborazione con l'editore milanese Rosa e Ballo. Nel 2021 e nel 2023 ha partecipato alla Biennale "Piemonte e Letteratura" organizzata dalla Fondazione Palmisano di S. Salvatore M.to occupandosi di Achille Giovanni Cagna e dell'editoria vercellese nel Novecento. Dal 2022, presso l'Università di Friburgo (CH) e con la direzione del prof. Genetelli, si dedica allo studio dello scrittore e drammaturgo Cesare Lodovici sul quale ha pubblicato due saggi e un capitolo introduttivo nel volume: Cesare Vico Lodovici: un anglista del Novecento (2023). Nel 2025 ha pubblicato un piccolo inedito di Giovanni Faldella nella collana diretta e illustrata da Lino di Lallo, "Quaderni di stretta brevità", intitolato Clelia o il Governo del Monaco (Roma nel secolo XIX). Romanzo storico politico di Giuseppe Garibaldi. Per l'editore Metilene di Pistoia ha curato il volume di Gino Patroni, Ed è subito pera e altri epigrammi, che nel 2024 ha inaugurato la collana di scritture anomale "Aritmie" diretta da Paolo Albani, facendo poi parte del comitato di lettura. Dal 2021 è docente di materie letterarie presso il Liceo "Parentucelli" di Sarzana, collabora con la casa editrice Loescher di Torino e con le pagine culturali della «Gazzetta di Parma».