In via Enrico dal Pozzo esiste un Grifo perugino, poco conosciuto, assolutamente inedito sotto il profilo iconografico. È infatti l’unico esempio di Grifo rampante che abbia sotto una zampa la sezione circolare di un oggetto finora mai visto.
L’antico manufatto si trova “per Fontenovo” (secondo l’antica definizione perugina), poco a valle della Casa di riposo per anziani, all’interno di un piazzaletto ubicato sulla destra a scendere. È un fazzoletto di terra, delimitato da un muro. Su di esso una lapide in marmo grigio, spesso coperta da erbacce.
La pietra, murata in un parapetto all’incerta, risulta spaccata trasversalmente, ma compatta. Su di essa si nota, graffito, un Grifo con alla base un’iscrizione in lingua latina, datata 1618.
L’iscrizione recita: TEMPORE MAG(ISTRATI) ILL(USTRISSIMI) DD CAP(ITANI) HIPPOLITI DE MENECONIBUS ET COLLEGARUM SECUN(DO) TRIMEST(RE) MDCXVIII.
L’iscrizione fa riferimento all’inaugurazione della struttura, nel periodo cronologico in cui fu capitano [del popolo] Ippolito Meniconi e “collegio”, nei mesi tra aprile-giugno del 1618 (il nome del personaggio ricorre, in atti notarili, nel volume del 1978 La Biblioteca Augusta del Comune di Perugia di Giovanni Cecchini).
Il luogo era sede di una fonte. D’altra parte, la zona è ricchissima d’acqua. Vene d’acqua generose, fin dall’antico, scendevano dal Toppo di Monteluce. Anche durante la costruzione del vecchio Policlinico – come mi ricordava il parroco don Luciano Tinarelli – sorgenti d’acqua furono convogliate e pompate negli scarichi della chiesa, per evitare il ristagno nelle parti basse di alcuni reparti. Da lì un cunicolo che esce in quel fazzoletto di terra. Esistono anche vene nella vicina scarpata.
Poche centinaia di metri più avanti, sulla sinistra, come è ben noto ai perugini, prima della Villa Massari (in quella che fu definita Piaggia dei Matti) si trova la Fonte di Fontenuovo, recentemente restaurata e restituita all’antica bellezza. Anche su di essa c’è l’immagine del Grifo, ma quella ordinaria, nella dimensione rampante.
Al contrario, la pietra col Grifo anomalo da noi segnalata, a valle dei “bonvecchi”, è un unicum e meriterebbe di essere studiata e tutelata. Anche per salvarla da tentativi di asportazione. Sorte tristemente subita da qualche edificio della Conca, che aveva sull’architrave la “gratella” di San Lorenzo, simbolo di appartenenza al Capitolo del Duomo.
Il nostro Grifo, unicum nell’iconografia cittadina, ha sotto la zampa sinistra una specie di sezione di tronco con doppio cerchio (foto).
Particolare interessante, che garantisce “ufficialità” all’immagine, è la corona del Grifo Regale. È ben noto che il diritto alla corona è riservato esclusivamente a tre soggetti istituzionali: il Collegio del Cambio, la Mercanzia e il Comune. Il fatto che questo Grifo sia coronato, gli conferisce solennità, autorevolezza e funzione di pubblica utilità.
Dato che qui c’era una fonte, è ovvio che il Comune, mediante questo simbolo, si impegnava a garantire ai cittadini la sicura potabilità di quell’acqua.

Alla luce di questa riflessione, si comprende chiaramente che la forma circolare sotto la zampa potrebbe essere la sezione di un tubo in coccio, in riferimento alla linea di adduzione dell’acqua. Una seconda spiegazione, molto più immediata e suggestiva, ammette di considerare la forma sotto il Grifo come una coppa per bere. Il che è coerente con la presenza della fonte. Ed è questa l’ipotesi che mi sento di sposare convintamente.
L'autore
- SANDRO ALLEGRINI ha pubblicato studi di filologia classica e storia, arte e letteratura sulla produzione di autori locali e nazionali. Ha creato e dirige collane di biografie (“Umbri”), di dialetto “I grandi classici in perugino” (Dante, Michelangelo), di poesia (“Officina del Dialetto”), narrativa, critica e saggistica (“Lanterne”, Orient Express). Ha pubblicato oltre 80 volumi di storia locale e lingua perugina, editor di testi di prosa e poesia, autore di documentari sui rioni di Perugia (Futura Edizioni). Membro della Deputazione di Storia Patria per l’Umbria, Accademico d’onore dell’Accademia di Belle Arti “Pietro Vannucci” di Perugia, iscritto all’Ordine nazionale dei Giornalisti, è fondatore e coordinatore dell’Accademia del Dónca. Tra le sue ultime pubblicazioni “Mia zia Maria Callas. Dietro le quinte” (2024) con Angelo Meneghini e “La Costituzione Italiana m perugino” (Morlacchi editore, 2025), col magistrato Beatrice Meniconi. Ne Il Giornale dell’Umbria.com scrive sotto il brand di Inviato Cittadino, cura le sezioni Accademia del Dónca e la rubrica Palcoscenico
Ultimi articoli
In primo piano9 Agosto 2026Quel San Lorenzo, in cattedrale, con un buco di pallottola all’altezza del cuore
In primo piano1 Agosto 2026Sulla lapide dantesca in Porta Sole
In primo piano20 Luglio 2026Riscrivere la storia: l’Aula Magna di Palazzo Gallenga
In primo piano12 Luglio 2026Il Dante di Giovagnoni
